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Disturbi mentali

Buongiorno, sono stanco per la mia situazione familiare. Mia moglie tiene tutto. Non butta via quasi nulla. Ormai la casa è praticabile solo per corridoi attorno ai quali vi sono cataste di oggetti, libri, giornali. Si salva il letto del nostro bambino, adottato, la camera della nostra ragazza che, in guerra ogni giorno, tiene la madre lontana dalla sua camera, la mia porzione di letto matrimoniale e il divano dove lei oramai dorme da anni con la televisione accesa tutta la notte. Anche 1 dei due bagni è OK. Tutti i tentativi di portarla da medici sono falliti. Se provo a buttare via qualcosa è il dramma. Io non posso toccare nulla. A mio parere è da sempre depressa, come sua madre e sua nonna materna (che si è suicidata). Al lavoro non vi sono problematiche: insegna part time alle scuole superiori. Vado via? E i miei ragazzi? E lei? Non esiste un modo per obbligarla ad andare da un medico? Grazie mille. Francesco
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 39k 913 271
Gentile utente,

Può chiedere l'interessamento della asl, ma sostanzialmente, visto che condividete un ambiente e una vita quotidiana, oltre che un progetto di vita, forse è più semplice farle capire che il problema esiste e c'è urgenza di trattarlo. Assecondarlo lo peggiora nel senso che chi ha possibilità di coltivare questo tipo di comportamenti diventa anche meno malleabile nell'interromperli o nel limitarli.
La sindrome "dell'accumulo" è considerato un sottotipo di disturbo ossessivo, non è di semplice trattamento ma (se quella è la diagnosi), una combinazione di terapia farmacologica e comportamentale possono essere d'aiuto. Dopo questo tipo di tentativi ha senso che prendiate le vostre decisioni.

Dr.Matteo Pacini
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dopo
Utente
Utente
Grazie mille. Purtroppo ho già provato in tutti i modi e tutti i giorni da anni a farle capire il problema, ma è in costante peggioramento. Grazie mille ancora.
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 39k 913 271
Gentile utente,

La ASL, se interessata, può chiedere un accertamento sanitario obbligatorio. Non è che non capisca il problema, ma il comportamento non va di conseguenza. La resistenza la attua con persone che sa di poter condizionare, tanto è vero che lo realizza a casa propria. Il problema è che nel volere evitare reazioni si finisce per assecondare e quindi subìre questi comportamenti, nella speranza che ci sia un limite, che invece c'è ma a livelli tali da rendere insopportabile la convinvenza per gli altri. Alcune persone accettato di prendere in esame l'idea di curarsi se sollecitati per vie legali, altri per vie giuridiche, cioè come esito di una condanna, altri perché non ce la fanno più ad andare avanti. Altri ancora sono costretti a farlo per legge, se rifiutano di farlo spontaneamente e il loro comportamento è pericoloso. Queste forme raramente possono esser definite pericolose, ed è più facile che siano motivo di separazioni personali che non di interventi sanitari.
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dopo
Utente
Utente
Grazie mille. Mi attiverò. Grazie ancora perché non so più che fare.

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