Quali sono i motivi più frequenti addotti da chi non vuole andare dallo psicologo, pur sapendo che potrebbe aiutarlo a risolvere i suoi problemi o ad incrementare il suo benessere?

Passiamoli in rassegna:

 

ORGOGLIO: “Non ho bisogno d’aiuto, ce la faccio da solo!”, “Andare dallo psicologo è da deboli!”

Alcune persone sono abituate da sempre a risolvere da sole i propri problemi e se fanno di questo un motivo d’orgoglio.

Essere in grado di fare da sé è una qualità in molti campi, ma può diventare un ostacolo alla soluzione del problema quando si parla di disagio psicologico.

Questo atteggiamento è quindi controproducente e può essere superato riflettendo sull’evidenza che tutti hanno prima o poi bisogno degli altri, e che molti hanno prima o poi bisogno dell’aiuto di uno psicologo.

 

PREGIUDIZIO n.1: “Lo psicologo cura i matti!”

Dietro a questa errata convinzione c’è un retaggio culturale che fatica a distinguere fra medico psichiatra e psicologo, e soprattutto c’è la convinzione che i professionisti della salute mentale si occupino sempre e solo di quadri psicopatologici di un certo rilievo.

La realtà è che la maggior parte degli interventi condotti dagli psicologi, compresi gli psicologi psicoterapeuti, non riguardano affatto i “matti” e cioè i soggetti psicotici, ma persone che soffrono di varie forme di nevrosi o di disagi relazionali, di singoli sintomi e così via.

Molti interventi riguardano inoltre ambiti specifici (la scuola, l’azienda, la palestra) che nulla hanno a che fare con il campo della psicopatologia.

 

PREGIUDIZIO n.2: "Non voglio stare in terapia per anni!"

Il pensiero che un intervento psicologico duri necessariamente mesi o anni può demotivare a richiederlo.

In realtà esistono vari tipi di intervento psicologico e solo una parte degli utenti necessita di una vera e propria psicoterapia, erogata dallo psicologo psicoterapeuta. Anche fra le terapie esistono differenze nella frequenza delle sedute e nella durata complessiva.

Poiché ogni situazione è diversa dalle altre ogni singolo caso è a sé stante e richiede un intervento “su misura”, più o meno prolungato e approfondito, per ottenere risultati soddisfacenti e duraturi.

 

VERGOGNA: “Cosa direbbero i miei amici e parenti se sapessero che vado da uno psicologo?”

Si tratta indubbiamente di una questione delicata, perché non tutte le persone hanno la cultura e la sensibilità necessarie per comprendere la natura dell’intervento psicologico e il fatto che ricorrere allo psicologo sia segno di coraggio, volontà di risolvere i problemi, responsabilizzazione.

E’ importante tener presente che qualunque psicologo è tenuto a non rivelare ad altri l’identità dei suoi clienti e pazienti, e che perciò nessuno conoscerà da lui l’identità delle persone con le quali lavora o ha lavorato.

Rivelare ad altri che ci si è rivolti ad uno psicologo è una scelta, e chi non desidera farlo sapere deve solo evitare di dirlo ad altre persone.

 

COSTI: “La spesa non vale il risultato!”

Rivolgersi ad uno psicologo è un investimento sul proprio benessere: se è vero che un percorso psicologico ha un costo, è vero anche che una vita segnata da difficoltà e disturbi psicologici ha a sua volta un costo.

Come per tutti gli altri servizi a pagamento per prendere una decisione è necessario rapportare la spesa al beneficio che si può ottenere, per quanto il valore della serenità e del benessere psicologico sia difficilmente quantificabile.

 

FARMACI: "Non vado dallo psicologo perché preferisco prendere gli psicofarmaci!"

La concezione della terapia farmacologica come metodo che permetterebbe di evitare di parlare del problema può essere deleteria, perché in certe situazioni nulla può sostituire l’elaborazione psicologica del disagio vissuto.

Non esiste una pillola per ogni disagio o sintomo, per quanto in determinate situazioni la strada migliore sia abbinare il trattamento psicologico e quello farmacologico: per questo in molti casi la scelta di limitarsi all’assunzione di farmaci si rivela fallimentare e ritarda la risoluzione del problema.

 

CONFUSIONE DI RUOLI: "Sono già io lo psicologo della compagnia, tutti i miei amici si confidano con me!"

Questo pensiero identifica lo psicologo con una persona che rimane passivamente ad ascoltare, o al massimo dà qualche consiglio come potrebbe fare un buon amico.

Alcune persone hanno doti di ascolto e capacità di analisi, ma questo non li pone sulla stesso piano rispetto ad un professionista che ha competenze tecniche e scientifiche che gli consentono di lavorare con la mente delle altre persone.

 

Tutto considerato non esistono ostacoli insormontabili che impediscano di consultare uno psicologo quando si pensa di averne bisogno perché si vive qualche disagio o perchè il suo intervento potrebbe aiutare ad uscire da un momento di crisi, a fare chiarezza nei propri obiettivi e desideri, ad affrontare diversamente le fonti di stress imparando a rilassarsi, a gestire un rapporto difficile con il partner o i figli e così via.

Superare idee errate e pregiudizi in questo campo permette di scegliere liberamente e di cogliere tutte le opportunità che un intervento psicologico consente di raggiungere, che sia stare di nuovo bene o migliorare sé stessi.

E allora…perché no?