Intolleranza al lattosio

Felice CosentinoL’intolleranza al lattosio è probabilmente l’intolleranza alimentare più diffusa al mondo. Essa è provocata dalla carenza o assenza di lattasi, un’enzima presente sul bordo delle cellule intestinali, la cui attività diminuisce passando dall’età pre-scolare a quella adulta, rendendo difficile o impossibile la digestione di latte e derivati. In assenza dell’enzima, il lattosio passa indigerito nell’intestino ed a livello del colon viene attaccato dalla flora batterica che lo fermenta, producendo scorie e gas (idrogeno e metano) che sono causa dei disturbi intestinali.
Articolo a cura di .  Pubblicato il 24/08/2011, cliccato 47394 volte.
 

L’intolleranza al lattosio è una delle intolleranze alimentari più diffuse e non deve essere confusa con l’allergia al latte, che invece deriva da una reazione del sistema immunitario alle proteine in esso contenute e viene espressa con manifestazioni cliniche completamente differenti.

Le cause

E’ dovuta all’incapacità dell’intestino di scindere lo zucchero complesso, il lattosio, il disaccaride presente nel latte di mucca, di capra, di asina, in due zuccheri semplici: glucosio e galattosio assimilabili dall’intestino.
Il problema è provocato dalla carenza o assenza di lattasi, un’enzima presente sul bordo delle cellule intestinali la cui attività diminuisce passando dall’età pre-scolare a quella adulta, rendendo difficile o impossibile la digestione di latte e derivati.

In assenza dell’enzima, il lattosio passa indigerito nell’intestino ed a livello del colon viene attaccato dalla flora batterica che lo fermenta, producendo scorie e gas (idrogeno e metano) che sono causa dei disturbi intestinali.

 

L’origine

Il deficit di lattasi si suddivide in congenito, primario, secondario.

Il deficit congenito (ipolattasia) è molto raro e si manifesta alla nascita e determina una totale incapacità nella digestione del lattosio e di tutti i cibi che lo contengono.

Il defict primario consiste nel calo fisiologico post svezzamento dell’attività enzimatica, su base genetica ed etnica. Tutti i bambini fino a due anni di età circa producono la lattasi per poter assimilare il latte materno. Poi, con lo svezzamento, l’enzima non viene più prodotto, o viene prodotto in quantità via via sempre più limitata. I segni e i sintomi in genere divengono clinicamente apparenti fino all’età di 6-7 anni e possono restare tali  fino all’età adulta a seconda della quantità di lattosio ingerito nella dieta e della velocità di diminuzione dell’attività lattasica intestinale. Molto spesso, il deficit di lattasi è solo parziale e la quantità di lattosio tollerata varia da individuo a individuo e può modificarsi nel tempo.

Il deficit secondario è un disturbo spesso transitorio, dovuto ad  una condizione patologica che compromette il regolare e fisiologico assorbimento del lattosio. Alcune malattie (gastroenterite acuta, malattia celiachia, morbo di Crohn, ecc.),  infatti, possono distruggere  i microvilli intestinali, sede dell’attività dell’enzima lattasi. Tale intolleranza può essere transitoria (3-4 mesi) o definitiva essendo legata allo stato della  malattia intestinale di base.

 

I sintomi

I sintomi più comuni, che appaiono in genere da trenta minuti a due ore dall’ingestione di latte, o comunque di cibi che contengono significative quantità di lattosio, consistono in dolori e crampi addominali, sensazione di gonfiore e tensione a livello intestinale, aumentata peristalsi con borborigmi, flatulenza, meteorismo, scariche diarroiche con feci poltacee o acquose.

Si tratta, come si può osservare, di sintomi non particolarmente specifici presenti anche in molte patologpie del tratto gastroenterico (IBS, IBD, celiachia).

Intolleranti al lattosio non significa avvertire i sintomi alla prima ingestione dell’alimento in quanto l’intolleranza è  legata alla dose ed alla reattività individuale. Per cui troviamo soggetti che hanno subito fastidio ad una dose minima di lattosio ingerito, mentre altri soggetti riescono a tollerare dosi superiori prima che intervenga la crisi. In pratica ogni paziente ha un proprio livello di tolleranza.
Bisogna inoltre precisare che dosi superiori, al limite di tolleranza, non determinano effetti dannosi sull'intestino come succede nei pazienti intolleranti al glutine.

 

La diagnosi

Il test comunemente usato per misurare l’assorbimento del lattosio da parte dell’apparato digerente è il breath test all’idrogeno, comunemente noto come “test del respiro”, un esame semplice e non invasivo, eseguibile in regime ambulatoriale, con discreta accuratezza diagnostica.

Il principio del test si basa sull’evidenza che se uno zucchero non viene assorbito a livello dell’intestino tenue viene fermentato dalla flora intestinale con la formazione di grosse quantità di idrogeno, che in parte viene assorbito nel colon a livello ematico ed una parte di esso sarà eliminata con la respirazione.

Se si somministra lattosio ad un soggetto intollerante e si esegue il breath test sarà possibile rinvenire nel respiro esalato una quota di idrogeno superiore rispetto a quella riscontrata prima della somministrazione. Il test richiede di norma 2-3 ore di tempo per essere portato a termine.

 

Come prepararsi per il Breath Test all’idrogeno

Le indicazioni che seguono sono generiche e possono variare nei singoli Centri dove sarà rilasciata apposita documentazione all’atto della prenotazione. Sono informazioni comunque utili per capire, in linea di massima, come prepararsi al Test.

  • 4 settimane prima del test non assumere antibiotici
  • 4 settimane (o anche 1 o 2 secondo alcuni protocolli) prima del test non assumere lassativi o fermenti lattici e i genere prodotti che agiscono sulla consistenza delle feci. Non bisogna eseguire accertamenti (colonscopia, clisma opaco, ecc.) che richiedono la pulizia intestinale.
  • 12 ore prima del test digiuno assoluto
  • Non fumare dalla sera precedente fino al termine del test
  • Lavarsi bene i denti la mattina dell’esame
  • Non bere e non magiare per tutta la durata del test
  • Non effettuare esercizi fisici prima e durante il test

 

Svolgimento dell’esame

A - Campionamento dell’aria espirata basale (prima dell’assunzione del Lattosio)

1. Il paziente inspira profondamente aria;

2. tramite una cannuccia per bibite, soffia nel primo flaconcino, espirando completamente l’aria contenuta nei suoi polmoni;

3. consegna immediatamente il flaconcino all’operatore, che provvede subito a tapparlo;

4. ripete la procedura con un secondo flaconcino.

B - Il paziente beve la soluzione di Lattosio (25 gr sciolti in 250 cc di acqua)

C - Campionamento dell’aria espirata a intervalli fissi fino a 3 ore dall’assunzione del Lattosio

1. Il paziente resta in attesa, seduto, senza fumare, bere, mangiare per tutta la durata del test;

2. trascorsi 15 minuti il paziente inspira profondamente aria;

3. tramite una cannuccia per bibite, soffia nel flaconcino (vedi punto A-2);

4. consegna immediatamente il flaconcino all’operatore, che provvede subito a tapparlo;

5. questa operazione viene ripetuta per 8 volte in un arco di 120 min dall’ingestione; l’espirazione negli ultimi 3 falconi viene infine effettuata a intervalli di 20 minuti (140, 160, 180 minuti).

Nei bambini al di sotto dei 12Kg. di peso la procedura per l’esecuzione del test è identica all’adulto ma con metà dose di lattosio (12.5 gr.).

La quantità di lattosio ingerita è minima  e solo nei soggetti particolarmente intolleranti può determinare una transitoria sintomatologia addominale.

 

La terapia

La terapia di “necessità” in caso d’intolleranza al lattosio è un regime alimentare che preveda  l’eliminazione o la riduzione del lattosio dalla dieta tenendo conto del proprio “valore soglia” al di sopra del quale compare tutto il fastidioso corteo sintomatologico; è quindi importante  individuare la quantità tollerata, affidandosi anche alla lettura delle etichette commerciali.

Eliminare il lattosio dalla dieta non è in realtà così semplice come può sembrare, perché sebbene il latte e gli alimenti a base di latte sono l’unica fonte naturale di lattosio, quest’ultimo si trova spesso aggiunto ai cibi preparati commercialmente.

Le persone con bassissima tolleranza al lattosio dovrebbero stare molto attente alle fonti “nascoste” di lattosio in quanto tale sostanza si può trovare anche piccole quantità in alimenti come: pane e altri prodotti da forno; cereali per la prima colazione; purea di patate istantanea; margarina; condimenti per insalate, carni; caramelle e altri spuntini; miscele per frittelle, biscotti e torte; surgelati. Inoltre, come additivo lo si può trovare anche  nel prosciutto cotto, nelle salcicce e negli insaccati in genere

Da non dimenticare i farmaci: il lattosio è utilizzato in più del 20 per cento dei farmaci che richiedono ricetta medica e in circa il 6 per cento dei farmaci da banco, e anche molti tipi pillole anticoncezionali contengono lattosio; tuttavia questi prodotti sono controindicati solo per le persone con grave intolleranza.

Latte e derivati rappresentano, purtroppo, la fonte primaria di sostanze come il calcio. Le persone intolleranti al lattosio devono pertanto cercare di compensare il calcio che non si assume dal latte con altri alimenti ricchi in minerali, onde evitare problemi in età più avanzata come decalcificazione ossea, osteoporosi, problemi ai denti.

In tale ottica è bene anche sapere che è possibile non eliminare in modo indiscriminato tutti i derivati del latte.

Infatti, anche gli intolleranti al lattosio, indipendentemente dalla loro soglia in grado di scatenare una crisi, potranno continuare ad assumer alcuni tipi di formaggio e, più precisamente, quelli stagionati come, per esempio, pecorino, provolone, parmigiano reggiano e grana padano perché, grazie al processo di stagionatura cui vengono sottoposti, hanno un minor contenuto di lattosio. Al contrario, non sono tollerati i formaggi freschi quali mozzarella, fiocchi di latte, certosino perché ricchi in lattosio.

Un alimento generalmente ben tollerato è il formaggio grana, che ha anche il vantaggio di essere un’ottima fonte di calcio (100 grammi ne forniscono 1340 milligrammi) e, quindi, consumato nelle giuste quantità (ma attenzione ai grassi) può coprire i fabbisogni di calcio non soddisfatti dal mancato consumo di latte. Va ricordato che la dose giornaliera media di calcio di un adulto (19-50 anni) è di circa 1000 mg.

Anche  lo yogurt può essere consumato, meglio se al naturale e non aromatizzato, dato che al suo interno sono presenti batteri che parzialmente digeriscono il lattosio. Oppure, in alternativa al latte di vacca, si possono consumare i latti delattosati, quello di soia o riso o prodotti caseari contenenti lattasi o lattosio predigerito o quelli contenenti il “Lactobacillus acidophilus”.

In commercio esistono dei preparati a base di galattosidasi che si assumono insieme o prima dell’alimento contenente lattosio per facilitarne l’assimilazione. Anche il loro uso, però, non impedisce spesso la manifestazione dei sintomi.

La ripresa degli alimenti con lattosio può avvenire almeno un mese dopo la loro sospensione con l’introduzione di piccole dosi: se non vi sono sintomi si può gradualmente aumentare la somministrazione avendo cura, in ogni caso, di evitare gli eccessi. L’eventuale ricomparsa dei sintomi impone nuovamente la sospensione.

 

Riferimenti:

Methodology and Indications of the Breath testing in Gastrointestinal diseases: The Rome Consensus Conference – Aliment Pharmacol Ther 2009; 29: 1-19

 

 

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