Consulto per avvenuto intervento cataratta occhio destro

Consigliata da mio oculista mi sono rivolta a centro altamente specializzato a Padova per intervento per principio cataratta occhio dx fiduciosa ho atteso 14 mesi.
Intervento durato 45 minuti almeno 30 con dolore, effettuato da medico che riceveva "istruzioni" da un altro medico seduto alla mia sx.
Delusa totalmente fin dalla visita preoperatoria durata circa 3 minuti, al controllo mattina durato forse ancora 3 minuti.
Ora avverto ancora qualche dolorino (operata il 25 marzo 2026) e vedo piu' nitido.
Dovro' sottopormi a intervento occhio sx e desidererei capire se puo' succedere qualche complicazione del genere, se sono normali questi dolorini che avverto, se con il nostro sistema sanitario c'è la possibilità di sapere prima chi sarà il medico che effettuerà l'intervento dato che non sono stata avvertita del fatto che sarei stata operata da un "principiante".
Non vorrei commettere gli stessi errori, ringrazio tanto per l'attenzione.
Dr. Guido Galmozzi Oculista 30 3
Buongiorno,
capisco molto bene la Sua delusione: dopo 14 mesi di attesa è comprensibile che l’esperienza di un intervento percepito come lungo e doloroso, con poco tempo dedicato alle visite pre e post operatorie, La abbia lasciata diffidente in vista del secondo occhio.

In linea generale, durante un intervento di cataratta eseguito in anestesia topica con colliri il paziente dovrebbe sentire al massimo fastidio, pressione o qualche bruciore di breve durata, non un vero dolore prolungato. È importante sapere che, di solito, durante l’intervento è possibile comunicare: se il paziente riferisce dolore, il chirurgo può chiedere di rinforzare l’anestesia locale (per esempio con ulteriori gocce) o modulare le manovre, proprio per evitare che il disagio sia eccessivo. Per il prossimo intervento, Le suggerirei di dirlo esplicitamente prima di entrare in sala: spiegare che al primo occhio ha sentito molto dolore e chiedere che si presti particolare attenzione alla gestione dell’anestesia e del comfort può essere molto utile.

Per quanto riguarda l’organizzazione: non mi è possibile dirLe con precisione come vengano gestiti gli interventi negli altri ospedali, perché io lavoro al Policlinico di Milano e ogni struttura ha le proprie modalità. In linea generale, però, quando ci si sottopone a intervento in regime di Servizio Sanitario Nazionale non è previsto che il paziente possa scegliere l’operatore: gli interventi vengono inseriti in una lista operatoria del reparto e può capitare di essere operati da chirurghi più giovani o in formazione, sotto la supervisione di colleghi più esperti. Il fatto che, nel Suo caso, il chirurgo che operava ricevesse indicazioni da un medico esperto seduto accanto non è necessariamente un elemento negativo: anzi, si può vedere come un aspetto di sicurezza che garantisce la presenza costante di un oculista senior pronto a intervenire in ogni momento, cosa che purtroppo non è assicurata in modo uniforme in tutti i centri del territorio nazionale. Capisco che la mancata informazione preventiva su questo punto La abbia fatta sentire presa in contropiede , ma dal punto di vista clinico la supervisione diretta è, di norma, un elemento di tutela.

Sul tema dei tempi di attesa, anche qui non esiste una regola unica: da ospedale a ospedale le liste possono variare molto. In alcune strutture i tempi sono di molti mesi, in altre possono essere anche di poche settimane; non saprei, per la Sua zona specifica, indicarLe con certezza se esistano alternative con attese più brevi, ma in generale è possibile informarsi presso più ospedali o ambulatori pubblici per capire se vi siano liste d’attesa diverse. In alternativa, resta sempre l’opzione del regime privato, che consente di scegliere il chirurgo ma con un costo più elevato.

Per quanto riguarda i dolorini residui a distanza di circa due mesi dall’intervento, il fatto che Lei riferisca una visione più nitida è un buon segno. Un certo fastidio residuo, sensazione di occhio secco, punture o lievi bruciori sono piuttosto frequenti dopo la chirurgia della cataratta e, nella maggior parte dei casi, non dipendono dalla durata esatta dell’intervento o dal grado di esperienza dell’operatore. Durante la chirurgia vengono comunque recise alcune terminazioni nervose corneali e la superficie oculare viene stressata: questo può favorire la comparsa o il peggioramento di un occhio secco post chirurgico, con sintomi che possono durare settimane o, talvolta, qualche mese. Di solito migliorano con l’uso regolare di lacrime artificiali, gel o altri trattamenti mirati della superficie oculare. È comunque importante riferire questi sintomi al controllo, in modo che l’oculista possa confermare che si tratti effettivamente di un disturbo da superficie e non di altri tipi di complicanza.

In vista dell’intervento all’occhio sinistro, può essere utile parlare con il reparto spiegando:
che al primo occhio ha sentito dolore e desidera che venga dedicata particolare attenzione all’anestesia e al Suo comfort intraoperatorio;
che per Lei è importante sapere, per quanto possibile, chi sarà in sala a eseguire materialmente la chirurgia e chi sarà il responsabile presente;
che, se i tempi di attesa per il secondo occhio risultassero troppo lunghi o se i disturbi del primo occhio dovessero persistere, vorrebbe valutare insieme eventuali alternative organizzative.

In sintesi, i fastidi che avverte ora sono spesso compatibili con un normale (anche se un po’ più lento) assestamento post operatorio, probabilmente legato alla superficie oculare; la questione del chi opera e del dolore durante l’intervento, invece, merita una chiara discussione con la struttura prima del secondo occhio, per permetterLe di affrontare il nuovo intervento con maggiore serenità e consapevolezza.

Dott. Guido Galmozzi.
Specialista in Oftalmologia.

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