Utente 977XXX
Avevo l’età di quarantadue anni, quando si sono assicurati che ero sofferente di F.A. parossistica ed extrasistoli molto forti che avvertivo in maniera insistente e logorante. Quindi quarantatreenne, ho cominciato l’iter per la cura di questa F.A.,: continui day hospital, cardioversioni (farmacologiche ed elettriche) e terapie costantemente modificate, perché sono un soggetto resistente ai farmaci. Tanto è vero che da F.A. parossistica è passata a cronica, i cardiologi (ospedalieri e tanto per non fare nomi… DIMI), gettando la spugna mi hanno così congedato: quando si sente male … passi da noi che le diamo un’occhiata. Devo far presente, che sono anche monitorato con anticoagulanti (Coumadin per circa dieci anni, ma non sono mai stato in renge: da 2 a 3 e mai nel target di 2,5 di I.N.R., anzi ero e sono sempre sotto i 2 … anche con il max di 4+½, 5 Coumadin al dì …; per parere di un altro medico sono passato al Sintrom da 4mg, anche qui sono intorno a 1+ ¼, 1+½, però a sentire altri medici, sempre un dosaggio alto.
Ma veniamo al dunque, il 19/10/2007 sono stato colto da sette arresti cardiaci in ufficio, dove i miei colleghi mi hanno (a modo loro) soccorso… finalmente è stato chiamato il 118, con il defibrillatore portatile mi hanno fatto riprendere, ma avevo sempre degli arresti e comunque sono arrivato al P.S. con polso zero. Non ricordo nulla di quei momenti e dopo molti giorni di UTIC sono passato in corsia, monitorato. Quaranta gg di H, assegnandomi tutte le terapie possibili e immaginabili con esami e contro esami…in pratica passato al setaccio, (faccio presente che non fumo, non bevo, non uso stupefacenti e mi limito moltissimo nei peccati umani …forse mangio… ma se tolgo anche quello tanto valeva rimanerci secco e via…. tolto il dente…. tolto il male, ma sono solo tre/quattro Kg in più del peso forma per un’altezza di 179 cm).
Nel frontespizio della cartella clinica si legge “ Cardiomiopatia dilatativa(FE 35%), F.A. atriale persistente ad alta frequenza ventricolare, e ricoverato in data 19/10/2007 per episodi di tachicardia ventricolare sostenuta senza polso”.
Quindi nel novembre 2007 sono stato sottoposto ad impianto di cardioverter defibrillatore biventricolare in prevenzione secondaria della morte improvvisa, visti i precedenti episodi di tachicardia ventricolare sostenuta. Dopo di che nel gennaio 2008, nel primo controllo dell’impianto, hanno rilevato deficit di cattura dell’elettrocatetere in seno coronario e costante presenza di fibrillazione atriale ad elevata risposta ventricolare nonostante terapia con metoprololo 200 mg, carvediolo 50 mg e digossina 0,375 mg al dì.
Nel marzo hanno pertanto impiantato un nuovo elettrocatetere in seno coronario. Hanno utilizzato un elettrocatetere a fissazione attiva (Medtronic………) posizionato in un ramo posteriore di grosso calibro dove si rileva un segnale molto tardivo (il ramo posterolaterale non consente di ottenere stabilità di posizionamento). Nella stessa seduta hanno anche realizzato ablazione in radiofrequenza del nodo atrio-ventricolare. Hanno ridotto la terapia con betabloccanti e hanno potenziato la terapia con ace-inibitori.
Infine sono affetto anche da tiroidite autoimmune e diabete mellito di tipo 2 e la P.A. normalmente è 200/100, sono in terapia anche per queste patologie.
Dopo aver fatto presente tutto questo al mio medico di base, ha certificato anche che le pregresse lipotimie, con sensazione di morte imminente, legati agli episodi di aritmia ventricolare mi hanno innescato un comprensibile quadro di profonda depressione reattiva.
Concludendo che, il quadro clinico imponerrebbe cautela nella valutazione di eventuale attività lavorativa.
L’INPS non ha ritenuto opportuno riscontrarmi l’inabilità lavorativa (ma non reclamavo tanto, visto i 111.000 morti all’anno per errori curativi, probabilmente se rimanevo a casa era peggio).
Tanto meno il medico legale del Patronato nel chiedere un ricorso (che fossero amici?)
Tutto questo vuol affermare che sto bene e sono guarito??? Allora perché non me lo hanno certificato??? lei può lavorare normalmente ed avere una vita come prima, piena di sport e di 14 h di attività operativa!!! (Bhe, questo se lo voglio, lo posso anche fare). Creando una piccola polemica… non sarà perché sono di “Genova” e senza “Santi in Paradiso”??? Poiché non vedenti sono istruttori di tennis oppure autisti statali??? Naturalmente ci sono cose peggiori delle mie, direbbero gli ottimisti, visto che la posso raccontare.
Ringraziando anticipatamente, porgo distinti saluti. Danek.

P.S. Mi sono rivolto a illustri Cardiologi di altri siti… hanno passato a Voi il quesito per una risposta esaustiva. Credo che i V/s colleghi, a mio umile parere, dovrebbero leggere le cartelle cliniche… e che le visite collegiali fossero un po’ meno veloci; in meno di cinque minuti mi hanno congedato. Che il gettone di presenza sia poco elevato???

[#1] dopo  
Dr. Alessandro Vallebona

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Anche se la patologia cardiaca da cui è affetto è indubbiamente seria, credo che la valutazione negativa Inps sia dovuta al fatto che lei lavora come impiegato e quindi è stato considerato non soggetto a sforzi od a pressioni stressogene significative. La cosiddetta invalidità Inps (quella pari ai due terzi della validità in attività confacenti) è commisurata alla propria attività lavorativa, mentre per il riconoscimento dei benefici dell'inabilità è richiesto come requisito la incapacità a svolgere qualsiasi proficuo lavoro. Capirà che l'inabilità -così come formulata la definizione- non viene riconosciuta uasi a nessuno. Saluti
Dr. Alessandro vallebona

[#2] dopo  
Utente 977XXX

Gent., dott. Vallebona,
per prima cosa la ringrazio per la considerazione che mi ha dimostrato e la risolutezza della risposta che mi ha fornito. Ancora grazie.
Quello che intendo io è l’esatto contrario. Se è vero che l’INPS non ha ritenuto opportuno riscontrarmi l’inabilità lavorativa (per fortuna!!!), cosa che ho precedentemente specificato; allora perché non mi ha certificato nero su bianco l’abilità lavorativa?… confermando la mia guarigione e buona salute??? Per cui, come ha il potere di negare, ha pure il dovere di identificare l’abilità al 100%. Non chiedo una legge “ad personam”, ma una semplice conferma, Perché vede, caro dottore, dove lavoro sono in un continuo e crescendo “demansionamento”, senza poter obiettare… mutismo e rassegnazione, dalle stelle alle stalle, insomma. Non intendo avviare una causa di “mobbing” già persa in partenza, perché: 1° non va più di moda (ci hanno marciato in troppi, soprattutto dirigenti e quadri…), i giudici ora sono molto prevenuti, andava bene circa 5/6 anni or sono. 2° purtroppo mi hanno “impiegato”… a pigiare un bottone dentro una portineria. Non posso neanche impugnare il demansionamento, perché in realtà non esiste un mansionario; è cosi tutto sibillino e fumoso da far piangere, le mancanze di “sponsor” le paghi amaramente. Qualunque azione probabile da imboccare sarebbe soffocata subito. Sono diventato un “non producente”… quindi un “inutile”.
Concludendo e scoperchiando solo la punta dell’iceberg distintamente la saluto.

[#3] dopo  
Dr. Andrea Mancini

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Gentile Utente 97726,
l'Inps risponde solo alla domanda se Lei è invalido/inabile oppure no, non può rispondere in senso positivo alla sua domanda.
Credo sia opportuno, se vuole certificare il suo stato di malattia, presentare una domanda quale invalidità civile al fine di farsi riconoscere un quantum in percentuale del suo stato di salute.
In tema di mobbing le assicuro, comunque, che non è passato di moda, semplicemente la cultura medico legale e giuridica si è fatta più selettiva.

Cordiali Saluti,

Andrea dott. Mancini
Andrea dott. Mancini
Specialista in Medicina Legale e delle Assicurazioni

[#4] dopo  
Utente 977XXX


“Il mobbing le assicuro, comunque, che non è passato di moda, semplicemente la cultura medico legale e giuridica si è fatta più selettiva”.
Potrei, gentilmente sapere se, il sopraccitato giudizio è opera di un proprio convincimento oppure è uno stato di fatto ormai inalienabile?
Qual è la nuova cultura medico legale e giuridica? E quali sono i nuovi parametri ? … perché il mobbing è sempre più feroce e violento (voi medici lo sapete benissimo) e in oltre decidono che sia” più selettivo”.
C’è qualcosa che non funziona … è come un malato che si aggrava e qualcuno decide che è cambiata la cultura… non è più un malato grave, ma uno appena sofferente. Niente più cure lasciamolo al suo destino. Perché per il mobbing è così, se si scrive c.s., nessuno si fa più avanti e aumentano stress e si azzerano le difese immunitarie con conseguenze che conoscete benissimo.
Vorrei essere solo informato questa nuova “cultura” medico legale e giuridica?
Saluti