Trittico per depressione in paziente di 91 anni
Buonasera,
mia nonna ha 91 anni ed è affetta da depressione, così come diagnosticato dal medico di base.
Non esce mai di casa, sta tutto il giorno seduta sul letto ed è spesso triste, con crisi di pianto.
A volte risulta anche aggressiva.
Durante un recente ricovero per una pleurite, nel reparto di medicina generale le è stata inoltre diagnosticata una lieve demenza senile.
Assume Trittico da ormai un anno e mezzo.
Ha iniziato con sette gocce, poi le è stato detto di aumentare prima a nove e successivamente a undici; tuttavia, l’umore e i comportamenti non sono cambiati.
Sto pensando di contattare uno psichiatra o un neurologo per farle prescrivere una terapia più adeguata.
Vorrei sapere se, secondo voi, esistono terapie che possano aiutarla a uscire da questa sindrome depressiva e se il Trittico sia effettivamente troppo blando per il suo caso.
mia nonna ha 91 anni ed è affetta da depressione, così come diagnosticato dal medico di base.
Non esce mai di casa, sta tutto il giorno seduta sul letto ed è spesso triste, con crisi di pianto.
A volte risulta anche aggressiva.
Durante un recente ricovero per una pleurite, nel reparto di medicina generale le è stata inoltre diagnosticata una lieve demenza senile.
Assume Trittico da ormai un anno e mezzo.
Ha iniziato con sette gocce, poi le è stato detto di aumentare prima a nove e successivamente a undici; tuttavia, l’umore e i comportamenti non sono cambiati.
Sto pensando di contattare uno psichiatra o un neurologo per farle prescrivere una terapia più adeguata.
Vorrei sapere se, secondo voi, esistono terapie che possano aiutarla a uscire da questa sindrome depressiva e se il Trittico sia effettivamente troppo blando per il suo caso.
Gentilissimo,
Dal punto di vista prettamente farmacologico, il Trittico è generalmente una molecola clinicamente valida e molto utilizzata nel paziente anziano, ma il dosaggio di 11 gocce rappresenta una posologia tendenzialmente bassa, che nella pratica clinica quotidiana viene impiegata quasi esclusivamente per sfruttare l'effetto sedativo e favorire l'addormentamento notturno.
Questa specifica e ridotta quantità non possiede infatti la forza biochimica necessaria per esplicare una reale e solida efficacia antidepressiva.
Aumentare ulteriormente questo specifico farmaco per cercare un effetto strutturato sull'umore potrebbe però rivelarsi una manovra clinica piuttosto rischiosa per una paziente di 91 anni, in quanto rischierebbe potenzialmente di accentuare l'eccessiva sedazione diurna o di innescare pericolosi episodi di ipotensione.
Inoltre, la recente diagnosi di demenza lieve suggerirebbe che la marcata apatia, gli scoppi di aggressività e le crisi di pianto inarrestabile potrebbero non derivare affatto da un disturbo depressivo primario.
Queste reazioni rappresentano infatti l'espressione clinica dei sintomi comportamentali e psicologici, fisiologicamente e frequentemente associati al progressivo decadimento cognitivo.
Nelle demenze, il cervello perde progressivamente la capacità di filtrare le frustrazioni e di decodificare in modo corretto l'ambiente circostante, innescando di conseguenza reazioni di profonda tristezza, chiusura o improvvisa irritabilità che mimano quasi perfettamente una grave depressione, ma che richiedono un approccio clinico del tutto differente.
Rispondendo in modo diretto al suo quesito, la medicina specialistica possiede altre molecole e strategie terapeutiche studiate su misura per intervenire in modo mirato e sicuro sulla qualità di vita del paziente geriatrico.
La sua intenzione di richiedere un secondo parere risulta pertanto molto razionale.
Le suggerirei di affidare l'analisi di questa complessa sintomatologia a un medico psichiatra, a un neurologo o a un geriatra attraverso un'accurata valutazione dal vivo; è fondamentale che sia uno specialista esperto nel campo della psicogeriatria.
Sottoporre l'intero quadro clinico, inclusa la recente cartella di dimissione ospedaliera, all'osservazione diretta di un professionista costituisce l'unico passaggio realmente risolutivo per pesare con esattezza l'impatto di queste vulnerabilità descritte.
Questa indispensabile interazione di persona consentirà al medico di calibrare con la massima prudenza la terapia più sicura per arginare le intemperanze comportamentali e l'apatia, restituendo un livello dignitoso di serenità alla paziente e fornendo le giuste coordinate cliniche all'intero nucleo familiare.
Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto. Cari saluti.
Dal punto di vista prettamente farmacologico, il Trittico è generalmente una molecola clinicamente valida e molto utilizzata nel paziente anziano, ma il dosaggio di 11 gocce rappresenta una posologia tendenzialmente bassa, che nella pratica clinica quotidiana viene impiegata quasi esclusivamente per sfruttare l'effetto sedativo e favorire l'addormentamento notturno.
Questa specifica e ridotta quantità non possiede infatti la forza biochimica necessaria per esplicare una reale e solida efficacia antidepressiva.
Aumentare ulteriormente questo specifico farmaco per cercare un effetto strutturato sull'umore potrebbe però rivelarsi una manovra clinica piuttosto rischiosa per una paziente di 91 anni, in quanto rischierebbe potenzialmente di accentuare l'eccessiva sedazione diurna o di innescare pericolosi episodi di ipotensione.
Inoltre, la recente diagnosi di demenza lieve suggerirebbe che la marcata apatia, gli scoppi di aggressività e le crisi di pianto inarrestabile potrebbero non derivare affatto da un disturbo depressivo primario.
Queste reazioni rappresentano infatti l'espressione clinica dei sintomi comportamentali e psicologici, fisiologicamente e frequentemente associati al progressivo decadimento cognitivo.
Nelle demenze, il cervello perde progressivamente la capacità di filtrare le frustrazioni e di decodificare in modo corretto l'ambiente circostante, innescando di conseguenza reazioni di profonda tristezza, chiusura o improvvisa irritabilità che mimano quasi perfettamente una grave depressione, ma che richiedono un approccio clinico del tutto differente.
Rispondendo in modo diretto al suo quesito, la medicina specialistica possiede altre molecole e strategie terapeutiche studiate su misura per intervenire in modo mirato e sicuro sulla qualità di vita del paziente geriatrico.
La sua intenzione di richiedere un secondo parere risulta pertanto molto razionale.
Le suggerirei di affidare l'analisi di questa complessa sintomatologia a un medico psichiatra, a un neurologo o a un geriatra attraverso un'accurata valutazione dal vivo; è fondamentale che sia uno specialista esperto nel campo della psicogeriatria.
Sottoporre l'intero quadro clinico, inclusa la recente cartella di dimissione ospedaliera, all'osservazione diretta di un professionista costituisce l'unico passaggio realmente risolutivo per pesare con esattezza l'impatto di queste vulnerabilità descritte.
Questa indispensabile interazione di persona consentirà al medico di calibrare con la massima prudenza la terapia più sicura per arginare le intemperanze comportamentali e l'apatia, restituendo un livello dignitoso di serenità alla paziente e fornendo le giuste coordinate cliniche all'intero nucleo familiare.
Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto. Cari saluti.
dott. Tortorelli Fabio M.P.
Psichiatra e Psicoterapeuta | Roma Policlinico |
WhatsApp 3406693506
https://www.instagram.com/docfabiotortorelli?
Dal quadro clinico descritto il problema non può essere sintetizzato con una problematica di una depressione che non risponde bene al Trittico : a 91 anni, con ritiro sociale, pianto, irritabilità e una diagnosi recente di lieve demenza, il confine tra depressione vera, apatia da decadimento cognitivo e sintomi comportamentali della demenza può essere molto sottile.
Infatti vanno considerati quelli che sono sintomi comportamentali frequenti e non sempre dipendono da un disturbo depressivo primario; la depressione può anche coesistere e confondere il quadro.
Il trittico in geriatria viene usato spesso, ma il suo effetto cambia molto in base alla dose.
A bassi dosaggi ha un effetto più sedativo mentre l'azione antidepressiva si esplica a dosaggi più generosi.
Va capito il motivo per cui viene prescritto a questo dosaggio e non si pensa ad un aumento, probabilmente la condizione clinica generale oppure l'effetto che si vuole ottenere non consentono questo aumento.
L’eventuale aumento va valutato con molta prudenza, perché la tollerabilità può diventare il vero limite clinico.
La cosa più sensata è farla vedere da specialista.
Una visita diretta è fondamentale perché il medico stabilire quale sia la sintomatologia predominante e trattare il disturbo di fondo per un miglioramento clinico generale.
L'inquadramento diagnostico consente di stabilire il trattamento più adatto con modifiche anche della terapia attuale se possibile.
Dr. F. S. Ruggiero
Infatti vanno considerati quelli che sono sintomi comportamentali frequenti e non sempre dipendono da un disturbo depressivo primario; la depressione può anche coesistere e confondere il quadro.
Il trittico in geriatria viene usato spesso, ma il suo effetto cambia molto in base alla dose.
A bassi dosaggi ha un effetto più sedativo mentre l'azione antidepressiva si esplica a dosaggi più generosi.
Va capito il motivo per cui viene prescritto a questo dosaggio e non si pensa ad un aumento, probabilmente la condizione clinica generale oppure l'effetto che si vuole ottenere non consentono questo aumento.
L’eventuale aumento va valutato con molta prudenza, perché la tollerabilità può diventare il vero limite clinico.
La cosa più sensata è farla vedere da specialista.
Una visita diretta è fondamentale perché il medico stabilire quale sia la sintomatologia predominante e trattare il disturbo di fondo per un miglioramento clinico generale.
L'inquadramento diagnostico consente di stabilire il trattamento più adatto con modifiche anche della terapia attuale se possibile.
Dr. F. S. Ruggiero
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Utente
Grazie, entrambi gentilissimi.
Effettivamente mia nonna ha già sofferto di depressione quando era molto più giovane e comunque ha un carattere piuttosto complesso. Soffre anche di ansia sociale ed è una persona con grandi difficoltà relazionali. La sua storia di vita è piuttosto complicata visto che è cresciuta in orfanotrofio e ha subito delle cose non piacevoli. La cosa si è aggravata dopo che, essendosi rotta entrambi i femori, non è uscita tu di casa perché si vergogna a far sedere sulla sedia a rotelle. Vorrei sapere se secondo voi è più indicata una visita psichiatrica o una visita geriatrica per scegliere il percorso farmacologico migliore.
Effettivamente mia nonna ha già sofferto di depressione quando era molto più giovane e comunque ha un carattere piuttosto complesso. Soffre anche di ansia sociale ed è una persona con grandi difficoltà relazionali. La sua storia di vita è piuttosto complicata visto che è cresciuta in orfanotrofio e ha subito delle cose non piacevoli. La cosa si è aggravata dopo che, essendosi rotta entrambi i femori, non è uscita tu di casa perché si vergogna a far sedere sulla sedia a rotelle. Vorrei sapere se secondo voi è più indicata una visita psichiatrica o una visita geriatrica per scegliere il percorso farmacologico migliore.
Gentilissimo,
I nuovi elementi anamnestici forniti aggiungono una complessità fondamentale per inquadrare il quadro clinico di sua nonna.
La presenza di traumi infantili, unita a pregressi episodi depressivi e all'isolamento sociale, suggerirebbe che l'attuale sintomatologia affondi le radici anche in un quadro psicopatologico pregresso e strutturato, non limitandosi al solo decadimento cognitivo.
Per rispondere in modo diretto alla sua domanda, sia lo Psichiatra che il Geriatra sono entrambe opzioni valide; La strategia ottimale sarebbe o affidarsi a un medico psichiatra con comprovata esperienza in psicogeriatria, o a un geriatra esperto in quadri psicopatologici complessi.
Qualsiasi specialista decida di interpellare, il passaggio dirimente rimane la valutazione rigorosamente in presenza.
Infatti In questi casi complessi, solo l'osservazione clinica diretta permettere allo specialista di "pesare" l'interazione tra traumi storici, vergogna fisica e demenza, calibrando la terapia più sicura ed efficace effettuando un accurato esame obiettivo medico e psichico in presenza della paziente.
Le rinnovo cari saluti e auguri di Serene Festività Pasquali.
I nuovi elementi anamnestici forniti aggiungono una complessità fondamentale per inquadrare il quadro clinico di sua nonna.
La presenza di traumi infantili, unita a pregressi episodi depressivi e all'isolamento sociale, suggerirebbe che l'attuale sintomatologia affondi le radici anche in un quadro psicopatologico pregresso e strutturato, non limitandosi al solo decadimento cognitivo.
Per rispondere in modo diretto alla sua domanda, sia lo Psichiatra che il Geriatra sono entrambe opzioni valide; La strategia ottimale sarebbe o affidarsi a un medico psichiatra con comprovata esperienza in psicogeriatria, o a un geriatra esperto in quadri psicopatologici complessi.
Qualsiasi specialista decida di interpellare, il passaggio dirimente rimane la valutazione rigorosamente in presenza.
Infatti In questi casi complessi, solo l'osservazione clinica diretta permettere allo specialista di "pesare" l'interazione tra traumi storici, vergogna fisica e demenza, calibrando la terapia più sicura ed efficace effettuando un accurato esame obiettivo medico e psichico in presenza della paziente.
Le rinnovo cari saluti e auguri di Serene Festività Pasquali.
dott. Tortorelli Fabio M.P.
Psichiatra e Psicoterapeuta | Roma Policlinico |
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Una visita geriatrica ha una buona utilità per la valutazione globale della situazione con un inquadramento più specifico di tutta la condizione ed un conseguente trattamento adattato alla situazione.
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Questo consulto ha ricevuto 5 risposte e 437 visite dal 04/04/2026.
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