Femminicidio: sottomesse ed innamorate...

Dr.ssa Valeria RandoneData pubblicazione: 29 novembre 2013

Molte donne vivono sottomesse e vacillanti tra botte, ricatti e compromessi... lividi indelebili sul corpo e nell’anima.
Poi basta poco, come per esempio una carezza e tutto sembra ritornare alla normalità.

Queste donne soffrono di dipendenza “affettiva”, una pericolosa droga d’amore, che le rende incapaci di odiare e di ribellarsi ai loro carnefici, diventando così, possibili protagoniste del femminicidio e dello stalking.

L’ONU ha definito il femminicidio e gli abusi sulle donne come un “fenomeno endemico di proporzioni globali”, capace di inquinare le relazioni quotidiane, familiari ed ovviamente affettive.

Carezze rubate e fortemente desiderate, intervallate a percosse e sevizie, un corpo ed una psiche segnate dalla sofferenza, diventano i protagonisti di questi “amori malati e patologici”.
Sembra proprio che queste donne, vittime del loro stesso amore, siano incapaci di provare rabbia e ribellione, elementi centrali e determinanti per mantenere la giusta distanza dal mondo dell’altro.

Questi uomini sono veramente così dominanti?

In realtà no, trattasi invece di uomini fragili, bisognosi di cure, attenzioni continue e di sostegno, uomini che mantengono la loro egemonia ed il loro potere affettivo attraverso l’uso della forza, delle percosse fisiche e psichiche.
Uomini che non sanno essere autorevoli in amore, ma che adoperano l’aggressività per marcare il loro territorio familiare e relazionale.

 

Perché queste donne sono incapaci di provare odio, rabbia e ribellione?

Sono donne che soffrono di mal d’amore, donne afflitte e logorate da una brutta malattia, la “dipendenza affettiva”.

Cosa accade in queste coppie?

Il partner più debole e fragile, si lega irreversibilmente al partner più forte e dominante, lasciandosi sottomettere e guidare nella vita, ogni possibile assenza o distanza genererà nell’altro/a lo sconforto e l’angoscia più cupa.
Donne fragili, bisognose di sostegno e cure, donne che si prendono cura del partner per paura di essere abbandonate e sostituite.
In realtà sono donne che hanno paura di cambiare e di crescere….donne che non sono state amate adeguatamente e che non hanno ricevuto quell’amore e fiducia di base, necessaria poi per affrontare la vita ed i legami.

In Italia, più precisamente a Bolzano è nata la prima struttura riabilitativa per le “addiction” amorose, la SIIPAC (www.siipac.it), centro specialistico che accoglie, ascolta e soprattutto cura donne bisognose e sofferenti.

 

Cosa impedisce a queste donne di dire “basta”?

Cosa le tiene legate a questa atroce sofferenza dell’anima e del corpo?

L’incapacità di dire “NO” sembra la prima vera problematica che affligge chi soffre di dipendenza affettiva.
Queste donne, decisamente problematiche, instaurano a loro volta legami problematici, senza quelle indispensabili quote di autonomia ed indipendenza, mettendo sempre al centro del loro equilibrio psichico il legame con il loro partner, centralità che le spinge ad accettare ogni sofferenza, abuso e sopruso.

Un amore malato, sofferente e soprattutto patologico, è un amore malsano che contiene sin da subito i primi segnali di disagio e pericolosità.
Telefonate persecutorie, aggressioni verbali, si alternano a maltrattamenti psicologici e poi, purtroppo, fisici.

Tutto questo e molto altro, dovrebbe far scattare una sorta di allarme interno, ma le donne che soffrono di dipendenza d’amore, invischiate nelle maglie di questi legami, non se ne rendono conto e spesso si sentono addirittura lusingate da tali condotte falsamente amorevoli.

 

Cosa accade nella psiche/ corpo della donna maltrattata?

Ogni donna, in base alla propria storia di vita ed alle proprie risorse psichiche, reagisce con modalità differenti: c’è chi attiva meccanismi di difesa per compensare il trauma subito, chi invece adotta meccanismi di negazione della realtà e dell’accaduto mettendo in atto strategie psichiche difensive.

Altre donne invece, si identificano totalmente con l’aggressione e con l’aggressore, non riuscendo a mantenere quella distanza necessaria per un possibile allontanamento o distacco e per una futura elaborazione psichica, sviluppando inoltre, sentimenti di colpevolezza.
A seguito di un trauma così importante, arriva ad essere minata interamente l’autostima e la fiducia, elementi questi indispensabili per future relazioni sentimentali e sessuali.

 

Dal dolore si può sfuggire?

Certamente si!
Leggi, proposte di legge, donne ascoltate ed aiutate nella loro sofferenza, sono sicuramente la strada maestra verso la soluzione di tanto disagio e dolore.
Il male, va raccontato, urlato e soprattutto denunciato.

Una sopportazione passiva e rinuciataria, porta con sé la cronicizzazione dei comportamenti aggressivi e soprattutto perpetua all’interno delle famiglia la legittimizzazione di comportamenti abusanti, nei quali i figli possono pericolosamente identificarsi.

Noi sessuologi clinici, appartenenti alla SIA, società italiana andrologia, stiamo lavorando su vari progetti su scala nazionale, aventi come obiettivo la prevenzione dello stalking e soprattutto stiamo istituendo degli strumenti da poter adoperare nelle scuole e negli ambulatori, capaci di far emergere il “molestatore assillante” al fine di ascoltarlo nel suo disagio ed ove fosse possibile, curarlo.

 

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Autore

valeriarandone
Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo

Laureata in Psicologia nel 1992 presso La Sapienza-Roma.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia tesserino n° 1048.

71 commenti

#1
Dr. Alessandro Scuotto
Dr. Alessandro Scuotto

Cara Valeria,
è interessante il blogpost che hai pubblicato ed è purtroppo quantomai attuale.

Trovo molto importante la sottolineatura sulla possibilità di cura del "molestatore assillante" nella chiave di lettura della prevenzione primaria della violenza sulle donne.

A seguito della descrizione iniziale, vorrei però portare l'accento su una domanda che potrà sembrare forse banale: come può fare una donna a riconoscere - qualora ne sia affetta - la propria condizione di dipendenza affettiva?
Mi sembra un requisito fondamentale per avviare il processo di "guarigione" da tale dipendenza e iniziare a contrastare efficacemente il comportamento violento prima che si possa esprimere in azione.

#2
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Caro Alessandro,
Grazie per le tue interessanti riflessioni.

Il femminicidio, di cui oggi purtroppo si parla tanto, non può, a mio avviso, essere arginato semplicemente e velocemente, ma necessita di un lavoro attento e soprattutto costante a largo spettro, partendo dalle nostre case (educando e sensibilizzando i nostri figli al rispetto ed all' ascolto dell' altro/a), passando dalle scuole, fino ad arrivare alle istituzioni......

La "prevenzione primaria" è determinante per la possibile cura del molestatore assillante, uomo sofferente e solo nel suo disagio e mal d' amore.

Per quanto riguarda la " dipendenza affettiva", questa parte da lontano......dalle famiglie d' origine, dai "copioni affettivi" ereditati in dote e dalle "voragini amorose" che questa dipendenza comporta.

Solitamente trattasi di donne che non sono state sufficientemente amate e che non hanno ricevuto quella indispensabile " fiducia di base" che necessita poi per intraprendere qualunque relazione che sia equilibrata e soprattutto paritaria.

Sono donne che si accontentano di briciole, di essere sottomesse pur di essere amate, di essere maltrattate, pur di rimanere dentro la coppia e così via....
Ho trattato il mal d' amore e la dipendenza affettiva in questo articolo sull' "amore affamato" ....sono donne denutrite e deprivate....perennemente affamate d' amore e dell' altro..

https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/4078-l-amore-affamato-la-dipendenza-d-amore.html

Un caro saluto
Valeria

#3
Dr.ssa Vincenza De Falco
Dr.ssa Vincenza De Falco

Complimenti Valeria per aver scritto un articolo su un tema purtroppo molto attuale.

Hai parlato giustamente di prevenzione primaria, di cause che risiedono nelle famiglie d’origine, di traumi subiti soprattutto nell’infanzia.

Hai descritto sapientemente sia la donna vittima, sia l’uomo molestatore.

Vorrei focalizzare per il momento l’attenzione sulla donna vittima della violenza.

Nell’ambito della prevenzione sarebbe molto importante aiutare queste donne a saper riconoscere i vari tipi di violenza, e quali sono i primi segnali della violenza.

Spesso le donne vittime di violenza che arriva dal partner, che poi può sfociare nel femminicidio, inizialmente non sanno neanche riconoscerla.

Esistono infatti oltre e prima della violenza fisica e sessuale, che sono ovviamente palesi e riconoscibili, altre forme di violenza, più subdole e sottili, di tipo psicologico, che la vittima almeno inizialmente non è in grado di riconoscere, anzi spesso pensa che in realtà va tutto bene.

Se accade ad esempio, che il partner la rimprovera continuamente, la critica anche davanti ad amici e conoscenti, non gli consente di frequentare le amiche o i familiari, controlla le telefonate e gli sms, la accusa continuamente di non essere una buona moglie o una buona madre, la minaccia di non fargli più vedere i figli se non si comporta come lui desidera, minaccia di ucciderla o di uccidersi se lei non fa quello che lui vuole, la costringe a licenziarsi e a rimanere a casa, lei pensa che in realtà tutto questo è normale e accade perché se lo è meritato e la colpa è tutta sua.

#4
Dr. Chiara Lestuzzi
Dr. Chiara Lestuzzi

Brava Valeria!

Hai descritto molto bene le radici di questo grave (e sottovalutato) fenomeno.

Il maggior pericolo è che si parli della violenza (prevalentemente domestica) solo a intervalli: quando c'è la "giornata" o quando c' è un fatto di cronaca che colpisce. Purtroppo, molte persone commentano "Se la vittima non se ne va, vuol dire che se le va a cercare", oppure sono convinte che il problema riguardi gruppi particolari (scarsa cultura, livello sociale basso, alcolisti, drogati), mentre anche nell' ambito di belle famiglie borghesi ripsettabili e rispettati professionisti umiliano e picchiano le mogli.
Dunque, la vittima ha anche poco sostegno sociale, e deve affrontare problemi pratici e psicologici insieme.

In Veneto è nata un'iniziativa che coinvolge strutture e figure professionali diverse, in una rete di attività, che merita di essere conosciuta:

http://www.onvd.org/index.php?page=39

http://www.onvd.org/index.php?page=news

http://www.bresciaoggi.it/stories/Cronaca/587485_in_sette_anni_diecimila_vittime_di_violenza/



#5
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Buon giorno Cinzia e Chiara,
Grazie per le vostre riflessioni.

La donna solitamente non riconosce il pericolo perché questo è subdolo, silente ed ammantato quasi da una " lusinga" affettiva....

Se il suo uomo la controlla e rimprovera, se è richiedente e possessivo, lei, che solitamente è fragile psichicamente, legge questi comportamenti come gesti d' amore e di attenzione.

I media stanno lavorando tanto al fine di sensibilizzare donne ed uomini su questo tema, questa potrebbe essere una valida strategia per riconoscere la violenza già dai primi segnali.

Una donna, non più sola nel suo dolore e sottomissione, potrà trovare il coraggio di dire " NO".

In questi giorni a scuola di mia figlia, hanno tenuto una conferenza sul femminicidio ed i bambini hanno poi fatto un tema con le loro riflessioni ed eventuali progetti...

Soltanto la comunicazione e la denuncia del fenomeno, a mio avviso, può rappresentare la strada maestra per la sua risoluzione.
Valeria

#13
Ex utente
Ex utente

La violenza sulle donne esiste, ma il numero delle donne uccise dai partner sentimentali sono invariati negli anni. In Italia inoltre si ammazzano meno donne rispetto al resto d'Europa. Controllate le statistiche. Si sente sempre parlare di partner violenti tutte le volte, ma a me sembra che si sta creando un clima di allarmismo. Quindi combattere la violenza contro le donne si, ma senza fare terrorismo infondato contro gli uomini come fanno i media.
E poi bisognerebbe parlare anche della violenza delle donne contro gli uomini e cominciare a parlare di morti maschili.

#14
Dr. Alessandro Scuotto
Dr. Alessandro Scuotto

Gentile utente 123229,
in assenza di una statistica sociale condotta con rigorosi criteri scientifici, dobbiamo accontentarci dei dati ISTAT, i quali mostrano - è vero - che il numero di omicidi ai danni delle donne non è aumentato nel corso degli ultimi anni, ma rilevano però che il fenomeno esiste.
Alcuni osservatori addirittura sostengono che questo andamento pressoché costante è più minaccioso di un ipotetico incremento attribuibile a fattori esterni, poiché è indizio di una espressione endemica più che epidemica.

Ma al di là dell'aspetto sociologico-statistico, la mia impressione - parlo da clinico, abituato a considerare la patologia (qualsiasi essa sia, non solo necessariamente quella psichiatrica) nella persona - è che, alla luce dell'attuale sviluppo sociale, questa manifestazione (il femminicidio) è ancor più inaccettabile ed è necessario un intervento per poterlo prevenire oltre che contrastarlo in maniera più efficace.

#19
Dr. Chiara Lestuzzi
Dr. Chiara Lestuzzi

Gentile utente 123229,

Riporto qui il link che avevo messo anche sopra, relativo a una statistica fatta in Veneto più altre 5 provincie sulla violenza in famiglia. Certo ci sono vari tipi di violenza, anche contro gli anziani e i bambini. Ma il rapporto maschi/femmine come autori della violenza è di 3:1. La maggioranza delle violenze avviene nell'ambito di una coppia. E c'è una media di 15 donne all'anno uccise.


http://www.bresciaoggi.it/stories/Cronaca/587485_in_sette_anni_diecimila_vittime_di_violenza/

Trattandosi di omicidi preceduti quasi sempre da mesi o anni di angherie e minacce, quindi prevedibili e prevenibili, qualsiasi azione di contrasto è importantissima.
Il confronto con altri stati mi sembra futile: la violenza è un male a prescindere, e ogni comunità deve farsi carico di prevenirla per i suoi componenti.
Siamo in Italia e ci preoccupiamo di aiutare le donne italiane (anche perché trovo poco probabile che le donne austriache o francesi scrivano al nostro sito).
Secondo il suo ragionamento non dovrebbero essere "demonizzati" i politici e i pubblici funzionari ladri e corrotti perché ci sono stati in cui la corruzione è più dilagante?

#20
Dr. Chiara Lestuzzi
Dr. Chiara Lestuzzi

Gentile utente 123229,

Tra l'altro, a quali statistiche si riferisce per affermare con tanta sicumera che il numero di violenze è stazionario?
Secondo questo report lombardo c'è stato un aumento del 53% negli ultimi anni:

http://www.dazebaonews.it/italia/cronaca/femminicidio/item/22188-violenza-donne-in-lombardia-fenomeno-aumentato-del-53-in-due-anni

Secondo un altro registro, mentre il numero degli omicidi globali è in diminuzione, quello delle donne è in aumento

http://www.alfemminile.com/donne-societa-diritti-della-donna/femminicidio-donne-uccise-nel-2013-d45563.html

Ed è solo la punta dell' iceberg, visto che solo una minoranza delle donne maltrattate lo ammette e chiede aiuto

http://www.dazebaonews.it/italia/cronaca/femminicidio/item/22303-“quanto-costa-il-silenzio?”-la-prima-indagine-sul-femminicidio

Lei ha NUMERI diversi con cui controbattere, o scrive solo per spirito di contraddizione?

#22
Ex utente
Ex utente

Ma basta con questa ridicola storiella del "femminicidio". Ora anche su un sito di informazione medica seria, quale è medicitalia, bisogna assistere a questa continua modaiola lagna di falsi dati, continuo vittimismo e piagnucolamenti femminili vari?
La psicologia si rivela ancora una volta una specialità "medica" fasulla e deleteria.
Ma perchè voi psicologhe non analizzate mai la violenza femminile che si focalizza in particolar modo sugli individui più deboli della società, quali bambini, anziani, disabili ed in generale persone deboli? O volete, forse, far credere che non esiste anche un'emergenza infanticidi commessi da donne?(totalmente insabbiati dai media)

#23
Ex utente
Ex utente

Leggersi queste statistiche ONU (ONU non CEDAW) per vedere che l'Italia è uno dei paesi dove si commettono meno omicidi di donne
http://www.unodc.org/unodc/en/data-and-analysis/homicide.html

Ma poi vogliamo parlare degli omicidi di uomini? (compresi quelli commessi da donne).
Vogliamo parlare del fatto che ancora oggi il 98% delle vittime sul lavoro sono di sesso maschile?
http://www.vegaengineering.com/osservatorio-sicurezza-sul-lavoro-infortuni-mortali/

Perchè non si parla mai di questi argomenti?

#24
Dr. Chiara Lestuzzi
Dr. Chiara Lestuzzi

Quando si parla di "femminicidio" ci si riferisce all' omicidio di una donna da parte di un uomo, omicidio legato al suo ruolo di moglie, compagna, figlia... Quindi gli omicidi da parte di un' altra donna non vengono considerati.
Chiaramente gli omicidi in generale (che includono quelli dovuti a guerre tra gangs criminali, omicidi di mafia o camorra o 'ndrangheta) hanno tra le vittime più maschi che femmine, semplicemente perché si ammazzano tra uomini. Come chiaramente, essendo la percentuale di donne che fanno lavori pericolosi, che salgono sulle impalcature per fare i muratori ecc. minore, sono di più gli uomini che muoiono di incidenti sul lavoro.
Ma questo è un discorso del tutto diverso, e non c' entra nulla con il fatto che la donna uccisa (e -se non uccisa- picchiata) dopo mesi o anni di vessazioni dal compagno o ex compagno sia una vittima particolare.

Gli infanticidi commessi da donne (di cui in realtà si parla molto) non sono neanche paragonabili alla persecuzione di un uomo nei riguardi della sua compagna. Sono in genere atti impulsivi legati a gravi forme depressive (la madre uccide il figlio perché pensa di liberarlo da un futuro di dolore) e spesso seguiti dal suicidio. Gli uomini che uccidono le donne le hanno quasi sempre perseguitate per lungo tempo.

Infine: l'idea di questo blog era stata suggerita da un medico (maschio) nell'area riservata ai professionisti, e avallata da diversi medici (maschi e femmine) che però ritenevano che per affrontare un argomento del genere fosse più indicato/a uno/una psicologo/a. Questo semplicemente perché i meccanismi che portano un uomo a diventare violento e una donna a subire senza ribellarsi sono di competenza degli psicologi.

Ne abbiamo discusso per alcuni giorni, e la dott. Randone ha raccolto l'invito a "rompere il ghiaccio", cosa di cui io personalmente le sono grata, in quanto ritengo l'argomento molto importante.

#25
Dr. Alessandro Scuotto
Dr. Alessandro Scuotto

Per l'utente 379949.

Innanzitutto la ringrazio per il riconoscimento della serietà del sito, ma non penso che la questione posta nel blog sia, come lei afferma, una "ridicola storiella": un fenomeno che interferisce con la qualità della vita delle persone o che pregiudica addirittura la vita stessa, merita certamente una considerazione "seria".

Vede, il punto non è se il numero di delitti sia in aumento o meno, e neppure se il numero di delitti in Italia sia superiore o meno a quello di altri paesi: l'argomento è che il problema ESISTE e che è necessario adoperarsi per la soluzione.

Mi spiace che lei abbia avuto parole poco riguardose nei confronti della psicologia, ma veda, i professionisti che sono intervenuti fin'ora - ospiti del blog della dott.ssa Randone (psicologa) - sono una ginecologa, una cardiologa e un internista (gastroenterologo): segno, probabilmente, che l'argomento tocca la sensibilità di persone appartenenti a più categorie coinvolte spesso con persone in difficoltà.

Pur se gli altri fenomeni delittuosi che ha citato (violenza ad opera di donne, infanticidio, vittime sul lavoro) sono certamente importanti e meritevoli di attenzione, probabilmente non è utile distogliere lo sguardo dal problema sollevato nel blog ricorrendo al "benaltrismo" o ponendo una domanda retorica eccessivamente pervasiva quale "Perché non si parla mai di questi argomenti?".

E' chiaro che in un sistema sociale complesso i punti critici sono molti e diversi, ma in questo blog se ne sta considerando uno, il femminicidio, senza peraltro sostenere che gli altri siano meno importanti e che potranno essere affrontati in altre occasioni o in discussioni su blog paralleli nel sito.
E' probabile dunque che la sua esperienza e le sue considerazioni potranno risultare utili e pertinenti in un'altra occasione.

#26
Dr. Alessandro Scuotto
Dr. Alessandro Scuotto

Chiedo scusa per l'errore di digitazione, la risposta precedente è indirizzata all'utente 319949.

#27
Ex utente
Ex utente

Dottoressa Lestuzzi mi creda, provo un senso di enorme tristezza mista a rabbia e rassegnazione, nel leggere quello che ha scritto.
Ulteriore conferma di quanto la laurea in mano a certe persone, in particolare donne, sia estremamente dannosa.
D'altronde basti vedere la deriva perversa e criminale della psicologia occidentale (una barzelletta più che una branca medica)che ha da poco declassificato la pedofilia e fatto credere che l'adozione di bambini a coppie omosessuali sia cosa naturale, normale e per nulla dannosa.

Tornando al suo scritto, evinco che per Lei le donne che uccidono i bambini (le creature più indifese di questo mondo) sarebbero in qualche modo giustificabili in quanto affette da qualche forma di patologia depressiva. Quindi, seguendo questo suo ragionamento a dir poco discutibile, perchè gli uomini che ammazzano le donne non dovrebbero anche loro essere giustificati, in quanto affetti da forme depressive e/o comunque affetti da disturbi legati alla NON capacità di intendere e volere?

Non sarà invece che questa scusa della fantomatica emergenza "femminicidio" viene usata dalla maggior parte delle donne per dar continuamente addosso al genere maschile ed ottenere sempre più tornaconti economici, lavorativi, sociali e legislativi?

Inoltre le faccio presente che di donne che commettono violenze ed omicidi su uomini deboli, altre donne, bambini, anziani e disabili nè è pieno. La differenza è che questo genere di notizie vengono completamente insabbiate dai media, il cui unico scopo è far passare il messaggio che la donna è sempre una povera e santa vittima, mentre l'uomo è sempre il brutto e cattivo carnefice non meritante alcuna pietà.
A tal proposito Le consiglio la visione di questo sito di documentazione sulla violenza DELLE donne http://violenza-donne.blogspot.it/

Ma poi perchè non parlare anche di tutte le vittime MASCHILI che si sono uccise a causa della crisi?? Forse perchè erano di sesso maschile?

Quello che vedo io è solo un clima di collettiva isteria femminile generale, un'isteria che sta completamente minando ciò che rimaneva della moribonda società italiana.

#29
Ex utente
Ex utente

Dottor Scuotto, la mia non vuole essere una delegittimazione fine a se stessa, ad un problema (UNO DEI TANTI problemi sociali) che seppur esistente è stato enormemente gonfiato ad arte (in un modo che definirlo spropositato sarebbe eufemistico) per tutt'altri fini.

Il punto è che se veramente in questo paese ci fosse un'informazione seria degna di tale nome, non si parlerebbe in continuazione sempre e solo di violenza sulle donne nonchè di donne sempre vittime, propagandando dati e statistiche inventate con un martellamento mediatico ed una menzogna disinformativa, degne dell'epoca nazista.

Nella società esistono anche donne che commettono violenze sui bambini a casa e nelle scuole, esistono donne che picchiano ed umiliano i disabili, esistono donne che commettono violenza fisica e psicologica su uomini deboli, esistono donne che uccidono bambini, compagni e mariti.

Allora mi spiega perchè non se ne parla?

Mi spiega anche perchè quando si parla di "morti bianche"(oramai non se ne parla neanche più), non si specifica il sesso di chi muore sui posti di lavoro?
Mi spiega perchè quando si parla di "vittime della crisi" non si fanno speciali dove si specifica il sesso di chi si ammazza per colpa dei debiti?

Forse perchè questi sono tutti uomini?

Inoltre mi spiega come mai quando una donna uccide un uomo (commette cioè un "maschicidio") la legge la riconosce incapace di intendere e volere?
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/11/28/Uccise-marito-incapace-intendere_9697841.html


#30
Dr. Alessandro Scuotto
Dr. Alessandro Scuotto

Gentile utente 319949,
è senz'altro difficile dare una spiegazione esaustiva a quel che chiede.
Penso che gli argomenti che ha citato siano tutti degni di attenzione, ma se si inserissero tutti insieme in una discussione ne verrebbe fuori soltanto una gran confusione, poco degna della qualità dell'informazione a cui lei aspira.

Le confermo che se l'argomento del blog non sollecita il suo interesse - attratto in altre direzioni - non è utile tentare di dirottare ancora il tema. Come le ho già segnalato, ci saranno probabilmente altre occasioni nelle quali potrà senz'altro offrire il suo contributo costruttivo.

#33
Dr. Chiara Lestuzzi
Dr. Chiara Lestuzzi

Sottoscrivo al 100% quello che ha scritto il dott. Scuotto.
Non si capisce perché un utente maschio (e che probabilmente non ha -come alcune persone che conosco- una sorella o un' amica vittima di violenza in famiglia) debba intervenire in modo provocatorio in un blog che ritiene inutile.
Sarebbe come se un utente scrivesse al dott. Catania "E basta con questa storia del cancro alla mammella! perché nessuno parla dei sarcomi e dei linfomi?".
O come se un' utente donna scrivesse ai dott. Beretta e Militello che è stufa di sentir parlare di problemi andrologici.
Soprattutto, non si capisce perché mai si debbano confondere con la violenza sulle donne problemi così diversi come gli improvvisi impulsi omicidi o gli episodi di bullismo tra ragazze con la continua e sistematica violenza fisica e psicologica esercitata a danno di una compagna per anni e anni e che talvolta sfocia addirittura nell' omicidio /femminicidio (che è quello che arriva alle cronache ma è solo la punta dell' iceberg). Che nasce da DUE disagi psicologici (come ha ben scritto la dott. Randone): quello del maschio violento che agisce così non per cattiveria ma perché incapace di controllarsi e -spesso- vittima di deprivazione affettiva nell'infanzia; e quello della donna che non riesce a liberarsi dalle invisibili catene che la legano al suo torturatore e quindi non riesce a salvarsi.
Tanto che l' idea nata nella parte riservata ai professionisti era quella di aprire due aree, una dedicata alle donne e una dedicata agli uomini violenti, visto che esistono anche dei centri di aiuto per loro.
Il problema è che l' uomo violento non vuole ammettere di avere un problema (come il tossicodipendente e l'alcolista) finché non si trova con le spalle al muro, isolato e messo davanti alla realtà dei fatti.
In realtà speravamo che -complice l'anonimato- qualcuno intervenisse a chiedere aiuto ( e non pensavamo solo alle donne ma anche agli uomini). Purtroppo, l' Utente 319949 è l'esempio di come invece l'anonimato venga utilizzato solo per invadere un sito professionale con arroganza e offese gratuite.

#37
Ex utente
Ex utente

Dottoressa Lestuzzi, il cosiddetto "femminicidio", a differenza del cancro alla mammella e dei problemi andrologici(paragoni alquanto fuori luogo), è un'emergenza inventata.
Io le ho fornito dei dati e dei link, ma Lei pare non voglia minimamente prenderli in considerazione. Continua a parlare di donne sempre vittime e maschi che andrebbero curati, quando in realtà nella società la violenza è indipendente dal sesso.
Continuo, inoltre, a non capire secondo quale logica un omicidio compiuto impulsivamente dovrebbe essere meno grave di un omicidio compiuto dopo atti di stalking nonchè continuo a non capire secondo quale logica una donna che uccide il figlio dovrebbe essere in qualche modo giustificata.

Ripeto qualche dato:
secondo l'ONU siamo agli ultimi posti per "femminicidi"
http://www.unodc.org/unodc/en/data-and-analysis/homicide.html

Le statistiche Istat del 2011 dicono che il "femminicidio" è l'ultima causa di morte per le donne:
https://www.istat.it/it/archivio/24446 (vedere "tavole").
Questo per smentire una delle tante menzogne femministe come questa:
http://27esimaora.corriere.it/articolo/quei-numeri-che-non-vogliamo-credere-e-la-violenza-che-piu-uccide-le-donne/

Invito tutti ad dare un'occhiata a questo sito in modo completo, leggendo le nuove e le vecchie notizie di cronaca:
http://violenza-donne.blogspot.it/search/label/ultimenotizie?max-results=200


Per il resto dottoressa Lestuzzi (e qui concludo,) non ho bisogno dell'anonimato per far valere le mie ragioni.
Le avrei esposto tranquillamente e pacatamente le mie argomentazioni anche fuori dal mondo virtuale di internet, se ci fosse stata l'occasione.

Ripeto, quello che mi lascia totalmente demoralizzato e sconcertato, è il fatto che delle professioniste ripetano le stesse identiche bugie che ogni giorno ripetono quei media il cui unico scopo è fare ascolti facili.

#38
Dr. Chiara Lestuzzi
Dr. Chiara Lestuzzi


A proposito del problema di aiutare gli uomini, ho trovato questo link a un centro di ascolto per uomini maltrattanti.

http://www.centrouominimaltrattanti.org/

In effetti, la via giusta credo che sia aiutare tutti quelli per cui la violenza contro la compagna (che magari si estende prima o poi anche ai figli) è un' espressione di un grave disagio interiore (magari legato al trauma infantile di una madre anaffettiva, o di essere vissuti in una famiglia con un padre violento, per cui hanno introiettato certi comportamenti come naturali e inavitabili).
Questi uomini si dividono in due categorie:
A) quelli dispotici e violenti tout-court (in genere per motivi culturali, provenendo da società in cui la donna DEVE essere sottomessa e incapaci di accettarne un ruolo diverso), magari molto sicuri di sè. Questi in genere affermano che E' GIUSTO quello che fanno, che la donna deve solo ubbidire, e non accettano di mettersi in discussione.
b) Quelli che, dopo le botte, si scusano, piangono, riempiono la donna di coccole, le giurano eterno amore e promettono che non lo faranno mai più; uomini che in realtà hanno una bassa autostima e un disperato bisogno di continue conferme di amore. Questi sono i più difficili da gestire da parte della vittima, che nei momenti "buoni" dimentica quelli "cattivi" e -soprattutto- che pensa di poter guarire il rapporto con il suo amore. Senza capire che più lei è "brava", affettuosa, paziente, più lui sotto sotto si sente inadeguato e quindi accumula rabbia che sfogherà contro di lei alla prima occasione. Un sottogruppo di questi è quello che ha avuto una madre esigente e molto severa, che era gentile con il figlio solo a patto che lui fosse un "perfetto bravo bambino". Questi hanno un disperato bisogno di sapere di essere amati "anche se si comportano male". Questo atteggiamento è comune -ovviamente- anche alle donne, ma si manifesta in modi diversi; per il maschio essere un "cattivo bambino" è di solito essere aggressivo e prepotente. Per le donne magari essere infedeli, o ossessivamente gelose, o spendaccione, o ubriacarsi.

Per i soggetti del tipo B credo che un lavoro di ricerca e comprensione delle origini del malessere sia lo strumento più efficace per spezzare il circolo vizioso della coazione a ripetere.

Pragmaticamente: nessuna violenza è giustificabile; ma se la violenza nasce da una patologia, curare la patologia di base è l'unico modo per prevenire le recidive.

Mi scuso con la dott. Randone se mi sono un po' "allargata" all'interno delle sue competenze ( e la invito a correggere eventuali errori), ma sull' argomento mi sono informata -per mio interesse personale- abbastanza e lo conosco da vicino. E tutte le situazioni che ho potuto toccare con mano avevano alla base uno di questi due meccanismi.


#40
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Credo che il blog realizzato abbia lo scopo di analizzare un "solo" tema e cioè quello del femminicidio, quindi sarebbe opportuno non spostare l'attenzione su altri argomenti che probabilmente potrebbero essere trattati da altri colleghi ed in altri blog. Ogni fenomeno psico/sociale infatti, necessita di un ascolto attento ed ha dinamiche a se stanti, per cui in questo caso si rischia di fare solo confusione, sia rispetto all'utenza che legge, sia nei confronti di chi è realmente coinvolto nella problematica in questione.

#43
Ex utente
Ex utente

Dr. Alessandro Scuoto, io penso che a prescindere dal sesso e da quale tipo di vista si osservano le statistiche, tutti i tipi di violenza vadano contrastati. l' uccisione o la violenza contro qualsiasi tipo di persona vanno trattati con efficacia. non uno più dell'altro. Cosi mi sembra che si da maggiore alla vittima quando questa è donna.

Dr. Lestuzzi
Lei mi sembra che ignora le statistiche che le ha fornito l'utente 33.. quindi mi riservo di fornirgliene altre.
Ho fornito quel paragone con altri paesi perché si sente dire che gli Uomini Italiani sono tra i più violenti in Europa contro le donne. Io mi sento di confutare queste affermazioni anche attraverso comparazioni.
Trovo anche senza senso il suo paragone con i politici e la violenza di genere e in particolare la legge sul femminicidio in questione.
Uno stato deve tutelare tutti i cittadini, non uno più dell altro come fa la legge del femmincidio. Nella sua logica, e faccio un esempio schematico, e come in un sistema politico ci sono due partiti A-B. I politici del partito A hanno rubato di più di quelli di B, ma anche B ruba ( se vogliamo in maniera minore) quindi si legifera solo contro A. A parte l'assurdità del paragone, ma io penso che anche in questo caso bisogna eliminare tutti i tipi di corruzione. La legge contro il femminicidio sancisce che la vita di una donna vale di più di quella di un uomo.

#44
Ex utente
Ex utente

Per la Dott. Randone chiudo qui. ho appena visto il suo ultimo post.

#45
Dr. Chiara Lestuzzi
Dr. Chiara Lestuzzi

Gentile utente 123229,

non ho ulteriormente replicato all' utente 319949 semplicemente perché è chiaro che con lui non si può avere dialogo, e qualsiasi replica scatenerebbe una contro-replica. Soprattutto, trovo del tutto futile fare la battaglia dei numeri (che ognuno legge come vuole). Infatti il mio ultimo post non era rivolto agli utenti scettici per cercare di convincerli: erano considerazioni personali mie esattamente nel tema del blog (atteggiamenti psicologici che generano il problema)
Quindi mi e ci risparmi pure nuove statistiche.

Voglio solo precisare, riguardo alla sua affermazione:


"Trovo anche senza senso il suo paragone con i politici e la violenza di genere e in particolare la legge sul femminicidio in questione.
Uno stato deve tutelare tutti i cittadini, non uno più dell altro come fa la legge del femmincidio. Nella sua logica, e faccio un esempio schematico, e come in un sistema politico ci sono due partiti A-B. I politici del partito A hanno rubato di più di quelli di B, ma anche B ruba ( se vogliamo in maniera minore) quindi si legifera solo contro A. A parte l'assurdità del paragone, ma io penso che anche in questo caso bisogna eliminare tutti i tipi di corruzione." che io non ho nominato assolutamente leggi che favoriscano una parte rispetto a un' altra: infatti ho detto che i politici e i funzionari ladri e corrotti vanno perseguiti anche se ci sono stati in cui c'è più corruzione (ed era implicito che vanno perseguiti indipendentemente dallo schieramento politico. Se non l'ha capito, glielo spiego adesso).

Comunque, RIBADISCO PER L' ULTIMA VOLTA CHE A ME INTERESSA DISCUTERE QUI L' ARGOMENTO DEL BLOG CHE E' IL PERCHE' ESISTONO DONNE MALTRATTATE (NON SOLO UCCISE), PERCHE' NON SI RIBELLANO E COME AIUTARLE.
Chi è convinto che il problema non esiste può ignorare quasto blog, e partecipare ad altri, come ha ben detto la dott. Randone.

"Secondo il suo ragionamento non dovrebbero essere "demonizzati" i politici e i pubblici funzionari ladri e corrotti perché ci sono stati in cui la corruzione è più dilagante? "

#46
Ex utente
Ex utente

Gentile Dr, Lestuzzi,

Faccio un ultimo commento e poi chiudo veramente perché mi sembra opportuno rispettare il desiderio altrui di non distogliere l'attenzione sull'intento originario di questo blog.
Ho anche portato l 'esempio dei partiti A-B anche per farle capire che le leggi di tutela vanno fatte per proteggere tutti i cittadini non solo una parte.

Secondo le nuove leggi, diamo vent'anni di carcere a un parricida ma ventuno a un matricida perché il secondo è anche un femminicidio? Non ha senso. E quando è una donna a uccidere una donna? E se contassimo gli infanticidi (commessi in maggior parte dalle donne) dovremmo comunque discriminare se lo sfortunato bebé fosse di sesso maschile o femminile? Insomma, siamo sicuri che sia giusto distinguere i crimini in base al genere di chi li commette o di chi li subisce? è po' illogico per me..
Prevengo la scontata obiezione. Questo ragionamento non intende affatto minimizzare la violenza contro le donne che è un problema che esiste e che è serio. Ma creare la categoria del femminicidio significa biologizzare il discorso, in maniera secondo me fuorviante. Non penso che gli uomini abbiano una predisposizione naturale a fare del male alle donne.

E dico ancora una volta che tutti i cittadini vanno tutelati ugualmente. Purtroppo c' è tanta speculazione politica sulla violenza sulle donne ecco perché si arriva a tali normative, ma non voglio dilagami.

Chiudo dicendo che sarebbe opportuno che qualcuno aiutasse anche gli uomini quando questi sono vittime d'abusi. Purtroppo molti uomini non denunciano le partner violenti, un po' perché non ci sono centri d'assistenza importanti dove gli uomini possono rivolgersi, un po' per vergogna ( l'uomo che dice di essere vittima di abusi da parte della donna viene vista come una figura patetica e ha spesso difficoltà essere creduto) un po' perché chi struttura la società a portato agli uomini a pensare che gli abusi delle donne contro gli uomini sono cose da nulla o non esistono proprio.

Mi piacerebbe vedere effettuare maggiori ricerche scientifiche della violenza della donna sull'uomo e magari vedere qualche articolo a riguardo qui su medici Italia. Io a differenza su cerco di dare sostegno a tutti sia uomini che donne perché entrambi devono essere tutelati.

Cordialmente.

#58
Dr.ssa Paola Scalco
Dr.ssa Paola Scalco
#59
Dr. Chiara Lestuzzi
Dr. Chiara Lestuzzi

Molto interessante!
Soprattutto il link che dice:

"Il centro di ascolto "L’orecchio di Venere" offre accoglienza, ascolto, orientamento e sostegno a tutte le persone (donne, bambini, anziani, uomini) che attraversano un momento di disagio e confusione legati a fenomeni di violenza subita, praticata od assistita, che temono per se e per i loro cari, ascendenti o discendenti, di cadere nel vortice della violenza.", offrendo aiuto a TUTTI taglia alla radice le speculazioni ideologiche sulla presunta bolla mediatica femminista riportate dall' utente non più iscritto che ritiene che nessuno si preoccupi degli uomini vittime delle donne.

#68
Dr. Antonio Vita
Dr. Antonio Vita

In verità si tratta di uomini violenti che godono nel sottomettere e nel sentirsi temuti. In loro c’è una rimozione di ogni forma di amore e di sentimento. Le loro passioni hanno la caratteristica di una specie di frustata con un gatto a nove code e una carezza che sa di amaro e di veleno. È un evento sadico quello dell’uomo, e nella donna si fa strada la rassegnazione, unitamente alla tolleranza e alla sottomissione.

Perché le donne non si ribellano e passano dalle carezze alle percosse e peggio ancora? E non si rivoltano? Perché le percosse sono state connesse alle carezze, cosicché le carezze acquistano un sapore molto acre, ma sono necessarie alla donna quanto lo sono al torturatore.

Per sopportare tutto ciò, la donna attiva dinamismi psico-patologici di difesa, come hai giustamente fatto notare tu, Valeria. Non solo, ma per sopportare questi massacranti incontri, le incolpevoli, cercano di sentirsi colpevoli cosicché ogni forma di punizione può apparire giustificata alle loro menti. e quindi più sopportabili.

Il male va raccontato”. È giusto quello che dici, e c'è da aggiungere che queste donne non hanno più l’energia e la determinazione per farlo. Restano inette e passive di fronte alle violenze più inaudite.

Sta a tutti accorgersi di questi fatti, e a noi psicologi, quando dovessero arrivarci queste ragazze, queste donne mature e dolenti, a lenire i loro mali psichici e ridare dignità alla loro persona oltraggiata e umiliata.
Togliere questo blog, tacere su questi eventi, sarebbe una cosa errata ed anche una forma di ulteriore violenza psicologica. Che non abbiamo in animo di fare.

#69
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Caro Antonio,
Grazie per per le Tue riflessioni, sempre arricchenti per chi legge.

Tu scrivi:
" Perché le percosse sono state connesse alle carezze, cosicché le carezze acquistano un sapore molto acre, ma sono necessarie alla donna quanto lo sono al torturatore".

Le tue parole mi hanno fatto molto riflettere sulle dinamiche inconsce dominante/sottomessa, vittima/ carnefice....che si alternano e si rinforzano nel tempo e nella coppia.


La psicoanalisi inoltre, ci insegna e ci fa riflettere su come spesso troviamo casi in cui la "ricerca inconscia della sofferenze e dell’umiliazione"costituisca la ripetizione, in forma diretta o indiretta, delle esperienze traumatiche infantili.

Il bambino/a che ha subito traumi, (mancanza d' amore o amore malato...), o che ha avuto genitori maltrattanti, aggressivi, irrisolti, sadici o poco attenti ed accorti ai suoi bisogni psichici, può poi ricercare lo stesso "copione relazionale" nella vita adulta.

Come fai notare Tu, se questi copioni non vengono accolti, ascoltati, decodificati ed elaborati......in terapia, tenderanno a ripetersi, come se inconsciamente, la donna fosse destinata a rivivere tale affettività, ovviamente dolorosa e disfunzionale, senza valutare un' altra strada affettiva da poter percorrere.

La sofferenza masochistica, ha spesso un' origine traumatica inconscia e dà spesso vita al " mal d’Amore" o alla " dipendenza d' Amore".

Si tratta di donne, che ‘scelgono’ ripetutamente relazioni amorose frustranti, con uomini inaffidabili, aggressivi, maltrattanti, dominanti, collerici.....che talvolta impongono loro pene d' amore, rinunce, infliggendo sofferenze ed umiliazioni fisiche e psichiche....

Sono donne che sono autonome ed adulte in altre aree della loro vita, lavorativa, relazionale e così via.....ma il loro tallone e' Achille rimane l' amore e la coppia.

Il nostro lavoro, a mio avviso, diventa centrale sia per quel che riguarda la prevenzione, che la cura dell'anima/corpo sofferente ed imprigionato.

Un caro saluto.
Valeria

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