Utente 208XXX
SALVE...VOLEVO parlarvi riguardo un disagio che persiste da cira 1 anno e mezzo...agli inizi ho avuto attacchi di panico e a distanza di 2-3 mesi mi hanno diagnosticato i sintomi di derealizzazione e depersonalizzazione...iniati a curare con vari farmaci (tra cui ENgocce,liposom forte,pineal tens) senza nessun risultato,
fino a che il mio psichiatra mi ha segnato a inizi dicembre 2011 Citalopram Ratiopharm..devo dire che a distanza di mesi i progressi ci sono...anche se gho sempre la senzazione della realtà distorta e con poco spessore...la cosa che a me piu preoccupa è la "non sensazione" di sentire emozioni...non sono e non mi sento depressa e non sono neanche seguita da una psicologa o psicoterapeuta visto che lo psichiatra mi ha detto che non ce ne era bisogno...prendo iniziative, ho stimoli e tanta volgia di vivermi la vita anche se non riesco a percepirlo,...sarà solo una fase transitiva? i sintomi che accuso adesso sono: estraneamento verso me stessa,ansia,vita sensa spessore,non sento emozioni,e non poi mai dire di essere tranquilla o rilassata,ho perso la cognizione del tempo e delle giornate...ma dopo tutto non mi lamento!!!!cercherò di uscirne con tutta la volontà che ho! consigli utili??? ne vate da darmi? magari riniziare una seduta psicologica?? help GRAZIE IN ANITCIPO CARI

[#1]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
con i limiti di un consullto a distanza, mi permetto di dubitare della diagnosi di "derealizzazione e depersonalizzazione" degli attuali sintomi. Avanzerei invece l'ipotesi di uno stato depressivo (che può manifestarsi in tale modo) e Le consiglierei di parlarne con lo psichiatra. A quale dosaggio è stato prescritto il citalopram ?

Dr. Alex Aleksey Gukov

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[#2]  
Dr. Stefano Garbolino

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Gentile utente,

in effetti quelli che lei descrive appaiono sintomi e non diagnosi.

Per inciso: le problematiche di ordine psicopatologico (partendo dal presupposto che lei sia affetta da ciò) non hanno niente a che vedere con la "volontà".

La volontà indispensabile è "solamente" quella di farsi curare.
Cordialmente
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[#3] dopo  
Utente 208XXX

il dosaggio è molto basso solo 4 gocce al giorno
e in piu condinuo a prendere la sera un minima dose di ENgocce (sempre 4).
tendo a precisare che ho 19 anni e questi sintomi si sono presentati a distanza di un mese dai miei 18...la psicoterapeuta dove sono stata in cura per 5 mesi parlava solamente di una fase dovuta al compimento della maggiore età e che nell arco di 2 anni sarebbe passato tutto...io non sento di essere depressa...come non lo vedono gli altri...e come non lo vede il mio psichiatra... sento solo una spece di "BLOCCO"
che non mi permette di realizzare pienamente la mia vita e cio che la circonda.

[#4]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
ho letto la Sua domanda precedente (fatta d'estate scorso) su questo sito, e li ho trovato una parte delle risposte alle domande che volevo farLe. Le ricordo che un questa discussione Lei è coperta dall'anonimato. Scrive che ha fatto l'uso di una "droga". Di che sostanza si trattava? L'uso riguardava solo un episodio, oppure ne ha fatto l'uso anche prima? Attualmente fa uso di questa o di altre sostanze? La psicoterapeuta e lo psichiatra ai quali si è rivolta ne sono stati e ne sono al corrente? Si è rivolta ad uno psichiatra o ad un neurologo?


Dr. Alex Aleksey Gukov

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[#5] dopo  
Utente 208XXX

fumavo molto spesso marijuana da diversi anni...senza problemi...si è scatenato tutto dopo una singola assunzione di ketamina che mi ha portato ad avere un attacco di panico nelle immediate circostanze...lo psichiatra e psicoterapeuta sono al corrente di tutto..e non associano questo episodio ai sintomi e alle problematiche scaturite ma pensano che sia una conseguenza di ansia accumulata nei tempi precedenti e da una crisi d'identita molto spesso comune nel'l età adolescenziale.tutt' ora sono in contatto con lo psichiatra il quale non ritiene necessario nessuna seduta psicologica ma solo di continuare con una cura farmacologica da lui segnata...

[#6]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
prima faccio "una parentesi" su ketamina. La permanenza degli effetti o i danni da ketamina nel caso di un solo episodio d'uso e a non in sovradosaggio non mi sono note. Anche se è difficile capire se si trattava di sovradosaggio: gli effetti possono essere individuali da individuo a individuo e, con le droghe distribuite per vie non legali non è dato sapere l'esatta concentrazione di sostanza.

E' invece noto che la sua assunzione può provocare i danni a livello cerebrale con l'uso abituale oppure, in acuto nel caso di overdose. Per cui, in ogni modo, un ricontrollo neurologico e con gli adatti esami strumentali, per prudenza, lo farei.

Ci sono in realtà le sfumature del danno, nel quale caso più spesso non si tratta di alterazioni evidenziabili agli esami strumentali o alla visita neurologica, ad esempio, anche fra chi fa uso solo saltuario sono stati riscontrati sintomi psichiatrici, e, anche nel caso di esposizione singola alcuni sintomi possono persistere per settimane. La ketamina di per sé ha nell'organismo vita breve, ma durante la sua permanenza nell'organismo agisce fra gli altro anche su alcuni sottotipi dei recettori di acido glutammico, e questa stimolazione potrebbe avere effetti anche a lungo termine, perché sono coinvolti nei processsi di memoria e di apprendimento (fondamentali anche a livello emotivo). In realtà, (come anche nel caso della marijuana), gli effetti sulla persona e loro permanenza possono essere individuali.

Gli effetti di ketamina sono di solito indicati sotto il termine di "dissociazione", che forse non è il termine più adatto, ma tradizionalmente in uso, e tale sostanza appartiene alla classe delle droghe "dissociative". La "dissociazione" in questo contesto sta ad indicare sia la dissociazione fra lo stato di anestesia (quando la ketamina è usata come anestetico) sia la contemporanei attivazione delle varie attività vitali ed il mantenimento dei riflessi durante l'anestesia stessa. Inoltre la "dissociazione" in questo contesto significa disorientamento nei parametri della realtà (tempo. spazio ecc.) e vari altri fenomeni, più sfumati, di alterata percezione della realtà, di sé stessa, comprese le emozioni (sia nel senso di amplificazione, sia, nelle altre fasi, nel senso di appiattimento delle emozioni e delle percezioni). Ho scritto tutto questo (non riferendomi a Lei, ma al caso generale) per spiegare il termine "dissociazione" nel contesto della ketamina.

Nel Suo caso comunque, i sintomi attuali che descrive possono essere abbastanza simili ad una forma molto sfumata di "dissociazione". "Derealizzazione" e "depersonalizzazione" possono far parte di tale quadro: sono anche essi fenomeni "dissociativi", ma si riscontrano anche in molti altri disturbi.

Che un unico episodio di assunzione di ketamina possa aver provocato i sintomi a lungo termine, è poco probabile, anche se non lo si può completamente escludere. Esistono i fattori individuali. Nel Suo caso almeno uno di tali fattori lo sappiamo: è l'uso pregresso di cannabis (marijuana). La cannabis è anche essa una droga "dissociativa" nel senso che può indurre gli stati di disorientamento e di alterata percezione della realtà. E' una droga molto meno potente rispetto alla ketamina, ha un altro meccanismo dazione, e gli effetti preoccupanti possono non sempre essere presenti anche a causa della nostra suscettibilità individuale, ma la posibilità degli effetti a lungo termine dopo un uso abituale prolungato, anche se non è la regola, ma è un fenomeno abbastanza noto, così che, se non ci fosse l'episodio con la ketamina, non mi meraviglierei se la sola assunzione prolungata della cannabisi avesse indotto i sintomi degli ultimi mesi. In altre parole, la ketamina ha agito su un terreno già "preparato" dalla cannabis.

La fase della vita, "la crisi d'identita molto spesso comune nel'l età adolescenziale" possono certamente contribuire, ma se si trattasse solo di questo, se non fosse accompagnata da uno stato di malattia psichica, perché prescrivere alla persona i farmaci? Il Pineal, il Citalopram (entrambi ad azione antidepressiva) e l'En (un ansiolitico) sono farmaci importanti, per prescriverli ci vuole un motivo, ovvero la presenza di un disturbo, non solo i fenomeni psichici naturali della fase di sviluppo. Ora possiamo ipotizzare almeno in parte questo disturbo psichico negli effetti a lungo termine di cannabis preciitati dall'uso di ketamina (entrambe droghe "dissociative"), che è un dsturbo psichico indotto da sostanze. Alcuni specialisti in tali casi prescrivono i farmaci sintomatici (come nel Suo caso gli antidepressivi o, come in altri casi, a secondo dei sintomi, gli antipsicotici o altri), e spesso si ha un miglioramento dei sintomi, ma non è detto e non è dimostrato che tali farmaci migliorino le alterazioni sottostanti e non è detto che non possono a sua volta slatentizzare il disturbo; perciò l'uso degli psicofarmaci e anche la durata del trattamento con essi in un disturbo indotto da sostanze va valutato attentamente.
Importante, senz'altro l'astinenza da droghe, comprese le droghe "leggere", e può essere utile, nel caso di permanenza della attuale situazione (ma senza aspettare per 2 anni), rivolgersi al Servizio di Tossicodipendenza (SerT), dove lavorano le persone esperte nella gestione di tali situazioni. La prognosi è benigna nella maggior parte dei casi, ma non si può avere le garanzie, perché l'impatto è individuale, e, sicuramente, non posso darLe la prognosi via internet, non seguendoLa.

Nella scelta delle cure di un disturbo indotto da sostanze è opportuno (anzi essenziale) considerare gli altri eventuali disturbi e fattori associati (se li consideriamo nel programma di cure, anche la prognosi è senz'altro migliore): è importante non solo ma in particolare nel caso delle "droghe dissociative", gli effetti psicopatologici delle quali sono individuali e non sempre, ma quasi di regola sono condizionati anche dalla salute psichica preesistente, dalla personalità e dalla storia della persona. Lei scrive di "ansia accumulata nei tempi precedenti". Dunque, anche il periodo prima dell'episodio con la ketamina non è stato emotivamente ttranquillo? La cannabis (marijuana) poteva essere usata in realtà anche come la cura, per compensare tale "ansia"? (la cannabis ha effetti rilassanti). Lei usa le parole "ansia accumulata", "crisi d'identità", che apparentemente "spiegano tutto", ma rischiano di essere anche dei luoghi comuni... Di che cosa si trattava esattamente ?

Dr. Alex Aleksey Gukov

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[#7] dopo  
Utente 208XXX

INTANTO LA VOLEVO RINGRAZIARE PER LA RISPOSTA DETTAGLIATISSIMA CHE MI HA DATO...
comunque risalendo proprio agli inizi del malessere i primi sintomi accusati sono stati:mal di testa forte cefalea emicrania (tutt ora diagnosticata cefalea tensiva) ,febbre frequente nei giorni successivi all accaduto...a distanza di mesi si sono ripetuti attacchi di panico crisi d ansia nervosismo agitazione e aggressività...(escluso attacchi di panico) sintomi presenti tutt' oggi in maniera piu lieve...accompagnati dal peristente e fastidioso mal di testa che non mi lascia mai... mi sembra anche di avere il cervello di un canarino...la mia memoria sta perdendo colpii......ho pensieri confusi e incontrollati non ho il controllo di me stessa...come non riesco a realizzare quello che dico o quello che faccio...MA nessuno delle persone che frequento sembra si sia accorto di tutto questo disturbo,,,
per quanto riguarda la diagnosi psicologica...è un po piu complesso di come lho spiegato...comunque vivo in un ambiente familiare difficile..dove non mi trovo bene. quindi l' ansia accumulata puo essere dovuta anche dalla situazione che vivo dentro casa, sono sicura che forse una piccola parte dei problemi sia scaturita anche da quello,saranno cose concatenanti tra di loro.riguardo alla crisi d identità mi è stato detto che sto attraversando la tipica fase della maturità dove la consapevolezza di responsabilità e di introduzione nel "mondo adulto" sia stata anche questa una causa scatenante del mio malessere... io sicneramente non so piu cosa devo fare...sembra che agli occhi di tutti sia una cosa frivola e nessuno mi segue per cercare di trovare una soluzione per affrontare questo mio disagio...io sto continuando con gli psicofarmaci prescritti...non so nemmeno per quanto tempo li dovrò prendere,non mi è stato detto.L' estranietà a me stessa è diminuita...come lievemente è diminuti l ansia,e anche la percezione distorta della realtà,mi dica lei i passi giusti da fare o chi consultare e da chi farmi seguire,visto che nessuno si è interessato a farlo...io non so proprio da dove iniziare...GRAZIE ANCORA

[#8]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
grazie per la fiducia che mi dà. Non dobbiamo presumere che i percorsi fatti fino ad ora (psicoterapeutico e psicofarmacologico) sono stati sbagliati, ma questi possono essere ottimizzati. Le consiglio di rivolgersi al SerT, anche se attualmente non fa più uso di sostanze. Vediamo cosa dicono. Benché il SerT si "decifra" come "Servizio di Tossicodipendenza", gli specialisti che lavorano lì di regola sono esperti anche nei fenomeni legati agli effetti collaterali e tossici postumi all'uso di sostanze nel periodo di astinenza e sicuramente esperti nelle problematiche del contesto psicologico e sociale di tali fenomeni, purtroppo più frequenti proprio nell'adolescenza. Di regola al SerT lavorano in equipe multidisciplinare che comprende sia gli psicologi, sia i medici. Sempre con loro potrà parlare dell'eventuale check-up con una rivisita neurologica e con eventuali esami strumentali del caso, ai quali ho accennato, considerandolo prudente.

Dunque il SerT può essere come minimo un valido punto di riferimento, anche se Lei decidesse di proseguire le cure con lo psichiatra e con la psicoterapeuta che ha già conosciuti.

Nella Sua città devono esserci più SerT, ciascuno dà i servizi agli abitanti a secondo della zona di residenza. Gli elenchi deI recapiti di tali servizi si può trovare facilmente anche su internet. Può scegliere quello più vicino alla Sua zona e può presentarsi di spontaenea volontà, senza l'invio, in orario di accoglienza. I servizi sono gratuiti.

un saluto,

Dr. Alex Aleksey Gukov

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