Utente 436XXX
Per il ripresentarsi di Disturbo da Attacchi di Panico mi è stata prescritta una cura a base di venlafaxina 150 g die e trilafon 4 mg die. Posto che a causa di effetti collaterali avversi lo specialista, dopo due settimane, ha cambiato la venlafaxina con la fluovoxamina (150mg) desideravo sapere, sapendo che l'inizio della attività terapeutica abbisogna perlomeno di tre settimane di assunzione, se l'effetto dei due farmaci è sovrapponibile. Volevo cioè sapere se queste due settimane sono state in qualche modo "perse" o se, vista la stessa, o quasi, categoria di appartenenza (ssri e snri), l'azione dei due diversi farmaci può essere, in termini esclusivamente temporali, sommata in modo da potermi aspettare qualche miglioramento prima di vedere trascorse le "almeno tre settimane" dall'inizio dell'assunzione della fluvoxamina. Grazie


[#1]  
Dr. Tommaso Vannucchi

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Non ho capito bene a quali effetti collaterali,tali da cambiare terapia, da venlafaxina si stia riferendo e quale è stato il dosaggio iniziale della terapia con venlafaxina?
Comunque,non si può definire categorico che "allo scadere delle tre settimane",specialmente nel disturbo da attacchi di panico,scompaia la sintomatologia
Cordialmente
Tommaso Vannucchi

[#2]  
Dr. Vassilis Martiadis

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Gentile utente,
le due molecole agiscono entrambe sul sistema serotoninergico (la venlafaxina in più anche su quello noradrenergico). La sua preoccupazione non dovrebbe essere tale poichè c'è stato comunque un iniziale potenziamento della funzione della serotonina. Tuttavia nelle prime fasi del trattamento del DAP l'effetto principale che viene ricercato è quello ansiolitico-sedativo che la fluvoxamina esplica già dalle prime somministrazioni. In più lei assume il trilafon che è un farmaco con una discreta attività di questo tipo. Concordo poi pienamente con il Dott. Vannucchi sulla relatività della soglia temporale per avere l'effetto terapeutico, le tre settimane sono infatti un valore puramente indicativo.
Cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
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[#3]  
44817

Cancellato nel 2009
gentile utente
ribadisco quanto detto dai colleghi.
le due molecole agiscono sul sistema serotoninergico e la venlafaxina su quello noradrenergico a dosaggi superiori ai 200 mg die.La fluvoxamina possiede un buon effetto ansiolitico.I dubbi sono relativi al dosaggio assunto di venlafaxina e come giustamente affermato dai colleghi sul tempo di risposta,che ,nel caso del DAp,può essere più lungo rispetto ai sintomi depressivi.
Rispetto alla diagnosi mi lascia tuttavia qualche dubbio l'utilizzo di un farmaco come il trilafon.

cordiali saluti

Dr. paolo perego

[#4] dopo  
Utente 436XXX

Ringraziando per le risposte faccio presente al dott Vannucchi che la dose iniziale di venlafaxina era stata per i primi 4 gg di 75 passando poi a 150mg ma che gli effetti collaterali in termini soprattutto di cefalea, nausea, insonnia hanno, senza alcuna mia richiesta, fatto cambiare allo specialista il principio attivo con la fluvoxamina.
é evidente che non mi aspetto allo scoccare della terza settimana la scomparsa dei sintomi ma questo tempo mi è stato dato come minimo per poter sperare di iniziare a sentire qualche minimo beneficio ben sapendo che i tempi sono comunque più lunghi per una risposta terapeutica piena.
La mia domanda era volta a conoscere se le due molecole potevano in qualche modo considerarsi sovrapponibili ovvero se la assuzione di un farmaco per due settimane era da considerarsi come inutile o meno e la risposta del dott. Martiadis, in questo senso, mi sembra ottimista.
Al dott. Perego rispondo che non so perchè il mio psichiatra, per una diagnosi da lui stesso espressa, mi abbia prescritto una dose, credo bassa, di trilafon, e quindi alla sua perplessità non so proprio che rispondere.
Grazie comunque a tutti per le vs risposte.

[#5]  
Dr. Andrea Mazzeo

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Per quello che mi risulta, venlafaxina non ha indicazione nel disturbo di panico, ammesso che il disturbo sia quello poiché non viene riferita la sintomatologia. Perfenazina ancora meno, dato che è un neurolettico le cui indicazioni sono limitate ai disturbi psicotici e che, a mio parere, può peggiorare il disturbo di panico, o perlomeno la componente depressiva. Fluvoxamina, in quanto SSRI, per analogia con gli altri potrebbe assere efficace, ma non credo abbia l'indicazione, e, personalmente, non ce la vedo. Lo schema terapeutico che trovo più efficace nel trattamento del disturbo di panico comprende alprazolam, alla posologia meglio tollerata, e paroxetina, oltre ad un trattamento psicoterapico cognitivo-comportamentale.
Dr Andrea Mazzeo
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[#6] dopo  
Utente 436XXX

Gentile dott. Mazzeo, la diagnosi certo non me la sono fatta da solo ma ovviamente è stata formulata dallo specialista. Sulla bontà delle prescrizioni dello stesso non ho proprio titolo per replicare a ciò che lei dice e quindi le sue perplessità ora diventano anche la mie.

[#7]  
Dr. Vito Fabio Paternò

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Gentile utente,
mi spiace aumentare le Sue perplessità, ma condivido pienamente l'opinione espressa dal Dott. Mazzeo e quindi occorre rivedere la Sua diagnosi. Nel caso in cui la diagnosi fosse quella di Disturbo di Panico allora la terapia precedente e l'attuale non sono certo le maggiormente consigliabili.

Saluti

Dott. Vito Fabio Paternò
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Dott. Vito Fabio Paternò

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[#8] dopo  
Utente 436XXX

Grazie Dott. per la sua risposta. comunque le ripeto che la diagnosi dello psichiatra (primario di struttura ospedaliera pubblica) è quella di "Disturbo da attacchi da panico con agorafobia ". in anni lontani per lo stesso problema fui curato prima con i triciclici (con buoni risultati) e poi con la paroxetina (senza alcun risultato) da cui ritorno ai triciclici. ora, dopo alcuni anni di assenza di disturbo e assenza di assunzione di farmaci visto il ripresentarsi del problema il medico ha prescritto prima la venlafaxina e poi appunto la fluvoxamina. oltre a ciò mi ha consigliato terapia cognitivo comportamentale che sto seguendo. che devo fare ora?

[#9]  
Dr. Vito Fabio Paternò

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Gentile utente,
può provare ad aspettare e vedere se la Fluvoxamina riuscirà ad aiutarla comunque dato che è pur sempre un SSRI. Nel caso contrario, dato che la Paroxetina non ha funzionato e che in passato era stato bene con i triciclici, potrebbe anche riutilizzare proprio quelli che ha già assunto con buoni risultati senza dovere fare necessariamente nuove prove con altri farmaci tipo citalopram, etc.

Cordialmente
Dott. Vito Fabio Paternò
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[#10]  
Dr. Andrea Mazzeo

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Concordo con quanto detto dal Dr Paternò e, visto che è già in psicoterapia, aspetterei ancora un po', il miglioramento non dovrebbe tardare.
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[#11]  
Dr. Claudio Lorenzetti

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Gentile Utente,
concordo con quanto affermato dal Dr. Perego. L'Efexor non è un farmaco registrato per il Disturbo di Panico anche perchè per dosaggi superiori ai 150 mg al giorno, avendo un effetto potenziante sul sistema neurotrasmettitoriale della noradrenalina, potrebbe in qualche modo accentuare la sintomatologia critico-ansiosa. La Fluvoxamina è senz'altro un farmaco più indicato anche se esistono dei farmaci della stessa classe della Fluvoxamina (gli SSRI) maggiormente indicati e con più dati positivi di efficacia nella letteratura scientifica. Il Trilafon è invece un antipsicotico di I generazione, un sedativo che normalmente non si usa nel disturbo di panico in quanto la sua azione di blocco dei recettori della dopamina ha un'attività non richiesta nel trattamento dei disturbi d'ansia, dove casomai si tenta di aumentare il tono della serotonina. La prescrizione di questo farmaco da parte del suo psichiatra potrebbe tuttavia trovare un razionale qualora lo stesso avesse ravvisato nel suo quadro clinico la presenza di elementi psicopatologici ascrivibili ad un disturbo dell'umore di tipo bipolare di entità subclinica: l'uso degli antidepressivi nel disturbo di panico in un paziente con queste caratteristiche di fondo, se da una parte favorisce la remissione del disturbo d'ansia, dall'altra potrebbe portare ad un tono dell'umore eccessivamente elevato che può essere appunto corretto con l'uso di una bassa dose di antipsicotico. Si tratta di una tecnica farmacologica tuttavia piuttosto ridimensionata negli ultimi anni dall'uso sempre più frequente degli stabilizzatori dell'umore in abbinamento agli antidepressivi, strategia decisamente più efficace e tollerata.
Cordiali saluti.

Dr. Claudio Lorenzetti
Dr. Claudio Lorenzetti

[#12] dopo  
Utente 436XXX

Grazie per la Sua articolata risposta dott. Lorenzetti ed agli altri suoi colleghi intervenuti.
La diagnosi fattami l'ho sopra riportata, altre valutazioni non mi sono state fatte o dette.
Leggo comunque anche da parte sua una perplessità sul tipo di farmaci che mi sono stati prescritti per la cura del mio disturbo.
Certamente proseguirò la cura che sto sequendo visto che il professionista è persona di cui nutro massima fiducia oltre ad essere molto quotato in zona.
Credo che la sua scelta, prima con la venlafaxina poi con la fluvoxamina, siano da ascrivere ad una valutazione sulla risposta da me avuta in passato ad altre molecole della stessa categoria di farmaci. Lo scopo dell'utilizzo del Trilafon a bassi dosaggi mi rimane sconosciuto prendendo comunque atto della sua ipotesi. Il fatto che, come dice, sia comunque un farmaco di vecchia generazione e che sia superato per questo utilizzo mi lascia ugualmente perplesso.
è da escludere sia stato dato, in questo caso, al posto delle benzodiazepine che in passato mi hanno sempre dato, anche a bassissimi dosaggi, molta sonnolenza? grazie

[#13]  
Dr. Claudio Lorenzetti

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Non si può escludere anche se personalmente mi sfugge il razionale.

Cordiali saluti.

Dr. Claudio Lorenzetti
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