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Ictus prevenzione fattori di rischio

Per la prevenzione dell’ictus occorre intercettare i fattori di rischio

Dr. Mauro Colangelo Data pubblicazione: 06 luglio 2022

I due terzi circa dei pazienti colpiti da ictus ischemico hanno almeno un fattore di rischio maggiore non precedentemente diagnosticato. È quanto ha evidenziato André Rêgo, dello Stroke Center del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Lausanne (Svizzera), all’8° Congresso della European Academy of Neurology, svoltosi a Vienna (Austria) dal 25 al 28 Giugno 2022, dove ha presentato i risultati della ricerca Newly Detected Vascular Risk Factors Common in Stroke Patients. Da questo studio emerge la necessità di pervenire ad una maggiore focalizzazione clinica sui fattori di rischio non riconosciuti per la prevenzione dell’ictus.

Cosa emerge dallo studio?

Rêgo adotta come esempio il caso di una paziente ancor giovane che adotti uno stile di vita sedentario, si alimenti in modo non bilanciato, assuma contraccettivi orali e fumi, paziente per la quale, se si aggiunge una condizione non diagnosticata di dislipidemia o di modica ipertensione, si è realizzato un cocktail estremamente pericoloso.

I fattori di rischio modificabili

La ricerca mostra che il 90% circa degli ictus sono causati da fattori di rischio modificabili quali:

  • ipertensione,
  • alterazioni dell’assetto lipidico,
  • diabete,
  • fibrillazione atriale,
  • patologia strutturale cardiaca,
  • elevato body mass index,
  • fumo,
  • problemi psico-sociali,
  • inattività fisica e dieta non salutare.

Le caratteristiche cliniche di queste condizioni sono estremamente variabili e in taluni soggetti i sintomi possono essere molto lievi per cui la diagnosi può avvenire occasionalmente nel corso di indagini eseguite per altri motivi. Inoltre, mentre taluni di questi fattori sono evidenti in modo palese, come il sovrappeso o l’obesità, altri, come l’ipertensione e la dislipidemia, sono frequentemente silenti.

Il campione oggetto di studio

André Rêgo e Coll. hanno condotto un’analisi retrospettiva, dal 2003 al 2018, su una coorte di 4.354 pazienti estrapolati dal database del Registro ASTRAL, ricoverati nell’ambito di 24 ore dall’occorrenza dell’ictus ischemico e ne hanno esaminato le variabili demografiche, cliniche, terapeutiche e prognostiche.

Di questa popolazione, il 25.8%, dell’età media di 59.02 anni, non era consapevole di avere fattori maggiori di rischio mentre al 74.2%, di età media di 73.8 anni, erano stati diagnosticati i fattori di rischio. Mettendo a confronto i due gruppi di studio, gli investigatori hanno messo a fuoco che i fattori di rischio di nuova diagnosi erano dislipidemia, ipertensione, fibrillazione atriale, diabete mellito, frazione di eiezione inferiore al 35% e malattia coronarica silente (rilevati rispettivamente nel 61.4, 23.7, 10.2, 5.2 e 1.0 percento dei pazienti).

L’analisi multivariata ha evidenziato che i fattori non diagnosticati in precedenza erano presenti nei soggetti più giovani, con pervietà del forame ovale, con uso di contraccettivi (nelle donne al di sotto dei 55 anni) e fumatori (al di sopra dei 55 anni).

Conclusioni

Rêgo ritiene che verosimilmente una combinazione di elementi contribuisca alla mancata diagnosi dei fattori di rischio, costituiti in minima parte da indisponibilità economica per l’accesso alle cure mediche, essendo il sistema socio-sanitario svizzero di elevato livello, ma che dipenda principalmente dal fatto che i soggetti ancora giovani e non sovrappeso si percepiscano in buone condizioni di salute.

Per migliorare il pronto riconoscimento dei fattori di rischio in termini di medicina preventiva, secondo l’Autore della ricerca sarebbe necessario un cambio di rotta nell’interesse eccessivo che il sistema sanitario attualmente focalizza sulle malattie acute facendolo in parte convergere anche sulle malattie croniche.

Il moderatore della Sessione in cui è stata presentata la ricerca, Nicola Rifino del Dipartimento Cerebro-Vascolare dell’Università Bicocca di Milano, ha commentato che questo studio invia un messaggio chiaro su quanto ancora molto ci sia da dover fare per prevenire eventi ischemici cerebro-vascolari, se più di due terzi di pazienti ignorano di essere portatori di fattori di rischio che, se prontamente diagnosticati, potrebbero essere modificati trattandoli sia dal punto di vista farmacologico che attraverso un cambio dello stile di vita quotidiano.

Congress of the European Academy of Neurology (EAN) 2022. Abstract # A-22-04456. Presented June 26, 2022.

Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

2 commenti

#1
Utente 510XXX
Utente 510XXX

Dott. Colangelo grazie per questo nuovo,ed importantissimo, articolo. Far conoscere gli effetti delle varie componenti che portano all'ictus potrebbe essere, sicuramente, un ottimo mezzo di prevenzione. I medici di base potrebbero essere un ottimo viatico allo scopo di sensibilizzare i propri pazienti ad uno stile di vita consono allo scopo!? Grazie sempre per i suoi preziosi articoli.

#2
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Grazie a Lei per i suoi cortesi e sempre pertinenti commenti

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