Emorragia cerebrale rottura aneurisma

Salve a tutti,
Mercoledi' mio zio, 46 anni, ha avuto un'emorragia cerebrale da rottura di un'aneurisma.
Si è recato in ospedale per un mal di testa fortissimo, dopo aver effettuato la TAC hanno visto l'emorragia. Mio zio non è andato in coma spontaneo ma ha avuto 3 attacchi epilettici prima che i medici hanno indotto il coma farmacologico e lo hanno operato.
Un'altra TAC è stata effettuata il giorno dopo ed ha evidenziato la presenza di un ematoma, inoltre è subentrata un ischemia credo consegnenza di un vasospasmo. Ieri i dottori hanno deciso di interrompere il coma farmacologico ma mio Zio non si è svegliato.
Quello che non ho capito è:
1) Se mio zio non è entrato in coma spontaneamente, il fatto che adesso non si sia svegliato vuol dire che l'intervento non è riuscito?
2) Ematoma e ischemia sono complicanze inevitabili in questi casi o dipendono dalla buona riuscita dell'intervento?
3) Come mai il coma farmacologico è durato cosi poco?
4) Nella situazione attuali, quante speranze ci sono che Zio si risvegli?

Ringrazio in anticipo chi di voi voglia rispondere alle mie domande.

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Dr. Giovanni Migliaccio Neurochirurgo 13,7k 398 94
Egr. signore,
a distanza non è possibile rispondere adeguatamente alle Sue domande poichè bisognerebbe conoscere tutto l'iter clinico, visionare le immagini radiologiche pre e post operatorie, capire il perchè di tali complicanze, pur possibili.

Cordiali saluti e auguri per Suo zio.
[#2]
dopo
Utente
Utente
Gentile Dott. Migliaccio,
prima di tutto grazie per il suo tempo. Certamente non si puo' far diagnosi a distanza. Forse le mie domande sono stata troppo specifiche.
Posso chiederle un'ultima cosa? In base a che cosa si decide la durata di un coma farmacologico?

Grazie ancora
[#3]
Dr. Giovanni Migliaccio Neurochirurgo 13,7k 398 94
Egr. signore,
il termine "coma farmacologico" tanto caro ai giornalisti che lo utilizzano senza informarsi prima di che si tratta, viene utilizzato un pò a sproposito e ingenerando convinzioni non sempre esatte.

Esso non è altro che l'anestesia generale eventualmente prolungata successivamente all'intervento.
In parole semplicissime e brevi, la narcosi ( o coma farmacologico) serve per tenere il paziente sedato e favorire così l'uso della respirazione meccanica e una migliore perfusione cerebrale.

Il coma indotto (farmacologico, narcosi o che dir si voglia) lo si utilizza dopo un intervento cerebrale o, in caso di sofferenza cerebrale (trauma cranico grave e/o grave emorragia cerebrale) ai fini accennati prima.

Tale stato di incoscienza lo si mantiene fin quando non migliorano le condizioni neurologiche del paziente valutate sia con il monitoraggio strumentale sia con l'esame clinico neurologico.
Per attuare quest'ultimo bisogna sospendere il "coma farmacologico".
Se, alla sua sospensione, il paziente non si sveglia o non si nota miglioramento dello stato di coscienza, vuol dire che è subentrato il coma vero e proprio e quindi non sarà più necessaria la narcosi o coma farmacologico.

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