Il malessere permanga

Mia madre 64 soffre da ormai un anno di una forma depressiva ansiosa abbastanza statica, nonostante terapia psichaitrica a base di tranquillanti (EN, Vatran, Prazene) e farmaci SSRI e similari (dropaxin, sereupin, anafranil).
Esami RMN, EEG referti senza problemi.
La cosa che disturba di più in questa situazione (e per questo che vi contatto) è che la suddetta malattia è accompagnata da SCARICHE NERVOSE ripetute e quotidiane: verso mezzogiorno, verso le 15, verso le 18 che possiamo così descrivere:
Sono anticipate da un malessere di qualche minuto che spesso si accompagna a "miagolii", successivamente si evidenzia la scarica vera e propria di circa 10-15 secondi con movimento sussultorio delle braccia, chiusura dei pugni, evidente sofferenza sul volto e emissioni di miagolii "molto intensi", non vi è alcuna perdita di coscienza ed al termine appare un pò rasserrenata; in seguito , può capitare che il malessere permanga in attesa della nuova crisi oppure sparisca (come mi è capitato di constatare venerdì scorso). Purtroppo in questa sede non possono allegare un filmato che sarebbe veramente esemplificativo.
Cosa sono queste crisi? Al di là della depressione, si possono ridurre (in quanto veramente umilianti e debilitanti)?
Io penso che la rimozione delle scariche potrebbe intervenire anche sul morale di mia madre contribuendo alla risoluzione della depressione.
Cordiali saluti



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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 34,6k 850 226
Gentile utente,

In assenza di perdita di coscienza o di uno stato alterato della coscienza, fenomeni simili possono rientrare nei cosiddetti "attacchi di panico", però non credo che questa componente non sia mai stata considerata, viste le terapie effettuate.
Una cosa che viene in mente è che l'assunzione protratta di tranquillanti, specie se non è a dosi regolari e stabili, poiché produce assuefazione può determinare un effetto di "fine-dose" che coincide con attacchi di questo tipo, simil-epilettici ma che globalmente ricordano pià l'attacco neurovegetativo con sintomi atipici, tipo la sensazione di spasmo muscolare).
Esiste la possibilità di trattare sia le crisi di panico sia fenomeni di tipo epilettiforme mediante farmaci antiepilettici che hanno anche proprietà anti-ansiose, e che non inducono assuefazione come en, prazene, vatran etc. Una disintossicazione dai tranquillanti sarebbe opportuna perché in una persona anziana sono comunque peggiorativi di varie funzioni, inclusa l'ansia.

Dr.Matteo Pacini
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dopo
Utente
Utente
Innazitutto grazie per la veloce risposta. Una precisazione: secondo Lei, tra eccessi di paroxetina-anafranil da una parte e tranquillanti (benzodiazepine) dall'altra quale farmaco può essere più responsabile di questi "fenomeni"?
Le spiego: quando si è passati (febbraio scorso) da sereupin ad anafranil (per un periodo di nr.3 settimane: lenta sospensione di uno e lentissima assunzione dell'altro) la situazione è apparsa migliore (mantenendo i tranquillanti); magari si è trattato di una coincidenza di altri fattori in quel periodo, non saprei.
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 34,6k 850 226
NOn è chiaro, le ipotesi sono tre:
a) la terapia non è abbastanza efficace;
b) le benzodiazepine rendono instabile il quadro, e peggiorano l'incidenza di queste crisi;
c) gli antidepressivi inducono la comparsa di queste crisi.
Nel passaggio da una cosa all'altra succedono cose che hanno poca importanza: è dopo le tre settimane che farmaci come l'anafranil fanno il loro vero effetto.

In tutti e tre i casi esistono teoriche alternative per cercare un risultato migliore.
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Utente
Utente
Scusi se approfitto della sua cortesia.
Mia mamma prende anafranil ormai da 6 mesi, stà riducendo un pò il dosaggio ultimamente (pochi giorni) da due pastiglie a una.
Comprendo che curare il cervello non è facile e questa non è la sede per diagnosi, ma, semplicemente, esiste una metodica analitica qualsiasi che possa avvalorare una delle tre alternative da Lei menzionate?
Oppure si può solo provare a tentativi, con un evidente prolungamento dei tempi di sofferenza di mia madre e la mia/mio padre indirettamente.
Cordialità

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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 34,6k 850 226
La ricostruzione della storia clinica e la visita della persona sono in genere sufficienti a chiarire la questione.
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dopo
Utente
Utente
Buongiorno Dott. Pacini,

Ultimamente lo specialista che sta seguendo mia madre (unitamente ad una riduzione di anafranil da 2 ad 1 compressa) le ha prescritto l'assunzione di 2cc di Abilify soluzione(al mattino).
L'assunzione è cominciata da circa 10 gg.
Gli esiti non sono comprensibili dopo pochi giorni.
Ieri è stata quasi bene oggi non altrettanto.
Verificando alcuni thread su questo sito (che vedevano anche suoi interventi), non ho capito se questo farmaco può aiutare a svolgere l'attività di "agente anti-epilettico" da Lei suggerita.
Inoltre...ma lo stato attuale di mia madre è così raro???
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 34,6k 850 226
Abilify è un farmaco di recente introduzione, è un anti-psicotico (ovvero anti-delirante e anti-allucinatorio). A quella dose lì, forse l'intento è di farne un antidepressivo alternativo, anche se questo dipende dal tipo di diagnosi. Con i disturbi d'ansia non c'entra.
Antiepilettico no assolutamente.

All'ultima domanda non so rispondere perché come diagnosi non è chiara. Il disturbo di panico non è raro come non è rara l'epilessia, e certamente i medici non pensano si tratti di epilessia altrimenti non le confermerebbero farmaci pro-epilettici tipo anafranil, quindi credo che si orientino verso una diagnosi di disturbo di panico con componenti neurologiche, almeno così sembra.

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