Utente 264XXX
Gentili Dottori,
premetto che nel novembre 2014 ho subito la prostatectomia radicale a causa carcinoma della stessa.
Invece nell'aprile 2011 a seguito ecografia renale mi viene diagnosticata una "formazione cistica (al rene sinistro) a contenuto liquido omogeneo con qualche sedimentazione ed un piccolo aggetto cistico nella sua porzione piu' declive; i rilievi flussimetrici non mostrano segni di vascolarizzazione intracistica". Seguono nel novembre 2014 e nel febbraio 2016 altre due eco le quali non rilevano novità sostanziali; nel 2014 le misure della cisti risultano essere di mm 37x40, nel 2016 mm 40x43.
Dopo l'ultima eco, (effettuata anche perchè avevo avuto un episodio di infezione urinaria con dolenzia al fianco sinistro), mi viene prescritta una UROTAC con mezzo di contrasto, il cui referto è il seguente (maggio 2016):
"L'indagine dimostra la presenza a carico del rene sinistro di una manifestazione espansiva di 6 cm di tipo cistico multiloculato, con pareti spesse sede di depositi calcifici che incrementano di densità dopo mdc, con evidenza di un aggetto solido (1,7 cm) nel contesto della cavità cistica piu' voluminosa. La lesione origina dal polo inferiore del rene, è contenuta entro la capsula renale e si sviluppa parzialmente nel seno renale ove divarica le struture caliceali del gruppo inferiore. L'aspetto è suggestivo per tumore cistico multiloculare.
Non si rileva alcun rapporto tra la lesione descritta e le strutture vascolari ilari, nè con la pelvi renale. Assenza di tumefazioni linfonodali a livello dell'ilo renale. Regolare calibro e opacizzazione della vena renale sinistra e della vena cava inferiore. Non sono stati rilevati processi produttivi ad origine delle pareti dell'ampolla e dei gruppi caliceali nè formazioni produttive ad origine dalle pareti ureterali. Non sono stati rilevati processi espansivi ad origine dalle pareti vescicali nè abnormi ispessimenti settoriali a placca a carico delle pareti della vescica. entrambi i reni hanno eliminato in tempi normali il mezzo di contrasto. Lieve aumento di volume del fegato, con alcune cisti seriose di pochi millimetri e due piccole manifestazioni angiomatose. Nella norma vie biliari, colecisti, milza, surreni,pancreas".
Il medico che mi ha consegnato il referto ha parlato di "tumore benigno" comunque da asportare in quanto a rischio evoluzione maligna.
In attesa dell'incontro con l'urologo, vorrei avere una Vs. valutazione, anche sulla cura piu' opportuna; se ritenete che sia possibile "salvare" il rene o se ne sia indispensabile l'asportazione radicale. Non ho capito bene se per tumore si intende la "manifestazione di 6 cm di tipo cistico multiloculato" o solo "l'aggetto solido di cm 1,7".
Inoltre, questa diagnosi è da ritenersi correlata in qualche modo al carcinoma alla prostata o si puo' parlare di casualità ? ovvero, potrei avere un problema "sistemico" da affrontare ? potrebbero esserci delle cause comuni per entrambi i problemi ?
grazie, buon lavoro

[#1] dopo  
Dr. Paolo Piana

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La parte sospetta è certamente questo "aggetto solido", che costituisce la novità di un quadro peraltro noto da anni. Concordiamo comunque sulla necessità di asportare. Il giudizio sulla fattibilità di un intervento conservativo comporta la valutazione diretta delle immagini TAC, che per noi non è possibile. Questi interventi, parziali o totalia, venngono oggi correntemente eseguiti nei centri di riferimento in laparoscopia tradizionale o robotica.
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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[#2] dopo  
Utente 264XXX

Grazie Dott. Piana per la cortese risposta.
Volevo aggiornarvi sugli ultimi sviluppi: il mio urologo mi ha fatto effettuare anche una RM con MDC il cui referto è sostanzialmente identico a quello della TC.
Entrambe le immagini diagnostiche sono state poi visionate dal radiologo di riferimento della struttura ospedaliera dove opera il mio urologo, il quale ha ipotizzato che (visto che l'aggetto solido di 1,7 cm a suo parere non cambia sostanzialmente colorazione nelle immagini rilevate prima e dopo l'infusione del MDC), potrebbe (con probabilità stimata attorno al 40%), anche non trattarsi di un tumore ma di un ipotetico "coagulo di sangue".
In sostanza, seguendo questa ultima ipotesi, mi è stato proposto di prendere in considerazione anche l'idea di limitarmi al follow up a 6 mesi (assumendomi tutti i rischi del caso per possibile ritardato intervento), in alternativa all'immediata nefrectomia. Sono in grossa difficoltà, vorrei ovviamente salvare il rene (se possibile) ma anche non correre il rischio di una improvvisa evoluzione maligna del "problema".
Secondo la Vs. esperienza si conosce o sono possibili situazioni del genere ? Esiste qualche ulteriore tecnica diagnostica che potrebbe dirimere questo dubbio, considerando che la biopsia (come mi hanno spiegato), non è percorribile in questi casi ?
Ricordo infine che la storia "nota" di questa cisti (con tanto di "piccolo aggetto cistico" non meglio misurato), risale già ad un ecografia di 5 anni fa; solo un mese fa chi mi ha segue ha ritenuto opportuno "approfondire" con TC e RM.
Grazie a tutti !!

[#3] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Viste le affermazioni del radiologo, che ha senz'altro studiato il caso nel migliore dei modi, l'indicazione conservativa diventa condivisibile, con ripetizione della risonanza a sei mesi.
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[#4] dopo  
Utente 264XXX

Nel frattempo sono anche andato ad ulteriore consulto da altro urologo di chiara fama, il quale visionando tutti i referti diagnostici ha confermato l'indicazione di follow up a 6 mesi.
Spero vivamente che sia la soluzione piu' appropriata.
Grazie di nuovo e buon lavoro

[#5] dopo  
Dr. Paolo Piana

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Beh, quando si parla di "chiara fama" ...
Dr. Paolo Piana
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