Utente
Buongiorno, desidererei porvi le seguenti domande; già da dieci anni ho subito un intervento di iato plastica secondo Nissen per una mancanza di risposta a ipp già diversi anni prima della mia operazione A parte il primissimo periodo forse per assestamento della stessa non ho più avuto problemi seri di reflusso, ho sempre fatto periodicamente controlli regolari, Rx baritrato, endoscopie. Successivamente al mio intervento in questi dieci anni il mio reflusso è senz’altro diminuito ma non è completamente sparito
Mi sono sempre aiutato con gaviscon dopo i pasti principali e con esopral 40 mg ogni 3 o 4 giorni perché questa è la frequenza con la quale puntualmente si presenta il reflusso, vorrei precisare pure che nei 5 anni prima della Nissen rossetti ho assunto regolarmente 40 mg di esopral al giorno con scarsi risultati documentati dalle gastroscopie e biopsie effettuate dove erano presenti erosioni motivo per cui il chirurgo toracico ha ritenuto opportuno consigliare l’intervento,
Nel complesso sto bene, ho fatto una gastroscopia nel 2018 con il seguente referto: Esofago di colorito roseo, assenza di lesioni, Cardias incontinente per piccola ernia dello iatus, assenza di lesioni esofagitiche in atto.
Lo stomaco ha scarso ristagno chiaro, pliche di colorito roseo, ben distensibili all’insufflazione, prive di lesioni.
Angulus endoscopicamente indenne.
Al fondo gastrico esiti di Fundoplicatio, Piloro pervio.
Bulbo e mucosa duodenale nella norma.
Biopsia per istologia Non eseguita. Vorrei chiedervi per favore se la terapia al bisogno confermata dopo il suddetto referto (che risponde ai miei sintomi) che faccio già da dieci anni più i cinque precedenti alla mia operazione possa determinare una qualche patologia gastrica (poliposi o altro genere) dovuta al lunghissimo periodo di assunzione di ipp. Ho provato su consiglio medico di cambiare per un periodo invece di 40 mg ogni 3 giorni, 20 mg ma il dosaggio di mantenimento mi avrebbe costretto in base alla mia sintomatologia di assumere 20 mg un giorno si e uno no! Ho 53 anni Quindi in termini di sicurezza chiedo a voi quale sarebbe meglio visto che la risposta ai miei sintomi è identica basso o alto dosaggio? Su questo il mio specialista non ha saputo fornire risposte esaustive ed è per questo che mi rivolgo a voi perché so che alcuni studi pubblicati da fonti attendibili sembrano un po’ contrastanti tra di loro, tuttavia vi chiedo se la eventuale sostituzione di esomeprazolo con famotidina può nel mio caso essere utile provando magari ad assumerlo per verificare la sua efficacia nel mio caso specifico considerando anche ciò che viene riportato nei vari studi sull’utilizzo degli H2 Antagonisti a lungo termine dove è stata verificata una maggiore sicurezza, (è vero? ) vi sarei molto grato potere avere da voi delucidazioni in merito al limite dovuto,
In attesa di vostro eventuale riscontro vogliate gradire i miei più cordiali saluti

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Prof. Alberto Tittobello

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Quelle formazioni pseudopolipose che spesso riscontriamo nei soggetti che assumono IPP per anni, non sono, appunto, dei veri polipi, ma pseudopolipi, cioè degli ingrossamenti delle ghiandole gastriche. Mentre i " veri " polipi sono delle formazioni precancerose e vanno estirpati, queste ghiandole non lo sono. Non ci sono evidenze sulla loro possibile trasformazione verso la malignità. Se ha ancora disturbi da reflusso - nonostante il pregresso intervento - è giusto che assuma qualche prodotto che riduca l' acidità gastrica. Può alternare periodi con IPP e altri con H2- antagonisti, il risultato è simile.
Prof. alberto tittobello

[#2] dopo  
Utente
Grazie per la sua chiara risposta Professore, quindi gli IPP a lungo termine nel mio caso presi in caso di necessità non sarebbe provato dagli ultimi lavori scientifici che possano essere un potenziale rischio per eventuali patologie gastriche così come alcuni titoli di fonti rispettabili o circolari che ormai troviamo sulle pareti dei medici di base sosterrebbero, e così ? Per quelli come me che al massimo ci avvaliamo su ciò che offre la rete, e parlo sulle ipotesi che gli H2 Antagonisti seppur ormai poco in commercio per via dei più nuovi e non so se anche più efficaci inibitori di pompa protonica possano essere presi con maggiore sicurezza per chi dovrebbe assumerli a vita in quanto il loro effetto non provocherebbe eventuali complicanze di cui già sopracitati. Ultima cosa chiedo ; lei ritiene che l’esame Gastropanel può essere utile per individuare un problema gastroenterico ma soprattutto se attendibile per quanto concerne l’ Helicobacter pylori ! Ho è sempre consigliato ancora il test del respiro ? Non so se un gonfiore addominale dopo i pasti può essere una spia per eseguirlo o devono essere presenti altri sintomi ? La ringrazio molto Saluti Cordiali

[#3]  
Prof. Alberto Tittobello

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L' esame più attendibile per l ' Helicobacter è il test del respiro, da eseguirsi però in assenza di farmaci.
Prof. alberto tittobello

[#4] dopo  
Utente
Salve Prof Tittobello, quindi Urea breath test, Potrei sapere esattamente quanti giorni prima dell’esame devo sospendere gli IPP , chi meglio di lei può saperlo con esattezza. Ancora grazie Cordialmente

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Prof. Alberto Tittobello

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Almeno due settimane. Se sono tre, ancora meglio. Il dosaggio degli anticorpi con un prelievo di sangue è valido anche in corso di terapia.
Prof. alberto tittobello

[#6] dopo  
Utente
Grazie Prof Tittobello, vuol dire che se sono positivo agli anticorpi dovrò fare necessariamente il test del respiro visto che non si è in grado di stabilire se l’ho avuto in passato oppure il batterio è presente in quel momento ? Invece potrei sapere se in caso di negatività agli anticorpi è sicuro al 100% che non ho l’infezione o dovrei per certezza fare il test del respiro ? Come ultima vorrei chiederle se la ricerca tramite gastroscopia necessita anche li la sospensione degli ipp due o tre settimane e se il risultato da la stessa attendibilità dell’urea breath test . Cordialità

[#7]  
Prof. Alberto Tittobello

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Non esiste un esame sicuro al 100%. Se non si trova una cosa, non sempre è vero che non esiste. Se la si trova, esiste. Se l' endoscopista è esperto, riesce a trovare il batterio anche in corso di terapia. Basta cercarlo dove va di solito.
Prof. alberto tittobello