Tra i fenomeni moderni si delinea anche quello di coloro (maschi eterosessuali) che non riescono ad avere una vita erotica soddisfacente, e sono così indirettamente sfavoriti o esclusi da contesti quali la paternità e la famiglia coniugale (involuntary celibate).

L'esclusione non è però legata a casualità, e non è limitata nel tempo, ma è sistematica e dipendente da alcuni fattori cardine che spingono le donne a preferire alcuni uomini ad altri:

  • l'attrattiva fisica,
  • la disponibilità di soldi, e
  • la popolarità/condizione sociale.

 

Michael Hebranko

Questa, che personalmente classificherei come una “Bella scoperta!”, è indicata come teoria LMS.

Inoltre, nello scegliersi reciprocamente, poco ci sarebbe di reciproco, perché in realtà ci troviamo di fronte a branchi di uomini con bassa selettività (che andrebbero non con qualunque donna disponibile, ma quasi) e donne che invece esercitano una selettività vera, scartando quotidianamente occasioni e offerte sessuali, potenziali o concrete.

In altre parole, non siamo “pari” della ricerca del partner sessuale, le donne la vincono in quanto sono più cercate e cercano di meno: questa la seconda “Bella scoperta!”, denominata teoria “Red Pill”.

Ad aderire a questa visione sorprendente del mondo sono una serie di persone accomunate dallo scarso successo in ambito sentimentale e sesssuale, i quali però poi sono diversi sul piano mentale.

Esiste una categoria di persone che non vive in maniera rassegnata la propria condizione di svantaggio, ma che cerca di migliorarsi, di aumentare il proprio punteggio.
Per far questo in maniera scientifica, sono stati sviluppati veri e propri modi di quantificare la bellezza, per sapere quante possibilità minime e massime ha una uomo che parte sfavorito. A questo punto si cominciano a distinguere diverse tipologie di soggetti che condivisono questa visione del mondo:

  1. quelli che si ritengono brutti, fisicamente, e anche poco attraenti per gli altri fattori, che non possono utilizzare per compensare la scarsa bellezza fisica.

  2. Quelli che non si ritengono brutti, ma purtroppo non hanno avuto successo con le donne, e ritengono che questo derivi da un atteggiamento emarginante, escludente, penalizzante delle donne nei loro confronti.
    Alcuni semplicemente non sanno perché. Altri invece ricercano attentamente i motivi, e li studiano in rapporto alle teorie generali che regolano il successo o insuccesso sociale e erotico.
    Nella loro ricerca non identificano quindi delle ragioni “ovvie”, tipo la bruttezza o la stupidità, per cui si costruiscono l'idea che ci sia quasi una sorta di “complotto” ai loro danni, o di passaparola, o di gioco al massacro, o semplicemente ci siano delle catene di eventi che in maniera fatale producono la loro esclusione dalle possibilità di successo erotico. In ultima analisi, ritengono che il mondo stesso sia un sistema sadico che li costringe a rimanere “fuori” dal successo erotico, e di questo finiscono per incolpare gli altri, parte del complotto o comunque talmente stupidi e cattivi da non capire che le regole del gioco andrebbero cambiate.

  3. Quelli che non saprebbero neanche dire se sono belli o brutti, ma sanno di avere qualcosa che li tiene lontani dalle donne, non tanto per una scelta delle donne, ma per una loro paura (ginofobia) maturata anche come conseguenza di insuccessi o mancati successi precedenti.
    Il loro atteggiamento con le donne è di soffrire per l'assenza di rapporti, ma di escludere un rapporto vero e proprio con loro, in quanto “fobici” e quindi come tali riconoscibili e perdenti, o destinati a non sapere come gestire un corteggiamento.
    Essi si ritengono comunque ingiustamente emarginati, per effetto di una selezione che premia l'estroverso, il sicuro di sé, l'assertivo. Quindi riconoscono di essere “impauriti” dalle donne, ma in parte o del tutto attribuiscono questo ad un sistema di cose che li penalizza.

 

Le tre diagnosi corrispondenti sono:

  1. la dismorfofobia, nella sua accezione diretta (fisica, corporea) o lata (anche il carattere, il modo di fare, la popolarità, l'appetibilità sociale, le qualità etc);
  2. la paranoia, cioè una percezione distorta dell'atteggiamento altrui, a cui si attribuisce una qualità ostile o irridente, o condizionante, ritenendo che sia voluta e mirata (a se stessi, contro se stessi), anche se non si individuano moventi o spiegazioni plausibili, perché si percepisce che è comunque evidente così. Chi ne soffre ovviamente non ritiene che le cose stiano in questo modo, ma ritiene di essere riuscito a capire che gli altri gli sono “contro” laddove uno potrebbe semplicemente interpretare come “un caso”, una sfortuna, coincidenze etc.;
  3. la fobia sociale, che si distingue dalla dismorfofobia perché il fobico sociale ha una certa consapevolezza che la questione risiede in gran parte in una sua paura delle donne, e non pensa che ci sia qualcosa che non va “davvero” a livello oggettivo.

 

Ora, in ogni caso c'è una componente del funzionamento mentale che aggrava le sindromi, e che quasi sempre c'è nelle forme nevrotiche, cioè la dismorfofobia (a) e la paranoia (b): la componente ossessiva, che significa quella tendenza analitica che ti spinge a porti i problemi in maniera precisa e puntuale, per trovarne le premesse e le conseguenze secondo una logica compiuta.

In questo modo si costruiscono le “teorie” della bellezza e del successo, che mai saranno di aiuto, perché sono teorie che battono il chiodo là dove è già piantato.

Ad esempio, un fobico, anche se pensa tutto il giorno al perché non riesce a conquistare una donna, ne ricaverà solo teorie che “spiegano” il perché è svantaggiato, ma non potrà mai elaborarne una con cui vincere, semplicemente perché la sua fobia lo tiene lontano dall'oggetto desiderato. Ha paura di provare, di esporsi, di mettersi in gioco in maniera semplice e basilare, per cui più ci pensa, e più finirà semplicemente per trovare buone giustificazioni al suo insuccesso. Consolazione direi magrissima.

 

La componente “paranoica” (b) di queste teorie sulla bellezza è stata resa famosa dal caso di Elliot Rodger, autore di una strage di giovani che lui riteneva “vincenti” e quasi coalizzati per tenerlo fuori dalla vita sessuale, “forzatamente celibe” (in-cel).

Nei video che ha prodotto, uno dei quali durante l'episodio, prima di suicidarsi, si nota chiaramente sia la posizione di Rodger, che non afferma di essere brutto e sgradevole, ma anzi di essere teoricamente il “perfetto gentiluomo”, ciò che ogni donna dovrebbe volere e apprezzare. Mentre invece lui ritiene che le donne apprezzino altre qualità, dozzinali e non meglio definite, per cui in un certo senso corteggiarle diventa come offrire perle ai porci. Il secondo elemento evidente è che il modo di parlare, l'espressività, richiamano un'emotività “piatta”, non depressiva, ma probabilmente scollegata dalla comunicazione con il mondo.

Probabilmente non riusciva a comunicare con gli altri, e si sentiva in qualche modo “spinto fuori” dagli altri, per i quali provava solo odio e rabbia, salvo essere biologicamente costretto a provare attrazione per le donne. E' verosimile che questa sua affettività bloccata fosse il fattore principale che lo faceva forse apparire “odd” (strambo) o “weird” (strano con un accezione negativa) o “spooky” (inquietante).

E' possibile che la dimensione sociale amplifichi questo tipo di patologie, perché la competizione, il paragone, il concorrere per un risultato, il doversi comunque definire in mezzo ad una massa (o distinguersi, o tenere il passo degli altri eguagliandoli) è un fattore stressante che fa venir fuori diversi disturbi, affettivi, ansiosi e psicotici.

Quanto più la vita di comunità si svolge in maniera collettiva e corale, tanto più questo fattore può esaltare la differenza tra coloro che in gruppo riescono a dare il meglio, e coloro che in gruppo invece non danno niente (i timidi, gli ansiosi, i fobici).

Non c'è quindi da stupirsi se certi temi sono amplificati dall'epoca in cui la socialità è mille volte amplificata dal livello virtuale.

 

La prospettiva terapeutica è di diverso tipo.

Più semplice per i fobici, che inizialmente possono non volersi curare perché hanno timore che - curandosi - siano indotti a fare prove destinate poi all'insuccesso (una visione dall'interno della fobia, in cui per il momento è meglio rinunciare che esporsi).

Più difficile per i dismorfofobici, che sono già più convinti della fondatezza della loro idea, cioè ritengono inutile essere più positivi e possibilisti se tanto sono “brutti”, e difendono la propria condizione aggrappandosi al concetto di “problema oggettivo”, che andrebbe risolto.
Tipicamente si sono interessati di chirurgia estetica o hanno eseguito interventi, si sono interessati di cultura fisica per migliorare il corpo etc. con esito negativo rispetto allo scopo generale. Il loro atteggiamento verso chi mette in discussione la loro visione delle cose è scettico se non oppositivo.

I paranoici sono ovviamente i più difficili da “approcciare”, poiché essi sono sicuri di ciò che pensano, e possono semplicemente reagire ad una proposta di cura con un “allora lei non mi crede”, “lei pensa che sia pazzo”, o cose del genere. Essendo un disturbo della percezione e della formazione dell'idea, è chiaro che non vede se stesso. Un peccato, poiché in realtà le terapie per le paranoie sono probabilmente lente ma possibili.

A livello terapeutico, si può dire che in ogni caso l'obiettivo comune è la prevenzione della cronicizzazione, del peggioramento della consapevolezza e dello sviluppo di atteggiamenti "attivamente" evitanti o ostili (misoginia, ginofobia).

 

Si guardi anche sul tema il servizio delle Iene

e il documentario sulla strage di Santa Barbara: