Utente 166XXX
Buongiorno,
una mia dipendente (sono un capoufficio di una grande azienda) di circa 30 anni con un ottimo curriculum scolastico e di cui da circa un anno sono diventato il responsabile, non rende al lavoro, impiega tutto il giorno per svolgere l'attività che gli altri colleghi svolgono in meno di un'ora e mezza.
Chiestole il motivo, mi ha confidato di soffrire di diturbo ossessivo compulsivo e che era in cura; col tempo è leggermente migliorata nel rendimento, ma comincia ad avere comportamenti stranissimi, le colleghe la vedono stare 45 minuti fissa davanti allo specchio in bagno oppure si pettina per ora, dispone gli oggetti sulla scrivania in maniera maniacale; è timida e compassta, direi anche depressa; ma se contraddetta dà su tutte le furie e diventa aggressiva, ogni tanto delira e negli ultimi tempi sembra non rendersi conto dei suoi comportamenti e del suo scarso rendimento. I tempi aziendali di trasferimento o altri provvedimenti che stanno valutando non sono brevi, e volevo chiedere un consiglio su come comportarmi con lei; ovviamente le altre persone ricevono premi e gratifiche e lei no, fa scenate e ritiene la cosa ingiusta: ripeto, non si rende conto. Ho scoperto (anche se non l'ha comunicato all'azienda) che le è stato rilasciato un certificato di invalidità civile che le permette di avere gratuiti i trasporti della nostra Regione: mi informo e scopro che è necessario avere come requisito almeno il 70% di invalidità civile riconosciuta; chiede di fare le ferie solo in concomitanza con quelle dei genitori (vive in casa e si fa trattare dai suoi - almeno dai racconti - come se avesse 5 anni, le dicono quando andare a dormire, non la fanno uscire e trascorre le vacanze con loro: non ha un proprio conto corrente, ma versa lo stipendio su quello dei genitori di cui è solo beneficiaria); è disadattata e non sa relazionarsi con gli altri, ai quali imputa tutti i suoi mali.
Prende psicofarmaci e spesso sonnecchia in ufficio.
Il problema è: come trattarla; lei chiede di cambiare attività di ufficio, ma qualsiasi compito le affidi non è in grado di portarlo a termine o lo fa con ritardo chilometrico; le tolgo necessariamente le attività e si inalbera, mi accusa di umiliarla: non so se ci è o ci fa, perché anche davanti alla prova del suo rendimento trova alibi, scuse che non stanno in piedi ma che difende con i denti; sto anche provando a convincerla che se ci fosse qualche documento (non sa che l'ho sentito mentre lo diceva a un collega) che comprovi un problema di salute sarebbe utile portarlo alla direzione del personale; lei nega tutto, sostiene di essere guarita, e continua a creare problemi disciplinari. Non sono un esperto, ma mi pare che sia un quadro molto grave.
Qual è il modo di comportarsi più corretto con queste persone?
Esiste un modo per "costringerla" a dichiarare il suo stato all'azienda?
Grazie per l'attenzione.
Saluti

[#1] dopo  
Dr. Giuseppe Nicolazzo

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Gentile Utente,

gli accertamenti dell'idoneità alle mansioni sono svolte dagli organi competenti ( ASL, Ministero del Tesoro etc. ) e l'ufficio legale della sua Azienda saprà come procedere, ma per maggiori chiarimenti trasferisco la sua richiesta nella sezione Medicina legale,

Cordiali Saluti
Dr G. Nicolazzo
Specialista in Psichiatria
Psicoterapeuta

[#2] dopo  
Utente 166XXX

La ringrazio molto.
Saluti