Sensazione di corpo estraneo in gola e disfagia

Buongiorno, sono una donna di 44 anni.
Soffro di sensazioni di corpo estraneo in gola e difficoltà nella deglutizione ormai da molto tempo e ho già fatto diverse visite dall'otorino negli ultimi anni per cercare di risolvere o per lo meno attenuare il problema.
Mi è sempre stato detto che la mia problematica fosse il reflusso anche se la sintomatologia nel complesso era circoscritta alla difficoltà di deglutizione.
Inoltre negli anni ho fatto ecografia alla tiroide, gastroscopia e diverse analisi che per fortuna hanno sempre dato esiti negativi per patologie importanti.
Visto che il fastidio a volte è difficile da gestire a livello di tolleranza perché la sensazione è sempre presente ieri mi sono rivolta ad un altro otorino per provare a capire se poteva essermi d'aiuto nel risolvere il problema.
Questo dottore dopo la visita mi ha prescritto dei raggi all'esofago con mezzo di contrasto per lo studio della deglutizione perché ipotizza che ci potrebbero essere problemi neurologici o tumefazioni che influiscono sulla deglutizione.
Mi sono molto spaventata sinceramente perché mi sembrano scenari davvero negativi.
In più non posso prenotare l'esame fino alla fine della prossima settimana perché non c'è il medico e quindi non so quando riuscirò a farlo.
Volevo richiedere un parere sulla mia situazione a chi vorrà leggere il mio messaggio.
Ringrazio in anticipo chi vorrà rispondermi.
Dr. Edoardo Cervoni Otorinolaringoiatra 12
Buongiorno,
capisco la sua preoccupazione, ma cerco di darle una lettura il più possibile lucida e rassicurante.
La sensazione di corpo estraneo in gola (il cosiddetto Globus pharyngeus) è un disturbo estremamente frequente e, nella grande maggioranza dei casi, benigno.
Nella pratica clinica, quasi tutti i pazienti con questo sintomo ricevono prima o poi una diagnosi di reflusso, spesso dopo esami come la gastroscopia. Tuttavia, quando non sono presenti anche sintomi digestivi (bruciore, rigurgito, dispepsia), la terapia con inibitori di pompa protonica (inibitori di pompa protonica) dà molto spesso scarsi o nulli risultati.
Un aspetto invece molto rilevante, e spesso sottovalutato, è l’elevatissima prevalenza dei disturbi d'ansia in questi pazienti. In particolare:
- la focalizzazione continua sulla deglutizione
- la sensazione persistente lì in gola
- la paura che ci sia una malattia grave nascosta
sono tutti elementi tipici e ben descritti.
Nel suo caso, inoltre:
- ha già eseguito numerosi accertamenti negativi
- il disturbo è cronico e stabile nel tempo
- non emergono segnali di allarme significativi dal racconto
Tutto questo rende molto improbabile una patologia grave.
L’esame che le è stato proposto è comprensibile in un’ottica di completezza, ma gli scenari prospettati (neurologici o espansivi) non trovano reale supporto nella sua storia clinica.
In sintesi: la gestione più razionale, alla luce di quanto descritto, è spostare l’attenzione dal cosa ho in gola al come sto vivendo questo sintomo , lavorando sul controllo dell’ansia, che è spesso il vero motore del problema.
Un saluto.

Dr. Edoardo Cervoni
Via C.Colombo, 125
Arma di Taggia (IM)

SIAM
70 Leyland Road
Southport
PR9 9JA
UK

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Buonasera Dott. Cervoni.
La ringrazio molto per la sua risposta chiara e che mi è molto di supporto.
Io sono sempre stata un soggetto ansioso e al momento sono in terapia con Xanax ma lo assumo in dose minima (10 gocce ) solo alla sera perché mi aiuta a riposare meglio.
Il dottore che mi ha visitato mi ha effettivamente detto che non c'era urgenza nell'eseguire i raggi ma ovviamente avendomi parlato di possibili patologie neurologiche o possibili tumefazioni (che potrebbero essere esterne all'esofago) mi sono molto preoccupata. Ora attenderò di eseguire l'esame che mi è stato prescritto cercando di rimanere il più tranquilla possibile. Il dottore mi ha anche chiesto se nell'ultimo periodo fossi dimagrita molto ma come peso sono sempre stabile e ho conservato anche l'appetito.
La ringrazio ancora per la sua disponibilità.
Se posso le farò sapere come è andato l'esame con contrasto all' esofago.
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Dr. Edoardo Cervoni Otorinolaringoiatra 12
Gentile Signora,
La ringrazio per il suo gentile riscontro.
Devo dirle che quanto mi riferisce conferma pienamente un sospetto clinico che avevo già maturato: la presenza di una componente ansiosa significativa, che lei stessa ora riconosce. Questo è un elemento importante, perché spesso tali aspetti non emergono inizialmente, ma hanno un ruolo centrale nella percezione e nell’evoluzione dei sintomi.
A questo proposito, mi permetto una riflessione sull’uso dello Xanax (alprazolam). Come chiaramente indicato nel foglietto illustrativo, si tratta di un farmaco indicato esclusivamente per trattamenti a breve termine. I disturbi d’ansia, invece, tendono per loro natura ad essere più duraturi: ciò espone inevitabilmente il paziente al rischio di sviluppare un circolo vizioso, in cui il beneficio iniziale può trasformarsi, nel tempo, in dipendenza, tolleranza o addirittura peggioramento della sintomatologia. Questo non significa che il farmaco sia sbagliato , ma che il suo utilizzo deve essere estremamente mirato, consapevole e limitato nel tempo.
Peraltro, non penso che, di per se, l'Alprazolam abbia migliorato i sintomi che mi ha descritto.
Per quanto riguarda l’esame che eseguirà, sono sinceramente fiducioso che non evidenzierà alcuna patologia di rilievo. È tuttavia importante che le sia stato spiegato correttamente il significato dell’indagine, inclusi i suoi limiti in termini di sensibilità e specificità, così da evitare interpretazioni eccessivamente allarmistiche.
Colgo anche l’occasione per condividere una considerazione più generale: ogni trattamento, così come ogni accertamento, ha sempre delle conseguenze e deve essere guidato da un’indicazione precisa. Nella mia esperienza clinica, che si estende a oltre 500.000 pazienti, ho osservato come molto spesso i pazienti si rivolgano al medico spinti da paure legittime, ma che non sempre trovano un’adeguata rassicurazione. Talvolta, anche per timori medico-legali, si tende a ricorrere più facilmente ad esami e trattamenti, piuttosto che affrontare e discutere apertamente l’origine di tali preoccupazioni.
Per questo motivo, il mio consiglio più importante è che, con il medico che la segue, si instauri un dialogo il più possibile aperto e sincero, in cui non solo i sintomi, ma anche le sue paure vengano espresse e affrontate direttamente.
Resto a disposizione e, se lo desidera, sarò lieto di conoscere l’esito dell’esame.
Un cordiale saluto.

Dr. Edoardo Cervoni
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Grazie per la sua risposta dottore. Per quanto riguarda lo Xanax sono ormai anni che lo assumo ed in effetti la sintomatologia di cui abbiamo parlato non è migliorata ma mi è servito principalmente per aiutarmi nel riposo notturno. Non sono mai stata seguita in maniera mirata dal medico di base sull'assunzione del farmaco sinceramente. Mi sono sempre "gestita" da sola se così si può dire,forse anche sbagliando. Ma il suo utilizzo al momento è limitato alle dieci gocce serali che le dicevo.
Spero che l'esame a cui mi sottoporrò non evidenzi nulla di grave e per quanto riguarda ciò che potrà evidenziare mi è stato detto che principalmente potrà mettere in luce un problema di deglutizione legato ai nervi o ad una massa che potrebbe comprimere l'esofago dall'esterno. Tutte ipotesi ovviamente. Ma che accentuano sicuramente il mio stato d'ansia. Il reflusso mi era già stato diagnosticato in passato ma con i gastro protettori non avevo avuto grossi benefici come diceva anche lei nelle risposte precedenti. Conti però che l'unica gastroscopia che ho effettuato risale ormai a sei anni fa e nel frattempo ho continuato a convivere con questo fastidio facendo uso di gastro protettori e anti acidi a periodi alterni che però hanno risolto poco e niente. Le farò sapere come va l'esame. La ringrazio molto per la sua empatia. Non è scontata per nulla.
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Dr. Edoardo Cervoni Otorinolaringoiatra 12
Grazie a Lei per aver condiviso con tanta chiarezza la sua esperienza: non è affatto scontato ed è già, di per sé, un passaggio molto importante.
Sono convinto che possa essere utile anche ad altri.
Tanti altri.
Per quanto riguarda lo Xanax (alprazolam), frequentemente utilizzato anche in Italia, ciò che descrive rappresenta una situazione che, nella pratica clinica, si osserva purtroppo con grande frequenza.
Mi permetto di utilizzare un’immagine per chiarire meglio il concetto. Esiste una nota metafora, descritta da Nassim Taleb: un tacchino viene nutrito ogni giorno dal contadino e, sulla base di questa esperienza ripetuta, sviluppa la convinzione che quel comportamento sia una garanzia di sicurezza. Tutti i dati a sua disposizione sembrano confermare questa ipotesi, fino al giorno in cui, improvvisamente, lo scenario cambia radicalmente.
Il punto centrale è che anche una lunga sequenza di esperienze apparentemente positive può condurre a conclusioni errate, se non si comprende il funzionamento complessivo del sistema.
Con l’alprazolam può verificarsi qualcosa di analogo: nel breve termine è efficace, in particolare sul sonno, e produce un beneficio percepito reale. Questo rende del tutto comprensibile la tendenza a proseguirne l’utilizzo. Tuttavia, adottando una prospettiva più ampia nel tempo, emerge un elemento cruciale che lei stessa evidenzia: la sintomatologia di base non ha mostrato un reale miglioramento.
Questo è il nodo fondamentale.
Il farmaco, infatti, non interviene in modo risolutivo sul problema sottostante, ma tende piuttosto a contenerlo temporaneamente. Nel tempo, può inoltre favorire: una dipendenza funzionale (difficoltà a sospenderlo, soprattutto per il sonno), una riduzione dell’efficacia clinica, e, in alcuni casi, il mantenimento o la cronicizzazione dello stato ansioso di fondo, ed altro.
Non a caso, le indicazioni ufficiali ne raccomandano un utilizzo limitato nel tempo.
Si tratta di una CD: in Italia il suo uso viene regolamentato dal D.P.R. 309/1990, e dove attualmente lavoro è classificato come Schedule IV controlled substance.
Tengo anche a precisare un aspetto: non si tratta di previsioni o intuizioni particolari. Il fatto che io abbia anticipato elementi che lei stessa ha poi confermato non è indice di capacità divinatorie, ma riflette piuttosto quanto questo tipo di traiettoria clinica sia tipica e ben riconoscibile nella pratica.
Detto questo, è altrettanto importante sottolineare che il fatto che lei abbia gestito autonomamente la situazione non deve essere oggetto di giudizio: è più correttamente interpretabile come la conseguenza di una carenza di guida clinica strutturata.
Per quanto riguarda i sintomi digestivi e l’esame che dovrà eseguire, è del tutto comprensibile che le possibili ipotesi (coinvolgimento nervoso, compressioni, ecc.) possano alimentare l’ansia: si tratta di una reazione umana e frequente.
In sintesi, il mio consiglio è di attendere con serenità l’esito dell’esame. Se quanto ipotizzato verrà confermato, potrà rappresentare un eccellente punto di ripartenza.

Dr. Edoardo Cervoni
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Arma di Taggia (IM)

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Allora le farò sapere l'esito dell'esame sperando di comunicarle un esito negativo per patologie importanti. Spero che la condivisione di questa mia esperienza sia d'aiuto anche ad altri perché purtroppo (e sottolineo purtroppo) credo che molte persone siano nella mia stessa situazione per quanto riguarda la gestione dell'ansia e la gestione dei farmaci usati per attenuarla.
La ringrazio ancora per la sua disponibilità.
A presto
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Buonasera Dott. Cervoni. Mi scuso se la disturbo nuovamente. Oggi ho provato a prenotare l'esame all'esofago con mezzo di contrasto (gastrografin) dopo aver aspettato una settimana per poter chiamare l'ospedale visto che il medico che se ne occupa non era presente. Mi è stato risposto che questo esame è sospeso in quanto il mezzo di contrasto è stato ritirato dal mercato e in questo momento non ce n'è uno sostitutivo che sia già stato approvato. Sono rimasta molto sorpresa da questa situazione sinceramente. Adesso sono in una situazione di stallo per cui non so proprio come muovermi e non so se riuscirò a fare l'esame che mi è stato prescritto. Speravo di riuscire ad avere delle risposte in breve tempo visto che il fastidio continua e il mio livello di sopportazione è arrivato al limite. Mi sento davvero delusa e demotivata. Mi scusi per lo sfogo. Spero di farle sapere qualcosa al più presto. Grazie ancora
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