E' stata presentata la relazione annuale al Parlamento sulla celiachia da parte della Direzione Generale per l'Igiene e la Sicurezza degli alimenti del Ministero della Salute.

Il dato piu' eclatante è  che attualmente risultano censite in Italia 164.492 persone celiache, piu' di 15.000 in piu' rispetto all'ultima rilevazione del 2012.

La relazione elenca in maniera dettagliata l'epidemiologia di questa intolleranza con una prevalenza al Nord (46%) rispetto al Centro ed al Sud d'Italia. Sono riportate poi le Regioni più colpite (Lombardia, Lazio e Campania nell'ordine) le differenza di sesso e la distribuzione in base all'età.

Non voglio entrare troppo nello specifico nè trattare la celiachia dal punto di vista medico, argomento già affrontato brillantemente in questa sede ma sollevare una considerazione.

Sappiamo che a fronte di tante persone che a vario titolo vengono definite celiache (malattia classica, forme atipiche, silenti fino alla gluten sensitivity)  e spesso riconosciute con tanto di esenzione, c'è ne sono altrettante che per cattivo inquadramento non ottengono la certificazione dalle strutture sanitarie (Asl) e altrettante ancora che non sanno di essere intolleranti al glutine.

Come medico di famiglia sto impegnandomi a pensare a questa ed altre forme di intolleranza (latte e derivati) in quel grande calderone di disturbi gastrointestinali troppo spesso liquidati come sindrome del colon irritabile.

Niente allarmismi nè false diagnosi ma più attenzione a questi pazienti.

Del resto il mondo cambia velocemente,sempre più pizzerie e ristoranti espongono l'etichetta con la spiga sbarrata e non ci sono più supermarket grandi e piccoli che non abbiano uno scaffale dedicato.

Stamattina, in edicola comprando il quotidiano ho trovato una nuova rivista (ben patinata) dedicata "all'arte di vivere senza glutine"  che faceva sfoggio dei sè in mezzo ad altre riviste di cucina, oggi tanto di moda.

 

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