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Vaccino a mRNA contro il melanoma: il 92% dei pazienti è vivo a 5 anni

Il vaccino a mRNA personalizzato contro il melanoma (intismeran) è un trattamento terapeutico adiuvante su misura che istruisce il sistema immunitario a riconoscere fino a 34 neoantigeni specifici del tumore asportato. I risultati a 5 anni dello studio presentati all'ASCO 2025 e pubblicati sul Journal of Clinical Oncology, dimostrano che la combinazione di intismeran e l'immunoterapia pembrolizumab riduce drasticamente il rischio di recidiva nei pazienti operati ad alto rischio.

I dati clinici evidenziano un incremento netto della sopravvivenza globale (92,2% contro il 71,3% della sola immunoterapia) e della percentuale di pazienti liberi da malattia (68,8% contro 49,1%), a fronte di effetti collaterali lievi e gestibili. Attualmente, lo sviluppo clinico è nella cruciale Fase 3, un percorso internazionale che vede anche l'Italia in prima linea.

Cos'è il vaccino personalizzato a mRNA contro il melanoma

Il vaccino a mRNA contro il melanoma non è di tipo preventivo come quelli contro l'influenza. Questo è un trattamento terapeutico creato su misura per ogni singolo paziente, dopo l'operazione chirurgica.

Ecco come viene preparato:

  • dopo la rimozione del tumore il laboratorio analizza il melanoma asportato;
  • vengono identificate fino a 34 "firme" proteiche esclusive di quel tumore (chiamate neoantigeni);
  • con queste informazioni si sintetizza un filamento di mRNA personalizzato;
  • una volta iniettato, il vaccino "istruisce" i globuli bianchi (linfociti T) a riconoscere e distruggere le cellule tumorali residue.

Come funziona: il vaccino e l'immunoterapia insieme

Il segreto di questi risultati sta nella combinazione di due approcci che si completano a vicenda:

  • Pembrolizumab (immunoterapia): toglie il "freno" che il tumore mette al sistema immunitario per nascondersi. Il melanoma, come molti tumori, impara a "spegnere" le difese del corpo. Questo farmaco sblocca la risposta immunitaria.
  • Intismeran (vaccino a mRNA): fornisce ai linfociti T l'identikit preciso del tumore da cercare e distruggere. È come dare alle guardie del corpo una foto del ricercato.

👉🏻 In parole semplici: l'immunoterapia sveglia il sistema immunitario, il vaccino gli dice esattamente cosa attaccare. Insieme, riducono drasticamente il rischio che il tumore ritorni dopo l'operazione.

I risultati dello studio Keynote-942 a 5 anni

I dati sono stati presentati all'ASCO 2025 (American Society of Clinical Oncology) a Chicago e pubblicati sul Journal of Clinical Oncology [1]. Lo studio di Fase 2b ha coinvolto 157 pazienti con melanoma ad alto rischio, operati e poi divisi in due gruppi:

  • Gruppo 1 – vaccino + immunoterapia: 92,2% vivi a 5 anni; 68,8% completamente liberi da tumore.
  • Gruppo 2 – solo immunoterapia: 71,3% vivi a 5 anni; 49,1% liberi da tumore.

La differenza è netta e statisticamente significativa. L'Italia è protagonista di questo percorso: lo studio di Fase 3, che coinvolge un numero molto più ampio di pazienti, è stato avviato per primo all'Istituto Pascale di Napoli dal professor Paolo Ascierto dell'Università Federico II.

Chi può beneficiare di questo trattamento?

Attualmente il vaccino intismeran è in fase di sperimentazione (Fase 3) e non è ancora disponibile come terapia standard. I candidati studiati finora sono:

  • pazienti con melanoma ad alto rischio già operati;
  • pazienti che possono ricevere la terapia adiuvante (cioè dopo l'intervento chirurgico, per ridurre il rischio di recidiva);
  • persone in buone condizioni generali di salute, idonee all'immunoterapia.

Effetti collaterali: cosa aspettarsi

Secondo i ricercatori, il profilo di sicurezza del vaccino è molto rassicurante. Gli effetti collaterali riportati sono:

  • stanchezza temporanea;
  • febbre lieve o brividi;
  • dolori muscolari;
  • reazioni nel punto di iniezione.

In sostanza, simili a quelli di una normale reazione influenzale e considerati assolutamente gestibili dai medici che conducono lo studio.

Il futuro: la tecnologia mRNA si estende ad altri tumori

Il successo nel melanoma apre la strada a nuove applicazioni. Il melanoma è stato scelto come primo campo di test perché è un tumore con un alto numero di mutazioni genetiche, che lo rende particolarmente "riconoscibile" dal sistema immunitario tramite il vaccino a mRNA.

La stessa tecnologia è già in fase di studio per:

  • tumore al polmone (non a piccole cellule);
  • altre neoplasie difficili da trattare con terapie tradizionali.

Se la Fase 3 confermerà i risultati attuali, la medicina di precisione basata su vaccini personalizzati a mRNA potrebbe diventare uno standard terapeutico per diversi tipi di cancro.

Data pubblicazione: 03 giugno 2026

Autore

redazione
Redazione Scientifica Medicitalia

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