Utente 474XXX
Salve.
Cercherò di essere il più sintetica possibile.
Nel 2011, mi sono ammalata di leucemia e dopo chemioterapie devastanti ed un trapianto autologo, sono finalmente guarita.
Ho sempre cercato di affrontare la malattia con il sorriso sulle labbra per non destare ulteriori preoccupazioni ai miei genitori.
Dopo quasi sei anni, sono guarita, ma le terapie mi hanno causato problemi di infertilità che purtroppo, mi hanno portato a chiudermi sempre di più in me stessa (sono sempre stata una persona timida ed introversa, ma nonostante ciò, sono abbastanza socievole quando mi si presenta l'occasione).
Al termine delle terapie e quando le mie difese immunitarie me l'hanno permesso, mi sono iscritta all'università perché il mio sogno è sempre stato quello di fare l'insegnante. Dopo quattro anni, a sostenere esami senza problemi, nonostante fossi un tipo che soffre di ansia da prestazione, sono arrivata all'ultimo anno con un blocco totale.
Non ho più voglia di studiare né di uscire di casa e mi rifugio nel cibo. Quando ad esempio, sono obbligata ad uscire, ci impiego un'eternità a prepararmi perché mi annoio.
Non ho più voglia neanche di fare ciò che prima mi piaceva.
Inoltre, sto attraversando periodi di forte stress dovuto al fatto che tutte le mie colleghe di università si sono laureate, mentre io sono ancora bloccata con i soliti quattro esami. I miei genitori non mi aiutano, mi mettono ulteriori pressioni perché dicono che ormai sono grande d'età e più perdo tempo, più entrerò tardi nel mondo del lavoro. Quando studio, mia madre mi controlla se realmente sto studiando e purtroppo, ho provato anche a spiegare il mio malessere, che mi devono lasciare in pace perché in questo modo peggiorano solo la situazione, lo comprendono per un paio di giorni, ma appena vedono che non sono sui libri, ricominciano.
Vorrei soltanto che mi capissero.
Non so se si tratta del fatto che appunto, vivo un periodo stressante, ma è da un annetto che quando parlo con qualcuno, che sia familiare, amico o sconosciuto, non riesco a rammentare alcune parole, talvolta semplici (però poi sono capace di ricordare i paroloni), impiegando così molto tempo per concludere il discorso. Ovviamente, chi si trova dall'altra parte, si stanca di ascoltarmi oppure non comprende ciò che vorrei dire. Per ricordare una parola, impiego dai 5 ai 10 secondi. A volte, non mi viene proprio in mente e passano anche ore.
Per me, sta diventando una situazione davvero frustrante, soprattutto all'università. L'altro giorno ho incontrato la mia relatrice e non sono stata capace di dirle semplicemente che stavo trovando difficoltà con il primo capitolo della tesi perché avevo il timore di uscire fuori tema.
Lei mi ha prima chiesto di ripetere e poi mi ha dato una risposta completamente diversa da ciò che le avevo chiesto.
Spero di non essermi dilungata troppo e di non aver sbagliato sezione.
Vi ringrazio per l'attenzione.
Cordiali saluti,
Viviana

[#1] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

Referente scientifico Referente Scientifico
52% attività
20% attualità
20% socialità
AVELLINO (AV)
ISCHIA (NA)
TARANTO (TA)

Rank MI+ 92
Iscritto dal 2003
Prenota una visita specialistica
La presenza di una riduzione degli aspetti cognitivi può essere sintomo di fenomeni depressivi che andrebbero valutati tramite una visita specialistica diretta.


Dr. F. S. Ruggiero

http://www.francescoruggiero.it
Dr. Francesco Saverio Ruggiero
http://www.francescoruggiero.it
http://www.psichiatra-psicoterapeuta.it