Utente 443XXX
Salve,
sono affetto da pectus excavatum, già operato nel '92 e regredito dopo circa un anno dall'intervento.
Dagli esami cardiologici e spirometrici fatti negli anni non risultano importanti compromissioni cardio-respiratorie, salvo un lieve prolasso aortico, approfondito a suo tempo anche dal compianto prof. Marcelletti e giudicato non preoccupante.
Gli ultimi esami cardiologici sono stati effettuati nel 2011 e la situazione è rimasta stabile.
Noto tuttavia una limitata resistenza fisica durante le attività sportive (amatoriali) o nello svolgere attività che richiedono un importante sforzo fisico, accompagnate da affanno, che poi rientra in tempi brevi. Non so se sia riconducibile ad una limitata espansione dei polmoni a causa del p.e.
Inoltre ho diversi problemi alla colonna vertebrale, con lordosi fisiologiche attenuate a livello lombare e cervicale, una lieve scoliosi, piccole ernie e disidratazione in alcune aree
A livello sintomatico avverto dolori cronici che si aggravano in determinate situazioni, talvolta vertigini e sudorazione, in particolar modo se sto per molto tempo in piedi senza muovermi. Inoltre mi è stata riscontrata una cavità siringomielica a livello cervicale, che dal 1999 ad oggi è rimasta invariata in base agli esami RM effettuati negli anni.
Non so se questi difetti della colonna vertebrale siano in qualche modo legati al p.e.
Ad ogni modo mi interesserebbe sapere se il p.e. è considerata patologia invalidante ed inoltre se in questo quadro possono esserci i presupposti per chiedere il riconoscimento di un'invalidità.
Purtroppo questa situazione mi ha pregiudicato la possibilità di svolgere alcune professioni. Non ho potuto tentare la carriera militare o nelle forze di polizia, vigili del fuoco, ecc... Non posso nemmeno svolgere lavori che richiedono particolare impegno fisico o che vanno svolti in piedi.
Vi ringrazio infinitamente per l'attenzione.
Cordiali saluti

[#1] dopo  
Dr. Nicola Mascotti

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Spett.le Utente,
il cosiddetto "pectum excavatum" non rientra fra le infermità riportate nelle tabelle di riferimento per la valutazione dell'invalidità civile ( allegato al D.M. 5 febbraio 1992), e di conseguenza l'eventuale menomazione che deriva da tale condizione potrebbe essere soltanto valutabile, in ragione della natura e gravità, con criterio analogico rispetto a quelle tabellate, specie in riferimento alle infemità dell'apparato respiratorio e cardio-circolatorio.
Le suggerisco di sottoporre il problema al Suo Medico di Medicina Generale, ed eventualmente effettuare esami clinici e strumentali mediante i quali possa essere documentabile una concreta riduzione della capacità lavorativa (ad esempio: spirometria, ECG da sforzo, ecc...) oltre a quelli necessari per la valutazione del deficit del rachide a cui ha fatto riferimento.

Distinti Saluti.
Nicola Mascotti,M.D.

[Si prega di non richiedere valutazioni o stime del grado di invalidità]