Il controllo dell'amore: la morsa dell'ossessione sulle relazioni

Dr. Matteo PaciniData pubblicazione: 04 marzo 2020

(dal film "Mania" di Polselli)

Mania di Renato Polselli è un film introvabile, casualmente intercettato su Youtube. Al pari di altri film di questo autore, vederlo e seguirlo è un'esperienza stralunante. In un genere sospeso tra il grottesco, l'horror-thriller, il fiabesco, si procede con stile surreale e visionario, a volte al limite del bombardamento di immagini, silenzi e insistenze innaturali su dettagli. La trama a volte si perde, o non si riesce a definire che dopo un bel po'.

In questo film però trovo la trama, al fine ricostruita, come una geniale rappresentazione dell'ossessione, spinta verso i suoi margini più “totali” (dall'ossessione carnale a quella esistenziale).

Ci sono due gemelli che vivono in una casa con la servitù. Uno dei gemelli è uno scienziato, immerso nelle sue ricerche. La moglie lo tradisce con l'altro gemello. Lo scienziato scopre tutto e causa la morte del gemello, per fingersi poi lui, e avere così in mano la doppia vita della moglie (che si snodava tra un gemello e l'altro), ma rimane lesionato e sfigurato. La moglie fugge dopo l'incidente, ma poi torna per capire. Il marito, la tormenta in vari modi, fino a farla impazzire.

Il primo elemento interessante è la ricerca che lo scienziato conduce. Egli tenta di indurre e controllare uno stato vitale “sospeso”, in cui alcune funzioni siano appunto interrotte e sia possibile intervenire per curare le malattie quasi come su un modello “metafisico”. Il corpo ritorna in vita senza essere stato realmente manipolato.

Un'ideale medico e anche una fantasia di immortalità.

Uno scienziato del genere è ovviamente sempre “quasi” giunto all'obiettivo, ma in realtà ne è sempre separato da una distanza incolmabile. Egli può cioè aver messo a punto un sistema “quasi funzionante” o “quasi perfetto”, o averlo concepito perfettamente ma essere sempre lungi dall'averlo “messo a punto”. Il suo cervello è ossessionato dal controllo, controllo della vita in quanto tale, della morte, delle funzioni corporee e del loro svolgimento nello spazio-tempo.

Una mente del genere, che si sente tanto vicina al controllo radicale, è messa in discussione dalla perdita del controllo sulla cosa più meschina ma in realtà centrale di tutte: il tradimento affettivo.

 

E sul tradimento affettivo, “sbrocca”. Non ha difese, ovviamente, perché tutto il controllo che riesce a esercitare nell'ambito dell'esperimento scientifico è in realtà fittizio, o auto-referenziale. In parole povere, lo scienziato rischia di cercare solo ciò che gli riesce trovare, e di porsi domande di cui già intravede le risposte, facendo finta di non vedere che intorno a questi suoi calcoli che tornano c'è lo stesso “mare” ignoto di prima. Fuori da questa dimensione, egli è solo un uomo che ha a che fare con altri uomini, o con le forze della natura, contro le quali nulla può, in ultima analisi. Deve adattarsi, prepararsi ai cambiamenti, non farsi troppe domande e cercare soluzioni nuove.

 

Lo scienziato del film invece non rinuncia al controllo, non molla la presa. Vuole riprendere la guida di ciò che gli è sfuggito di mano, e da qui architetta la soluzione grottesca e surreale: prendere l'identità del fratello gemello. Se – ironia della sorte – l'amante del vostro partner fosse il vostro fratello gemello, potreste appunto pensare che la cosa sia “rimediabile”, perché è la vostra copia. Quindi sostituirsi a lui cancellerebbe il tradimento, almeno nella distorsione che ne fa una mente ossessionata dal controllo. Eppure, anche se il controllo è così vicino, tutto precipita.

 

In teoria, lo scienziato è divenuto anche l'amante di sua moglie, in quanto fisicamente uguale. In pratica, non c'è niente di più sconclusionato. Lui stesso in realtà usa questa nuova situazione per tormentare la moglie stessa, in un misto di vendetta e di ricerca del controllo su di lei. Cerca di farla impazzire per essere al tempo stesso anche colui che può mantenerla dentro il limite della sanità mentale, così come può spingerla fuori. L'idea sarebbe quella di legarla talmente a sé da aver ricostituito l'amore ideale: una uguaglianza fisica al vero oggetto del suo amore (l'amante) e un legame psicologico stretto e imprescindibile. Ma la fisicità è finzione (lui si è sostituito al gemello) e il sentimento è un montatura (un complotto per renderla dipendente). Un 'ideale quindi che è quando di più fasullo possa esistere, e allo stesso tempo quanto di più controllato possa esistere.

 

In questa tensione, lo scienziato perde infine la presa sulla sua “creatura”. La moglie si uccide, e lui resta solo.

In questo tipo di situazioni, specie quelle connesse alle relazioni sentimentali, la ricerca del controllo diventa un potenziale nucleo patologico.

Se infatti si può fino ad un certo punto esercitare il controllo sull'igiene, sull'igiene, sulla salute, sulla previsione meteorologica, quello sui sentimenti e sulle reciproche affinità è invece qualcosa di indipendente, quasi metafisico. Un legame vive come risultato di qualcosa che è talmente mutevole e multifattoriale da essere praticamente non controllabile.

L'igienista ossessivo è patologico quando si lava le mani per ore, ma lavarsi le mani è un comportamento ragionevole. Le previsioni del tempo non sono assolute, ma tendenzialmente tutti cercano di capire se sono definite o meno e magari si regolano di conseguenza.

Sapere se l'altra persona ti ama, ti ama davvero, ti potrebbe tradire, etc sono invece già in partenza eccessi di controllo, poiché non utilizzano normalmente un canale di controllo razionale. Non si fanno calcoli per amare o per verificare di essere riamati. Di amare, lo si sa “a priori”, di essere riamati lo si sa “a posteriori”. Chi volesse invertire questa sequenza purtroppo si troverebbe a cercare gli angoli di una sfera. E non trovandoli, a crearli per poi orientarsi in uno schema che non riguarda la natura dell'oggetto, ma l'inquadramento con cui uno vorrebbe controllarlo.

La conoscenza istintiva, sentimentale, intuitiva, o come la si voglia chiamare, è un tipo di scambio con l'ambiente che origina da sé, dalle proprie inclinazioni e pulsioni, e che fornisce risposte e crea sintonie. Ma non è un calcolo controllabile. Dell'amore cioè si può calcolare solo ciò che è già avvenuto, cioè che già si sa.

 

Il personaggio “chiave” per capire il senso psicologico è la domestica, Erina. Mentre cerca di impedire che il marito scopra la moglie con il gemello amante, lui la uccide. Erina sopravvive, ma rimane muta. Il suo personaggio simboleggia l'accettazione della verità, e della propria incapacità di controllarla, ma anche la possibilità di accettarla e usarla come base vera per scegliere e evolvere. Lo scienziato non l'accetta, soffoca la via d'uscita dalla sua ossessione, che fortunatamente, anche se muta, rimane un'opzione di salvezza. Allo stesso modo i pazienti fanno tipicamente resistenza a ciò che li porta lontano dalle ossessioni, presi dalla forza dell'idea di controllo, e convinti che da lì passi la soluzione delle loro insicurezze.

 

La patologia del controllo ha varie forme, da quelle benigne e passive (dubbi sull'essere ancora innamorato, dubbi ossessivi sull'aver fatto la scelta giusta, dubbi ossessivi sulla “adeguatezza” del partner in vario senso, da quello fisico ad altro. C'è poi la gelosia ossessiva, o il possesso ossessivo.

Sull'altro versante vi sono le patologie “attive”, maligne, con tendenza all'imposizione del controllo con mezzi aggressivi o ricattatori, fino alla gelosia paranoica e ai comportamenti di stalking.

 

Autore

matteopacini
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1999 presso Università di Pisa.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Pisa tesserino n° 4355.

9 commenti

#1
Utente 378XXX
Utente 378XXX

Secondo me se uno soffro di ossessioni, meno se ne parla meglio è. Bisogna arrivare al punto di "dimenticarsi" di aver un disturbo. È come se uno ha la sclerosi multipla, non è che approfondire l argomento gli giova, anzi non riesce più a staccarsi dal suo male

#2
Dr. Matteo Pacini
Dr. Matteo Pacini

Sarebbe un'ottima idea, ma il disturbo consiste nel tendere a ripeterlo, approfondirlo e in uno stadio successivo convincersi che ripeterlo e approfondirlo siano cosa buona e vadano fatti in maniera efficace e ancora maggiore

#3
Utente 378XXX
Utente 378XXX

beh, ma se uno ha un disturbo lieve o moderato (capisco che se il disturbo è grave non è facile), una volta che conosce il meccanismo del disturbo, "sa" che deve evitare certe comportamenti , li evita (magari con uno sforzo erculeo) e il disturbo dovrebbe scomparire, un po' come una coperta che si riavvolge... Almeno credo funzioni così, poi forse la faccio troppo facile

#4
Dr. Matteo Pacini
Dr. Matteo Pacini

Sì, certo, ma quella è l'esperienza di quando la morsa viene meno, il che è appunto indice di auto-moderazione del disturbo. In questo spazio certo, poi uno può volutamente boicottare le ossessioni con tecniche che includono anche il non assecondarle. Per questo basta averne consapevolezza, ma dipende appunto dall'intensità delle stesse.

#5
Utente 378XXX
Utente 378XXX

ci si prova, ma già il fatto che sono su questo blog indica che non è facile. Comunque, ognuno ha le sue croci...grazie dei suoi contributi dottore

#6
Utente 378XXX
Utente 378XXX

Pensi che, in questi stessi istanti, attendo la sua continuazione della discussione, come se da una sua risposta dipendesse la risoluzione del disturbo. Una specie di "parola magica"...

#7
Utente 572XXX
Utente 572XXX

E chi invece esercita il controllo evitando? Evitando di amare, restando lontano dai sentimenti, nella sfera della razionalità. Io ne sono un esempio. Matrimonio "bianco" con uno come me, una mia amica una volta mi ha chiesto che ne pensavo della sua scelta di sposare il suo compagno e alla mia risposta ha reagito lamentandosi del fatto che in realtà gli ho fatto un contratto prematrimoniale, che penso solo ai soldi.

#8
Dr. Matteo Pacini
Dr. Matteo Pacini

Il matrimonio è concepito come un'istituzione per ordinare le cose socialmente e produrre equilibri. Non richiede di per sé che sia bianco. Se c'è questa opzione negativa (bianco) significa che c'è bisogno di escludere la parte sessuale, e che nonostante questo resta altro, da vedere se unilateralmente o meno. Di non renderla esclusiva, sì, ci sono matrimoni "aperti", ma bianco significa se mai che la persona non riesce a gestire quell'aspetto. O che non lo si vuole.

#9
Utente 572XXX
Utente 572XXX

Certamente qualcuno non vuole, ma altri non riescono. Magari si intestardiscono che bisogna farlo per forza, come la coppia lui ossessivo - lei depressa di Viaggi di Nozze. E come possono volersi bene se non superano la paura dell'altro? Non intendo la fobia sociale, ma la fobia di sentire quello che l'altro mi fa sentire, le cose che io l'otto attivamente per non sentire. Io non capisco niente di queste cose, chiaramente, sono opinioni ingenue. Bellissimo articolo comunque, anche se il film così come lo ha raccontato non sembra granché.

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