La chirurgia radicale per tumore del retto comporta anche nelle migliori casistiche un numero non indifferente di complicanze maggiori e soprattutto sequele funzionali non indifferenti a distanza, anche utilizzando le nuove tecniche laparoscopiche o robotiche per eseguire la resezione.

La ricerca in chirurgia oncologica da anni si sta occupando di questo problema con l' obiettivo di mantenere o migliorare la sopravvivenza con terapie meno invasive e demolitive.

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 Un recente studio britannico appena pubblicato ha analizzato la sopravvivenza di più di 40000 pazienti operati tra il 1998 ed il 2009 per un tumore del retto ( o del colon ) in fase iniziale, ovvero T1 e T2, quando cioè la malattia è solo localizzata e la diagnosi viene posta precocemente.

Nei tumori del retto T1 la sopravvivenza e l' assenza di malattia ricorrente a 5 anni sono risultate uguali nel gruppo trattato con chirurgia maggiore resettiva (resezione anteriore di retto o amputazione addominoperineale) e nel gruppo trattato con asportazione locale del tumore per via transanale. Anche nei tumori cosiddetti T2, ovvero un poco piu' cresciuti, i risultati sono stati simili quando all' asportazione locale è stato aggiunto un ciclo di chemioterapia prima dell' intervento.

Nei tumori del colon invece la sopravvivenza è risultata migliore dopo chirurgia maggiore.

Il risultato è tuttavia importantissimo perchè è proprio la chirurgia maggiore del cancro del retto, rispetto a quella del colon ad avere maggior rischio di complicanze e sequele.

Questi dati impongono una diagnosi precoce di questi tumori che spesso può venire posta semplicemente con un' esplorazione rettale ed una successiva verifica endoscopica.

L'adesione ai programmi di screening e un attenzione estrema da parte dei medici di base e dei pazienti ad indagare in maniera sistematica i pazienti con sintomi, seppur modesti sono fondamentali per modificare la situazione attuale nella quale purtroppo la maggior parte dei tumori viene ancora diagnosticata in fase avanzata dove la chirurgia demolitiva è d'obbligo e la prognosi ancora infausta.

 

Annals of Surgery. 2013;258(4):563-571