Utente 171XXX
Nel 1997 sono stato sottoposto ad intervento di varicocele al testicolo sx. A distanza di qualche anno, nel 2000, ho notato un rigonfiamento eccessivo dell'addome, accompagnato a frequenti mal di schiena ed eccessivo bisogno di dover urinare!
Ho fatto un controllo alla prostata, risultato per altro negativo ma, dal quale si poteva notare che il rene sx presentava una bozzatura di non relativa importanza.
(Almeno, così disse il referto dell'ecografista!).
A inizio anno 2003, i dolori lombo-sacrali diventano più lancinanti ed il medico curante mi prescrive delle punture per la schiena. Non facendo effetto la cura, e non evidenziato nulla dalle radiografie alla schiena, mi rivolgo ad un ortopedico, il quale mi prescrive un altro ciclo di punture infra-muscolari ma, il dolore dalla schiena inizia ad interessare, con acute mialgie, l'arto inferiore sx.
Dallo stesso ortopedico, in cura dal mese di maggio di quest'anno, ricordo con tristezza di essermi presentato con "le mie gambe", successivamente con le stampelle, perchè a distanza di tre mesi ho riscontrato non solo una importante insufficienza muscolare ma, anche un arto ormai "morto", quasi " staccato"!
Nel frattempo vengo sottoposto solo a R.M colonna lombo-sacrale, dalla quale si osserva la presenza di un emangioma del corpo vertebrale di L2 e multiple ernie discali alla RMN colonna LS.
Il ciclo di punture, continua a non apportare miglioramento, l'ortopedico prescrive altre punture (ne ho fatte in totale circa 80, di cui alcune a base di cortisone), infine, quando mi dice di presentarmi in Ospedale per ulteriore visita, mi prescrive un altro ciclo di infiltrazioni per la schiena, tralasciando il fatto che il mio dolore interessava solo più l'arto inferiore sx..
Dal nervoso, dal dolore, scoppio a piangere e l'anestesista , che si sarebbe occupata del ciclo di infiltrazioni,mi domanda il perchè, ed allora io la supplico di fare una lastra a questa gamba!
Vengo sottoposto la stessa mattina a semplice radiografia dell'arto inferiore sx: referto: frattura del collo del femore sinistro senza trauma da sospetta lesione secondaria!
Lo stesso giorno, trattenuto in Ospedale, vengo immediatamente ricoverato era il 17 luglio '03 e vengo sottoposto ad intervento chirurgico, quattro giorni dopo,il 21 luglio '03.
L'intervento consiste in "asportazione testa femorale" e immissione di protesi d'anca totale non cementata.
L'esame istologico presenta la seguente diagnosi: METASTASI OSSEA DI CARCINOMA A CELLULE CHIARE( VEROSIMILE SEDE DELLA REGIONE PRIMITIVA: RENE SX).
La diagnosi della scintigrafia: mts da ca a cellule chiare di origine verosimilmente renale IV stadio, concomitano: ipercaptazioni costali, lesione renale sx di 3 cm, lesioni polmonari bilaterali, lesione al bacino(ala iliaca 7 cm), noduli parenchiali.
Sono stato ricoverato nella stessa struttura per un mese; dopo l'intervento e venuti a conoscenza della mia malattia, non si è fatto nulla per alleviare il mio dolore e prendere provvedimenti per debellare la grave malattia!
Per di più, nello stesso ospedale,due medici con disinvoltura mi hanno detto che non c'era più niente da fare e che avrei avuto meno di un anno di vita!
Grazie all'insistenza dei miei familiari che mi hanno fatto ricoverare presso un centro tumori, devo dire di sentirmi già meglio! Sono stato sottoposto a intervento di ablazione della massa tumorale del rene sx attraverso radioterapia, ho fatto 2 cicli di chemio immunoterapia e adesso...
e adesso, coscente della mia grave malattia, vorrei sapere se:
se si fosse intervenuti prima, avrei potuto evitare l'intervento alla gamba?
Avrei potuto evitare che altri organi potessero essere invasi dalle cellule tumorali?
Avrei potuto evitare il dolore della mia gamba sx, ormai "morta" e soprattutto, data la mia insufficenza muscolare e dell'aggressivo intervento alla quale sono stato sottoposto, avrei potuto evitare il dolore di ben 5 lussazioni dell'arto inferiore sx, e soprattutto, oggi all'età di 54 anni, malgrado la mia seria malattia, che avrebbe fatto ugualmente il suo corso, se presa in tempo, con una "diagnosi non tardiva", avrei potuto evitare di farmi fare il "bidè" da mia moglie, o farmi legare le scarpe da mia figlia, o ricorrere al servizio di ambulanza per essere sottoposto a semplice controllo?
Oggi, potrei camminare come un tempo?
Vorrei che qualcuno di Voi potesse far chiarezza, rispondendo alle mie domande, perchè so che la mia vita sarà breve ma, prima di morire, vorrei sapere se il tempo che "sarebbe" dovuto appartenere alla mia vita, è stato sciupato dalla negligenza e superficialità di qualcun'altro, soprattutto sapendo che lo stesso medico che mi ebbe in cura,dal mese di maggio, fu messo al corrente dell'intervento al testicolo, di un rigonfiamento della massa addominale, del fatto di essere sovrappeso, di essere sottoposto ad una speciale cura per iper-tensione..., questi non possono essere stati campanellini d'allarme per diagnosticare prima la mia malattia?
Vi prego di rispondermi con sincerità.
Grazie di vero cuore.
Carmine

[#1] dopo  
Dr. Giampiero Pepe

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Gentile signor Carmine, ho letto più volte la sua richiesta e più volte ho fatto per allontanarmi. A volte il dolore degli altri è così grande che si ha paura ad affrontarlo. In questa circostanza non so veramente che parere professionale darle. Sebbene pensiamo di comandarla, la vita di ognuno di noi prende giorno per giorno una direzione a noi sconosciuta.
Il suo richiamo mi ha agganciato. Mi parla dei medici. Non siamo più medici da tempo. Trascuriamo i pazienti, trascuriamo noi stessi, anche noi ci ammaliamo come lei. Il suo ecografista avrebbe dovuto consigliarle un controllo a breve distanza o una consulenza urologica. Lo stesso avrebbe dovuto fare il suo medico di famiglia. Forse anche lei, complici i medici superficiali, la routine della vita quotidiana, il lavoro, ha rimandato i controlli di giorno in giorno. Probabilmente ha avuto timore, in qualche situazione, di essere petulante e di offendere o contrariare il suo medico. Forse avrebbe potuto non morire o forse vivere di più. Forse non morirà. Mi parla del tempo. Già, il tempo. Quanto ne ha lei? Non si sa. Quanto ne ho io? Non si sa. Mi parla di sua moglie e del suo sedere a mollo nel bidè: credo che sua moglie, ciò che fa, non vorrebbe farlo fare a nessun altro. Mi parla di sua figlia e delle sue scarpe: per sua figlia probabilmente è un piccolo dono. Non si abbatta, si faccia aiutare sempre, parli tanto alla sua famiglia, faccia sentire la sua voce, individui per sua figlia degli oggetti, dei pensieri, delle persone, che possano costituire una continuità con lei nel caso le accadesse veramente di separarsi da questo mondo. Io sto già pregando Padre Pio per lei e la sua famiglia. Un abbraccio a sua moglie e un bacio a sua figlia.
Di botto penso che questa mia lettera potrebbe darle fastidio, potrebbe deluderla perchè lei si aspettava qualcos'altro. Clicco invia e la saluto di cuore...
Giampiero Pepe
Dr Giampiero Pepe
Ginecologia e Ostetricia
Andrologia Riproduttiva
Medicina Legale

[#2] dopo  
Utente 171XXX

Gentilissimo Dr. Giampiero Pepe,
la ringrazio innanzi tutto per aver risposto tempestivamente, anche se…ha ragione, mi sarei aspettato altre risposte!
Purtroppo, per me, mi sento “impotente” a 360°, nei confronti di mia figlia, perché, anziché proteggerla come, grazie a Dio, può fare Lei, posso solo “assistere a un disagio” che avrei, chiaramente, voluto non farle assistere!
Sono amareggiato nel dover leggere che Lei, in qualità di medico, mi scrive:
NON SIAMO PIU’ MEDICI DA TEMPO, tutto questo perché mi fa dedurre che avevo proprio ragione! Forse da un po’ di tempo a questa parte, chi intraprende tale professione, lo fa’ esclusivamente per avere delle garanzie economiche e non perché lo desidera veramente, vede nel mestiere del medico, non più una persona che può “aiutare” gli altri ma, un “ assegno al portatore”!
Mi fa rabbrividire tutto questo, se penso che ci sono centinaia e centinaia di persone che si affidano alle cure dei medici “in buona fede”, proprio come ho fatto io!
Se ci fossimo trovati di persona, probabilmente alla domanda:
“ Lei ha rimandato i controlli, non avrebbe dovuto fidarsi solo di ciò che le hanno detto con superficialità alcuni medici…”,
Le avrei risposto con un tono un po’ più marcato:
“ Ma io mi sono rivolto ad un medico, perché innanzi tutto non lo sono, e poi perché stavo MALE!”
Faccio un tuffo nel passato, e Le scrivo che io fin da piccolino ho sognato di poter avere una casa tutta mia, che potesse riparare tutta la mia famiglia, dalle intemperie, dare calore nei giorni invernali e apportare una ventata di sollievo nei giorni afosi!
Ho capito che il mio mestiere sarebbe stato il costruttore!
Infatti con sacrificio, ho lottato per ciò che ho sempre sognato: poter dare riparo e protezione alla gente!
Ho lavorato nei cantieri dall’età di dodici anni , e in oltre quarant’anni di lavoro, Lei forse non ha idea di quante case io abbia, con fatica e sudore, costruito ma, l’ho fatto con piacere, perché era quello che volevo fare, e Lei si immagini che disastro avrei commesso se avessi fatto questo mestiere con superficialità, quante solette, pilastri, tetti, avrei potuto far crollare con la mia negligenza? A quante persone avrei potuto “sottrargli” la vita?
In maniera differente, anche io ho dovuto assumermi le mie responsabilità, proprio come dovrebbero fare tutti, dalla gente comune a quelli che rivestono cariche di importanza sociale, proprio come i DOTTORI!
Anche io ho sbagliato in passato, come tutti ma, mi sono sempre assunto le mie responsabilità!
Io vorrei gridare al mondo intero, il mio dolore, vorrei che chi avesse sbagliato si prendesse le proprie responsabilità, senza scaricarle di qua e di la, è facile dire: non si poteva prevedere, la sua patologia si è manifestata come un tornado! Sarà sempre così!
Il mio destino è segnato, ma facciamo che chi rimane dopo di me, non abbia timore a dover rivolgersi al medico, e di DOVER MORIRE, per la negligenza di altri che rivestono cariche che non meritano!
Ho inviato la stessa lettera che ho inviato a Lei, ad oltre cinquanta oncologi, sparsi in tutta Italia, quasi tutti mi hanno risposto, dandomi conforto, consigli e ricordandomi che purtroppo troppi medici si preoccupano subito di attuare una terapia antalgica, senza prima tentare una diagnosi, magari, facendo subito una semplice radiografia alla gamba o al bacino, proprio come avrebbero dovuto fare a me, e diagnosticare tempestivamente la mia malattia e…
…poter assistere tranquillamente, che so, al matrimonio di mia figlia, alla venuta dei miei nipotini, vedere mia moglie invecchiare, vedere gli extra-terrestri, assistere alla rivolta di migliaia e migliaia di cittadini che dicano: ADESSO BASTA, E’ ORA CHE OGNUNO DI NOI SI ASSUMA LE PROPRIE RESPONSABILITA’! (Sarà un’utopia?)
Un grande scrittore disse: “i nostri fallimenti sono noti, i nostri successi quasi mai, noi crediamo nel bene e nel male, crediamo nella giustizia e nell’ingiustizia ma, noi scegliamo il bene e la giustizia, perché i nostri nemici sono dappertutto, e quanti ce ne sono, alziamoci in piedi e puntiamo il dito su tutti quelli che sbagliano, accettando anche che lo stesso, possa essere rivolto verso di noi”!
Io mi sono alzato “umilmente” e hanno già fatto il mio gesto altri medici, che sono stufi di dover difendere le negligenze e le superficialità dei loro colleghi.
Lo faccia anche Lei!
Se si è sentito in dovere di rispondermi, La prego, rilegga la mia lettera, e in qualità di “medico”, risponda sinceramente alle domande che io ho rivolto a tutti coloro che hanno prestato giuramento di Ippocrate durante la laurea in medicina!
Io non voglio né compassione né conforto, il mio destino è segnato, voglio un “parere medico”, che possa servire non solo a me stesso ma a tutti coloro che ho coinvolto con la mia storia, a “ravvedersi” e che in seguito questo non debba più succedere!
Sarebbe assurdo dire che sono stato sfortunato, perché lungo il mio percorso ho incontrato un ecografista ed un medico di famiglia che non mi hanno consigliato un controllo a breve distanza o una consulenza urologica?
Il personale del P.S. che attesta sul referto: il paziente presenta acute mialgie all’arto inferiore sx, però poi mi fanno fare una radiografia lombo-sacrale?
Il primario di ortopedia che mi “imbottisce” di medicinali e punture fino all’ultimo, anche quando il mio femore era già fratturato, mi prescrive ugualmente un altro ciclo di infiltrazioni alla schiena?
E che dire dei due “medici” che con disinvoltura, mi riferiscono della mia grave malattia, dicendomi persino di aver meno di un anno di vita?
O ancora, dopo aver attestato la frattura al femore, aspettano 4 giorni prima di intervenire chirurgicamente?
Rimango un mese nella stessa struttura ospedaliera e nessuno fa niente per alleviare il mio dolore o programmare una terapia per debellare la mia grave malattia?
O ancora, iniziare una fisioterapia a domicilio (ADI), senza che il medico curante di famiglia, visioni la cartella, compili la stessa nelle sue parti e possa dare l’Ok di partenza?
Sono stato sfortunato?
Avrò mica la nuvoletta alla Fantozzi che mi corre dietro?
Siamo sinceri, non prendiamoci in giro!
La ringrazio fin d’ora, perché so che Lei rileggerà con attenzione la prima lettera che ho inviato, e risponderà con “professionalità”, magari chiedendo consulto ad altri suoi colleghi, perché dobbiamo ricordare di rimanere sempre umili, accettando anche le nostre “lacune” in qualunque settore, perché questo è sinonimo di INTELLIGENZA!
Grazie ancora.
Carmine.

[#3] dopo  
Dr. Andrea Omodei

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Gentile sig. Carmine,
con l'ecografia prostatica non si vede il rene. Se invece, nel 2000, è stata eseguita anche un'ecografia renale che mostrava qualche cosa di anomalo, le indagini dovevano essere approfondite mediante TAC.
Tale esame avrebbe presumibilmente permesso di raggiuingere una diagnosi precoce.
Per una risposta più precisa è necessario visualizzare gli originali degli esami eseguiti ed i relativi referti.
Cordiali saluti
dr. Andrea Omodei


Dr. Andrea Omodei