Trittico per depressione in paziente di 91 anni

Buonasera,
mia nonna ha 91 anni ed è affetta da depressione, così come diagnosticato dal medico di base.
Non esce mai di casa, sta tutto il giorno seduta sul letto ed è spesso triste, con crisi di pianto.
A volte risulta anche aggressiva.
Durante un recente ricovero per una pleurite, nel reparto di medicina generale le è stata inoltre diagnosticata una lieve demenza senile.


Assume Trittico da ormai un anno e mezzo.
Ha iniziato con sette gocce, poi le è stato detto di aumentare prima a nove e successivamente a undici; tuttavia, l’umore e i comportamenti non sono cambiati.
Sto pensando di contattare uno psichiatra o un neurologo per farle prescrivere una terapia più adeguata.


Vorrei sapere se, secondo voi, esistono terapie che possano aiutarla a uscire da questa sindrome depressiva e se il Trittico sia effettivamente troppo blando per il suo caso.
Dr. Fabio Maria Pasquale Tortorelli Psichiatra, Psicoterapeuta, Farmacologo 1.4k 104
Gentilissimo,

Dal punto di vista prettamente farmacologico, il Trittico è generalmente una molecola clinicamente valida e molto utilizzata nel paziente anziano, ma il dosaggio di 11 gocce rappresenta una posologia tendenzialmente bassa, che nella pratica clinica quotidiana viene impiegata quasi esclusivamente per sfruttare l'effetto sedativo e favorire l'addormentamento notturno.

Questa specifica e ridotta quantità non possiede infatti la forza biochimica necessaria per esplicare una reale e solida efficacia antidepressiva.

Aumentare ulteriormente questo specifico farmaco per cercare un effetto strutturato sull'umore potrebbe però rivelarsi una manovra clinica piuttosto rischiosa per una paziente di 91 anni, in quanto rischierebbe potenzialmente di accentuare l'eccessiva sedazione diurna o di innescare pericolosi episodi di ipotensione.

Inoltre, la recente diagnosi di demenza lieve suggerirebbe che la marcata apatia, gli scoppi di aggressività e le crisi di pianto inarrestabile potrebbero non derivare affatto da un disturbo depressivo primario.

Queste reazioni rappresentano infatti l'espressione clinica dei sintomi comportamentali e psicologici, fisiologicamente e frequentemente associati al progressivo decadimento cognitivo.

Nelle demenze, il cervello perde progressivamente la capacità di filtrare le frustrazioni e di decodificare in modo corretto l'ambiente circostante, innescando di conseguenza reazioni di profonda tristezza, chiusura o improvvisa irritabilità che mimano quasi perfettamente una grave depressione, ma che richiedono un approccio clinico del tutto differente.

Rispondendo in modo diretto al suo quesito, la medicina specialistica possiede altre molecole e strategie terapeutiche studiate su misura per intervenire in modo mirato e sicuro sulla qualità di vita del paziente geriatrico.

La sua intenzione di richiedere un secondo parere risulta pertanto molto razionale.

Le suggerirei di affidare l'analisi di questa complessa sintomatologia a un medico psichiatra, a un neurologo o a un geriatra attraverso un'accurata valutazione dal vivo; è fondamentale che sia uno specialista esperto nel campo della psicogeriatria.

Sottoporre l'intero quadro clinico, inclusa la recente cartella di dimissione ospedaliera, all'osservazione diretta di un professionista costituisce l'unico passaggio realmente risolutivo per pesare con esattezza l'impatto di queste vulnerabilità descritte.

Questa indispensabile interazione di persona consentirà al medico di calibrare con la massima prudenza la terapia più sicura per arginare le intemperanze comportamentali e l'apatia, restituendo un livello dignitoso di serenità alla paziente e fornendo le giuste coordinate cliniche all'intero nucleo familiare.

Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto. Cari saluti.

dott. Tortorelli Fabio M.P.
Psichiatra e Psicoterapeuta | Roma Policlinico |
WhatsApp 3406693506

https://www.instagram.com/docfabiotortorelli?

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