Utente 145XXX
Buongiorno volevo porre questo quesito:

Mia sorella di anni 40 a causa di una depressione bipolare si è vista riconoscere, da diversi anni, dall'ASL di competenza un'invalidità civile pari all'80 % nonchè la legge 104, percepisce, quindi, l'assegno d'invalidità pari a circa € 256 mensili .
Dato che la sua condizione mentale non la mette in condizione di lavorare, vive a carico di mio padre.
Abbiamo pensato, quindi, di richiedere all'INPS l'inabilità permanenete al lavoro in modo che quando mio padre, che attualmente ha 70 anni, non ci sarà più, mia sorella potrà aver diritto alla reversibilità della sua pensione.

L'impiegato dell'INPS purtroppo ci ha detto che l'inabilità permanenete al lavoro viene riconosciuta solo a chi ha l'invalidità civile pari al 100%, ma questo non mi sembra giusto perchè ci sono casi, come quello di mia sorella, in cui un'invalidità civile inferiore al 100% causa l'impossibilità l'impossibilità a poter svolgere alcun tipo di lavoro dato che non si è in grado di rispettare orari si ha difficoltà enormi a concentrarsi ecc...

E' vero che l'invalidità civile pari al 100 % è un requisito necessario al fine dell'ottenimento dell'inabilità permanente al lavoro oppure ci sono margini per fare un ricorso avverso all'imminente risposta da parte dell'INPS, e se si a chi dobbiamo rivolgerci?

[#1] dopo  
Dr. Andrea Mancini

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Gent. Utente,
chiaramente le due valutazioni sulla validità di una persona non vanno di pari passo (basti pensare al semplice caso in cui un soggetto non presenti una domanda per invalidità civile).
Credo che presentare la domanda per inabilità all'Inps sia più che legittimo.
Nel momento in cui vi giunga la risposta dall'Inps le consiglio di rivolgersi ad una struttura di patronato che, per tramite dei suoi impiegati amministrativi e dei medici specialisti in medicina legale convenzionati, le potrà illustrare meglio l'iter da seguire e le possibilità del ricorso.
Buona giornata
Andrea dott. Mancini
Specialista in Medicina Legale e delle Assicurazioni