Utente 819XXX
Slave!
sono una ragazza di 27 anni e nel dicembre 2008 un auto mi ha investita provocandomi fratture ad astragalo e calcagno (scomposta quella dell'astragalo, che si è praticamente "sbriciolato") e diastasi fra tibia e perone. sono stata ricoverata ed operata solo per correggere la diastasi. l'astragalo non è stato inizialmente toccato, ma dopo 6 mesi non riuscivo ancora ad appoggiare il piede in quanto era entrato in pseudoartrosi. per farla breve, sono stata operata altre 2 volte nei due anni successivi: nel settembre 2009 si è cercato di risolvere il problema con una sintesi dell'astragalo tramite 2 viti, nel settembre 2010 ho subito un artrodesi fra astragalo e calcagno. anche quest'ultima operazione non è andata a buon fine, dato che non c'è stata un adeguata consolidazione e sono comparsi dei punti necrotici. le parti di osso inoltre si sono spostate compromettendo ulteriormente l'articolazione della caviglia. il dolore permane, non sono ormai più in grado di correre e di saltare (ed io ero una ginnasta, ed insegno tuttora ginnastica ritmica...) e l'unica alternativa al dolore che mi è stata proposta è quella di bloccare tutta l'articolazione della caviglia. ho preferito tenermi il dolore ma anche un pò di mobilità ed ho proceduto con la chiusura della pratica medica e le visite medico legali. il medico legale della controparte mi ha riconosciuto 13 punti di invalidità... ecco, la mia domanda è: non sono pochi??? e vorrei capire se nel conteggio dei punti di invalidità ha importanza "cosa riesci veramente a fare" con la parte del corpo compromessa oppure se conta solo cosa e come ti sei rotto. non so se mi spiego. il mio ragionamento è: se con un piede che ha subito le stesse fratture e le stesse operazioni io potessi correre, otterrei gli stessi punti di invalidità? vorrei sapere se ho sbagliato a scegliermi l'avvocato ed il mio medico legale o se la legge è così e non posso farci niente..
spero che possiate darmi qualche informazione, mi sento un pò presa in giro dal mondo...
grazie mille!

[#1] dopo  
Dr. Nicola Mascotti

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Gentile Signora,

considerato quanto Lei riferisce, non risulta quale fosse la valutazione del Suo medico legale di parte.
La valutazione del danno alla persona da sinistro stradale, dal punto di vista medico-legale, tiene conto del cosiddetto "danno biologico permanente", ovverosia il pregiudizio alla salute conseguente alle lesioni riportate, oltre che del "danno biologico temporaneo" (le giornate di inabilità temporanea assoluta e parziale), ed ancora della cosidetta "inabilità specifica", cioè quella derivante dall'incidenza dei postumi sulle abituali occuopazioni.
Nel Suo caso Lei ritiene inadeguata la valutazione del "danno biologico permanente". Tale valutazione, trattandosi di lesioni anatomiche e funzionali alla caviglia ed al piede, tiene conto dei disturbi algico-disfunzionali residuati all'articolazione della caviglia e del piede ed arto inferiore in generale.
Le tabelle di riferimento sono quelle in allegato al Decreto 3 luglio 2003 del Ministero della Salute.

Fra le voci valutative che riguardano le menomazioni dell'arto inferiore, si trova ad esempio:

Limitazione dei movimenti articolari della tibio-tarsica di 1/2 = 6 %

Tuttavia, non si può dare dare un giudizio attendibile sul "quantum" in questione senza l'esame della documentazione sanitaria ed una visita diretta.

Distinti Saluti.
Nicola Mascotti,M.D.

[Si prega di non richiedere valutazioni o stime del grado di invalidità]