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Alcolismo

sono la compagna,non convivente , di un alcolista cronico, in cura con terapie presso psichiatra da circa 5 anni,ma con ricadute molto frequenti. vorrei sapere il parere di un esperto riguardo il ricovero in cliniche specializzate per questo tipo di problema,e se ne esistono convenzionate asl. A questo punto penso sia l'unica ed ultima soluzione reale al problema.....da solo non ce la fara' mai e dovro' allontanarlo da me per non essere trascinata in questo vortice.
Grazie per l'attenzione
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 40.4k 931 271
Quale terapia sta seguendo ?

Ha altre diagnosi psichiatriche o altri tipi di abuso ?

Dr.Matteo Pacini
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Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref

[#2]
dopo
Utente
Utente
e' stato definito bipolare, e assume i seguenti farmaci da circa 5 anni:Depakin 500, 2 compresse al giorno, Nalorex 1 al giorno. E' seguito anche da uno psicologo da cui ha sicuramente buone indicazioni,ma ha continue ricadute. Alterna periodi in cui afferma che si impegnera' per farcela,ad altri in cui dice invece che non ce la fara' mai. Continuo a pensare anch'io che senza un altro aiuto esterno sara' purtroppo cosi'....vorrei sapere in quali casi riteniate utile o necessario un ricovero e quanto questo sia risolutivo.
Grazie in anticipo
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Dr. Francesco Saverio Ruggiero Psichiatra, Psicoterapeuta 38.1k 913 63
"cronico" è l'accezione diagnostica che si utilizza per indicare che la patologia è continuativa e non va incontro a remissione.

La presenza di un disturbo bipolare richiede comunque il monitoraggio continuo e la valutazione della terapia che deve essere portata a dosaggio terapeutico.

Nonché il sert di pertinenza deve occuparsi anche della disassuefazione da alcool eventualmente valutando, se applicabile, la permanenza in strutture specializzate.

Dr. F. S. Ruggiero

http://www.francescoruggiero.it

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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 40.4k 931 271
"Alterna periodi in cui afferma che si impegnera' per farcela,ad altri in cui dice invece che non ce la fara' mai. Continuo a pensare anch'io che senza un altro aiuto esterno sara' purtroppo cosi'.."

E così siete in due a parlare il linguaggio della malattia. Ci deve essere una disposizione interna, e le cure sono pensate per produrre questo risultato.
Per quel che riguarda la cura attuale, va verificato che il valproato sia, nel sangue, a dosaggio adeguato, con opportuno esame. Il nalorex è sottodosato.
[#5]
dopo
Utente
Utente
in che senso siamo in due a parlare il linguaggio della malattia?
Forse io me ne dovrei distaccare.......
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 40.4k 931 271
Che da parte sua c'è la dichiarazione che che ha bisogno di aiuto, la promessa che ce la fa, alternati ai comportamenti previsti dalla sua malattia. Ma quegli atteggiamenti non sono niente di diverso, sono espressione di stati d'animo rispetto al futuro, e promesse agli altri che sono funzionali ad andare avanti. Non rappresentano dei "ganci" utili a trovare la soluzione.
Idem, se le persone intorno pensano che ci debba essere un fattore "esterno", finisce che anche loro la pensano nello stesso modo di quando chiede aiuto, ma non significa che davvero ci sia un gancio esterno che può rimetterlo in piedi. Il fattore è interno, se mai lo strumento è esterno, tipo una terapia. Poi, certamente, può anche non funzionare, ma prima va provata secondo i crismi.