Eiaculazione precoce: utile una terapia con testosterone?

Dr. Giovanni BerettaData pubblicazione: 19 gennaio 2020

L'eiaculazione precoce (EP) è sicuramente il problema sessuale maschile più frequente, anche se non sempre lamentato da chi ne soffre. 

Numerosi lavori epidemiologici in ambito sessuologico ed andrologico hanno suggerito incidenze varie e diverse che possono oscillare, nei vari studi considerati, arrivando in alcune ricerche al 39%.

 

Una recente classificazione distingue quattro sottotipi di EP:

1) primaria o primitiva quando è presente da sempre, cioè dall'inizio dell'attività sessuale, ed è causata anche da possibili fattori genetici e neurobiologici;

2) secondaria o acquisita quando si scatena, improvvisamente o in modo graduale, dopo un periodo di normale e regolare controllo dell’eiaculazione per cause di origini psicogene od organiche.

3) situazionale quando non è una condizione da sempre presente, ma accade saltuariamente, a causa di circostanze avverse o situazioni relazionali non positive;

4) pseudo eiaculazione-precoce quando si è convinti di soffrire di eiaculazione precoce ma, in realtà, il tempo di latenza eiaculatoria (IELT) sembra essere normale.

 

Poche ricerche hanno ben studiato le caratteristiche cliniche che riguardano i quattro sottotipi di eiaculazione precoce e soprattutto fino ad ora non vi erano studi che avessero valutato un’eventuale terapia sostitutiva con il testosterone in pazienti con un’eiaculazione precoce di tipo secondario e con carenza di testosterone.

Ora uno studio, pubblicato su “Andrologia” e condotto da un ricercatore turco del Dipartimento di Urologia e Research and Training Hospital di Malatya, ha cercato di fare il punto su questa eventuale strategia terapeutica sostitutiva in questo sottotipo di pazienti con livelli di testosterone basso.

Lo studio ha coinvolto uomini con un’età media di circa 36 anni, la loro vita sessuale è stata poi valutata anche attraverso l’Indice Internazionale della Funzione Erettile V (IIEF5) e il Tempo di Latenza Eiaculatoria (IELT), cioè la durata del rapporto sessuale dalla penetrazione all'eiaculazione.

In sintesi si è visto che gli uomini, che presentavano un’eiaculazione precoce secondaria, avevano una concentrazione di testosterone nel sangue più bassa rispetto agli altri sottotipi di EP ed anche i punteggi ottenuti dall’IIEF5 erano inferiori.

 

Dopo terapia con testosterone mirata nelle forme secondarie con quote ematiche basse di testosterone si sarebbero verificati aumenti di ben 4,8 volte dei tempi di latenza eiaculatoria (IELT)

Questi risultati dimostrerebbero che l’utilizzo del testosterone potrebbe diventare un trattamento promettente per quelle EP secondarie in uomini con quote ematiche di testosterone basse.

 

Fonte:

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/and.13452?af=R

Altre informazioni:

 

Autore

giovanniberetta
Dr. Giovanni Beretta Andrologo, Urologo, Patologo della riproduzione, Sessuologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 presso Università di Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Firenze tesserino n° 12069.

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