Utente 129XXX
Gentili Dottori,

A seguito di accertamenti sulla fertiità effettuati nel luglio 2009 da parte di mio marito (età 36 anni) abbiamo scoperto che è risultato positivo agli Anticorpi Anti-HCV.
Premetto che alla nascita ha subito Trasfusione (4 sangue di sangue)e che non beve, non fuma e non fa e non ha mai fatto uso di droghe.

Su suggerimento del laboratorio, ha provveduto ad eseguire i test con i seguenti risultati:
HCV Immunoblot:Indeterminato
HCV RNA Quantitativo:37675

Dopo circa 1 mese,sono stati ripetuti questi test + genotipo con i seguenti risultati:
HCV RNA Quantitativa: 85.609
HCV-GENOTIPO 1b

Inoltre, mio marito si è rivolto ad un epatologo per effettuare ecografia al fegato (che non ha presentato alcuna alterazione) più controllo di transaminasi che risultano nella norma.

Alla luce di questi risultati,le nostre vite sono cambiate e tanti sono i quesiti che ci poniamo:

1)possiamo avere rapporti non protetti oppure vi è la possibilità di contagio? (fino ad oggi, abbiamo abbandonato l'idea di avere un bimbo perchè per paura di contagio stiamo avendo solo rapporti protetti);

2)Vi sono gli estremi per presentare la Domanda d'Indennizzo L.210/92?

Grazie

cordiali saluti


[#1] dopo  
Dr. Mario Corcelli

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Gentile Signora,

Il termine per fare la domanda di indennizzo ai senso della Legge 210/92 è di 3 anni dal momento in cui si è venuti a conoscenza del fatto; nel suo caso, partirebbe da luglio 2009.
L'indennizzo spetta anche a chi, contagiato da virus HCV, non presenta i sintomi e segni clinici di una epatite; in pratica, anche per la sola condizione di sieropositività da HCV.

La domanda va presentata al Ministro della Salute (ora del Welfare), tramite la ASL di residenza, allegando tutta la documentazione sanitaria che comprovi il nesso causale fra trasfusioni e sieropositività da HCV.

Il giudizio viene espresso dalla Commissione Medica Ospedaliera (ospitata nell'ospedale militare più vicino alla sua residenza).
In caso di giudizio negativo, è ammesso ricorso entro 30 giorni dalla notifica.
Il ricorso giudiziario entro un anno dalla successiva risposta negativa.

Tutto quanto premesso, però, presuppone che suo marito possa dimostrare il nesso causale fra trasfusione di sangue e contagio da virus HCV.
Si tratta, se non erro, di trasfusioni effettuate alla nascita, quindi ben 36 anni fa; è necessario acquisire le cartelle cliniche dell'epoca, documenti indispensabili per comprovare le avvenute trasfusioni di sangue.

Il virus HCV si trasmette, oltre che attraverso il sangue, anche attraverso la via sessuale, solo se vi è durante l'atto uno scambio di sangue (ferite o escoriazioni durante i rapporto sessuale); tuttavia lo sperma e la saliva non sono infettanti; di conseguenza, il rapporto sessuale per via vaginale è a basso rischio.
Si consiglia, in ogni caso, un rapporto protetto da profilattico, a meno che non si desideri una gravidanza.

Anche il rischio di contagio per via materno-fetale, nei casi in cui la madre sia sieropositiva, è basso (circa il 5%) e l'allattamento al seno non è controindicato.

Per ulteriori informazioni:

http://www.medico-legale.it/legge_210_del_92_su_sangue.html

http://www.indennizzolegge210.it/default.asp?id=352

Cordiali saluti.
Mario Corcelli, MD
Milano - specialista Medicina Legale e Igiene-Tecnica Ospedaliera
http://www.medico-legale.it

[#2] dopo  
Utente 129XXX

Gentilissimo Dr.Corcelli,

ringrazio per la chiara e tempestiva risposta.
Mi ha confermato quanto già conoscevo in riferimento all'iter per avanzare la domanda e mi ha eliminato i dubbi che avevo.

Cordiali Saluti