Utente 209XXX
Salve,chiedo un consulto Voi per la malattìa di mio padre. Illustro brevemente la sua condizione:

Uomo 71 anni.

Dicembre 2010: in seguito a ricorrenti problemi di stomaco, si è sottoposto a gastroscopìa la quale ha evidenziato purtroppo lesioni tumorali che hanno richiesto una gastroectomìa totale,asportazione della cistifellea e parte del fegato su cui si evidenziava una metastasi. Dopo una fase di assestamento, ha ricominciato a mangiare autonomamente e ad essere in discrete condizioni fisiche generali, per questo motivo,in accordo con i medici,si è deciso di evitare chemioterapìa e di eseguire in compenso controlli ematici ravvicinati.



Giugno 2012 : dopo circa un’anno e mezzo, la malattìa si ripresenta. L’oncologìa propone chemioterapìa,ma mio padre dopo consulto con chirurgo apprende che c’è la possibilità di intervenire chirurgicamente e opta per quest’ultima scelta. L’intervento (Luglio 2012) è più invasivo del primo e la ripresa fisica avviene molto più lentamente,ma nel giro di qualche mese riesce a risollevarsi e a guadagnare anche qualche un minimo di peso corporeo.

Febbraio 2013 : Da un controllo ematico, si evidenzia un aumento dei marcatori tumorali; viene quindi richiesta una tac,con la quale si scoprono lesioni al fegato. Allego di seguito la risposta del medico oncologo che segue mio padre

18/03/2013

“Ho visto in data odierna il Sig......affetto da neoplasia gastricain follow up. Il paziente presenta buone condizioni cliniche generali, vi è stato un incremento dei valori dei marcatori tumorali CEA (45.26 ng/mL) e Ca 19.9 (60.20 Iu/mL),per cui abbiamo richiesto una tac di rivalutazione che ha mostrato la comparsa di lesioni epatiche al 2°,4°,5°,6° segmento, compatibili con localizzazioni secondarie della malattìa .

La ricerca dell’amplificazione genica di HER-Z/NEU,mostra un’amplificazione del gene,per cui ho proposto al paziente un trattamento chemioterapico a base di cisplatino,capecitabina e trastuzumab,che il paziente tuttavia rifiuta.

Si imposta pertanto,un follow up con visita clinica e controllo degli esami ematici, fra due mesi circa.

Il paziente sa di contattarci e tornare anticipatamente,dovessero insorgere sintomi di nostra competenza.”

Per problemi di numero caratteri sul Vs. sito,rimando le mie considerazioni/richiesta di consulto,una volta pubblicato questo post. Grazie

[#1] dopo  
Dr. Daniele Farci

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Buongiorno,
concordo concettualmente con la proposta terapeutica fatta dall'oncologa: Trastuzumab-Cis Platino-Capecitabina.
In realtà, però, non conoscendo il paziente ho dei dubbi, stante l'età, sulla sua capacità di tollerare il Cis Platino.
Mi sembra, pertanto, razionale praticare solo Trastuzumab e Capecitabina, un trattamento che, in assenza di problemi cardiaci, può essere ben tollerato anche da un paziente anziano.
Cordiali saluti,
Daniele Farci

[#2] dopo  
83786

Cancellato nel 2015
Quanto scritto dal collega oncologo è appropriato e coerente con la storia clinica descritta del paziente. Non vedo spazio per ulteriori trattamenti chirurgici.
Cordiali saluti
Giuseppe Brisinda
Dr. Giuseppe Brisinda
Chirurgia Generale ed Oncologica
Policlinico Universitario "Agostino Gemelli"
Roma

[#3] dopo  
Utente 209XXX

Salve,

cercherò di riassumere brevemente la situazione di mio padre. Dopo due interventi per neoplasia allo stomaco e asportazione totale di quest’ultimo, la malattìa ha ripreso a lavorare a Gennaio 2013. I medici dell’oncologìa gli hanno proposto la terapìa che lui ha rifiutato. Gli diedero all’epoca pochissimi mesi di vita, a distanza di un anno e mezzo è ancora tra noi ,ma tre settimane fa è stato ricoverato in oncologia per un condsiderevole peggioramento delle sue condizioni. Lo hanno trovato fortemente disidratato, per questo non riusciva quasi piu ad urinare, cosa che poi ha ripreso a fare regolarmente. I medici ci hanno detto di prepararci al peggio dandolo per spacciato nel giro di pochissimo tempo. Testualmente ci hanno detto che la malattìa era esplosa; fegato compromesso, reni compromessi, polmoni compromessi. Aveva piedi e caviglie molto gonfie e hanno imputato questo gonfiore al CID dicendoci che l’unica alternativa “salvavita” sarebbe stata l’eparina,che però non avrebbe avuto un senso nel caso mio padre avesse continuato a rifiutare la chemio. Il giorno seguente,questa bellissima prospettiva, ci viene smentita da un altro medico che ci dice che la fase acuta di mio padre è stata in realtà causata da un virus; il fegato ha avuto uno scompenso ma c’è stata una lieve ripresa; reni e polmoni a posto. Hanno addirittura approntato un piano di recupero fisioterapico perché l’obiettivo loro sarebbe stato quello di rimetterlo in piedi.
Nei giorni a seguire gli sono stati somministrati antibiotici e diuretici e dopo molti giorni che era in ospedale (per dare un’idea di quanto è stato visitato) hanno “notato” (mio padre se n’è accorto e l’ha riferito ai medici) un vistoso gonfiore all’addome. Ci hanno spiegato che la cosa sarebbe causata appunto dallo scompenso del fegato che non producendo albumina a sufficienza, causa edemi nelle zone in cui li ha mio padre. Dopo qualche giorni di albumina,c’è stato qualche margine di miglioramento soprattutto agli arti inferiori, meno nell’addome. Mio padre nel frattempo si è ripreso a livello di umore e di appetito (mai perso tra l’altro quest’ultimo) e ha iniziao a fare un po’ di fisioterapia alle gambe, riuscendo ad alzarsi dal letto un paio di volte .

Io e i miei familiari abbiamo chiesto delucidazioni sulle condizioni di mio padre ai medici dell’oncologìa per capire quale sia lo stato d’avanzamento della malattìa e ci è stato risposto che nessuno lo sa. Intendiamoci, noi siamo consapevoli del suo quadro clinico e nessuno pretende che un medico abbia la sfera di cristallo, ma almeno avere una vaga idea, magari basata su esami strumentali anziché esclusivamente esami ematici. Ulteriore risposta in merito è stata che gli esami strumentali si fanno quando necessario. Per una persona nelle condizioni di mio padre quando sarebbe il momento ??

Qualcuno mi può spiegare come possibile che in un reparto di oncologia non vengano effettuati esami approfonditi per avere un quadro piu chiaro della situazione ?Abbiamo il diritto di richiederli o no ? E’ questa la prassi ? Dare una persona per spacciata basandosi solo su esami del sangue che il giorno dopo variano facendo variare la prognosi ? Noi familiari ci siamo sentiti spaesati, confusi e abbandonati da chi avrebbe avuto il dovere di darci informazioni ,suggerimenti e o consigli su come procedere, chi interpellare. Medico di base totalmente assente, ho chiamato per avere informazioni riguardo a permessi lavorativi per i familiari del malato e non ha saputo rispondermi. Ho finito le ferie a disposizione per ora. A voi ogni commento.
Nessuno ci ha spiegato nulla, il perché la somministrazione dell’albumina è stata interrotta per dirne una. E’ accettabile che in una situazione del genere una famiglia debba continuamente rincorrere tizio o caio per avere informazioni (credo dovute) che il piu delle volte vengono date in gergo incomprensibile per i non addetti ai lavori ?

Ieri è stato trasferito all’hospice, mio padre è comunque molto lucido, non ha nessun tipo di dolore (a differenza di tutte le persone che ho visto accettare la terapia) cerca cibo, giornali, televisione e chi gli possa fornire un aiuto per rialzarsi e vi garantisco che non ha il viso di una persona che sta per morire.

Siamo combattuti tra speranza e rassegnazione, avrebbe senso interpellare qualcuno per un consulto ? Nel caso a chi potremmo rivolgerci ? Noi siamo in Emilia.

Grazie.

[#4] dopo  
Prof. Filippo Alongi

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Carissimo,
La situazione non sembra delle migliori, come ha detto lei stesso . A distanza, in una situazione così delicata, e' impossibile chiedere lumi specifici, soprattutto via internet. L'unica
cosa che si può dire e' che, se il paziente ha rifiutato il trattamento chemioterapico, in un quadro così avanzato, con una terapia di supporto in atto, potrebbe davvero avere poco senso effettuare ulteriori esami strumentali, se non prioprio strettamente necessari perché presenti sintomi ingravescenti specifici.
Quindi se ci chiede se il comportamento di chi segue il paziente segua le linee guida, sebbene a distanza, sembrerebbe di si.
Un caro saluto,
Prof. Filippo Alongi
Professore associato di Radioterapia
Direttore Radioterapia Oncologica, Ospedale S.Cuore Don Calabria di Negrar(Verona),