La "mappa dell'odio" online: misoginia, omofobia, razzismo e disabilità

Dr.ssa Valeria RandoneData pubblicazione: 07 febbraio 2015Ultimo aggiornamento: 03 marzo 2015

"Donne, gay, extracomunitari, disabili: figli di un Dio minore della società".

Un recente sondaggio svolto da Vox, l'osservatorio sui diritti, ci porta a conoscenza di dati a dir poco allarmanti.

Ogni dodici secondi una donna è vittima di insulti e di offese, per non parlare poi degli abusi, delle violenze e del rischio di morte.
Le parole (parolacce) coniugate al femminile sono tante e spesso ridondanti.

Parole abusate, parole ereditate da un lessico comune, parole che tendono a "sporcare" il genere femminile e parole che al maschile, perderebbero il loro effetto denigratorio e lesivo.
I vecchi luoghi comuni sessisti sembrano non tramontare mai, contribuendo a sdoganare un'immagine al femminile sempre più abusata e maltrattata.
Donne protagoniste assolute di terre di saccheggio sessuale, virtuale e reale.

Vox ci porta a conoscenza della "mappa dell'odio italiana", dipingendo una penisola più misogina al Nord - Lombardia e Friuli in pole position- piuttosto che al Sud.
I toni più aggressivi e denigratori li troviamo in Campania, in Abruzzo e nel Salento.

- Perché la mappa dell'odio è più nutrita al nord?

- Correla davvero con una popolazione in crescente aumento?

Forse gli elementi sono altri. Sembra che dove c'è più emancipazione c'è più odio: ci sono infatti più denunce di stalking e più casi di femminicidio.

Lo studio

La Mappa dell’Intolleranza italiana è frutto di un importante lavoro di ricerca e di analisi dei dati, con il coinvolgimento di tre dipartimenti di tre importanti università del nostro Paese: Milano, Roma e Bari.

Lo studio è stato suddiviso in tre fasi:

  1. l'identificazione dei diritti (Università degli studi di Milano, dipartimento di diritto pubblico)
  2. l'elaborazione di una serie di parole "sensibili", correlate all'emozione che si vuole analizzare (La Sapienza Roma, dipartimento di psicologia dinamica e clinica)
  3. la mappatura dei tweet (università degli studi di Bari)

La prima fase del lavoro è stata una fase di preparazione: sono stati identificati i diritti ed il successivo mancato rispetto degli stessi, oltre alle ovvie ripercussioni sulla società.
La seconda fase si è concentrata invece sull’elaborazione di una serie di parole “sensibili”, correlate con l’emozione che si vuole analizzare e la loro contestualizzazione e geo localizzazione.

I ricercatori hanno poi correlato i dati con l'identità di genere e con un'analisi approfondita dei sentimenti collettivi espressi in rete.

Nella terza fase è stata svolta la mappatura vera e propria dei tweet, grazie a un software progettato dal Dipartimento di Informatica dell’Università di Bari, una piattaforma di Big Data Analytics, che utilizza algoritmi di intelligenza artificiale per comprendere la semantica del testo e individuare ed estrarre i contenuti richiesti.

Infine, i dati raccolti sono stati analizzati statisticamente ed elaborati da un punto di vista psico-sociale dal team della Sapienza, dando vita alla Mappa dell’Intolleranza.

Un connubio perfetto tra diritto, psicologia ed informatica.

 

Qualche riflessione clinica, con uno sguardo alle donne

L'odio al femminile sembra essere un odio atavico, generazionale, ereditato e lasciato in dote ai successori, come se essere donna e per di più pensante e preparata, fosse una reale minaccia per se stessi e per la società.
L'emancipazione femminile, percorso faticoso e destabilizzante, ha mietuto vittime ed ha eletto molti uomini a carnefici, facilitando il proliferare di una nuova dimensione d'odio:l'odio di genere.

Nel momento storico in cui viviamo, le donne occupano ruoli importanti, apicali, strategici: diventano ministri, possibili capi di stato, ricercatori e scienziati; compiti e mansioni che un tempo erano riservati esclusivamente al sesso maschile.

Per Dacia Maraini, la mappa della misoginia su internet fa riflettere ed indica che "è il cambiamento sociale a fare paura".

Conclusioni

Mi soffermo sull'aspetto delle dinamiche di coppia, argomento a me molto caro.
Non credo che uomini e donne debbano essere uguali, uniformarsi ed azzerare le differenze, ma imparare gli uni dalle altre, cogliendo il lato migliore della/nella diversità.
L'obiettivo di chi si trova a vivere nel difficile e controverso "territorio coppia" dovrebbe essere quello di valorizzare le differenze e le specificità dei generi, per poter cogliere anche le più tenui sfumature presenti nell'"arcobaleno coppia", aldilà dei miti e dei preconcetti che da sempre - come dice la mia amica e docente prof. Chiara Simonelli - vogliono la "donna dolcemente complicata” e "l’uomo che non deve chiedere mai”.

"L'uguaglianza nella diversità".

 

Fonte: www.voxdiritti.it

Autore

valeriarandone
Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo

Laureata in Psicologia nel 1992 presso La Sapienza-Roma.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia tesserino n° 1048.

2 commenti

#1
Dr. Manlio Converti
Dr. Manlio Converti

Complimenti per il tema scelto.
Sinceramente credo che la valorizzazione dei nostri difetti, a partire dall'esperienza culturale ed emancipativa dei Simpsons, sia quella che ci rende più umani, più uguali, meno onnipotenti e meno alla ricerca del principe azzurro per una vita di coppia da favola...
Nei Tag mancano alcune voci signifcative, che ci sono nel titolo.
Nello specifico della ricerca: va correlata all'internet divide... ed al tasso di popolazione per area. Se a Napoli vivono tre milioni di abitanti ed a Salerno trecentomila persone è ovvio che il numero dei tweet possibili sarano dieci volte minori. Se a Milano usa tweeter un cittadino su tre e a Palermo uno su venti, anche per questo la differenza sarà dovuta a qualcos'altro.
La ricerca però è bellissima dal punto di vista tecnico, per la sottile differenza che prova a fare sulla motivazione del tweet: odio effettivo, discorso comune tra amici.
Si pone così l'ultima questione: quanto siamo controllabili attraverso tweeter o ogni altro motore di ricerca online? Quanto queste metodiche di controllo aumentano o diminuiscono la nostra libertà?

#2
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Ciao Manlio,
grazie per le tue note.
Anche io ho trovato la ricerca interessante e l'ho adoperata per riflettere a voce alta nel blog.
Le domande che poni sono pertinenti, ma io non so risponderti...

Buon lavoro.
Valeria

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