Una ennesima visita presso il centro

Buongiorno,
scrivo per un problema post operatorio di infezione.
Mi riferisco ad una serie di interventi che un mio conoscente ha subito a seguito di scoperta di glioblastoma vicino a un orecchio.
Il primo intervento effettuato due anni fa è stato di asportazione della massa. Il secondo, otto mesi dopo, aveva lo scopo di asportare una recidiva e di somministrare un nuovo farmaco sperimentale inserito direttamente nella zona interessata.
Il terzo per richiudere la ferita e il quarto per asportare una parte di osso marcita a causa di un'infezione.

Dopo ogni intervento si è sempre presentata una perdita di liquido dalla ferita e a tratti anche di colore giallo, tipico della risposta ad una infezione.
Ogni volta questa persona è stata portata a far vedere in reparto a Pisa, dove è stato operato, e ogni volta le spiegazioni su queste perdite, sulle infiammazioni e conseguenze varie sono sempre state incerte e contrastanti. E ogni volta si parlava di un intervento di riparazione della ferita.
Da una parte veniva detto che la ferita doveva chiudersi perché altrimenti la produzione del liquido (liquor?) non si sarebbe mai fermata perché agisce come compensazione dell'apertura del cranio.
Dall'altra veniva detto che la ferita doveva perdere per drenare l'infiammazione.
Sono stati prescritti cicli di antibiotici ad ampio spettro (Rocefin), ma senza risultato.

Al momento ad una ripetitiva ricomparsa di questa perdita di liquido dalla ferita e della infezione il soggetto ha sbalzi di temperatura corporea e il liquido ha anche preso il colore giallo.
Si è sottoposto ad una ennesima visita presso il centro a pisa, con la richiesta sotto consiglio del proprio medico di far fare un antibiogramma o una verifica più precisa, un trattamento specifico di questo problema e il risultato è che gli è stato cambiato antibiotico (ciproxin) e ora sembra essersi aggravato il problema con una sospetta bronco-polmonite (probabilmente la causa di ciò è la pesante chemio-terapia).

Prendendo atto che il glioblastoma sia uno dei tumori più gravi e da cui ci sono pochissime possibilità di guarigione, al momento è già un anno che non si ripresentano recidive. Questo è sicuramente un caso eccezionale, di forte rilevanza e fa anche sperare che i sacrifici e rischi presi con gli interventi abbiano portato ad una miracolosa via di uscita.
Però, sperando che il tumore non si ripresenti, è così complicato riuscire a gestire le infiammazioni post operatorie? C'è il forte sospetto che questo tipo di infiammazioni vengano prese un po' troppo alla leggera con la scusa della gravità del tumore (al momento scomparso da un'anno). E' veramente scoraggiante vedere che questo signore sia riuscito a vincere almeno per ora il tumore e che sia costretto a subire una sconfitta per una "semplice" infezione...

Quale tipo di azione potremmo attuare per poter sconfiggere questa infezione?
Ci sarà pure una via per poter attaccarla e ripagare i sacrifici e il merito della sconfitta del tumore.
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Dr. Vincenzo Della Corte Neurochirurgo 5,9k 200 2
Egregio Signore,può capitare un'infezione.Dal suo racconto pare che fuoriesca pus ma non liquor(se uscisse liquor mi aspetterei una meningo-encefalite).L'asportazione dell'osso libero (opercolo) dovrebe essere sufficiente specie se allargato alla parte ossea circostante sicuramente sana. Una volta tolto l'osso infetto,si può lasciare in situ una o più garze che vengono gradualmente tolte,nel giro di alcuni giorni,mentre si possono fare lavaggi con l'antibiotico che all'esame è più indicato.
Questo trattamento è di solito sufficiente,in un organismo mediamente sano, a risolvere il problema infettivo (a proposito quale germe è stato evidenziato?).
Faccia sapere ed infiniti auguri.

Dr. Della Corte: vincenzodellacortemi@libero.it
Case di Cura: "La Madonnina Milano-02/58395555
"Villa Mafalda" ROMA-06/86094294

[#2]
dopo
Utente
Utente
Egr. Dr Della Corte,
innanzi tutto la ringrazio per la risposta.
In realtà l'esame specifico per individuare il germe non è stato effettuato perché non ritenuto necessario, bensì è stata continuata la terapia con ciproxin.
Ora a distanza di una settimana. La bronco polmonite, che si è poi rilevata polmonite micotica si sta fortunatamente placando e c'è un recupero di una forma psico-fisica accettabile.
Però adesso rimane il fatto che la ferita perde ancora liquido in quantità non trascurabile... e il liquido è trasparente.

Ogni piccolo passo, ogni minimo progresso è un piccolo-grande sollievo e una dose di incoraggiamento per lottare.

Ma onestamente rimaniamo preoccupati per il liquido che fuoriesce senza apparente tregua... e al momento sembra che questo fenomeno sia stato preso "sotto gamba", risolvendo con un paio di punti di sutura.

Che cosa potremmo fare per questa perdita di liquido? E' preoccupante? Forse troveremo giovamento avendo per il momento sospeso la chemio (ad oggi da un mese e mezzo)?

Grazie in anticipo per un consiglio
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Dr. Vincenzo Della Corte Neurochirurgo 5,9k 200 2
Egregio Signore,se dalla ferita viene fuori un liquido chiaro,allora propenderei per una fistola liquorale.
Cosa dicono che è ,i Colleghi che l'hanno operato?
Se è liquor,bisogna sapere perchè lo perde;non è stato possibile chiudere la dura?Apparentemente chiusa non risulta a tenuta? Questo fatto va risolto il più velocemente possibile perchè se non c'è infezione,la probabilità che venga è alta e potrebbe essere una meningo-encefalite...una ventricolite...un ascesso intracerebrale.
Se le condizioni generali lo permettono,il paz.andrà operato e rivisto il focolaio operatorio,si risalda la dura (anche aiutandosi con altro materiale)e ci si aiuta con un drenaggio liquorale lombare in modo da mantenere asciutto il tramite fistoloso (possono essere sufficienti due-tre giorni e la fistola si mete a posto.Il vero problema da risolvere urgentemente è l'uscita sui piani cutanei del liquor (ma è veramente liquor?perchè tutto questo discorso vale se si tratta di liquor).Sono perplesso nel sentire che nessun esame è stato fatto sul materiale che esce senza con ciò sapere di cosa si tratti e se è sterile.
Direi che un franco colloquio col Neurochirurgo che segue il malato è fondamentale;bisogna sapere,in prima battuta,cosa fuoriesce dalla ferita.
Chieda espressamente ai Curanti e poi faccia sapere.
Cordialità
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dopo
Utente
Utente
Con i medici c'è uno stretto contatto e sono stati fatti diversi controlli, ma sembra che le risposte non riescano a darle in maniera chiara e purtroppo non c'è una convergenza di raccolta informazioni sul decorso dei pazienti.

A questo punto mi sento di farle una domanda più precisa e per chiarire anche il decorso clinico di questa persona.
Nell'ultimo intervento, il quarto consecutivo in due anni, è stato asportato un pezzetto di osso infetto ed è stata applicata una "protesi" di metallo.
A questo punto è possibile applicare il drenaggio lombare per cercare di far risarcire l'apertura?
(sempre ipotizzando che il liquido che fuoriesce sia liquor)

Grazie ancora per la sua disponibilità.
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Dr. Vincenzo Della Corte Neurochirurgo 5,9k 200 2
Egregio signore,qui il discorso diviene troppo specialistico.Per rispondere alla sua domanda,anche con una protesi è possible mettere un drenaggio liquorale.
Ma se c'è stata un'infezione(è sicuro che c'è stata?)perchè c'è stata la necessità di mettere un corpo estraneo a livello del cranio e proprio nella zona dove è stato asportato osso ritenuto infetto?
Presumibilmente c'è un difetto di comunicazione con i Curanti ed io,non avendo dati certi,non riesco ad aver chiaro il quadro clinico e fatico a dare una risposta univoca.

Ho bisogno di sapere se esce liquor dalla ferita o materiale infetto o liquor sicuramente infetto ...(e con questo dubbio,è mai possibile che non sia stato fatto un esame culturale?)e con questo dubbio perchè è stato necessario mettere una protesi in metallo nella zona dove era l'opercolo ,ritenuto infetto, della teca cranica?
Bisognerebbe chiarire tutte queste problematiche,altrimenti si parla su assenza di presupposti.
Se ha piacere,continui a tenermi informato.
Cordialmente

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