Utente 166XXX
buongiorno,circa un anno fa,ad un mio parente è stato diagnosticato un adenoma villoso nell'intestino precisamente nel cieco.
Sotto l'adenoma villoso di grosse dimensioni ma di natura benigna,si è formato un tumore maligno.
Il mio parente è stato sottoposto ad operazione chirurgica dove tramite laparoscopia, è stato estratto l'adenoma più venti cm di intestino circostante.
Successivamente ha effettuato dopo il decorso operatorio, 12 cicli di chemioterapia di prevenzione terminati di recente.
Settimana scorsa, i medici hanno richiesto una tac toracica e all'addome con e senza contrasto per valutare l'esito della chemioterapia.
Dalla tac toracica è però risultata la presenza di numerose lesioni nodulari secondarie che variano da alcuni mm fino a 2/3 cm.
A questo punto il mio parente è stato chiamato dall'oncologo che lo curava per dirgli che il tumore dall'intestino, si era propagato al polmone senza capire neanche lui,il motivo di questa cosa.
La mia domanda, dopo aver spiegato la storia è questa: è possibile che nonostante il trattamento di chemioterapia in atto ,un tumore si sposti da un'altra parte?Cosa significa con esattezza lesioni nodulari secondarie?

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Dr. Vito Barbieri

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Gentile Utente,
va premesso che le immagini radiologiche andrebbero viste direttamente. Comunque se altri medici hanno attribuito il significato di metastasi, sia per la storia precedente che per l'aspetto radiologico, evidentemente questa è la diagnosi, soprattutto se una TC era stata effettuata in precedenza senza tale riscontro.
Il concetto fondamentale che poi le devo sottolineare è che la chemioterapia postoperatoria, con significato precauzionale, riduce, ma non azzera il rischio di ricaduta o di comparsa di metastasi.
Alcuni tumori sono molto aggressivi e delle piccole metastasi possono essersi formate già prima del trattamento ma non essere ancora di dimensioni tali da essere visibili, se poi queste cellule che hanno avuto già tale malignità da migrare a distanza per via del circolo ematico ed anche di "accasarsi" in altri organi sono pure (disgraziatamente) resistenti ai farmaci antitumorali, daranno luogo a metastasi visibili in un tempo più o meno breve, indipendentemente dalle cure chemioterapiche effettuate.
Ribadisco quindi che il rischio di recidiva o metastasi in chi fa chemioterapia adiuvante (precauzionale) dopo asportazione di un tumore, si riduce solo di una certa percentuale, ma è sempre meglio che non farla proprio. Anche perchè non c'è modo di prevedere chi se ne gioverà e chi no.
Cordiali Saluti

Dr Vito Barbieri
Dirigente Medico Oncologo
Azienda Ospedaliera-Universitaria - Catanzaro