Tutto sulla ipertensione

Si sente spesso parlare di "ipertensione" nei discorsi quotidiani, ma in realtà molti sono i luoghi comuni ed i pregiudizi che possono distogliere l'attenzione da quello che oggi rappresenta un problema per la salute estremamente diffuso, e che deve essere affrontato con cognizione di causa.

 Tutto sulla ipertensioneSi sente spesso parlare di "ipertensione" nei discorsi quotidiani, ma in realtà molti sono i luoghi comuni ed i pregiudizi che possono distogliere l'attenzione da quello che oggi rappresenta un problema per la salute estremamente diffuso, e che deve essere affrontato con cognizione di causa.


Gli aspetti medici sull'ipertensione - Dr. Nicola Mascotti

 

 

L'ipertensione o ipertensione arteriosa è una condizione patologica (elencata al punto I 10 nella Classificazione Internazionale delle Malattie) caratterizzata dall’aumento della pressione del sangue all’interno delle arterie del sistema circolatorio nel corpo umano.

E' intuitivo il concetto che se in un circuito idraulico la pressione del liquido è maggiore di quella consentita, si avrà un cattivo funzionamento del sistema, per cui è necessario riportare la pressione entro i livelli normali.

In termini semplici, l’apparato circolatorio è formato da una pompa centrale, il cuore, e da un sistema di tubi, dentro i quali scorre il sangue, che procede perché spinto da una differenza di pressione fra il cuore ed i condotti, progressivamente più sottili, che vengono definiti vasi arteriosi, fino a giungere all’estrema periferia nei vasi capillari, e quindi essere riportato al cuore dai vasi venosi. Ciò comporta un lavoro per la pompa cardiaca, oltre che una sollecitazione sulle pareti dei vasi arteriosi.

Inoltre l’attività di pompa svolta dal cuore non è continua, ma è ciclica: il muscolo cardiaco si contrae (sistole), e subito dopo si rilascia (diastole) tra un battito e l'altro, e ciò si ripete continuamente, ciclo dopo ciclo.

Ne consegue che all’interno delle arterie esiste una pressione che non è sempre costante, ma oscilla fra valori massimi (sistolici) e minimi (diastolici).

La pressione sanguigna normale a riposo è compresa tra i 140 e i 100 millimetri di mercurio (mm Hg) di sistolica e tra i 90 e i 60 mmHg di diastolica: ciò avviene in condizioni normali.

Si possono verificare transitori aumenti delle pressione arteriosa quando l'organismo è sottoposto a particolari situazioni (stress, fatica, atti di forza, arrabbiature ed anche rapporti sessuali), ma una volta cessata la situazione contingente, la pressione del sangue ritorna ai valori normali.

Esistono però delle condizioni in cui la pressione del sangue all’interno delle arterie aumenta, in maniera più o meno stabile e continua, ed in tale caso si può parlare di “ipertensione arteriosa”.

Per convenzione si ha un’ipertensione se i valori misurati sono frequentemente pari o superiori ai 140/90 mmHg.

In tali condizioni il lavoro svolto dalla pompa cardiaca è maggiore, e così pure aumentano le sollecitazioni sulle pareti dei vasi arteriosi, determinando una serie di conseguenze dannose per l’organismo..

L'ipertensione arteriosa non è un'unica condizione patologica, ma esistono due principali varianti.

La stragrande maggioranza di casi (oltre il 90%) dei casi sono classificati come “ipertensione essenziale” o “primaria”, in quanto la pressione arteriosa elevata di per sé non è riconducibile ad altre evidenti patologie, e la pressione arteriosa aumenta senza causa apparente.

Esiste poi una percentuale (inferiore al 10%) di forme di ipertensione cosiddetta “secondaria”, quando gli aumenti dei valori di pressione arteriosa sono riscontrati nel corso di altre patologie conosciute: malattie che colpiscono i reni, le arterie, il cuore od il sistema ormonale; in tali casi è più corretto parlare di "ipertensione in corso di altra malattia".

Il primo aspetto che va considerato nel descrivere il fenomeno "ipertensione arteriosa" è che l'ipertensione arteriosa può determinare nel tempo un'importante compromissione dello stato di salute di chi ne è affetto.

Studi epidemiologici hanno evidenziato che l'ipertensione rappresenta un fattore di rischio per patologie gravi ed invalidanti: ictus cerebrale, infarto del miocardio, scompenso cardiaco, aneurismi arteriosi ed altre arteriopatie, insufficienza renale cronica, sono più frequenti in soggetti affetti da ipertensione arteriosa.

Va sottolineato che per quanto ciò sia più vero per le forme di ipertensione grave, anche condizioni con moderato aumento dei valori di pressione arteriosa vengono associate ad una riduzione della speranza di vita.

In gran parte dei casi è quindi indispensabile ricorrere al trattamento dell’ipertensione arteriosa mediante farmaci, che sono abbastanza efficaci nel ridurre i valori pressori, mentre si è visto che anche modificazioni nella dieta e nello stile di vita sono in grado sia di migliorare il controllo della pressione arteriosa, sia di ridurre il rischio di complicazioni dannose per la salute.

sfigmomanometroL’ipertensione arteriosa come entità clinica nella pratica comune si è potuta verificare alla fine dell’800 con l'introduzione dello strumento per misurarla, lo sfigmo-manometro a mercurio: trattandosi di una pressione, essa richiede un manometro per poter essere misurata; ma poiché la pressione arteriosa ha un andamento oscillante, determinato dall’alternarsi di sistole e diastole nel cuore, è necessario che il manometro tenga conto di tali variazioni, come appunto si verifica nella procedura messa a punto da Riva-Rocci e perfezionata da Koroktoff, che attualmente resta ancora valida ed applicabile.

Va in ogni caso tenuto presente che la misurazione della pressione arteriosa, che oggi si può eseguire anche mediante apparecchi elettronici automatici, è sempre una misurazione indiretta, e quindi soggetta ad un certo errore rispetto a quella effettiva, con deviazioni che si possono attestare intorno ai 5-10 mm di Hg.

Il secondo aspetto che va considerato nel descrivere il fenomeno "ipertensione arteriosa" è la sua diffusione nella popolazione.

Attualmente quasi un miliardo di persone nel mondo, circa il 26% della popolazione adulta, è affetta da ipertensione arteriosa.

La distribuzione geografica evidenzia la presenza dell’ipertensione arteriosa sia nei paesi industrializzati, che in quelli cosiddetti in via di sviluppo. Tuttavia, i tassi di affezione possono variare ampiamente (dal 3,4% negli uomini e 6,8% nelle donne nelle zone rurali dell'India, fino al arrivare al 68,9% negli uomini e 72,5% nelle donne in Polonia.

In Italia si ammette che nella popolazione adulta (35-79 anni) circa il 50% dei maschi ed il 40% delle femmine presenta dei valori di pressione arteriosa superiori alla norma.

Inoltre per quanto riguarda l'età giovanile, si è riscontrato che la prevalenza (cioè i nuovi casi) dell'ipertensione arteriosa essenziale è in continuo aumento.

Invece i casi di ipertensione arteriosa nei bambini sono più frequentemente correlati a malattie renali od altre patologie di base, e sono quindi forme di ipertensione secondaria.

Come già detto, l'ipertensione essenziale è la forma più comune di ipertensione, rappresentando oltre il 90% di tutti i casi. Si è visto che in quasi tutti i gruppi di popolazione la pressione sanguigna aumenta con l'avanzare dell'età, e che quindi il rischio di diventare ipertesi è maggiore nell'età anziana.

L'ipertensione essenziale inoltre arteriosa non sembra essere una patologia legata ad un singolo fattore causale, ma piuttosto risultare da una complessa interazione fra fattori genetici ed ereditari da una parte, e fattori ambientali e stili di vita dall'altra. Sono state individuate diverse varianti genetiche, che comportano effetti sulla pressione sanguigna, ma a tutt'oggi le basi genetiche dell'ipertensione arteriosa sono ancora poco conosciute.

Pure diversi sono i fattori ambientali e riguardanti lo stile di vita, che possono influenzare la pressione sanguigna; si è visto che un ridotto apporto di sale nella dieta e l'aumento del consumo di frutta e di alimenti a basso contenuto lipidico può ridurre i valori pressori, e pure con l'esercizio fisico controllato e la perdita di peso si ottiene il medesimo effetto. E' possibile ruolo di altri fattori, ma gli studi per cercare di capire altre possibili concause dell'ipertensione arteriosa sono numerosi e ci vorrà ancora tempo per poter trarre significative conclusioni.

L'ipertensione secondaria è invece dovuta ad una causa nota ed identificabile. In ordine di frequenza, l’ipertensione arteriosa è secondaria a malattie renali (ipertensione nefroparenchimale) o dell’arteria renale (ipertensione nefrovascolare), a condizioni endocrine quali l’ipercortisolismo (sindrome di Cushing) e l’iperaldosteronismo (sindrome di Conn), l’ipertiroidismo, l’eccesso di ormone della crescita (acromegalia) o degli ormoni della midollare del surrene (feocromocitoma). Altre cause di ipertensione secondaria includono l'obesità, la sindrome delle apnee notturne, la coartazione aortica, l’assunzione in eccesso di liquirizia e di alcuni medicinali soggetti a prescrizione, oltre ad uso di sostanze illegali (cocaina ed altre).

Come già detto, la malattia ipertensiva è responsabile della diminuzione dell’aspettativa di vita, in quanto gli effetti dell'ipertensione a lungo termine determinano una compromissione di organi vitali: cervello, cuore, rene e vasi arteriosi.

La nocività dell’ipertensione arteriosa va espressa tramite il concetto di rischio: il danno ha una certa probabilità di verificarsi, ma non si può a priori sapere chi nella popolazione ne sarà colpito, ne quando e come lo sarà; si può soltanto affermare che chi ha valori pressori nella norma ha minore probabilità di essere colpito da una complicanza dell’ipertensione.

Dal punto di vista fisiopatologico, in un soggetto affetto da ipertensione arteriosa presenta modificazioni a livello del cuore: in un primo tempo si ha ipertrofia concentrica del ventricolo sinistro (aumento di spessore delle pareti), mentre in seguito il ventricolo sinistro si dilata e l'ipertrofia diviene eccentrica (asimmetrica) con possibile scompenso emodinamico. Inoltre l'aumento della massa cardiaca espone a maggior rischio di ischemia cardiaca (angina pectoris od infarto) e di morte cardiaca improvvisa.

Non di meno sono importanti i possibili danni sul sistema vascolare del cervello: sclerosi vasale, microaneurismi con possibile rottura ed emorragia intracranica, trombosi vasale ed ictus cerebrale.

Anche l'apparato visivo può essere interessato, a livello delle retina, in caso di condizione ipertensiva perdurante a lungo: si determina restringimento e sclerosi diffusa delle piccole arteriole, con aree ischemiche, microaneurismi e dilatazione capillare. Clinicamente ciò può tradursi in una riduzione della capacità visiva.

Gli effetti sui reni possono essere pure gravi: dalla progressiva sclerosi dei vasi nel tessuto renale, con diminuzione della funzione tipica del rene (filtrazione glomerulare), fino alla vera e propria insufficienza renale cronica, che a sua volta determina ipertensione innescando un circolo vizioso che determina danno irreversibile.

Raramente l'ipertensione arteriosa essenziale di prima insorgenza si associa a sintomi patognomonici; più spesso il suo riconoscimento si verifica in occasione di visite mediche di controllo, sovente per altro problema non correlato alla malattia ipertensiva.

E’ però rilevabile che gran parte degli affetti da ipertensione riferisce una sensazione di mal di testa, specialmente al mattino e con localizzazione in sede occipitale. Altri disturbi riferiti dagli ipertesi comprendono sensazione di stordimento, vertigine, ronzii o sibili auricolari, disturbi visivi simili a moscerini volanti, e talora episodi di perdita di coscienza.

La misurazione della pressione arteriosa, effettuata in condizioni di riposo e più volte, costituisce l’elemento principale per giungere alla diagnosi clinica.

Altri elementi clinici che la visita medica può rilevare durante l'esame obiettivo in un soggetto iperteso comprendono ad esempio il rilievo di retinopatia ipertensiva all’esame del fondo oculare con l’oftalmoscopio (i vasi retinici possono essere infatti visibili indirizzando una luce attraverso il foro pupillare).

In caso di ipertensione secondaria, segni e sintomi ulteriori sono rilevabili in funzione della causa identificabile di ipertensione.Ad esempio, un’obesità associata ad intolleranza al glucosio e smagliature viola sull’addome orienta verso la sindrome di Cushing; i segni caratteristici di malattie tiroidee o di acromegalia indirizzano verso una forma di ipertensione secondaria dovuta a tali patologie; la presenza di un soffio addominale, udibile con l’ascoltazione mediante il fonendoscopio, può indicare una stenosi dell’arteria renale (un restringimento delle arterie che portano il sangue ai reni), mentre la riduzione della pressione arteriosa degli arti inferiori può essere segno di una coartazione aortica (un restringimento dell'arteria principale in prossimità del cuore); ancora, il dato di un’ipertensione che si verifica improvvisamente ed altrettanto improvvisamente torna normale, associata a forte mal di testa, palpitazioni e sudorazione, può essere indizio di un feocromocitoma (neoplasia della midollare surrenale).

Un' ipertensione arteriosa elevata (con valore sistolico pari o maggiore di 180 e un valore diastolico pari o maggiore a 110) rappresenta una cosiddetta "crisi ipertensiva", con notevole rischio di complicanze a breve termine. In tal caso è frequente che siano avvertiti forte mal di testa e vertigini, disturbi visivi ed affanno.

Viene considerata invece "emergenza ipertensiva" quella condizione in cui si evidenzia un danno ad uno o più organi a causa della elevata pressione arteriosa: cervello (encefalopatia ipertensiva, con cefalea associata a disturbi neurologici),  cuore (angina pectoris, con dolore toracico ingravescente, fino all’infarto del miocardio od alla lacerazione, detta dissecazione, della parte dell’aorta), apparato respiratorio (grave dispnea dovuta ad edema polmonare acuto per scompenso cardiaco), rene (insufficienza renale acuta). In queste situazioni, è necessaria una rapida riduzione della pressione arteriosa per bloccare i danni d'organo in corso, altrimenti irreversibili.

ipertensione e gravidanzaL'ipertensione arteriosa si verifica in circa il 10% delle gravidanze. La maggior parte dei casi di ipertensione in gravidanza si verifica in donne con una preesistente ipertensione primaria.

Tuttavia l'ipertensione durante la gestazione può rappresentare il primo segno di pre-eclampsia, una grave complicazione che si può verificare negli ultimi mesi della gravidanza ed anche nel puerperio, in cui l’ aumento della pressione arteriosa si associa alla presenza di proteine nelle urine, indicando un danno renale.

La pre-eclampsia può in alcuni casi evolvere in una condizione che mette in pericolo di vita la gravida, definita eclampsia, caratterizzata da ulteriori gravi complicanze.

Nei neonati e nei bambini piccoli un ritardo di crescita, il verificarsi di convulsioni non febbrili, di irritabilità, di spossatezza o di difficoltà di respirazione può indicare una condizione di ipertensione arteriosa. Durante l’infanzia l'ipertensione può invece causare mal di testa, frequente stanchezza, visione offuscata e frequenti episodi di sanguinamento dal naso.

L'ipertensione arteriosa viene diagnosticata sulla base dell’evidenza di una pressione arteriosa persistentemente elevata. Per convenzione, sono richieste almeno tre misurazioni significative intervallate, nell'arco del periodo di un mese, in cui sia evidenziato un chiaro aumento dei valori pressori.

La valutazione iniziale del paziente iperteso deve includere un’anamnesi completa ed accurata, oltre ad una visita medica pure accurata, con dettagliato esame obiettivo dei principali organi ed apparati.

Dopo la diagnosi di ipertensione, si tenta di identificarne l’eventuale causa, ricercando una possibile associazione alle patologie che determinano un’ipertensione secondaria, e sugli altri sintomi, se presenti.

L'ipertensione secondaria è più comune nei bambini preadolescenti, con la maggior parte dei casi causati da malattia renale.

L'ipertensione essenziale è invece più frequente nei giovani e negli adulti, e presenta l’associazione ad alcuni fattori di rischio, tra cui l'obesità e la storia familiare di ipertensione.

Vengono quindi prescritti esami di laboratorio, sia per identificare le possibili cause dell'ipertensione secondaria, sia per determinare se l'ipertensione ha determinato danni al cuore, agli occhi e ai reni.

Gli esami di laboratorio più frequentemente richiesti nell’iter diagnostico dell’ipertensione arteriosa sono: emocromo, esame delle urine, proteinuria, azotemia, creatininemia e clearance della creatinina, elettroliti plasmatici (Sodio, Potassio, Calcio), uricemia, ormoni tiroidei ( T3, T4, TSH)

Ulteriori esami specifici riguardano l’eventuale associazione con il diabete e l’ipercolesterolemia, poiché tali condizioni costituiscono altri fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardiache e possono richiedere un contestuale trattamento: quadro glicemico (glicemia a digiuno, curva da carico glicemico), quadro lipidico (colesterolo totale ed HDL, LDL, trigliceridi).

Gli esami strumentali più frequentemente richiesti nell’iter diagnostico dell’ipertensione arteriosa sono: l’Rx torace, l’elettrocardiogramma (ECG) e l’ecocardiogramma.

L'ECG viene eseguito per verificare la presenza di elementi di prova che il cuore sia sottoposto ad alta pressione sanguigna.

La radiografia del torace e l’ecocardiogramma possono essere eseguiti per cercare segni di ingrossamento del cuore od eventuali danni d’organo.

Di seguito viene riportata una recente classificazione delle forme di ipertensione arteriosa elaborata dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (O.M.S.), basata sui valori pressori (sistolico e diastolico) riscontrati in soggetti adulti: 

 

 

sistolica (mmHg)

diastolica (mmHg)

Pressione ottimale

<120

<80

Pressione normale

<130

<85

Pressione normale alta

130-139

85-89

Ipertensione lieve

140-159

90-99

Ipertensione moderata

160-179

100-109

Ipertensione grave

>180

>110

Ipertensione sistolica isolata

>140

<90

 

Nelle persone di età superiore ai 18 anni, l'ipertensione viene definita come una pressione sistolica e/o diastolica costantemente superiore ad un valore considerato normale, attualmente i 139 mmHg di sistolica e gli 89 mmHg di diastolica).

Si utilizzano valori leggermente inferiori (135 mmHg di sistolica o 85 mmHg diastolica) se sono derivati da una misurazione continua nelle 24 ore (Holter pressorio).

 

 

 

ipertensione lieve

ipertensione moderata

ipertensione grave

nessun altro fattore di rischio

Basso rischio

Rischio medio

Rischio alto

1-2 fattori di rischio

Rischio medio

Rischio medio

Rischio altissimo

3 o + fattori di rischio o diabete

Rischio alto

Rischio alto

Rischio altissimo

condizioni cliniche associate

Rischio altissimo

Rischio altissimo

Rischio altissimo


Nella tabella sopra riportata viene invece schematizzato il rischio di complicanze in funzione del grado di ipertensione arteriosa (lieve – moderata – grave) e dell’eventuale associazione con altri fattori di rischio cardiovascolare, ed in particolare del diabete.

Come si può osservare, l’unica condizione di rischio basso è data dall’ipertensione lieve in assenza di altri fattori di rischio.

Un rischio medio di complicanze si può avere con un’ipertensione lieve o moderata, associata ad uno o due altri fattori di rischio cardiovascolare.

Un rischio alto di complicanze si ha con un’ipertensione grave in assenza di altri fattori di rischio cardiovascolare, oppure con un’ipertensione lieve o moderata se in presenza di tre o più fattori di rischio cardiovascolare.

Infine, un rischio altissimo di complicanze si ha in tutte le altre associazioni (ipertensione grave con altri fattori di rischio cardiovascolare, od ipertensione di qualsiasi grado se sono già presenti complicanze comportanti condizioni cliniche associate.

Esistono altre classificazioni, ma i concetti che vengono sviluppati sono sostanzialmente sovrapponibili.

Se tutti gli accertamenti per ricercare le cause di un’eventuale “ipertensione secondaria” risultano negativi, si può procedere a diagnosticare una forma di “ipertensione essenziale”.

Dopo aver inquadrato clinicamente il soggetto affetto da ipertensione arteriosa, si pone il problema di stabilire quale tipo di trattamento sia più opportuno per tentare di riportare i valori di pressione arteriosa entro i limiti di normalità.

E’ semplice la terapia delle ipertensioni arteriose secondarie: va attuata la terapia della malattia di base, eventualmente in associazione alla terapia farmacologica antipertensiva, almeno finché la condizione patologica che sostiene l’ipertensione non sia risolta; ed ove questa non sia risolvibile, sarà necessario proseguire sine die (cioè a tempo indeterminato) la terapia farmacologica antipertensiva.

Nel trattamento dell’ipertensione arteriosa essenziale bisogna invece distinguere fondamentalmente due tipi di interventi: le modifiche allo stile di vita ed il trattamento farmacologico.

Il trattamento di prima linea per l'ipertensione arteriosa comprende interventi per modificare lo stile di vita del soggetto affetto da ipertensione: modifiche della dieta, dell’esercizio fisico abituale, perdita di peso, moderazione nell’assunzione di alcolici.

Tali interventi, se attuati con accortezza, hanno dimostrato di poter ridurre in modo significativo la pressione sanguigna negli ipertesi essenziali, anche quando l'ipertensione sia tanto elevata da giustificare l'uso immediato di farmaci, nel qual caso i cambiamenti dello stile di vita sono comunque raccomandati in combinazione con i farmaci.

Tutti i pazienti affetti da ipertensione arteriosa pertanto dovrebbero essere incoraggiati a modificare lo stile di vita indipendentemente dalla necessità o meno di terapia farmacologica.

Una efficace modifica nello stile di vita è in grado di abbassare la pressione sanguigna tanto quanto l'assunzione di un singolo farmaco antipertensivo; e combinazioni di due o più modifiche dello stile di vita possono ottenere risultati ancora migliori.

L'adozione di una dieta con poco sale (cioè iposodica, a basso contenuto di sodio,

Nei soggetti caucasici, una tale dieta iposodica della durata superiore alle 4 settimane è da sola capace di ridurre la pressione arteriosa, sia negli ipertesi essenziali che negli individui con pressione sanguigna normale. Inoltre, negli Stati Uniti si è visto che la cosiddetta "dieta DASH" (una dieta ricca di noci, cereali interi, pesce, pollame, frutta e verdura) determina pure una riduzione della pressione sanguigna. Pur limitando l’apporto di sodio, la dieta può comunque essere ricca di altri sali minerali (calcio, potassio e magnesio).

La pratica di esercizio fisico dà pure buoni risultati: per gli ipertesi essenziali è consigliabile effettuare una regolare attività fisica aerobica, come camminare a ritmo sostenuto (≥ 30 minuti al giorno, per la maggior parte dei giorni della settimana).

Ancora, importante sembra essere per gli adulti, mantenere un peso corporeo normale (ad esempio, mantenere il cosiddetto “indice di massa corporea” entro valori compresi tra 20 e 25 kg per metro quadro di superficie corporea)

ipertensione e tabaccoInfine, è consigliabile negli ipertesi essenziali limitare l’assunzione di alcolici, mantenendo il consumo di etanolo a non più di 3 unità/giorno per gli uomini e non più di 2 unità/giorno nelle donne.Invece il fumo di tabacco pare avere un effetto solo transitorio sulla pressione arteriosa, in quanto aumenta i valori pressori e la frequenza cardiaca nel periodo immediatamente successivo al consumo di una sigaretta, ma non sembra comportare un aumento significativo dei valori basali nel tempo.

Studi epidemiologici hanno infatti evidenziato valori di pressione arteriosa sovrapponili fra fumatori e non fumatori, anche se studi clinici che hanno preso in considerazione il monitoraggio dinamico della pressione arteriosa nelle 24 ore hanno evidenziato valori di pressioni arteriosa diurna più elevati nei fumatori, e una tendenza nel tempo ad avere una pressione sistolica più elevata rispetto ai non fumatori.

Per quei casi di ipertensione essenziale che non rispondono alle modificazioni dello stile di vita, o che presentano valori di pressione arteriosa elevati, è necessario instaurare una terapia farmacologica, con l’obiettivo di riportare gradualmente e permanentemente i valori di pressione arteriosa entro i limiti definiti normali. Esistono numerose classi di farmaci per trattare l’ipertensione, che appunto vengono denominati farmaci antipertensivi, che sono in grado di ridurre la pressione arteriosa mediante vari meccanismi. Le principali classi di farmaci antiipertensivi attualmente utilizzate sono:

 

  • Diuretici (idroclorotiazide, clortalidone, furosemide, torasemide)
  • Beta- bloccanti (atenololo, labetalolo, metoprololo, propranololo)
  • Calcio-antagonisti (nifedipina, amlodipina, lacidipina, lercanidipina, barnidipina)
  • ACE inibitori (captopril, enalapril, zofenopril, fosinopril, lisinopril, quinapril, ramipril)
  • Sartani, antagonisti dei recettori per l’angiotensina II od ARBs (telmisartan, irbesartan, losartan, valsartan, candesartan, olmesartan)
  • Alfa-bloccanti (prazosina, doxazosina)
  • Alfa/Beta-bloccanti (carvedilolo, labetalolo)
  • Simpaticolitici ad azione centrale (clonidina, alfa medildopa)
  • Inibitori del sistema Renina-Agiotensina-Aldosterone (aliskiren)

 

I farmaci antipertensivi possono essere usate da soli (monoterapia) o in combinazione; per alcune associazioni è descritto effetto sinergico (cioè l’associazione consente di ottenere un effetto superiore alla somma degli effetti dei dei singoli farmaci somministrati in monoterapia).

Alcune combinazioni, come per esempio ACE-inibitore+diuretico, oppure ARB+ diuretico, oppure ACE-inibitore+calcio antagonista, sono commercializzati con associazione in una unica compressa, per migliorare la compliance del paziente.

La prognosi dell’ipertensione arteriosa si può descrivere in maniera semplice ed efficace, facendo riferimento al danno negli organi-bersaglio (cervello, cuore, reni, occhio, vasi arteriosi) ed alle complicanze negli stessi organi-bersaglio: minore è il danno d’organo, e minori sono le complicanze, migliore sarà la prognosi della malattia ipertensiva.

ipertensione: fegato da ripulireAnche se la condizione “ipertensione arteriosa non complicata” non è un’infermità tabellata ai fini del riconoscimento dell’invalidità civile, l’insorgenza di complicazioni cardio-vascolari (angina pectoris, infarto miocardico, scompenso cardiaco), cerebro-vascolari (ictus cerebrale, emorragia cerebrale), vascolari (aneurisma, dissecazione, arteriosclerosi), oculari (retinopatia ipertensiva) o renali (nefropatia ipertensiva, insufficienza renale cronica) configura condizioni cliniche che sono ascrivibili ad un grado percentuale di invalidità permanente ed ai benefici a questo connessi.

Si tenga conto che l'ipertensione è il più importante fattore di rischio di morte che sia suscettibile di prevenzione.

Per prevenire l’ipertensione arteriosa essenziale sono raccomandati gli stessi cambiamenti dello stile di vita descritti in precedenza: regime dietetico corretto, possibilmente a basso contenuto di sodio, esercizio fisico aerobico regolare, controllo del peso corporeo, limitazione nell’assunzione di alcolici.

Per poter ottenere l’aderenza a tali regimi, che possono comportare indubbiamente un certo grado di sacrificio da parte degli interessati e contemporaneamente una resistenza alla loro attuazione, sarebbe opportuno che preliminarmente le persone venissero informate sull’impatto sociale ed economico della malattia ipertensiva, sulla gravità delle complicanze e sulla loro probabilità di accadimento, oltre che su quello che è il vero costo per la popolazione, che deve sopportare morbilità e morbosità, invalidità e decessi ascrivibili alla malattia ipertensiva.

La consapevolezza della popolazione è infatti un fattore importantissimo per poter ottenere risultati preventivi a lungo termine.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha invece stimato che nel mondo attualmente solo il 50% dei soggetti ipertesi sia consapevole della propria condizione, per cui è stato deciso di avviare una campagna di consapevolezza globale ed istituire la "Giornata Mondiale dell'Ipertensione" (World Hypertension Day, WHD), che ricorre il 17 maggio di ogni anno.

Per concludere quali sono le raccomandazioni sulla base delle conoscenze attuali?

1) Controllare la pressione arteriosa.

misuratore-pressione-polsoL’ipertensione arteriosa essenziale, non causata da altre malattie, rappresenta uno dei principali fattori di rischio di malattia cardiovascolare che a sua volta costituisce la causa principale di morbidità e mortalità nel paziente adulto.

È importante quindi mantenere monitorata la pressione arteriosa con controlli la cui frequenza dipende dalle condizioni individuali per evidenziare precocemente un eventuale aumento dei valori pressori.

2) Adeguato stile di vita.

Nei pazienti con pressione normale-elevata e nei pazienti con ipertensione l’adozione di un adeguato stile di vita permette di mantenere sotto controllo la pressione arteriosa, oltre che di ridurre il consumo di farmaci antipertensivi nei pazienti ipertesi già in terapia farmacologica.

  1. Controllo dietetico.
  2. Attività fisica
  3. Ridurre il peso corporeo
  4. Limitare l’assunzione di alcolici.

3) Seguire regolarmente la terapia farmacologica.

La terapia farmacologica del paziente con ipertensione arteriosa può disporre di un’ampia scelta di farmaci, appartenenti a diverse classi, che possono essere somministrati in monoterapia oppure in associazione.

E’ opportuno che la terapia farmacologica dell’ipertensione arteriosa sia individualizzata per il singolo paziente, tenendo conto delle condizioni cliniche, della presenza di fattori di rischio, di eventuali malattie concomitanti e danno d’organo.