L'educazione emozionale e sessuale, è quell'indispensabile percorso informativo e formativo, che andrebbe garantito a giovani e meno giovani, per creare una "coscienza sessuale"

L’educazione emozionale e sessuale è quel percorso formativo ed informativo, che consente di sanare il divario tra falsi miti e realtà e contribuisce enormemente a creare una “coscienza sessuale” nei giovani.
L’educazione sessuale è stata molto osteggiata dalle leggi italiane, l’hanno resa infatti facoltativa e non obbligatoria, proprio perché temuta e resa addirittura destabilizzante e pericolosa per i giovani. Le resistenze scolastiche inoltre, sono tante, spesso ammantate da scuse varie e vane come ad esempio la solita carenza di fondi, ma le difficoltà maggiori sono rappresentate dalla delicatezza e poca conoscenza dell'argomento.

Parlare di sessualità pare possa costituire un invito alla sua pratica ed addirittura l’attuazione di un programma di educazione sessuale, possa entrare in conflitto con il credo educativo e religioso delle famiglie da cui i giovani provengono.
Paure infondate e non dimostrate dagli studi effettuati sull’importanza dell’educazione sessuale.

L’educazione sessuale, fornisce elementi scientifici chiari e fruibili, i giovani ed i meno giovani, possono essere in grado di sviluppare una “condotta comportamentale” consona al loro "reale sentire", ma soprattutto maturano la consapevolezza dei rischi correlati ad una sessualità occasionale e senza precauzioni.

La nostra cultura ritiene molto più importante un “sapere”(è fuor di dubbio l’importanza dell’apprendimento delle lingue, dell’informatica, del greco…), piuttosto che un “saper essere”, come se formare adolescenti che sappiano godere della vita in modo sano ed equilibrato, fosse addirittura gravoso e non indispensabile.

Le domande che i bambini ci pongono sono tante:

  • Da dove vengono?
  • Come sono venuti al mondo?
  • Come si forma una vita?
  • Come sono nati, con quali modalità?
  • Come fanno a venir fuori dal corpo della madre? E così via..

Gli adolescenti poi, si interrogano su altre tematiche: 

  • Come si fa a capire se il bacio è piaciuto? 
  • Come si bacia?
  • Come si pratica il petting? 
  • Tramite il petting si può concepire? 
  • Esiste il periodo refrattario?
  • Quali sono le misure ideali dei genitali?
  • Correlano con il piacere femminile? 
  • Come si chiamano?
  • Come funzionano i genitali maschili e femminili?
  • L’autoerotismo fa male?
  • Quante volte lo si può praticare?
  • L’autoerotismo femminile esiste?
  • Se si entra in conflitto con il rapporto sessuale completo?
  • La prima volta fa male, la donna deve sanguinare?
  • Si può concepire con l’imene integro?
  • Ed ancora, come si evitano malattie sessualmente trasmissibili?
  • Come si indossa il preservativo?
  • Il preservativo riduce la sensibilità o causa deficit erettivo?
  • Quali sono i tempi ideali di un rapporto?
  • Come si capisce se la donna prova l’orgasmo?
  • Paure e confusioni circa l’orientamento sessuale e così via…..

L’educazione emozionale e sessuale andrebbe anche effettuata durante le varie fasi topiche della vita, come gravidanza, dopo parto, allattamento, menarca e menopausa; fasi simboliche, delicate sul piano psichico e ricche di modificazioni ormonali, intrapsichiche e relazionali.

Da quando i nostri genitori cambiavano canale se la tv trasmetteva un bacio o un momento di larvata intimità, siamo passati alla pornografia, al sesso online ed agli smartphone, realtà con cui noi genitori e clinici dobbiamo fare i conti.

Dobbiamo tener presente, durante l’iter di crescita ed educativo dei ragazzi di oggi, della televisione e delle pubblicità, con i loro bombardamenti fortemente sessuati, sono infatti realtà invasive che penetrano nella psiche dei ragazzi, fornendo modelli imitativi affatto adeguati.

Diventa obbligatorio fornire risposte esaustive e veritiere agli adolescenti, sanare e nutrire le loro confusioni e dubbi, al fine di renderli “adulti sessualmente consapevoli e coscienziosi”, liberi di scegliere in autonomia, senza obbligatoriamente omologarsi al gruppo dei pari.

                       “Non e possibile scegliere di non educare alla sessualità”

Gli adulti possono anche decidere di non parlare di sessualità,ma questo non significa che i ragazzi non abbiano le loro sane e lecite curiosità.
Chi sono i destinatari più idonei a riceverla?
In quale fascia d’età è meglio intervenire con tale progetto educativo?
La categoria più facilmente identificata è sicuramente quella dei ragazzi in età pre-adolescenziale ed adolescenziale.

E’ proprio in questa fascia d’età che l’orologio biologico dà vita alla cascata ormonale che spinge fortemente i ragazzi alla sperimentazione sessuale di sé ed è proprio in questo periodo che emergono le prime problematiche legate al controllo della fertilità.
In questa fascia d’età si organizza un conflitto importante tra una spinta ormonale verso una sessualità genitalica ed una scarsa consapevolezza nel gestirla.



Metodologie

Tra i vari metodi che caratterizzano l’educazione sessuale, vi è l’apertura di uno “spazio condiviso” tramite la formulazione di domande anonime che i ragazzi/e fanno agli operatori/clinici. 
I ragazzi scrivono praticamente “tutto quello che avrebbero voluto sapere sul sesso, ma che non avevano mai osato chiedere”( frase che evoca il titolo di un famosissimo libro sulla sessualità), domande arricchite da paure, ansie, curiosità, emozioni, fantasie e così via. Uno dei temi da trattare è quello del “piacere sessuale”.
La storia insegna il silenzio su questa complessa tematica: oggi, grazie all’educazione emozionale e sessuale, sembra che finalmente si parli della dimensione del “piacere”, con le parole giuste per trattarlo, siamo quindi passati dall’assenza del piacere alla sua indispensabile presenza nella vita degli individui di tutte le età.

Le domande che noi clinici riceviamo sul tema del piacere sono veramente tante.

1- Domande sull’autoerotismo.
E’ lecito?
Porta malattie?
Fa male alla salute fisica/psichica?
La differenza tra maschi e femmine…

2- Domande sul piacere sessuale e la sua natura:
Da cosa dipende il raggiungimento dell’orgasmo?
Dal tempo del rapporto?
Dalla bravura del partner?
Dalle dimensioni dei genitali?

3- Domande sulla differenza tra maschi e femmine:
Una ragazza raggiunge l’orgasmo prima o dopo il ragazzo?
Come, con quali modalità?
Perche? Quali sono i meccanismi che regolamentano il piacere?
L’uomo ha più desiderio sessuale della donna?
Come si fa a capire se la donna finge l’orgasmo?

4- Domande sul rapporto tra piacere e sentimento:
Il sentimento è indispensabile?
Amplifica o riduce il piacere genitale?
Si può provare piacere senza amare?
Si può amare, senza provare piacere?

5- Domande sulle diverse forme di piacere sessuale:
Il petting, come si fa, quali rischi comporta?
Il rapporto orale/anale…, differenze, modalità, rischi…

 

Aspetto preventivo dell’educazione sessuale

Uno dei tanti aspetti correlati all’importanza di un programma di educazione sessuale è quello di prevenire MST(malattie sessualmente trasmissibili), gravidanze non desiderate, guai sessuali, pratiche estreme o di gruppo, oltre che insegnare un’ “educazione al piacere ed all’affettività”. 

L’educazione sessuale non deve essere svolta alla stessa stregua della lezione di lettere o storia, ma deve obbligatoriamente coinvolgere operatori ed utenti, passando dalla disamina dell’aspetto affettivo ed emozionale in cui la sessualità abita. Un altro aspetto di cruciale importanza è quello relativo alla “dimensione relazionale, ludica e di scambio della sessualità”. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), indica le linee guida da attuare nei programmi di educazione sessuale, enfatizza cioè il triangolo tra ludicità, razionalità e riproduttività.

 

Come parlare della dimensione del piacere? Quali parole adoperare?

“La dimensione del desiderio, del piacere è intraducibile, non rappresentabile, non rilevabile nella seriosità- adeguatezza, univocità, verità- di un discorso che pretende di ridirne il senso” Luce Irigaray.

Parlare e spiegare il piacere è sicuramente complesso e non sempre è facile trovare le parole adatte.
Molti studi(Sapir 1969,1972, Eco 1975), hanno dimostrato che il modo di rappresentarsi la realtà da parte di un essere umano correla fortemente con il modo di denominarla.

Tale dialettica tra pensiero e parole, prende corpo nel linguaggio. Quando si parla di sessualità, cambia fortemente il messaggio che vogliamo far passare a seconda delle “parole” che adoperiamo(scientifiche, asettiche, mediche, confidenziali, volgari…).
Un messaggio chiaro che l’educazione sessuale deve far passare è quello dell’Eros, dell’istinto di vita, della sessualità come relazionalità, scambio ed affettività, sempre integrata in un sistema di buon senso, coscienza e soprattutto libertà, di fare, ma soprattutto di essere.

 

Per approfondimenti, leggere:

 

Bibliografia:

  • La fluidità sessuale” Davide Dettore – Emiliano Lambiase   2011
  • “La fine del desiderio” Michela Marzano Mondadori 2012
  • “I codici del piacere”- Austoni, Zatti Franco Angeli, collana di psico-sessuologia
  • La salute sessuale del terzo millennio- Dichiarazione e documento tecnico. FISS- WA (federazione italiana sessuologia scientifica, Word association for sexual health)
  • “Sessualità: usi e costumi degli italiani sotto le lenzuola” Valeria Randone -Kimeric 2011.

 

Luce Irigaray è una filosofa, psicoanalista e linguista belga. Attualmente è direttrice di ricerca al Cnrs di Parigi. Come per altre pensatrici francesi degli anni ’70, il legame con il movimento delle donne è stato un punto di svolta nel suo percorso. Mostra da sempre molto interesse per le problematiche relative al linguaggio. Rivede le categorie fondamentali della psicoanalisi e della filosofia a partire dai temi dell’inconscio femminile, del corpo femminile, del legame della donna con la madre.