Utente 796XXX
Gentili dottori,

vi pongo un quesito perché diverse volte mi sono trovata di fronte a medici che mi avevano visitata, ma non mi scrivevano la diagnosi ( pur avendo capito nella prima visita, senza dover fare ulteriori accertamenti, la patologia).
In sostanza, mi comunicavano a voce la patologia, ma non mettevano niente per iscritto.
E' legate tutto ciò?

In sostanza quello che mi ritrovo nella ricetta dello specialista è:
nome, cognome, farmaco e posologia.
La data è un optional.

E la diagnosi?
Non si scrive più?
Come ci si deve comportare quando capita?
E' lecito chiedere di scriverla?

Grazie per la risposta.

[#1] dopo  
37801

Cancellato nel 2010
E' lecito chiedere di scriverla. Non si scrive piu' sui certificati di malattia.Credo che il curante posso, ell'ottica della continuità,non scriverla (se non richiesta), ma lo specialista arebbe bene a fare una mini o micro relazione della visita ad uso curante o per chiunque il paz ritenga utile porla in visione
dott Sergio Funicello
Spec Medicina legale e Chir d'Urgenza
Dirigente medico legale ASL

[#2] dopo  
Dr. Maurizio Golia

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In primo luogo la data va sempre messa su qualunque certificato rilasciato, inoltre lo specialista dovrebbe indicare la diagnosi (se conosciuta) e l'eventuale terapia.Quindi ne parli con lo specialista.

Dr. Maurizio Golia - medico legale e del lavoro Brescia.
Dr. Maurizio Golia Specialista Medicina Legale e Medicina Preventiva Lavoratori tel. 339/7303091
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[#3] dopo  
Utente 796XXX

Egregi dottori,

grazie per le risposte.

Il dubbio mi è proprio venuto con il rifiuto secco di diversi specialisti che al termine della visita hanno detto no.

Per avere chiarimenti in merito ho telefonato anche al tribunale dei diritti del malato della mia città, il cui responsabile ( è un legale ) mi ha detto chiaramente che il medico specialista,capita la diagnosi, non si può rifiutare di metterla per iscritto sotto richiesta del paziente.

Io le risposte negative le ho avute proprio dagli specialisti.

La ginecologa che avevo ( ci sono andata per una infezione che si diagnostica tramite visita, con striscio e/o tampone ), mi è venuta a raccontare che per la legge sulla privacy la diagnosi non si può scrivere da anni. Aveva capito anche con la sola visita di cosa si trattava, ( candica a. ), ma anche con il risultato dello striscio da lei effettuato e inviato nel suo laboratorio di fiducia ( non vi dico il giro di soldi ), si è rifiutata lo stesso.


Portati gli esami di laboratorio, anche se già mi aveva dato il Diflucan, quando vedo che non scrive la diagnosi, le chiedo di scriverla e lei mi risponde:
"Che centra! Non si scrive più. C'è la legge sulla privacy. Vuole fare sapere al farmacista che malattia ha? E lei mi potrebbe anche denunciare per non aver rispettato la privacy".

E' stato inutile insistere.
Sono rimasta senza parole.

Mi chiedo: ma dal farmaco che c'è scritto sulla ricetta il farmacista non si capisce che malattia ho?

Con i cardiologi mi è capitato, come dice il dottore,di avere per iscritto le microrelazioni sul mio stato di salute, ma non non ho capito perché con altre specializzazioni si ricevono dei rifiuti.

Cosa si deve fare se la diagnosi è chiara, a maggior ragione supportata dagli esami che lo spacialista ha richiesto e lo stesso non vuole scrivere la diagnosi?

Come ci si deve comportare sul momento?


Secondo questito:
Tante volte se ne fregano di aiutare la persona a guarire, scrivono la terapia e tanti saluti.

In primis, la prima specialista che mi ha curato la candida a. ha omesso di dirmi che poteva recidivare, anche se lo striscio era risultato negativo.
In più mi aveva dato un parafarmnaco ( il Miphil ) che mi aveva riscatenato la candida. E lo Zidoval ( antibatterico) che per la terza volta me l'aveva fatta tornare. Non vi dico come sono stata, anche psicologicamente.

Come ci si deve comportare quando lo stesso medico che cura un paziente, dà altri farmaci o parafarmaci che fanno ritornare la malattia peggiorando le cose?

Tornarci a dirgli che è un incompetente?

Che valore hanno i parafarmaci se nel foglietto illustrativo non ci sono tutte le informazioni come si trovano invece in quelli dei farmaci? A vole, come il Miphil, sono dannosi.


Grazie per le vostre risposte.

[#4] dopo  
37801

Cancellato nel 2010
la diagnosi può essere scritta su una ricetta usata solo per essa.Cmq il farmacista è un esercente professione sanitaria e dovrebbe essere, anche se un po'superata come tesi, trasmissione di segreto a persona a sua vlta tenuta al segreto.
Cmq capisco la posizione del medico specialista a proposito della privacy sulla ricetta da dare al farmacista.
In effetti per il farmacista non è interessante la diagnosi ed inoltre la ricetta, se regionale o trattenuta,passerà nelle mani anche di soggetti non esercenti la professione medica.
Quello che non capisco è non usare al sosluzione inizialmente da me data.
II parte
se permette sulla sua affermazione "Tante volte se ne fregano di aiutare la persona a guarire, scrivono la terapia e tanti saluti."non condivido:Al massimo potrei accettare che "alcuni rari medici se ne fregano di aiutare la persona a guarire, scrivono la terapia e tanti saluti".
I figli degeneri vi sono in tutte le famiglie.

dott Sergio Funicello
Spec Medicina legale e Chir d'Urgenza
Dirigente medico legale ASL