Stiamo uscendo da una medicina contrassegnata dall’esteso impiego di farmaci di sintesi potenti, capaci di controllare la maggior parte delle malattie, di strappare letteralmente alla morte milioni di persone, di prolungare e rendere più confortevole l’esistenza umana. Nonostante i loro meriti, queste vere e proprie “pallottole magiche, come sono state chiamate da Paul Ehrlich, sono entrate in crisi e il loro flusso si è drasticamente ridotto. È successo non tanto per i rischi e i pericoli insiti nella loro estraneità alla composizione e al funzionamento normale del nostro organismo, quanto piuttosto perché essi intervengono contro le malattie sostituendosi all’organismo. In questo modo lo proteggono nell’immediato, ma alla lunga lo emarginano e lo debilitano. Sono come la Protezione civile, che si limita a soccorrere i terremotati e gli alluvionati, senza farsi carico delle norme antisismiche e della tutela del territorio.

Il farmaco naturale è diverso. Punta non sulla malattia, ma sulla salute: la preserva e, se è compromessa, la ripristina(1). È costituito da sostanze insite nella composizione dell’organismo, che si limitano a ristabilire le funzioni compromesse dalla loro mancanza. In questo modo consente all’organismo di salvaguardarsi da solo. Il ricorso all’aiuto esterno, o mercenario come è stato chiamato, non è escluso, ma è limitato alle emergenze, che non possono essere affrontate diversamente.

Artrosi

L'artrosi, detta anche osteoartrosi o osteoartrite, è una patologia degenerativa dell’apparato locomotore che affligge circa il 50% delle persone oltre i 60 anni di età, ma spesso si manifesta anche molto prima(2) Colpisce i dischi intervertebrali, i tendini, i legamenti, i muscoli, le fasce muscolari e i circostanti tessuti molli, come nel caso del tunnel carpale. È associata a una sintomatologia dolorosa e a limitazioni funzionali, che con modalità e tempi diversi possono culminare in una condizione di disabilità e inabilità al lavoro. Oltre che all’avanzare dell’età, alla predisposizione genetica e a malattie concomitanti come il diabete, l’artrosi è legata allo stile di vita, con particolare riguardo all’impegno fisico scarso o eccessivo, agli eccessi alimentari responsabili dell’obesità, alle attività sportive o lavorative usuranti, responsabili ad esempio del “gomito del tennista”, del ”ginocchio del calciatore” e della spondilite anchilosante da movimentazione manuale dei carichi.

Prescindendo dalla varietà e molteplicità delle cause e concause dell’artrosi, il suo elemento distintivo e caratterizzante consiste nella degenerazione della cartilagine articolare, visivamente consunta, fissurata, disgregata(3). Degenerazione della cartilagine articolareSotto un profilo meramente fisico, l’articolazione artrosica potrebbe essere assimilata alle giunture consunte e arrugginite di un’autovettura vetusta, sennonché essa è costituita da un tessuto vivo, dotato della capacità di rigenerarsi e ripararsi autonomamente.

L’artrosi si manifesta quando questa capacità vitale è soverchiata dalla degenerazione; in altre parole, l’artrosi è il risultato di una compromissione dell’equilibrio tra il catabolismo e l’anabolismo che contraddistingue tutti i processi viventi. Il ragionamento sulla cura dell’artrosi si snoda da qui, concentrandosi sul costituente basilare dell’apparato osteoarticolare: il collagene.

Collagene

Il collagene si distingue sia per l’abbondanza nell’organismo, dove ammonta a oltre il 30 per cento del contenuto proteico totale, sia per la varietà delle conformazioni che assume e delle funzioni che svolge(4, 5, 6). È consistente nelle unghie e nelle ossa, flessibile nei capelli, elastico nella cute, fluido nelle secrezioni che lubrificano le articolazioni. Nell’osso funge da matrice organica, che catalizza il deposito dei sali minerali(7). Sulle mucose stende un velo protettivo, che svolta questa funzione si disgrega e dissolve, alimentando i tessuti sottostanti. A chi ha studiato l’Eneide, il collagene ricorda le pizze scoperte da Enea sbarcato a Lavinio: prima fungevano da stoviglie, poi venivano mangiate.

Il collagene è la proteina più abbondante e versatile dell’organismo, ma è anche la più soggetta a una perdita continua attraverso la desquamazione cutanea, i capelli, la barba, le unghie, le secrezioni e in altri modi ancora. Il collagene ha inoltre un suo ciclo biologico, che ne comporta un’incessante degradazione. È stato calcolato che nell’adulto la quota complessiva di collagene persa giornalmente corrisponda a circa 20 g al giorno. La metà circa è prodotta dallo stesso organismo, che la sintetizza partendo da altre molecole o riciclando gli aminoacidi liberati dal collagene giunto al termine del suo ciclo biologico. L’altra metà proviene dalle proteine alimentari, che per non innescare temibili reazione tossiche, anche di tipo immunitario, devono essere preventivamente digerite e scomposte in aminoacidi o in minuscoli peptidi. Per inciso, è plausibile che il rifiuto della carne nell’anziano, le cui capacità digestive sono ridotte, costituisca un meccanismo difensivo riflesso legato al suddetto problema.

Purtroppo le capacità digestive decrescono non solo con l’età, ma anche in svariate condizioni fisiologiche, para-fisiologiche e patologiche, che in aggiunta comportano un aumentato fabbisogno di collagene: la gravidanza, l’allattamento, i lavori usuranti, lo sport e alcune malattie. Il fabbisogno aumenta, è bene ricordarlo ai cultori della materia, anche in occasione di una gara o allenamento sportivi(8). L’aumento dell’apporto proteico generale aiuta(9), ma da solo non basta e oltre certi limiti può essere controproducente, favorendo l’assorbimento di proteine indigerite, potenzialmente tossiche. Non basta nemmeno il collagene nativo, che è resistente alla digestione enzimatica. Il problema è risolto da un appropriato grado d’idrolisi, che ne facilita l’assorbimento sotto forma di aminoacidi liberi(10).

Impiego terapeutico del collagene

L’impiego terapeutico del collagene è suffragato, oltre che dal suo ruolo fisiologico, da due ordini di dati. In primo luogo il collagene si è dimostrato efficace in due modelli sperimentali, che esasperano e riproducono la componente degenerativa e reattiva della patologia, costituite rispettivamente dall’osteoporosi e dall’artrite reumatoide(11,12). Per precisione, nel primo dei suddetti studi si è impiegata una miscela di aminoacidi corrispondente al loro contenuto nel collagene. In secondo luogo, l’efficacia del collagene è documentata da diversi studi clinici, anche in doppio cieco e controllati contro placebo, condotti in varie forme di artrosi (13-20). Un effetto terapeutico è stato rilevato, in accordo col dato preclinico di laboratorio, anche nell’artrite reumatoide(21). A dosi comprese tra 5 e 20 g al giorno, si è rilevato un miglioramento del quadro clinico, con particolare riguardo alla motilità articolare e alla riduzione della dose antalgica dei farmaci antinfiammatori. La latenza dell’effetto oscilla, secondo la forma e la gravità dell’artrosi, tra 2-4 settimane e 3-6 mesi.

L’impiego terapeutico del collagene nell’artrosi comincia appena ora a diffondersi.

Vitamina DIl principale preparato attualmente disponibile è un integratore alimentare a base di collagene parzialmente idrolizzato, associato a Calcio e Vitamina D. La dose giornaliera del principale ingrediente è di 7 g, in accordo con le risultanze degli studi clinici e preclinici nelle forme più gravi dovrebbe essere raddoppiata.

Rispetto ai trattamenti correnti dell’artrosi, il collagene si configura come un trattamento non alternativo, ma complementare, volto a migliorarne l’efficacia e, in alcuni casi, la sicurezza.

In realtà, l’impiego del collagene nell’artrosi rientra nel più ampio quadro fisiopatologico e terapeutico denominato collagenopatia carenziale(1). La sua trattazione in questa sede ci porterebbe lontano. Il tema sarà affrontato a parte, in un momento successivo.

Bibliografia

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  22. Silvestrini B. Il farmaco moderno. Un patto esemplare tra uomo e natura. Carocci editore @ Città della scienza, 2014. Pag. 96-98.