Tachicardia post-chiusura difetto interatriale: cause e gestione.

Buongiorno Dottori,

vi scrivo perché ho bisogno di chiarimenti che finora non sono riuscita ad avere.

A gennaio di quest’anno sono finita in pronto soccorso per una tachiaritmia con frequenza cardiaca di 180 bpm o superiore.
In seguito, mi è stato eseguito un ecocardiogramma, che ha evidenziato la presenza di shunt sinistro-destro a livello del setto interatriale.


Un cateterismo destro per via femorale ha confermato la presenza di uno shunt emodinamicamente significativo, e la risonanza cardiaca (con e senza mezzo di contrasto) ha mostrato dilatazione del ventricolo destro e un rapporto Qp/Qs alterato (1. 7).


A giugno 2025 ho quindi effettuato la chiusura del difetto interatriale per via percutanea femorale con impianto di dispositivo occlusore Memopart ASD 24.

L’intervento è andato bene, ma da quel giorno soffro di tachicardia costante, che si presenta anche per sforzi minimi: alzarmi da una sedia o semplicemente girarmi nel letto.


Ho eseguito tutti i controlli necessari:
- ECG e diversi Holter 24h
- Ecocardiogramma con bubble test a luglio, settembre e dicembre (l’ultimo non mostrava più lo shunt)
- Test da sforzo interrotto precocemente per frequenza troppo elevata ("test massimale interrotto per raggiunta FCMT 86% già a 50 watt").


Mi è stato quindi prescritto bisoprololo 1, 25 mg (in aggiunta alla cardioaspirina), che effettivamente ha migliorato la situazione.
Tuttavia, continuo ad avvertire extrasistoli e aumenti della frequenza cardiaca, e a volte percepisco come se il cuore volesse accelerare ma qualcosa lo tenesse forzatamente a freno, lasciandomi una sensazione di sofferenza interna.


I medici definiscono questa condizione come tachicardia inappropriata e mi hanno consigliato di ripetere gli esami, continuando intanto la terapia con bisoprololo.
Se anche questi dovessero risultare negativi, si valuterà l’impianto di un loop recorder.


Mi chiedo però: è normale tutto questo a 34 anni?

Ho sempre condotto una vita sana: facevo sport, mangio bene, non fumo e non bevo alcol.
Perché è successo tutto questo?

Mi libererò mai da questa tachicardia?
Potrò sospendere il bisoprololo?
Tornerò a vivere normalmente, a fare sport, a non temere ogni sforzo?


Per un periodo, ho creduto come mi era stato detto che fosse tutto causato dall’ansia, e ho iniziato ad assumere paroxetina, ma non ho avuto alcun beneficio sul piano cardiaco.

Aggiungo che tendo a perdere potassio e ferro, ma sto assumendo integratori per tenerli sotto controllo.


Vi chiedo aiuto con grande sincerità, perché non so più come affrontare tutto questo.
La mia vita oggi è fortemente limitata (anche a livello lavorativo), e faccio fatica a riconoscermi.

Grazie in anticipo a chi vorrà ascoltare e darmi un consiglio.
Dr. Mario Baldi Cardiologo, Algologo 115 6
Gentilissima Signora,

La situazione che descrive è complessa e merita un'analisi approfondita.

E' molto probabile che lei soffra di una aritmia definita TPSV (ovvero tachicardia parossistica sopraventricolare), che può dipendere dalla presenza di un "filo elettrico" accessorio che ha dalla nascita (che innesca la tachicardia da rientro nodale o tachicardia da rientro attraverso una via accessoria come nella sindrome di WPW) oppure alternativamente da una tachicardia atriale con focus di origine ad origine verosimilmente dal setto interatriale o dalla cresta terminalis nell'atrio destro.

Per fare una diagnosi di certezza e risolvere il problema definitivamente (senza necessità di assumere farmaci) dovrebbe fare una visita Aritmologica e programmare un ricovero per eseguire SEE (studio elettrofisiologico) ed ablazione TCRF del substrato aritmogeno.

La invito (se vuole risolvere il suo problema) a prenotare una visita con me al Policlinico San Donato (San Donato Milanese) contattando la nostra Segreteria al numero 02/52774260.

Lavoro in un centro di eccellenza in questo settore

Cordiali saluti,
Dott. Baldi Mario

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