Utente 448XXX
Buongiorno,
ho deciso di chiedere un consulto online perché ultimamente sono così tesa che quando racconto questa situazione di persona scoppio a piangere senza riuscire ad esporre i fatti in maniera lucida.

Da qualche tempo vivo una situazione di disagio sul lavoro causata sia da alcune scorrettezze commesse da capo e colleghi (che hanno fatto crollare da parte mia la stima e la fiducia nei loro confronti), sia dalla modifica, per sopraggiunte necessità aziendali, della mia postazione di lavoro e delle mie mansioni prevalenti.
Da mesi ho ansia, sbalzi d'umore istantanei, crisi di pianto, insonnia, dolore allo stomaco e nell'ultimo periodo ho cominciato ad avere difficoltà alla vista, problemi di digestione, tremori, sensazione di offuscamento nella testa, un'indecisione che mi tormenta ed altri piccoli fastidi ogni giorno diversi che prima non avevo mai avuto e che mi portano a pensare che io stia impazzendo. Ho chiesto qualche giorno di ferie per riprendermi ma non mi sono state concesse.
Dopo un lungo rimuginare ho pensato che l'unico modo per salvaguardarmi era quello di dimettermi, ma poi ho scoperto che con un contratto a termine questo non è possibile ed il mio capo non si è mostrato propenso a scinderlo consensualmente in questo periodo di superlavoro.

Sono una lavoratrice fuori sede e non sapendo a chi rivolgermi ho chiesto aiuto al medico di base provvisorio che mi ha indirizzato da uno psichiatra. Lo psichiatra mi ha diagnosticato un disturbo dell'adattamento con ansia e umore depresso e mi ha consigliato un periodo di astensione dal lavoro ed una terapia sia psicologica che farmacologica.
Il medico di base è restio a concedermi delle settimane di malattia in quanto crede che le scorrettezze subite siano dovute ad una mia inadeguatezza nel modo di pormi (e ci credo che la pensa così, visto che ho singhiozzato per tutta la seduta) e che posso risolverlo solo affrontandolo. Ha aggiunto anche che a suo parere chi vuole lavorare lavora anche in condizioni avverse e che mi potrebbero creare dei problemi per un periodo di malattia troppo lungo.

A me piace lavorare e mi piace il mio lavoro, ma ho bisogno di divincolarmi da questo ambiente perché sento che mi sta logorando dentro e la mia stabilità mentale precipita ogni giorno di più. Dovrei resistere fino ad agosto, che razionalmente non è molto lontano ma mi sembra un'eternità e ci sono momenti in cui non so nemmeno come arrivare al giorno dopo.
Esiste la possibilità di sciogliere il contratto unilateralmente per disturbi psichici?
Altrimenti, posso insistere affinché il mio medico mi conceda un lungo periodo di riposo? Qual è il periodo massimo che potrebbe concedermi per questo disturbo? Quali problemi potrebbero crearmi (e chi potrebbe crearmeli)?
E se chiedessi l'aspettativa non retribuita? A chi va chiesta? Il datore può opporsi?

Mi scuso per la lunghezza del post ma non sapevo a chi rivolgere queste domande.
Spero che qualcuno sappia chiarire i miei dubbi e ringrazio chi leggerà.

[#1] dopo  
Dr. Maurizio Golia

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Buongiorno,

Trattasi di aspetti amministrativi, Le suggerisco di andare al sindacato con una copia del suo contratto di lavoro.

cordiali saluti
Dr. Maurizio Golia Specialista Medicina Legale e Medicina Preventiva Lavoratori tel. 339/7303091
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