La radioterapia stereotassica consente oggi di intervenire anche sul fegato preservandolo dagli effetti collaterali della tossicitĂ  e allo stesso tempo permette una terapia non invasiva

Il fegato è una sede frequente di localizzazioni metastatiche da diversi tumori primitivi.

In caso di metastasi epatiche da neoplasie del colon trattate con l’intervento chirurgico di resezione, la sopravvivenza a 5 anni può essere superiore al 50-60% dei pazienti.
Quindi la terapia locale chirurgica delle metastasi epatiche aumenta la sopravvivenza, se il tumore primitivo è stato trattato con successo.

Purtroppo non tutti i pazienti sono candidabili ad intervento di resezione epatica per condizioni generali o patologie concomitanti o per fattori sfavorevoli del tumore.

Per questi pazienti, una larga varietà di proposte terapeutiche locali è ad oggi disponibile per il trattamanento ldelle metastasi epatiche:

  • ablazione con radiofrequenza(RFA),
  • chemio-embolizzazione trans-arteriosa (TACE),
  • crioterapia,
  • termoterapia laser indotta,
  • ultrasuoni focalizzati ad alta frequenza(HIFU).

Comunque, tutti gli approcci precedenti sono, anche se minimamente, quasi tutti invasivi e spesso non applicabili a tutti i pazienti perché limitati dalle dimensioni delle lesioni (solitamente <3 cm), dalla vicinanza con i vasi, e da altri diversi fattori tecnici. A causa di queste serie limitazioni, spesso i pazienti risultano candidabili alla sola chemioterapia non potendo usufruire di un trattamento locale sul fegato, sebbene la malattia metastatica sia ancora confinata solo a quest’organo. Sebbene la terapia farmacologica abbia fatto passi da gigante, i trattamenti sistemici esclusivi raramente riescono ad eradicare le sedi metastatiche, incluse le metastasi al fegato.

Storicamente la radioterapia non è stata largamente utilizzata sul fegato per il timore di tossicità da radiazioni.

Recentemente, con l’introduzione di tecniche di precisione come la radioterapia stereotassica corporea(SBRT), la radioterapia è stata utilizzata con successo per le metastasi epatiche ottenendo dei risultati di remissione completa, parziale o stabilizzazione delle metastasi in circa il 90 percento dei casi irradiati. Anche la tollerabilità al trattamento, se svolto con tecniche moderne ed in centri con expertise, è risultata minima o assente in gran parte dei casi.

Il trattamento è stato svolto in un numero variabile di sedute, da tre a circa 8, della durata di pochi minuti. Questo ha considentito di inserire la SBRT all’internodi linee guida internazionali per la cura dei pazienti metastastatici.

In conclusione, in pazienti selezionati la radioterapia stereotassica SBRT rappresenterebbe una nuova opzione, non invasiva e ben tollerata. I risultati preliminari di ampie serie nazionali ed internazionali sembrerebbero confermarne l’efficacia. Vista la complessità, il trattamento SBRT dovrebbe ad oggi riservarsi a centri con elevato expertise e con una dotazione tecnologica adeguata.

 

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