Utente 209XXX
grata per la possibilità di usufruire di un simile servizio, sottopongo il mio caso.

Ho 30 anni. Dall'età di 12 anni ho iniziato ad appassionarmi al podismo, che praticavo all'epoca con una certa adolescenziale irregolarità. Dai 18 anni un poi, invece, ho iniziato a correre circa 3 volte a settimana, per arrivare in un paio d'anni ad una media di circa 30-40 km a settimana. A 23 anni ho fatto la mia prima ed unica maratona (sogno d'infanzia che vagheggiavo da sempre) concludendola in 4 ore e 24 minuti. Da allora, per ragioni di studio e lavoro, ho proseguito con allenamenti blandi, per una media sempre di 30, 40 km a settimana, senza tuttavia inserire mai impegni competitivi.

Il desiderio di fare una seconda maratona, era sempre lì. Nel 2005, dunque, in un momento di maggior tranquillità personale, a gennaio, ho deciso di provare a preparare una maratona per la primavera. Il 28 gennaio 2005, a metà di un allenamento lungo di circa 25 km, ho iniziato ad accusare un "dolore nuovo", alla mia caviglia dx, un dolore interno, ma collocato sul lato dx, nella zona del seno del tarso. Il giorno dopo non riuscivo a camminare, e quelli successivi nemmeno. Per riprendermi ho dovuto fare uno stop di qualche mese, ed è iniziato il mio "calvario" da un ortopedico all'altro. Raggi x, risonanza magnetica, e ogni altro esame possibile (rx sotto stress) indicavano che la mia caviglia era perfettamente a posto (stabile, e tutto quanto il resto. la diagnosi della TRM tibiotarsica era la seguente: "Sono state effettuate scansioni sagittali, coronali e assiali. Non alterazioni focali o diffuse della qualità di segnale ossea. Non versamento articolare. Regolari le strutture legamento e tendinee"). Ho fatto anche una serie di infiltrazioni di cortisone nel seno del tarso, del tutto inutili. Tecarterapia senza esito. Ho ripreso però a correre, il dolore (fastidio diffuso interno alla caviglia, che poi però si estendeva a tutta la caviglia, interessando anche la zona del calcagno, il tendine di achille etc., ridotta mobilità sagittale della caviglia) non era tale da impedirmi di correre, anche se inserivo ogni tanto del riposo e riducevo all'occorrenza gli allenamenti. Alcuni degli ortopedici da cui sono transitata mi davano della malata immaginaria, ragion per cui mi sembrava che evidentemente non potesse trattarsi di nulla di così grave. Unico vero limite: mi era impossibile superare i 25 km, soglia oltre la quale il dolore cresceva moltissimo, e mi impediva di correre.

Un paio di mesi fa, cambiando per l'ennesima volta ortopedico, mi sono recata da un vostro collega, traumatologo dello sport. Questa volta la visita mi ha soddisfatta, perché il dottore mi ha prescritto una nuova risonanza magnetica (nonostante quella vecchia fosse di appena qualche mese prima) e ha ipotizzato una sindrome del seno del tarso in sospetta algodistrofia astralgalica destra. Ma mi ha rassicurata circa la possibilità di risolvere positivamente il problema.

L'esito della RM è stato il seguente:
"L'esame RM mirato allo specifico quesito clinico evidenzia la presenza di un discreto versamento in corrisponenza del seno del tarso nel cui contesto il legamento interosseo a siepe risulta discretamente assottigliato. I profili cartilaginei si mantengono peraltro discretamente regolali così come non si osservano significative alterazioni del trofismo osseo; in particolare non si osservano lesioni a carattere algodistrofico all'attuale controllo. Si evidenziano segni di sovraccarico biomeccanico in sede calcagno-cuboidea con iniziali reazioni marginali sul versante calcaneare e piccola area sclero-geodica subcondrale; discreto assottigliamento del legamento di Spring. Regolari le strutture legamentose tibio-tarsiche. Non alterazioni a carico delle strutture tendinee in esame".

Ho fatto avere al medico che mi seguiva il referto e la RM, tramite il suo fisioterapista (non ho io contatti diretti col medico in questione, ma solo esclusivamente attraverso questo fisioterapista che mi fissa con lui gli appuntamenti). Dopo tre settimane di silenzio il fisioterapista mi ha restituito la RM dicendomi che il medico, esaminata la RM, mi faceva riferire la seguente diagnosi: impossibilità di proseguire la mia attività podistica. Ho chiesto spiegazioni al fisioterapista su di una conclusione tanto grave quanto inaspettata (nonché traumatica per me). Ma non ne ho avute, se non alcune per me del tutto incomprensibili "eh, c'è il legamento a siepe assottigliato, e poi altre cose..." In sostanza, non ho capito un'acca. Non so qual è la causa di questo problema, né qual è il problema in sè, né perché non esisterebbe una terapia per rimediarvi. Sono tra l'altro molto stupita del fatto che per due anni nessuno abbia visto nulla, e che ora improvvisamente emerga qualcosa di tanto grave.

Insoddisfatta del tramite del fisioterapista gli ho chiesto di poter incontrare direttamente il medico, per avere direttamente da lui chiarimenti. Ma a oggi a settimane di distanza non ho avuto nessun riscontro. Ragion per cui sono preoccupata, non so cosa pensare e non sto più correndo.

Ringrazio per la paziente attenzione, nella speranza di poter avere qualche lume.

Cordialmente.

[#1]  
Dr. Mauro Ranieri

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il quesito clinico da te richiesto non è di facile risoluzione,tuttavia dall'esito della ultima RMN sembra emergere un quadro di flogosi e degenerazione a livello della caviglia per cui il consiglio di non praticare attività sportiva intensa da parte del medico sportivo che l'ha visitata mi sembra esatto,pertanto io le consiglierei di farsi rivisitare da un altro medico sportivo per fare un trattamento per poter eventualmente riprendere un'attività sportiva più moderata
cordiali saluti
mauro ranieri
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[#2]  
Dr. Carlo De Michele

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da vecchio runner capisco quanto possa essere doloroso un consiglio di interrompere l'attività! Ma credo che in fase acuta sia indispensabile, tuttavia penso che la possibilità di riprendere una attività soddisfacente esista. Oltre quanto detto dai colleghi penso che bisognerebbe indagare correttamente sulla postura di base, poichè un ipercarico monolaterale deve avere una causa. Sarebbe quindi opportuno cercare un medico sportivo esperto in posturologia, correggere la postura contemporaneamente curando le manifestazioni acute.Cordialmente
dr. Carlo de Michele
Medico Internista
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[#3]  
Dr. Sergio Lupo

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Come sempre mi trovo pienamente in accordo col collega Carlo De Michele: prima di risposte tragiche, farei un controllo della postura e applicherei gli eventuali presidi di correzione (ginnastica posturale, terapia osteopatica, plantare dinamico ...).
Nel frattempo, ovviamente, eviterei i carichi della corsa: si mantenga in forma con il nuoto e faccia i controlli consigliati.
Dottor Sergio Lupo
Dottor Sergio Lupo
Specialista in Medicina dello Sport
www.sportmedicina.com

[#4] dopo  
Utente 209XXX

grazie a tutti. mi sono recata a Milano da un vostro collega (prof.Malerba) che in effetti ha diagnosticato un avampiede valgo e prescritto per il momento - oltre a un riposo di qualche mese dalla corsa - una soletta funzionale.

[#5] dopo  
Utente 209XXX

gentili dottori, non so se la richiesta messa in coda ad un vecchio consulto venga ugualmente presa in considerazione.
a seguito di un forzato riposo di mesi, dell'applicazione di un plantare funzionale per evitare il carico laterale dovuto all'avampiede valgo, ho ripreso la corsa. il dolore che col riposo era svanito è ricomparso a brevissimo. mi sono recata sempre dall'ortopedico che ora mi ha in cura, il quale pur confermando la sua diagnosi iniziale (anche sulla base di una nuova rmn, la caviglia non presenta nessun problema) constata che l'unica soluzione al problema è un intervento di riduzione del primo metatarso, e anche una incisione sulla fascia tricipitale, perché rileva che la mia caviglia è molto rigida anche a causa del tendine corto e della muscolatura del polpaccio retratta(per cui ora faccio allungamento 3 o 4 volte al giorno). tuttavia il vostro collega (che effettuerebbe l'intervento) mi ha suggerito di considerare che si tratta di un intervento che non garantisce i risultati, dato che comunque il difetto del mio piede è appena lievemente percettibile. in sostanza farei meglio ad accantonare la corsa per dedicarmi ad altro.

posto che ho già prenotato l'intervento chirurgico (che con le liste d'attesa sarà tra circa un anno), mi domando come sia possibile dover interrompere l'attività sportiva dal momento che tutti concordano sul fatto che la mia caviglia non ha nulla di significativamente compromesso.

da quando uso la soletta funzionale (su entrambi i piedi e con ogni tipo di calzatura), rilevo che è aumentato il dolore sul calcagno e sul tendine d'achille. non solo ma un dolore analogo a quello che ho al piede destro (un dolore che non saprei descrivere, se non dicendo che è interno alla caviglia, e che mi impaccia l'articolazione la quale sembra più legata, l'estensione stessa della caviglia mi sembra ridotta) è comparso (in forma molto minore) su quello sinistro, oltre che sul calcagno e sul tendine achilleo sinistro. Il piede sinistro fino al giorno dell'utilizzo della soletta non mi aveva mai dato problemi, era sano come un pesce. ho anche cercato di togliere la soletta dal piede sinistro (rinunciandoci poi, perché c'era troppo scompenso tra un piede e l'altro).
a oggi senza soletta al piede dx non riesco più a camminare senza che mi compaia un dolore molto acuto nella zona laterale e nel seno del tarso. chiaramente sto continuando a correre, ignorando il dolore e i consigli del medico di interrompere l'attività sportiva, in presenza del male.

il quesito in sostanza è: la diagnosi (sovraccarico laterale da avampiede valgo e retrazione della muscolatura del polpaccio) è in grado di spiegare completamente il mio dolore? l'intervento potrebbe davvero essere l'unica soluzione? è possibile che su di una caviglia che non presenta particolari patologie non esista una cura risolutiva (anche chirurgica, se del caso)?

grazie a tutti.

R.

[#6]  
Dr. Sergio Lupo

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Nella sua storia si notano alcune "incongruenze":
1) come mai un plantare risolve parzialmente un problema e ne genera altri?
2) se esiste una rigidità della muscolatura e dei tendini, prima di praticare attività sportiva si deve intervenire sulla rigidità con una adeguata ginnastica e lo stretching specifico (cosa che lei non ha fatto, visto che sta continuando a correre).
Mi viene poi da farle una domanda: dopo la lunga inattività e dopo aver messo il plantare, ha ripreso l'attività della corsa con estrema gradualità, curando molto l'elasticità muscolare ed il rinforzo della muscolatura specifica?
Detto ciò, purtroppo, non sono in grado di dirle altro perchè, se l'intervento sulla postura è stato effettuato in modo corretto (e questo non posso saperlo a distanza ...) e la patologia nonostante tutto continua, credo proprio che sia il caso di cambiare sport: io non mi opererei, tra l'altro senza alcuna certezza di un buon risultato, per fare un po' di corsa!
Dottor Sergio Lupo
Dottor Sergio Lupo
Specialista in Medicina dello Sport
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[#7] dopo  
Utente 209XXX

molte grazie, dottore.
non so rispondere alle sue perplessità, io mi sono attenuta scrupoliosamente alle prescrizioni dei medici.
non so perché la soletta funzionale abbia generato altri problemi, forse non è perfetta, e - a differenza di cosa si farebbe con Totti -giustamente nessuno si prende la briga di rifarmela finché non fa il suo dovere alla perfezione.
lo stretching specifico lo faccio ormai da 7 mesi,tre volte al giorno, e l'ho fatto per tutti i 4 mesi di inattività prima di riprendere la corsa. lo faccio secondo le indicazioni dei medici(allungamento dei polpacci,mantenendo la posizione 20 sec.x4-5 volte), non so se sia adeguato, sufficiente o meno. a sentire il mio medico, però, pare che in questi mesi i miei muscoli non si siano allungati molto... mi ha detto che forse la mia muscolatura "non si lascia allungare", nonostante la mia buona volontà.
non ho rinforzato la muscolatura,perché nessuno mi ha detto di farlo.
circa la gradualità, sono ripartita da pochi minuti di corsa e ho raggiunto in un mese e mezzo circa i miei carichi ordinari.
ritiene che potrei rivolgermi a qualche altro specialista o in qualche altro centro per valutare la congruità dell'intervento sulla postura?
ringraziandola ancora per la disponibilità.
cordialmente.

[#8]  
Dr. Sergio Lupo

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Credo che a questo punto la cosa da fare sia rivolgersi al servizio di posturologia dell'Istituto di Scienza dello Sport del CONI di Roma, dove la posturologia è di tipo "integrato" e tiene in considerazione tutti i recettori posturali e non solo uno o alcuni di essi. Tra l'altro gli interventi terapeutici sono mirati alla pratica sportiva. Chieda di parlare con il dottor Claudio Gallozzi ed esponga a lui il suo problema (tel. 0636859104).
Dottor Sergio Lupo
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