Raffigurazione di un orecchio con problemi di ipoacusia

Sentire meglio protegge dal rischio di demenza

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

La correlazione tra perdita uditiva e declino cognitivo si arricchisce di nuove, fondamentali evidenze scientifiche: l’ipoacusia torna al centro del dibattito medico grazie a uno studio pubblicato nel 2026 su Neurology. La ricerca, condotta su oltre 2.700 anziani, rivela un dato sorprendente: sebbene gli apparecchi acustici non migliorino direttamente le performance della memoria a breve termine, la loro applicazione costante può ridurre il rischio di demenza del 33%.

Prevenire l’isolamento sociale e diminuire il carico cognitivo necessario alla comprensione del linguaggio sono passaggi chiave per preservare la riserva neuronale.

Lo studio di Neurology: 7 anni di osservazione su 2.777 partecipanti

L'ipoacusia è oggi considerata uno dei principali fattori di rischio modificabili per la demenza. Già nel 2017 e nell'aggiornamento del 2020, la Commissione pubblicata su The Lancet ha inserito la perdita uditiva tra i determinanti più rilevanti del declino cognitivo.

Un nuovo studio pubblicato il 14 gennaio 2026 su Neurology [1] aggiunge un tassello importante: gli apparecchi acustici non sembrano migliorare direttamente memoria ed esecutività, ma potrebbero ridurre significativamente il rischio di demenza nel lungo periodo.

L'analisi ha coinvolto 2.777 partecipanti australiani di età pari o superiore a 70 anni (età media 75 anni), tutti con ipoacusia moderata e senza demenza alla valutazione basale. I dati provengono dallo studio ASPREE. Tra i partecipanti, 664 avevano ricevuto prescrizione di apparecchi acustici.

Il follow-up è durato 7 anni, nel corso dei quali sono state effettuate valutazioni cognitive semestrali con determinazione del punteggio globale, ottenuto con l'utilizzo dei seguenti test ampiamente validati:

  • Modified Mini-Mental State Examination
  • Hopkins Verbal Learning Test-Revised
  • Symbol Digit Modalities Test
  • Controlled Oral Word Association Test

Risultati dello studio: effetti sul rischio e sullo stile di vita

Dopo 7 anni, la differenza nei punteggi cognitivi globali tra utilizzatori e non utilizzatori di apparecchi acustici è risultata non significativa. In altre parole, l'uso dell'apparecchio non ha determinato un miglioramento misurabile della memoria o delle funzoni esecutive di questa popolazione. Gli Autori parlano di evidenza di classe III, indicando che la prescrizione non modifica sostanzialmente gli score cognitivi in soggetti anziani con buon livello cognitivo iniziale

Il dato più interessante riguarda l'incidenza percentuale del rischio di demenza che è apparsa così distribuita: nei portatori di apparecchi acustici pari al 5%, nei non utilizzatori al 7,5% con riduzione relativa del rischio del 33% (RR 0,67). Anche il rischio complessivo di compromissione cognitiva è risultato inferiore (36,1% vs 42,4%; RR 0,85). Inoltre, la riduzione del rischio era inversamente proporzionale alla frequenza di utilizzo: maggiore uso, minore rischio, dato che gli autori definiscono sorprendente.

Lo studio è osservazionale e non può dimostrare un rapporto causale diretto. È di fatto possibile che fattori confondenti costituiti da maggiore attenzione alla salute, migliore accesso alle cure e più elevato livello culturale influenzino i risultati.

Tuttavia, l'associazione osservata è coerente con un'ipotesi fisiopatologica concernente gli effetti dell'ipoacusia, che implica:

  • Riduzione della stimolazione sensoriale
  • Maggiore carico cognitivo per comprendere il linguaggio
  • Isolamento sociale
  • Ridotta partecipazione relazionale

Per approfondire:L’isolamento sociale rimpicciolisce il cervello degli anziani

Questi elementi, e segnamente gli ultimi due, possono favorire nel tempo la vulnerabilità neurodegenerativa. Alla luce di queste considerazioni e dei dati accumulati nello studio, l'apparecchio acustico potrebbe non "migliorare" direttamente la memoria, ma ridurre lo stress cognitivo cronico e particolarmente l'isolamento, agendo indirettamente sul rischio di demenza.

Il messaggio è chiaro: la perdita uditiva non è un mero disturbo sensoriale, ma un possibile fattore di rischio neurologico. L'apparecchio acustico non è risultato un fattore migliorativo della memoria ma, da quanto emerge da questa ricerca, il trattamento dell'ipoacusia deve essere considerata parte integrante di una strategia globale di prevenzione cognitiva.

La protezione del cervello nell'invecchiamento passa attraverso più fattori modificabili: controllo vascolare, attività fisica, sonno regolare, stimolazione cognitiva e, come questo studio ha evidenziato, anche la salute uditiva.

Per approfondire:Diagnosi malattia di Alzheimer: nuovi biomarcatori ematici

Fonte

  1. Striking Impact of Hearing Aids on Dementia Risk - Medscape - January 22, 2026
Data pubblicazione: 23 febbraio 2026

Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

Oltre 35 anni di esperienza in neurochirurgia e neurologia presso strutture ospedaliere di eccellenza italiane, con specializzazioni riconosciute e idoneità a primario. Esperto in tumori cerebrali pediatrici, neuro-traumatologia e malattie neurodegenerative, ha contribuito con oltre 70 pubblicazioni scientifiche e 5 libri. Ha partecipato a programmi di ricerca internazionali, è membro di panel Horizon 2020 e di tavoli tecnici regionali sulla SLA.

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