Utente 370XXX
Salve. Sono il padre di un ragazzo di 19 anni, affetto da autismo infantile. Il suo disturbo è aggravato dalla perdita della madre, ovvero mia moglie, deceduta nell'agosto del 2010 causa un tumore metastatico mammario, dopo 7 anni di calvario. Il ragazzo avverte molto la mancanza della madre, cui era molto legato e con la quale aveva fatto molti progressi (nella scuola, nello sport, nella musica).Il ragazzo parla normalmente, legge, scrive, ha una memoria fortissima. Ma il suo disturbo autistico ha dell'impressionante. Ha una rigidità mentale e comportamentale spaventosa. Se cambia solo qualcosa nel suo programma quotidiano va in ansia, si agita, diventa aggressivo, scatti di rabbia, violento, autolesionista, cambia umore ogni 30 secondi, ricorre a stressanti stereotipie cui deve coinvolgere i parenti più stretti. Ha un disturbo ossessivo terribile : la sua ossessione sono i parenti, che non possono più farci visita. La situazione è diventata molto pesante, perché il ragazzo soffre e condiziona la vita della famiglia : mia e dell'altro figlio di 13 anni, che non ne può più. Fino a 18 anni è stato seguito dalla neuropsichiatria infantile, che gli ha somministrato dal 2011 risperdione ( 1/2 cp al matt, 1 cp al pom, 1/2 cp alla sera per il sonno), depakin chrono 300 mg (1 cp al matt, 1 cp al pom, 1+1/2 alla sera per il sonno), 30 gocce di Alprazolam (10 al pom e 20 alla sera per il sonno) e una bustina di seripnol alla sera per il sonno. Da quando ha compiuto i 18 anni è seguito dal neuropsichiatra del Sim, il quale ha provveduto a sostituire il Risperdione col Zyprexa. L’interruzione improvvisa del risperdione ha provocato stati di ansia e di agitazione nel ragazzo. Su consiglio della neuropsichiatra infantile ho interrotto lo Zyprexa e ripreso il Risperdione. Ma il quadro clinico del ragazzo è peggiorato. Le manifestazioni del suo disturbo sono maggiori. Io non mi fido molto della terapia cognitivo comportamentali dei centri diurni e/o residenziali, però a questo punto il ragazzo deve abbandonare per un po’ l’ambiente familiare, dove soffre tanto lui e noi. In effetti al mattino, a scuola, è collaborativo e calmo. Da retta e collabora con gli insegnanti, ma ahimé a casa è tutto il contrario. A casa dovrebbe stare solo il tempo dei pasti e per dormire. Ma è un’operazione difficile, perché il ragazzo non vuole saperne di centri di recupero. Quello che vi chiedo è sapere quale terapia farmacologica somministrare ora al ragazzo : se ricorrere gradualmente allo zyprexa e diminuire gradualmente il risperdione. Né il neuropsiochiatra del Sim né la neuropsichiatra infantile (che non può più seguirlo, tra l’altro) mi sono di aiuto. Grazie. Saluti.

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Dr. Vassilis Martiadis

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La soluzione potrebbe essere quella di un centro semi residenziale in cui il ragazzo possa essere impegnato il pomeriggio, dopo la scuola. Riguardo la terapia farmacologica, senza conoscere nello specifico il caso clinico non si possono fare altro che ipotesi. Il risperidone é un farmaco che é spesso efficace in situazioni simili. Probabilmente, in assenza di effetti collaterali rilevanti, la terapia poteva essere continuata. Probabilmente il collega che ha cambiato la terapia riteneva di avere maggiori vantaggi dall'olanzapina. La dismissione brusca del risperidone potrebbe aver ci tributo a causare l'agitazione. Il ripristino della terapia con risperidone potrebbe richiedere alcune settimane prima di dare nuovamente gli effetti precedenti. Se questo non dovesse avvenire potrebbe essere opportuno valutare la possibilità di modificarne il dosaggio. É chiaro che questo tipo di valutazioni spettano agli specialisti e non é possibile dare indicazioni specifiche in merito online. Né tantomeno é possibile che si provveda autonomamente a effettuare variazioni terapeutiche senza parere medico diretto.
Cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
www.psichiatranapoli.it

[#2] dopo  
Utente 370XXX

Buona sera, dr. Martiadis. Sto lavorando per il centro diurno dalle 13 fino alle 18. Abitiamo in Puglia. Da qualche mese è stato istituito un centro residenziale, ma quello diurno non è ancora partito. Nel centro residenziale c'è la possibilità di portarvi il ragazzo al pomeriggio fino sera. Ci sono 22 ospiti, ma sono tutti grandi, con problematiche altre rispetto all'autismo di un ragazzo appena maggiorenne. Sarebbe seguito personalmente dalla psicologa e dall'educatrice e poi io potrei vederlo in qualsiasi momento. Ci proverò, perché nell'ambiente familiare il ragazzo soffre terribilmente il suo disturbo. Sarà durissima inserirlo perché non vuole andare.Ho provato quest'estate. A portarlo è stato un dispendio enorme di energie nervose. Quando poi entrava nel Centro gli operatori mi riferivano che era tranquillo. Poi a casa esplodeva tutta la sua rabbia. Forse ho sbagliato a non insistere. Ma ora è necessario, anche perché l'altro mio figlio di 13 anni non ne può più. Vediamo come andrà. Per quanto riguarda il Risperdal , la neuropsichiatra infantile che ha avuto in cura il ragazzo fino a 18 anni, mi ha anche pregato di cominciare a diminuire il dosaggio del Risperdal : da 2,5 mg al giorno a 2 mg perché il ragazzo soffre di scialorea. Effettivamente ora sbava di meno. Quelli del Sim secondo me non sono molto esperti di autismo adolescenziale come lo sono invece i neuropsichiatri infantili e dell'età evolutiva. Devo rivedere la neuropsichiatra infantile perché vorrebbe propormi un nuovo farmaco, simile al risperdal.