Ipertensione arteriosa

Tutto sull'ipertensione

L'ipertensione arteriosa è una patologia che consiste nell'aumento della pressione sanguigna, un problema estremamente diffuso che può avere gravi complicanze e ridurre le aspettative di vita. Può essere essenziale (o primaria), ossia non causata da altre malattie, oppure secondaria poiché conseguenza di altre patologie.

Revisione scientifica: Dr. Nicola Mascotti Data pubblicazione: 15 luglio 2015 Ultimo aggiornamento: 14 maggio 2021

Si sente spesso parlare di ipertensione nei discorsi quotidiani, ma in realtà molti sono i luoghi comuni e i pregiudizi che possono distogliere l'attenzione da quello che oggi rappresenta un problema per la salute estremamente diffuso e che deve essere affrontato con cognizione di causa.

Cos'è l'ipertensione

L'ipertensione o ipertensione arteriosa è una condizione patologica (elencata al punto I10 nella Classificazione Internazionale delle Malattie) caratterizzata dall’aumento della pressione del sangue all’interno delle arterie del sistema circolatorio nel corpo umano, che può determinare nel tempo un'importante compromissione dello stato di salute di chi ne è affetto.

L'ipertensione arteriosa viene individuata in due principali varianti.

Ipertensione essenziale o primaria

La stragrande maggioranza di casi (oltre il 90%) dei casi sono classificati come ipertensione essenziale o primaria, in quanto la pressione alta di per sé non è riconducibile ad altre evidenti patologie e aumenta senza causa apparente.

Ipertensione essenziale e secondaria

Ipertensione secondaria

Esiste poi una percentuale (inferiore al 10%) di forme di ipertensione cosiddetta secondaria, quando gli aumenti dei valori di pressione arteriosa sono riscontrati nel corso di altre patologie conosciute, come malattie che colpiscono i reni, le arterie, il cuore o il sistema ormonale: in tali casi è più corretto parlare di ipertensione in corso di altra malattia.

Diffusione nella popolazione

Attualmente quasi un miliardo di persone nel mondo, circa il 26% della popolazione adulta, è affetta da ipertensione arteriosa.

La distribuzione geografica evidenzia la presenza di questa patologia sia nei paesi industrializzati, che in quelli cosiddetti in via di sviluppo. Tuttavia, i tassi di affezione possono variare ampiamente (dal 3,4% negli uomini e 6,8% nelle donne nelle zone rurali dell'India, fino ad arrivare al 68,9% negli uomini e 72,5% nelle donne in Polonia.

In Italia si ammette che nella popolazione adulta (35-79 anni) circa il 50% dei maschi ed il 40% delle femmine presenta dei valori di pressione arteriosa superiori alla norma.

Inoltre, per quanto riguarda l'età giovanile, si è riscontrato che la prevalenza (cioè i nuovi casi) dell'ipertensione arteriosa essenziale è in continuo aumento.

L'ipertensione essenziale è invece più frequente nei giovani e negli adulti, e presenta l’associazione ad alcuni fattori di rischio, tra cui l'obesità e la storia familiare di ipertensione.

Invece i casi di ipertensione arteriosa nei bambini sono più frequentemente correlati a malattie renali o altre patologie di base, e sono quindi forme di ipertensione secondaria.

Stadi dell'ipertensione arteriosa

È intuitivo il concetto che se in un circuito idraulico la pressione del liquido è maggiore di quella consentita, si avrà un cattivo funzionamento del sistema, per cui è necessario riportare la pressione entro i livelli normali.

Come funziona la pressione arteriosa?

In termini semplici l’apparato circolatorio è formato da una pompa centrale, il cuore, e da un sistema di tubi dentro i quali scorre il sangue (che procede perché spinto da una differenza di pressione fra il cuore e i condotti) progressivamente più sottili, che vengono definiti vasi arteriosi, fino a giungere all’estrema periferia nei vasi capillari, e quindi essere riportato al cuore dai vasi venosi. Ciò comporta un lavoro per la pompa cardiaca, oltre che una sollecitazione sulle pareti dei vasi arteriosi.

L’attività di pompa svolta dal cuore non è continua, ma è ciclica: il muscolo cardiaco si contrae (sistole), e subito dopo si rilascia (diastole) tra un battito e l'altro, e ciò si ripete continuamente, ciclo dopo ciclo.

Ne consegue che all’interno delle arterie la pressione non è sempre costante, ma oscilla fra valori massimi (sistolici) e minimi (diastolici).

Valori della pressione

In condizioni normali la pressione sanguigna a riposo è compresa tra i 140 e i 100 amillimetri di mercurio (mm Hg) di sistolica (pressione massima) e tra i 90 e i 60 mmHg di diastolica (pressione minima).

Si possono verificare transitori aumenti della pressione arteriosa quando l'organismo è sottoposto a particolari situazioni (stress, fatica, atti di forza, arrabbiature e anche rapporti sessuali), ma una volta cessata la situazione contingente, la pressione del sangue ritorna ai valori normali.

Classificazione delle forme di ipertensione

Di seguito viene riportata una recente classificazione delle forme di ipertensione arteriosa elaborata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.), basata sui valori pressori (sistolico e diastolico) riscontrati in soggetti adulti: 

 

 

sistolica (mmHg)

diastolica (mmHg)

Pressione ottimale

<120

<80

Pressione normale

<130

<<85

Pressione normale alta

130-139

85-89

Ipertensione lieve

140-159

90-99

Ipertensione moderata

160-179

100-109

Ipertensione grave

>180

>110

Ipertensione sistolica isolata

>140

<90

Nelle persone di età superiore ai 18 anni, l'ipertensione viene definita come una pressione sistolica e/o diastolica costantemente superiore ad un valore considerato normale, attualmente i 139 mmHg di sistolica e gli 89 mmHg di diastolica).

Si utilizzano valori leggermente inferiori (135 mmHg di sistolica o 85 mmHg diastolica) se sono derivati da una misurazione continua nelle 24 ore (Holter pressorio).

Esistono altre classificazioni, ma i concetti che vengono sviluppati sono sostanzialmente sovrapponibili.

Se tutti gli accertamenti per ricercare le cause di un’eventuale “ipertensione secondaria” risultano negativi, si può procedere a diagnosticare una forma di “ipertensione essenziale”.

Cause e fattori di rischio

Esistono però delle condizioni in cui la pressione del sangue all’interno delle arterie aumenta, in maniera più o meno stabile e continua, ed è in questi casi che si parla della patologia di ipertensione arteriosa.

Per convenzione si ha un’ipertensione se i valori misurati sono frequentemente pari o superiori ai 140/90 mmHg.

In tali condizioni il lavoro svolto dalla pompa cardiaca è maggiore e così pure aumentano le sollecitazioni sulle pareti dei vasi arteriosi, determinando una serie di conseguenze dannose per l’organismo.

Cause dell’ipertensione primaria

L'ipertensione essenziale è la forma più comune di ipertensione, rappresentando oltre il 90% di tutti i casi. Si è visto che in quasi tutti i gruppi di popolazione la pressione sanguigna aumenta con l'avanzare dell'età, quindi il rischio di diventare ipertesi è maggiore nell'età anziana.

L'ipertensione essenziale arteriosa non sembra essere una patologia legata a un singolo fattore causale, ma piuttosto risultare da una complessa interazione fra fattori di diverso tipo.

Fattori genetici ed ereditari

Sono state individuate diverse varianti genetiche, che comportano effetti sulla pressione sanguigna, ma a tutt'oggi le basi genetiche dell'ipertensione arteriosa sono ancora poco conosciute.

Fattori ambientali

Pure diversi sono i fattori ambientali e riguardanti lo stile di vita (fra cui anche lo stress) che possono influenzare la pressione sanguigna.

Si è visto che un ridotto apporto di sale nella dieta e l'aumento del consumo di frutta e di alimenti a basso contenuto lipidico può ridurre i valori pressori, e pure con l'esercizio fisico controllato e la perdita di peso si ottiene il medesimo effetto. È possibile ruolo di altri fattori, ma gli studi per cercare di capire altre possibili concause dell'ipertensione arteriosa sono numerosi e ci vorrà ancora tempo per poter trarre significative conclusioni.

Cause dell’ipertensione secondaria

L'ipertensione secondaria è invece dovuta a una causa nota e identificabile.

In ordine di frequenza queste si manifesta in seguito a:

  • malattie renali (ipertensione nefroparenchimale) o dell’arteria renale (ipertensione nefrovascolare)
  • condizioni endocrine quali l’ipercortisolismo (sindrome di Cushing) e l’iperaldosteronismo (sindrome di Conn), l’ipertiroidismo, l’eccesso di ormone della crescita (acromegalia) o degli ormoni della midollare del surrene (feocromocitoma).
  • l'obesità
  • la sindrome delle apnee notturne
  • la coartazione aortica
  • l’assunzione in eccesso di liquirizia e di alcuni medicinali soggetti a prescrizione, oltre ad uso di sostanze illegali (per esempio cocaina).

Ipertensione in gravidanza

L'ipertensione arteriosa si verifica in circa il 10% delle gravidanze, nella maggior parte dei casi in donne con una preesistente ipertensione primaria.

Tuttavia, l'ipertensione durante la gestazione può rappresentare il primo segno di pre-eclampsia, una grave complicazione che si può verificare negli ultimi mesi della gravidanza e anche nel puerperio, in cui l’aumento della pressione arteriosa si associa alla presenza di proteine nelle urine, indicando un danno renale.

La pre-eclampsia in alcuni casi può evolvere in una condizione che mette in pericolo di vita la gravida, definita eclampsia, caratterizzata da ulteriori gravi complicanze.

Ipertensione nei bambini

L'ipertensione secondaria è più comune nei bambini preadolescenti, con la maggior parte dei casi causati da malattia renale.

Nei neonati e nei bambini piccoli un ritardo di crescita, il verificarsi di convulsioni non febbrili, di irritabilità, di spossatezza o di difficoltà di respirazione può indicare una condizione di ipertensione arteriosa. Durante l’infanzia l'ipertensione può invece causare mal di testa, frequente stanchezza, visione offuscata e frequenti episodi di sanguinamento dal naso.

Sintomi dell'ipertensione

Ipertensione primaria

Raramente l'ipertensione arteriosa essenziale di prima insorgenza si associa a sintomi patognomonici: più spesso il suo riconoscimento della pressione alta si verifica in occasione di visite mediche di controllo, sovente per altro problema non correlato alla malattia ipertensiva.

È però rilevabile che gran parte degli affetti da ipertensione riferisce una sensazione di mal di testa, specialmente al mattino e con localizzazione in sede occipitale. Altri disturbi riferiti dagli ipertesi comprendono sensazione di stordimento, vertigine, acufeni, disturbi visivi simili a moscerini volanti, e talora episodi di perdita di coscienza.

Sintomi dell’ipertensione secondaria

In caso di ipertensione secondaria, segni e sintomi ulteriori sono rilevabili in funzione della causa identificabile di ipertensione, per esempio:

  • un’obesità associata a intolleranza al glucosio e smagliature viola sull’addome orienta verso la sindrome di Cushing
  • i segni caratteristici di malattie tiroidee o di acromegalia indirizzano verso una forma di ipertensione secondaria dovuta a tali patologie;
  • la presenza di un soffio addominale, udibile con l’ascoltazione mediante il fonendoscopio, può indicare una stenosi dell’arteria renale (un restringimento delle arterie che portano il sangue ai reni);
  • mentre la riduzione della pressione arteriosa degli arti inferiori può essere segno di una coartazione aortica (un restringimento dell'arteria principale in prossimità del cuore);
  • ancora, il dato di un’ipertensione che si verifica improvvisamente ed altrettanto improvvisamente torna normale, associata a forte mal di testa, palpitazioni e sudorazione, può essere indizio di un feocromocitoma (neoplasia della midollare surrenale).

Un'ipertensione arteriosa elevata (con valore sistolico pari o maggiore di 180 e un valore diastolico pari o maggiore a 110) rappresenta una cosiddetta "crisi ipertensiva", con notevole rischio di complicanze a breve termine. In tal caso è frequente che siano avvertiti forte mal di testa e vertigini, disturbi visivi ed affanno.

Viene considerata invece "emergenza ipertensiva" quella condizione in cui si evidenzia un danno ad uno o più organi a causa della elevata pressione arteriosa:

  • cervello (encefalopatia ipertensiva, con cefalea associata a disturbi neurologici)
  • cuore (angina pectoris, con dolore toracico ingravescente, fino all’infarto del miocardio o alla lacerazione, detta dissecazione, della parte dell’aorta)
  • apparato respiratorio (grave dispnea dovuta ad edema polmonare acuto per scompenso cardiaco)
  • rene (insufficienza renale acuta).

In queste situazioni, è necessaria una rapida riduzione della pressione arteriosa per bloccare i danni d'organo in corso, altrimenti irreversibili.

Diagnosi: come si misura la pressione

La misurazione della pressione arteriosa, effettuata in condizioni di riposo e più volte, costituisce l’elemento principale per giungere alla diagnosi clinica e si effettua con lo sfigmo-manometro, strumento introdotto già nell’800, con la procedura messa a punto da Riva-Rocci e perfezionata da Koroktoff, che attualmente resta ancora valida ed applicabile.

Ipertensione diagnosi

Va in ogni caso tenuto presente che la misurazione della pressione arteriosa, che oggi si può eseguire anche mediante apparecchi elettronici automatici, è sempre una misurazione indiretta, e quindi soggetta ad un certo errore rispetto a quella effettiva, con deviazioni che si possono attestare intorno ai 5-10 mm di Hg.

Altri elementi clinici che la visita medica può rilevare durante l'esame obiettivo in un soggetto iperteso comprendono ad esempio il rilievo di retinopatia ipertensiva all’esame del fondo oculare con l’oftalmoscopio (i vasi retinici possono essere infatti visibili indirizzando una luce attraverso il foro pupillare).

Esami

L'ipertensione arteriosa viene diagnosticata sulla base dell’evidenza di una pressione arteriosa persistentemente elevata. Per convenzione, sono richieste almeno tre misurazioni significative intervallate, nell'arco del periodo di un mese, in cui sia evidenziato un chiaro aumento dei valori pressori.

La valutazione iniziale del paziente iperteso deve includere un’anamnesi completa e accurata, oltre ad una visita medica pure accurata, con dettagliato esame obiettivo dei principali organi e apparati.

Dopo la diagnosi di ipertensione, si tenta di identificarne l’eventuale causa, ricercando una possibile associazione alle patologie che determinano un’ipertensione secondaria, e sugli altri sintomi, se presenti. Vengono quindi prescritti esami di laboratorio, sia per identificare le possibili cause dell'ipertensione secondaria, sia per determinare se l'ipertensione ha determinato danni al cuore, agli occhi e ai reni.

Gli esami di laboratorio più frequentemente richiesti nell’iter diagnostico dell’ipertensione arteriosa sono:

  • emocromo
  • esame delle urine, proteinuria, azotemia, creatininemia e clearance della creatinina
  • elettroliti plasmatici (Sodio, Potassio, Calcio), uricemia, ormoni tiroidei (T3, T4, TSH)

Ulteriori esami specifici riguardano l’eventuale associazione con il diabete e l’ipercolesterolemia, poiché tali condizioni costituiscono altri fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardiache e possono richiedere un contestuale trattamento: quadro glicemico (glicemia a digiuno, curva da carico glicemico), quadro lipidico (colesterolo totale ed HDL, LDL, trigliceridi).

Gli esami strumentali più frequentemente richiesti nell’iter diagnostico dell’ipertensione arteriosa sono: l’Rx torace, l’elettrocardiogramma (ECG) e l’ecocardiogramma.

L'ECG viene eseguito per verificare la presenza di elementi di prova che il cuore sia sottoposto ad alta pressione sanguigna. La radiografia del torace e l’ecocardiogramma possono essere eseguiti per cercare segni di ingrossamento del cuore od eventuali danni d’organo.

Complicanze della pressione alta

Studi epidemiologici hanno evidenziato che l'ipertensione rappresenta un fattore di rischio per patologie gravi ed invalidanti quali:

  • ictus cerebrale
  • infarto del miocardio
  • scompenso cardiaco
  • aneurismi arteriosi e altre arteriopatie
  • insufficienza renali.

Va sottolineato che per quanto ciò sia più vero per le forme di ipertensione grave, anche condizioni con moderato aumento dei valori di pressione arteriosa vengono associate a una riduzione della speranza di vita, in quanto gli effetti dell'ipertensione a lungo termine determinano una compromissione di organi vitali: cervello, cuore, rene e vasi arteriosi.

In gran parte dei casi è quindi indispensabile ricorrere al trattamento dell’ipertensione arteriosa mediante farmaci, che sono abbastanza efficaci nel ridurre i valori pressori, mentre si è visto che anche modificazioni nella dieta e nello stile di vita sono in grado sia di migliorare il controllo della pressione arteriosa, sia di ridurre il rischio di complicazioni dannose per la salute.

Le complicanze sul cuore

Dal punto di vista fisiopatologico un soggetto affetto da ipertensione arteriosa presenta modificazioni a livello del cuore:

  • in un primo tempo si ha ipertrofia concentrica del ventricolo sinistro (aumento di spessore delle pareti)
  • in seguito, il ventricolo sinistro si dilata e l'ipertrofia diviene eccentrica (asimmetrica) con possibile scompenso emodinamico.

Inoltre, l'aumento della massa cardiaca espone a maggior rischio di ischemia cardiaca (angina pectoris o infarto) e di morte cardiaca improvvisa.

Conseguenze a livello cerebrale

Non di meno sono importanti i possibili danni sul sistema vascolare del cervello:

  • sclerosi vasale
  • microaneurismi con possibile rottura ed emorragia intracranica
  • trombosi vasale
  • ictus cerebrale.

Anche l'apparato visivo può essere interessato, a livello della retina, in caso di condizione ipertensiva perdurante a lungo: si determina restringimento e sclerosi diffusa delle piccole arteriole, con aree ischemiche, microaneurismi e dilatazione capillare. Clinicamente ciò può tradursi in una riduzione della capacità visiva.

Complicanze renali

Gli effetti sui reni possono essere pure gravi: dalla progressiva sclerosi dei vasi nel tessuto renale, con diminuzione della funzione tipica del rene (filtrazione glomerulare), fino alla vera e propria insufficienza renale cronica, che a sua volta determina ipertensione innescando un circolo vizioso che determina danno irreversibile.

Tabella dei rischi

Nella tabella che segue viene schematizzato il rischio di complicanze in funzione del grado di ipertensione arteriosa (lieve – moderata – grave) e dell’eventuale associazione con altri fattori di rischio cardiovascolare e, in particolare, del diabete.

 

ipertensione lieve

ipertensione moderata

ipertensione grave

nessun altro fattore di rischio

Basso rischio

Rischio medio

Rischio alto

1-2 fattori di rischio

Rischio medio

Rischio medio

Rischio altissimo

3 o + fattori di rischio o diabete

Rischio alto

Rischio alto

Rischio altissimo

condizioni cliniche associate

Rischio altissimo

Rischio altissimo

Rischio altissimo<

 

Come si può osservare, l’unica condizione di rischio basso è data dall’ipertensione lieve in assenza di altri fattori di rischio.

Un rischio medio di complicanze si può avere con un’ipertensione lieve o moderata, associata a uno o due altri fattori di rischio cardiovascolare.

Un rischio alto di complicanze si ha con un’ipertensione grave in assenza di altri fattori di rischio cardiovascolare, oppure con un’ipertensione lieve o moderata se in presenza di tre o più fattori di rischio cardiovascolare.

Infine, un rischio altissimo di complicanze si ha in tutte le altre associazioni (ipertensione grave con altri fattori di rischio cardiovascolare, od ipertensione di qualsiasi grado se sono già presenti complicanze comportanti condizioni cliniche associate.

Terapia dell’ipertensione secondaria

Dopo aver inquadrato clinicamente il soggetto affetto da ipertensione arteriosa, si pone il problema di stabilire quale tipo di trattamento sia più opportuno per tentare di riportare i valori di pressione arteriosa entro i limiti di normalità.

È semplice la terapia delle ipertensioni arteriose secondarie: va attuata la terapia della malattia di base, eventualmente in associazione alla terapia farmacologica antipertensiva, almeno finché la condizione patologica che sostiene l’ipertensione non sia risolta. Qualora questa non sia risolvibile, sarà necessario proseguire sine die (cioè a tempo indeterminato) la terapia farmacologica antipertensiva.

Terapia dell’ipertensione essenziale

Nel trattamento dell’ipertensione arteriosa essenziale bisogna invece distinguere fondamentalmente due tipi di interventi: le modifiche allo stile di vita ed il trattamento farmacologico.

Trattamento con modifiche allo stile di vita

Il trattamento di prima linea per l'ipertensione arteriosa comprende interventi per modificare lo stile di vita del soggetto affetto da ipertensione, con una serie di interventi che, se attuati con accortezza, hanno dimostrato di poter ridurre in modo significativo la pressione sanguigna negli ipertesi essenziali, anche quando l'ipertensione sia tanto elevata da giustificare l'uso immediato di farmaci, nel qual caso i cambiamenti dello stile di vita sono comunque raccomandati in combinazione con i farmaci.

Tutti i pazienti affetti da ipertensione arteriosa pertanto dovrebbero essere incoraggiati a modificare lo stile di vita indipendentemente dalla necessità o meno di terapia farmacologica.

Una efficace modifica nello stile di vita è in grado di abbassare la pressione sanguigna tanto quanto l'assunzione di un singolo farmaco antipertensivo; e combinazioni di due o più modifiche dello stile di vita possono ottenere risultati ancora migliori.

Modifiche dell’alimentazione con introduzione di una dieta iposodica

Nei soggetti caucasici, una tale dieta iposodica della durata superiore alle 4 settimane è da sola capace di ridurre la pressione arteriosa, sia negli ipertesi essenziali che negli individui con pressione sanguigna normale. Inoltre, negli Stati Uniti si è visto che la cosiddetta dieta DASH (una dieta ricca di noci, cereali interi, pesce, pollame, frutta e verdura) determina pure una riduzione della pressione sanguigna. Pur limitando l’apporto di sodio, la dieta può comunque essere ricca di altri sali minerali (calcio, potassio e magnesio).

Attività fisica costante

La pratica di esercizio fisico dà pure buoni risultati: per gli ipertesi essenziali è consigliabile effettuare una regolare attività fisica aerobica, come camminare a ritmo sostenuto (≥ 30 minuti al giorno, per la maggior parte dei giorni della settimana).

Perdita di peso

Ancora, importante sembra essere per gli adulti, mantenere un peso corporeo normale (ad esempio, mantenere il cosiddetto “indice di massa corporea” entro valori compresi tra 20 e 25 kg per metro quadro di superficie corporea)

Moderazione nell’assunzione di alcolici

Infine, è consigliabile negli ipertesi essenziali limitare l’assunzione di alcolici, mantenendo il consumo di etanolo a non più di 3 unità/giorno per gli uomini e non più di 2 unità/giorno nelle donne.Invece il fumo di tabacco pare avere un effetto solo transitorio sulla pressione arteriosa, in quanto aumenta i valori pressori e la frequenza cardiaca nel periodo immediatamente successivo al consumo di una sigaretta, ma non sembra comportare un aumento significativo dei valori basali nel tempo.

Divieto di fumare

Studi epidemiologici hanno infatti evidenziato valori di pressione arteriosa sovrapponili fra fumatori e non fumatori, anche se studi clinici che hanno preso in considerazione il monitoraggio dinamico della pressione arteriosa nelle 24 ore hanno evidenziato valori di pressioni arteriosa diurna più elevati nei fumatori, e una tendenza nel tempo ad avere una pressione sistolica più elevata rispetto ai non fumatori.

Terapia farmacologica

Per quei casi di ipertensione essenziale che non rispondono alle modificazioni dello stile di vita, o che presentano valori di pressione arteriosa elevati, è necessario instaurare una terapia farmacologica, con l’obiettivo di riportare gradualmente e permanentemente i valori di pressione arteriosa entro i limiti definiti normali. Esistono numerose classi di farmaci per trattare l’ipertensione, che appunto vengono denominati farmaci antipertensivi, che sono in grado di ridurre la pressione arteriosa mediante vari meccanismi.

ipertensione terapia farmacologica

Le principali classi di farmaci antipertensivi attualmente utilizzate sono:

  • Diuretici (idroclorotiazide, clortalidone, furosemide, torasemide)
  • Beta- bloccanti (atenololo, labetalolo, metoprololo, propranololo)
  • Calcio-antagonisti (nifedipina, amlodipina, lacidipina, lercanidipina, barnidipina)
  • ACE inibitori (captopril, enalapril, zofenopril, fosinopril, lisinopril, quinapril, ramipril)
  • Sartani, antagonisti dei recettori per l’angiotensina II od ARBs (telmisartan, irbesartan, losartan, valsartan, candesartan, olmesartan)
  • Alfa-bloccanti (prazosina, doxazosina)
  • Alfa/Beta-bloccanti (carvedilolo, labetalolo)
  • Simpaticolitici ad azione centrale (clonidina, alfa medildopa)
  • Inibitori del sistema Renina-Agiotensina-Aldosterone (aliskiren)

I farmaci antipertensivi possono essere usati da soli (monoterapia) o in combinazione; per alcune associazioni è descritto effetto sinergico (cioè l’associazione consente di ottenere un effetto superiore alla somma degli effetti dei dei singoli farmaci somministrati in monoterapia).

Alcune combinazioni, come per esempio ACE-inibitore+diuretico, oppure ARB+ diuretico, oppure ACE-inibitore+calcio antagonista, sono commercializzati con associazione in una unica compressa, per migliorare la compliance del paziente.

Prognosi

La prognosi dell’ipertensione arteriosa si può descrivere in maniera semplice ed efficace, facendo riferimento al danno negli organi-bersaglio (cervello, cuore, reni, occhio, vasi arteriosi) e alle complicanze negli stessi organi-bersaglio: minore è il danno agli organi e minori sono le complicanze, migliore sarà la prognosi della malattia ipertensiva.

Anche se la condizione “ipertensione arteriosa non complicata” non è un’infermità tabellata ai fini del riconoscimento dell’invalidità civile, l’insorgenza di complicazioni cardio-vascolari (angina pectoris, infarto miocardico, scompenso cardiaco), cerebro-vascolari (ictus cerebrale, emorragia cerebrale), vascolari (aneurisma, dissecazione, arteriosclerosi), oculari (retinopatia ipertensiva) o renali (nefropatia ipertensiva, insufficienza renale cronica) configura condizioni cliniche che sono ascrivibili a un grado percentuale di invalidità permanente e ai benefici a questo connessi.

Prevenzione

L’ipertensione è il più importante fattore di rischio di morte che sia suscettibile di prevenzione, sulla base delle conoscenze attuali vediamo quali sono le raccomandazioni da seguire.

ipertensione dieta e stile di vita

Controllare la pressione arteriosa

L’ipertensione arteriosa essenziale, non causata da altre malattie, rappresenta uno dei principali fattori di rischio di malattia cardiovascolare che a sua volta costituisce la causa principale di morbidità e mortalità nel paziente adulto.

È importante quindi mantenere monitorata la pressione arteriosa con controlli la cui frequenza dipende dalle condizioni individuali per evidenziare precocemente un eventuale aumento dei valori pressori.

Seguire regolarmente la terapia farmacologica

La terapia farmacologica del paziente con ipertensione arteriosa può disporre di un’ampia scelta di farmaci, appartenenti a diverse classi, che possono essere somministrati in monoterapia oppure in associazione.

È opportuno che la terapia farmacologica dell’ipertensione arteriosa sia individualizzata per il singolo paziente, tenendo conto delle condizioni cliniche, della presenza di fattori di rischio, di eventuali malattie concomitanti e danno d’organo.

Adeguato stile di vita

Nei pazienti con pressione normale-elevata e nei pazienti con ipertensione l’adozione di un adeguato stile di vita permette di mantenere sotto controllo la pressione arteriosa, oltre che di ridurre il consumo di farmaci antipertensivi nei pazienti ipertesi già in terapia farmacologica.

  1. Controllo dietetico.
  2. Attività fisica
  3. Ridurre il peso corporeo
  4. Limitare l’assunzione di alcolici.

Consapevolezza dei rischi

Per poter ottenere l’aderenza a tali regimi, che possono comportare indubbiamente un certo grado di sacrificio da parte degli interessati e contemporaneamente una resistenza alla loro attuazione, sarebbe opportuno che preliminarmente le persone venissero informate sull’impatto sociale ed economico della malattia ipertensiva, sulla gravità delle complicanze e sulla loro probabilità di accadimento, oltre che su quello che è il vero costo per la popolazione, che deve sopportare morbilità e morbosità, invalidità e decessi ascrivibili alla malattia ipertensiva.

La consapevolezza della popolazione è infatti un fattore importantissimo per poter ottenere risultati preventivi a lungo termine.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha invece stimato che nel mondo attualmente solo il 50% dei soggetti ipertesi sia consapevole della propria condizione, per cui è stato deciso di avviare una campagna di consapevolezza globale ed istituire la "Giornata Mondiale dell'Ipertensione" (World Hypertension Day, WHD), che ricorre il 17 maggio di ogni anno.

Autore

mascotti.nicola
Dr. Nicola Mascotti Medico legale, Cardiologo, Medico del lavoro, Medico igienista

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1983 presso Università di Sassari.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Sassari tesserino n° 2404.

L'ipertensione è lo stato costante di pressione arteriosa superiore ai valori normali, che riduce l'aspettativa di vita e aumenta il rischio di altre patologie.

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