Chiedere consulti online: il confine tra informazione e cyber-ipocondria

PsicologoData pubblicazione: 20 gennaio 2016

Sondaggio su informazioni sulla salute, servizi online e Medicitalia.it Partecipa

Negli ultimi anni, un sempre maggior numero di utenti utilizza i motori di ricerca (es., Google), i social network (come Facebook) o i portali dedicati (come MedicItalia.it) per ottenere informazioni, risposte e rassicurazioni su dubbi e problemi connessi alla salute fisica e psicologica.

In questo post vorrei concentrarmi solo sugli utenti che chiedono consulti ai portali dedicati, perchè gli altri due metodi (motori di ricerca e social network) presentano grosse criticità.

I motori di ricerca forniscono ogni genere di informazione. Non fanno distinzione tra fonti più o meno attendibili, tra informazioni recenti ed obsolete, tra "fatti" supportati da ricerca scientifica e "fuffa" o "bufale" propagandati dal santone o guru di turno. Inoltre, generano un eccesso di informazioni che più che orientare l'utente, spesso disorienta, con il risultato di aumentarne le ansie e la confusione.

I Social Network si sono sempre più diffusi, e, proprio come fanno i motori di ricerca, veicolano ogni genere di informazione. Il problema è che, proprio in ragione della loro natura, fatta di contatti e reti social più o meno interconnesse, le informazioni si diffondono ad alta velocità, e risultano spesso molto "visibili" anche se completamente false, in virtù di un fenomeno psicologico chiamato "euristica della disponibilità" ("se lo dicono tante persone, allora sarà vero..."; "ma l'ho letto anche sulla bacheca di XY..."). Quindi, sono fonti di informazione scientifica molto inattendibili, perchè si basano sul "sentito dire", col rischio di scambiare una "cyberdiceria" per un fatto assodato e degno di nota.

I portali dedicati, invece, fanno della scientificità e dell'attendibilità dei loro contenuti il loro "punto di forza". Come ottengono questo risultato? Essenzialmente, controllando accuratamente le referenze dei consulenti (bisogna fornire prova dei propri titoli per essere accreditati, a garanzia della formazione di chi risponde) ed operando un controllo dei contenuti ad opera della comunità scientifica stessa (se scrivessi in questio blog che tutto questo è opera dei folletti scozzesi che controllano Internet, probabilmente non lo leggereste nemmeno, in quanto verrebbe moderato dagli altri consulenti!).

Ma quale utenza si rivolge a questi portali? Semplicisticamente, possiamo rintracciare due macro-categorie di utenti, i "cyber-preoccupati" ed i "cyber-condriaci". Vediamone insieme le caratteristiche salienti, ma con una precisazione. Prendete queste due "etichette" per quello che sono, ovvero due modi, magari un pò scherzosi, per parlare di un fenomeno che osserviamo. Non si tratta certamente di diagnosi o categorie psicologiche!

Ritratto dell'utente normalmente preoccupato (il "cyber-preoccupato").

Si rivolge normalmente al medico curante, ai Servizi o agli specialisti, ed ogni tanto, quando ha qualche dubbio o un problema, effettua delle ricerche. Se riceve una risposta adeguatamente chiara ed esauriente, o il suggerimento di rivolgersi ad una consulenza medica o psicologica "dal vivo", tende a seguire il suggerimento o accogliere l'informazione, chiarisce il dubbio, e smette di chiedere ulteriori informazioni in merito.

In questo caso, utilizza in modo funzionale le possibilità attualmente offerte dalle consulenze online, come "complemento" o fonte di informazione attendibile aggiuntiva rispetto alle possibilità offerte dal "reale".

In genere, non è una persona particolarmente ansiosa o tormentata da preoccupazioni eccessive riguardo il proprio stato di salute (o quello dei propri cari).

Ritratto dell'utente eccessivamente preoccupato (il "cyber-condriaco").

Spesso, ammette di esserlo. Molti di questi consulti contengono espressioni tipo "sono molto ansioso/a", "il mio problema sono le mie preoccupazioni", "non riesco a trovare pace" etc., e questa tendenza, già presente nella "vita reale", si riflette nel consulto online.

Anche dopo aver ricevuto informazioni dettagliate ed esaurienti, o aver ottenuto indicazione di una visita di approfondimento, ripete lo stesso quesito uguale uguale o quasi, come se non avesse ricevuto risposta. A volte, ricava una qualche forma di rassicurazione dalla risposta: ma l'ansia o la preoccupazione, dopo un pò di tempo, tornano a far capolino, e scatta la necessità di chiedere ancora, ed ancora.

Usa espressioni del tipo "vi prego, aiutatemi!", "help!", o simili, cercando di ottenere attenzione e risposta immediata; se non riceve risposte nel giro di pochi minuti, riposta o rileva che nessuno ancora risponde (e magari sono le 4 del mattino!).

Posta in più aree lo stesso quesito, anche se a volte gli/le si fa notare che non è quella l'area di pertinenza. Inoltre, le richieste sono spesso molto ravvicinate (magari a distanza di pochi minuti o ore una dall'altra).

Le richieste contengono molti dettagli, alcuni decisamente superflui; a volte, esprimono timori che possono apparire strani o infondati, anche all'utente stesso/a.

Il problema delle rassicurazioni, anche online, è che hanno spesso vita breve: non rendono più sicuri, nè sciolgono definitivamente i dubbi. E, purtroppo, a volte rendono ancora più ansiosi, come in quella bella canzone di E. Jannacci, "Quelli che...": "Quelli che fanno una vita da malati per morire da sani"...

E voi, in quale dei due profili vi riconoscete maggiormente?

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Psicologo

21 commenti

#2
Dr.ssa Vincenza De Falco
Dr.ssa Vincenza De Falco

Grazie Gianluca per aver scritto questo interessantissimo articolo.

Il medico o lo psicologo che risponde e si rende conto di essere di fronte a un utente Cyber-condriaco, allora dovrebbe, a un certo punto smettere di rispondere e di rassicurarlo...per non alimentare ancora di più la sua ansia.

Oppure continuare a rispondere.....ma "bruscamente" (es. "la smetta di ripetere queste domande, "ma mi sta prendendo in giro?", ecc.) potrebbe avere qualche vantaggio?




#3
Psicologo
Psicologo

@Flavia Massaro: grazie! Ci sono già contributi su MedicItalia su questo argomento, ma volevo dire la mia...

@Vincenza De Falco: credo che entrambe le posizioni, almeno dal mio vertice teorico, non sarebbero granché utili.

"Smettere" semplicemente di rassicurarlo e rispondere potrebbe indurre l'utente a chiedere ancora ed ancora, magari cambiando account o area di pertinenza.

"Rispondere bruscamente", oltre ad essere molto contrario al mio modo di intendere la relazione d'aiuto, credo sia più dettato da un eventuale fastidio o tentativo un pò "estremo" di fa smettere l'utente. In entrambi i casi, credo che si "chiuderebbe" la comunicazione.

Propongo una "terza via". Queste due posizioni coincidono con il discutere "sul contenuto", ovvero continuare a parlare dell'oggetto della richiesta. Si può invece abbandonare, anche solo momentaneamente, la risposta sul "contenuto", e riflettere CON l'utente sulle CONSEGUENZE per sè del suo "chiedere e richiedere", ovvero riflettere sul "processo".

Tipo: "Continuare a chiedere la stessa cosa, finora, l'ha rassicurata in modo definitivo?"; "Cosa accade dopo che legge le nostre risposte?"; "Come capirebbe se sta chiedendo in modo ansioso?", etc.

Con un occhio all'obiettivo (aiutare l'utente a prender coscienza di una modalità poco funzionale di utilizzare il consulto telematico), e l'altro al rispetto per il disagio espresso (che non significa giustificarne il comportamento!)

#4
Dr.ssa Vincenza De Falco
Dr.ssa Vincenza De Falco

Grazie Gianluca,

ottimi suggerimenti da mettere in pratica!

Ma se l'utente non risponde a queste domande che focalizzano l'attenzione sul suo problema reale e cercano di farlo riflettere sul processo e apre invece altri consulti, alla ricerca di altri medici che rispondano a quello che vuole lui e lo rassicurino, o si presenta con nuovi account?

#5
Psicologo
Psicologo

A quel punto farei riferimento ad un antico ma importante principio: "PRIMUM NON NOCERE".

Continuare a rassicurare chi abbia un rapporto ansioso con la Rete significa, da questa prospettiva, danneggiarlo, aumentando nel tempo le sue ansie. Meglio rimandare al curante e chiudere, segnalando eventuali tentativi di consulto & account multipli.

#6
Ex utente
Ex utente

Bell'articolo! Alla vista di "Euristica della disponibilitá" ho avuto un attimo di emozione.
C'è un intero, spettacolare libro che ne parla diffusamente ( di questo e di altri aspetti del nostro modo di pensare ed agire): "Pensieri lenti e veloci" di Daniel Kanheman, premio Nobel per l'Economia nel 2002.
Da convinto ipocondriaco, condivido in pieno tutti i contenuti!

#7
Utente 260XXX
Utente 260XXX

Io sono entrambi.. Cerco di tranquillizzarmi ogni volta! Ma boom: battito cardiaco accelerato, peso sul petto che non mi lascia vivere..respiro affannoso.. Paura imminente di morire! E mi sento i sintomi di ogni patologia di cui ho paura.. Ero riuscita a combattere questa cosa, ma poi basta una piccola deviazione e taaac mi ritrovo nuovamente così! Alle volte qualsiasi tipo di consulenza non lascia spazio.. Sia che sia di carattere medico scientifico che rassicurazioni di tipo psicologico.. Io a 22anni cerco di calmarmi come posso, ma chissà perché le paure prendono il sopravvento! Perché i pensieri negativi hanno il sopravvento sui pensieri positivi e vanno ad incidere così pesantemente sulla qualità di vita dell'individuo? Nonostante da ipocondriaca ho la consapevolezza che tutto ciò che leggo e riscontro non posso averlo somatizzato dall'oggi al domani? Il problema é alla base.. Poi l'atteggiamento é secondario..

#9
Ex utente
Ex utente

Per l'utente -089 :due cose ,dopo la morte,rimarranno ancora certe pr gli italiani: la finanziaria con i relativi tagli più nuove tasse e il campionato di calcio:) quindi nn credo che debba aver paura della morte!

trasparenti sono l'aria,l'acqua pulita,il cristallo .Trasparente è lo sguardo di chi nn ha nulla da nascondere o temere e nn pone filtri fra sé e il mondo.TRasparente è chi nn cela imbrogli e nn teme giudizi.Trasparente è il puro di cuore.MA Peer esser trasparenti è anche necessario che gli altri lo permettano.Un regime tirannico ,una famiglia intransigente,regole troppo pesanti,possono anche vietarlo,in favore di un uniformarsi acritico e miope.NOi stessi per invogliare alla trasparenza dobbiamo dimostrare indulgenza e comprensione,meritare stima e fiducia.i troppi controlli e giudizi,le icessanti critiche e la rigidità di infinite regole ,spingono chi è costretto a subire tutto ciò a nascondersi e mentire ,e nn si puo in questi casi dare solo a loro la colpa.TRasparenza significa essere e poter esser liberi.Quando diventa abitudine,è molto difficile rinunciarvi ,quando manca ,il sospetto si insinua ovunque,e rancore e menzogna inquinano la società.trasparenza è anche un verbo ,che può essere transitivo o intransitivo,può cioè significare vedere ma anche apparire ,mostrarsi.
In fisica,la trasparenza è collegata alla luce;trasparenti sono i corpi che la luce traversa,svelando ciò che è oltre,Anche in psicologia la trasparenza è una caratteristica di ciò che si vede e di come la si vede,oltre che di come ci si mostra.
on line,nn credo sia la soluzione più appropriata,ricordate di aprire il libro della vostra vita a poche persone ,solo una piccola parte capisce cosa c'è scritto ,tutti gli altri sono solo curiosi. .buona serata.

#10
Psicologo
Psicologo

@Utente 178625: il comportamento economico è proprio uno degli ambiti di ricerca su cui convergono gli sforzi di molte scienze umane; una delle cose che mi ha da sempre colpito maggiormente è il grado estremamente limitato di impiego di strategie razionali nelle nostre scelte... E' come se ci illudessimo di "far la scelta più razionale", quando spesso facciamo solo quello che avevamo già scelto IRRAZIONALMENTE di fare, costruendo "a posteriori" uno "spiegone" del perchè... era la scelta migliore...
Grazie per la segnalazione, questo mi mancava...

@Utente 260089: pensieri, azioni "concrete", "parole nella mente", "non fare qualcosa per paura", "far qualcosa per mandare via la paura", sono tanti i modi in cui cerchiamo di star meglio... ma non sempre i risultati vanno nella direzione che speravamo...

@ Utente 378335: sinceramente, credo di aver mancato il senso generale del suo intervento... Mi scuso, ma credo di non comprendere il punto...

#11
Ex utente
Ex utente

Buon giorno ,
provo a spiegarmi facendo un esempio: si parte ,e per lasciar libere le mani mettiamo tutto ciò che servirà Nello zaino evlo issiamo in spalla.UNo zaino nn puo essere enorme,deve obbligatoriamente essere adatto alle ns spalle ,alla ns forza e resistenza.Se è troppo pesante,impedisce il cammino e ci blocca all'emergenza .Prrparare lo zaino significa scegliere cosa lasciare ,cosa portare.Per noi reduci da un'esplosione di benessere e consumismo ,preparare lo zaino è un buon esercizio ,per mirare essenzialità e capire di cosa possiamo ,vogliamo fare a meno ,pur nn essendo un genere di prima necessità.Dover lasciare a casa un sacco di cose avvicina all'essenza del vivere ,spesso annebbiata dall'eccesso di superflo.MOlti oggetti hanno un significato più simbolico che pratico lasciarli a casa obbliga ad interiorizzare le cose che davvero contano ,archiviandole saldamente nella memoria e fidandoci di questa custodia inaccessibile dall'esterno.LO zaino può anche assurgere a simbolo della maturità:vetta che raggiungiamo con lo stretto necessario.lungo l'erto calle della vita ci siamo liberati dagli eccessi,dalle illusioni ,del superflo .si diventa adulti con la ricchezza dell'esperienza e con l'attenzione ,la vicinanza e l'aiuto a chi ci cammina a fianco.In senso figurato potremmo immaginare uno zaino per i sentimenti,i ricordi,le idee,preparando lo,comprenderemmo che cosa della ns vita è cosi importante x noi da essere conservato ,cosa è inutile zavorra.comprenderemmo anche che cosa nn possediamo ,ma è di assoluta necessita x il cammino e la salita della vita.E ,quindi ha un certo fascino l'affermazione" dovremmo possedere ciò che possiamo trasportare in uno zaino a passo di corsa" - spero di nn esser fuori tema e di aver spiegato il punto . Grazie e buon pomeriggio.

#12
Psicologo
Psicologo

Gentile Utente 378335, la sua metafora è, per così dire, "essenzialista", un mix tra esistenzialismo ed essenza.

L'idea di poter portare nel cammino della nostra vita con noi l'essenziale, e liberarci del superfluo, è affascinante. Magari un giorno scoprirò come si fa... ;-D

Grazie del contributo: nonsono sicuro di comprenderne bene l'attinenza con il post sulla differenza tra informazione e Cyber-condria, ma forse è una questione di "quantità", un pò come mettere in luce quanto l'eccesso di informazione (ed a volte anche di "cattiva" informazione) sia una moderna forma di "inquinamento"...

#13
Utente 243XXX
Utente 243XXX

Molto molto interessante e, secondo me, estremamente reale ed azzeccato. Io sono stato 'cyber-condriaco' ed ora sono un 'cyber-preoccupato', anche se trovo questa ultima definizione un po' eccessiva, giusto per il termine 'preoccupato'. Che cosa ci sta realmente dietro, mi chiedo? Io ci vedo un paio di aspetti : l'insicurezza dell'utente come persona, nel senso 'maniacale' (passatemi il termine) e dall'altro lato una sfiducia nei confronti della sanità e dei suoi professionisti. Probabilmente l'aspetto principale è il primo, che va poi a causare il secondo. Se così fosse, beh, bisognerebbe aggiustare il tiro a livello nazionale, sempre che il numero di questi soggetti sia significativo. Certo è che un articolo come questo andrebbe trattato anche su più larga scala.
Grazie per aver messo in luce questo aspetto socio-sanitario!

#14
Psicologo
Psicologo

Gentile Utente 243619, innanzitutto grazie a lei per la sua partecipazione!

I termini che ho usato sono assolutamente "arbitrari", li sostituisca tranquillamente con qualsiasi altra locuzione le venga in mente! Ciò che per me è importante è la "dinamica psicologica sottostante", ovvero:

- a cosa risponde il comportamento di ricerca di informazioni e consulti online
- con quali conseguenze per l'utente

Secondo me, sono questi due aspetti a fare la differenza tra questi due modi di "approcciare" all'informazione sanitaria.
Nel caso degli utenti "preoccupati", probabilmente la ricerca di informazioni potrebbe insorgere dalla differenza che percepiscono tra il loro livello di conoscenze e quello di cui sentono il bisogno per "padroneggiare" la situazione che affrontano. Ovvero, se mi vien posta una diagnosi, ma nessuno mi spiega che vuol dire in modo esauriente e preciso, allora la ricerca su un portale medico può darmi quelle informazioni per me necessarie a comprendere cosa significhi. E qui, forse, entra in gioco quell'aspetto da lei rilevato nel "reale". E la conseguenza della ricerca di informazioni è: appena ottenuta l'informazione, ho quello di cui avevo bisogno, e continuo a vivermi la mia vita.

Nel caso degli utenti più "ipocondriaci", per così dire, sia le circostanze in cui avviene la richiesta di informazioni sia l'effetto di questo sembrerebbero ricondurre alla tipica dinamica ansiosa di "mi sento in ansia, faccio qualcosa per calmarmi, inizialmente funziona, poi l'ansia torna e tutto ricomincia". Ed, in questi meandri, secondo me alberga uno degli esempi di cattivo uso della Rete.

Fermo restando che, almeno a mio modo di vedere le cose, la disponibilità di informazioni accessibili, grazie anche a portali come MedicItalia, sta aiutando gli utenti a transitare da un modello tipicamente "paternalistico" di rapporto coi sanitari, visti come "depositari unici" di un sapere esoterico, ad un rapporto più collaborativo, in cui utenti sempre più informati possono lavorare "insieme" in una delicata e (forse) proficua alleanza, con tutte le sue luci ed ombre...

#15
Ex utente
Ex utente

Dr Gianluca è sulla buona strada:) grazie per la risposta e mi conceda la battuta :cosa si potrà dire di una società nella quale molta gente è convinta che Dio sia morto e che Elvis PResley o Moana pozzi siano vivi? :)

preoccupato? Forse per la mancanza di fiducia .
Fiducia rappresenta le ns aspettative favorevoli.Aver fiducia significa credere :in una persona,istituzione o impresa .o in cio che ci riserva l'immediatezza ,aspettandosi del buono da qualcuno o i qualcosa anche contro l'evidenza ,la sfortuna,l'assenza.La più frequente fiducia è rivolta agli altri .credere che siano onesti ,leali ..rende sacro un patto,una promessa,un impegno.alcuni nn reggono alle disillusioni e perdono del tutto la capacità di fidarsi ,la loro vita diventa triste,uno stato di perenne allerta che allontana anche chi la fiducia se la merita. A illuminare il cammino verso la gioia sono la speranza e il coraggio:la voglia di mantenere vivo il senso della bellezza e della sacralità della vita .buon lavoro :)

#16
Psicologo
Psicologo

Non entro tanto nel merito di "considerazioni globali sulla società", preferisco parlare di ciò che conosco "meno peggio", ovvero il comportamento umano...

La sua considerazione mi stimola una riflessione, decisamente "OFF TOPIC" rispetto al tema del post, ma che voglio condividere egualmente.

"Fidarsi", "non fidarsi", tutto ciò tira in ballo le nostre aspettative sul comportamento... altrui! Sono posizioni legittime, con tutte le loro sfumature intermedie. Il problema è che possiamo scommettere sul "FIDATI" o sul "NON FIDARTI", ed il nostro vincere o perdere sarà esito di scelte altrui...

Personalmente, preferisco impostare la cosa in modo differente, per ragioni unicamente pragmatiche. Piuttosto che concentrarmi sul credere che gli altri saranno "onesti/disonesti/leali/sleali" etc., preferisco chiedermi: in queste circostanze, che persona voglio essere... IO?

#17
Ex utente
Ex utente

Rispondendo in modo pragmatico mi sembra molto mite.La mitezza è una grande virtù e nn va assolutamente confusa con la sottomissione,è piuttosto gentilezza d'animo ed esprime il desiderio di smussare i conflitti ,la violenza ,l'intolleranza,l'agitazione.GRazie alla mitezza possiamo sopportare con pazienza e coraggio eventi spiacevoli e persone moleste ,la persona mite si allontana da chi è prepotente ,nn da peso alle provocazioni ,mantiene la calma e controlla bene i suoi impulsi,può essere come sosteneva ghandi,la più forte.IL mite nn dà al violento la soddisfazione di vincere,perché generalmente nn combatte ,lavora in silenzio e attende pazientemente.i latini dicevano: solve et repete( prima paga poi richiedi,quando hai giustamente pagato).ha la forza delle betulle,che si piegano ma nn si spezzano ,è piacevole e può passare inosservata ,perchs nn crea disaccordi o contrasti ,in questo modo può essere più incisiva degli altri ,passionali e impulsivi ,proprio perché il suo intervento è gentile e mai polemico."beati i miti perché erediteranno la terra" -il mite ha il controllo di se ,ha potere su se stesso ,mantiene la propria calma e serenità assai più degli altri : nn anela a beni materiali ,nn lotta x il potere ,nn si interstadisce nel far prevalere le proprie idee.Ama la vita per quello che è ed è disponibile agli altri che accetta cosi come sono.

#18
Psicologo
Psicologo

In tutta onestà, e glielo scrivo più da Gianluca Calì che da "dott.",questo suo ultimo intervento mi ha un po' turbato, in un senso che non ha alcuna accezione positiva o negativa.

Ha "semplicemente" tirato in ballo, tra tutte le cose umane che ha scritto, alcuni tra i miei valori personali. Non la conosco, ma volevo scriverglielo...

#19
Ex utente
Ex utente

Il turbamento dovrebbe esser ,per tutti,sempre un momento di crescita , alcune persone sono cosi povere,che tutto quello che hanno sono i soldi :) quindi è un piacere averla turbata.:) buona serata.

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