Utente
Salve, sono un uomo di 38 anni e assumo escitalopram 10mg da ormai circa 10 anni, per un disturbo di ansia generalizzata e leggera depressione.
Ho provato alcune volte a sospendere gradualmente la terapia, ma ho avuto sempre ricadute, spesso dovute anche a una situazione oggettiva di stress che mi trovo a vivere.
Visto che si prospetta la possibilità di dover prendere questo farmaco per tutta la vita, vorrei sapere se esistono studi scientifici sui possibili effetti permanenti da assunzione a lungo termine, sia sugli equilibri biochimici del cervello sia su altri organi.
In particolare mi preoccupa la prostata, soffro di prostatite cronica aspecifica, siccome gli SSRI influiscono sul meccanismo eiaculatorio, vorrei sapere fisiologicamente come interagiscono con questo meccanismo e se possono causare disturbi alla prostata (es. infiammazione, IPB, etc.).
Ho notato che nei brevi periodi di sospensione della terapia con la prostata stavo meglio, ma non so se ci sia una correlazione effettiva.
Ho posto queste domande al medico che mi segue, ma non mi ha saputo dare risposte esaustive, considerando anche che non sono medico ma ho una buona formazione scientifica, quindi non mi soddisfano spiegazioni approssimative o superficiali.
Grazie delle eventuali risposte

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Il meccanismo del ritardo eiaculatorio non ha a che vedere con la prostata.
Le variazioni nelle terapie a lungo termine sono in parte auspicabili, cioè quelle che corrispondono ad un cambiamento stabile del cervello protettivo contro le ricadute.
Per quanto riguarda i cambiamenti indotti a lungo termine, si dibatte sulla persistenza degli effetti sessuali ma la maggior parte degli effetti riferiti in realtà non ha ragione di esser correlato alla terapia.

Sia più specifico su quali effetti ha in mente, altrimenti diventa un generico timore di effetti negativi a lungo termine che non risultano.
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente
Ho letto che i livelli sinaptici di serotonina indotti dagli SSRI sono molto più elevati di quelli fisiologici in un individuo sano. Mi conferma questo fatto?
Da profano mi chiedo se il cervello, "abituandosi" a funzionare per anni con concentrazioni di serotonina così alte, non subisca alterazioni permanenti che impediscano di fatto di tornare indietro, in caso di una futura ipotetica dismissione della terapia.
Per quanto riguarda la prostata, mi chiedevo se l'inibizione dello stimolo eiaculatorio, pur avvenendo a livello cerebrale, possa comunque avere un effetto sull'anatomia/fisiologia della prostata, visto che è l'organo destinatario dello stimolo proveniente dal cervello.
Non mi preoccupa il ritardo eiaculatorio in sè, che anzi potrebbe essere un effetto gradito, ma l'eventualità che questa inibizione abbia a lungo andare un effetto infiammatorio o addirittura ipertrofico sulla prostata.
Questa idea non credo sia così bizzarra, visto che esistono anche studi (rassicuranti) su una possibile correlazione tra antidepressivi (sia triciclici che ssri) e cancro prostatico:
http://www.nature.com/pcan/journal/v11/n1/full/4501003a.html

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

No, perché un effetto protratto nel tempo non induce sempre assuefazione e riduzione delle capacità endogene. Anzi, diverse terapie mostrano un effetto opposto, trofico. Quello che il farmaco dà inizialmente, il cervello dopo lo impara a fare da solo.

Non vedo un nesso chiaro tra l'effetto e la prostata, e comunque appunto lo studio che Lei cita tra l'altro presenta un dato negativo.
L'interferenza con l'eiaculazione può benissimo avvenire anche a livello periferico, ma la cosa non cambia.
Dr.Matteo Pacini
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