Utente 529XXX
Salve a tutti, sono un ragazzo di 20 anni in cura da uno psichiatra da due e da una psicoterapeuta da cinque. Premetto che nonostante i due anni passati non ho ricevuto alcuna diagnosi precisa, quindi non posso dirvi nello specifico il nome, ma sostanzialmente mi è stata prescritta olanzapina da 10mg perché ero violento nei confronti della mia famiglia, mi ero ritirato socialmente e avevo idee intrusive che non mi facevano stare tranquillo e mi mettevano in agitazione (tipo pensavo a come poter diventare un contrabbandiere d'armi in medioriente), successivamente dopo pochi mesi dall'assunzione dell'olanzapina questi sintomi sono scomparsi e sono caduto in una fase depressiva che mi ha portato ad assumere Laroxyl in pillole da 20mg tre volte al giorno dovutaa costante paura della morte che mi portava a pianti frequenti ed a restare tutta la giornata a letto privo di stimoli (avevo anche difficoltà a fare le cose più semplici come lavarmi ed ad uscire di casa), dopo un anno da ciò la mia situazione è diciamo migliorata essendo scomparsa l'ossessione per la morte, e avendo ripreso ad uscire di casa ogni tanto, ma comunque restano le difficoltà ad uscire di casa, a studiare ed in generale la voglia di alzarmi dal letto ogni mattina. Quello che vi chiedo è: dopo due anni di terapie è normale che io non riesca a riprendere una vita normale? Quanto tempo ancora devo aspettare che i medicinali facciano effetto? Può essere che ci debba essere un cambio di terapia per sentirmi un po' meglio? Lo psichiatra e la terapeuta dicono che ci vuole tempo, ma io non posso aspettare altri anni per riuscire a fare quello che gli altri fanno normalmente. Tra l'altro un paio di mesi fa lo psichiatra ha provato a scalarmi l'olanzapina (su mia richiesta) ma la situazione è peggiorata chiudendomi in casa per due settimane senza contatto con nessuno.

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Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Evidentemente non vi è ancora la possibilità di terminare la terapia.


Sarebbe il caso comunque di far inquadrare la diagnosi che può fornire anche elementi prognostici rispetto all’andamento della malattia.


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