Utente 543XXX
Sono un uomo che nel 2007 e 2010 ha sofferto di 2 crisi depressive.
Vista la gravità della prima senza riferimenti mi sono rivolto al CPS locale.Cura: Zyprexa (non ricordo la dose) e sertralina 150mg.
Lo Zyprexa è stato tolto nel giro di poco e la sertralina abbassata fino ad essere tolta(15 mesi)
Ho seguito un percorso di psicoterapia ma nel 2010 ho avuto una ricaduta; sempre lo specialista mi ha prescritto 100 mg di sertralina e EN gocce al bisogno.
Stando poi meglio, ho abbassato la sertralina a 50 mg, sbagliando. Ho così continuato stando bene per 8 anni.
L’equilibrio si è rotto questa primavera quando, per problemi di altra natura, recandomi al p. soccorso mi hanno prescritto del cortisone. Da lì sono crollato, ho iniziato ad avere attacchi di pianto. Non voglio dire che non avessi nulla prima ma il mio equilibrio si è alterato. Ho deciso di andare da uno psichiatra privato abbastanza quotato e che aveva curato una mia conoscente.
Il dottore mi ha trasmesso sicurezza ma ha usato un approccio solo clinico, basato sui sintomi, in contrasto con anche il dialogo utilizzato dalla persona che anni prima avevo incontrato al CPS.
Terapia cambiata: 150 gr di Velanfaxina e EN gocce mattina, dopo pranzo e sera per una qualità di vita migliore.
I disturbi più evidenti sono poco dopo cessati però ho iniziato ad avere alcuni segnali diversi: svegliarsi presto la mattina con ansia e agitazione e il riaffiorarsi di pensieri ossessivi del passato.
Nei mesi di maggio/giugno l'ho chiamato 2 volte raccontando ciò che provavo ma mi ha quasi subito interrotto dandomi le direttive di cambiare dose di EN che stavo prendendo.
Ricordo però, in base a quello che mi aveva detto l’altro psichiatra e la mia dottoressa, che le benzodiazepine in generale creano dipendenza e se associate a un antidepressivo hanno in una I fase un ruolo stabilizzante ma poi andrebbero tolte.
In vacanza ero più tranquillo ma l’EN mi creava sonno per cui ho tenuto solo 10 gocce la sera mantenendo la velanfaxina.
Il 1 settembre ho ripreso lavoro, i sintomi percepiti si sono accentuati (ho varie problematiche ma non di certo a livello lavorativo dove mi sento realizzato).
Sbalzi di umore frequenti e percezione di instabilità in funzione degli eventi.
Pensieri ossessivi ricorrenti
Forte ansia con sensazioni anche fisiche soprattutto all’inizio della giornata
Nonostante non abbia nessun problema ad avere l’erezione faccio fatica a raggiungere l’orgasmo.
Non so cosa fare e come chiedere visto l'approccio che ha usato lo psichiatra.
Che differenze ci sono fra sertralina e velanfaxina? Perché la prima mi faceva star bene e quest’ultima meno? Dipende solo dagli eventi che mi capitano o può dipendere anche dal farmaco? Sarebbe meglio visto i sintomi ritornare alla terapia precedente?
Ha ancora senso prendere l’EN? Devo riprendere la psicoterapia che ho continuato per diverso tempo e mi è costata parecchio in termini di denaro?
Vorrei un consiglio da voi specialisti.
Grazie.

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Non saprei perché non sia stata riproposta la cura originaria che aveva funzionato.
Inoltre, per una depressione non è chiaro il perché dello zyprexa.
Se a distanza di 4 mesi con una dose potenzialmente efficace di venlafaxina non sta bene, la cura andrebbe rivista.

Non ho capito in che senso lo psichiatra usa un approccio clinico basato sui sintomi, mi sembra ovvio questo. Ma Lei cosa intende di preciso invece ?
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 543XXX

Gentile dottore.
Lo psichiatra mi ha proposto questa nuova cura giustificandola e dicendo che era un antidepressivo di nuova generazione che era più adatto a me e mi avrebbe migliorato la qualità della vita, di fatto non mi sento di trarre queste conclusioni anche se ammetto che la sertralina mi ha sempre un po' provocato stanchezza ed ora non ne sento più. D'altraparte però non mi ha mai creato agitazione o ansia soprattutto al mattino come ora la venlafaxina.
Lo zyprexa mi è stato prescritto nel 2007. La situazione era diversa, avevo tirato la corda per anni, avevo 23 anni e vivevo coi miei genitori. Ero in uno stato grave di depressione ma ad esso erano associate delle nevrosi ossessive veramente assurde (per esempio per i numeri). Lo specialista aveva proposto il ricovero ma i miei non hanno accettato. Cercando di ricordare quello che è successo 12 anni fa penso mi sia stato dato da un lato per stendermi fisicamente, dall'altro per placare queste nevrosi. Ma proprio grazie a un continuo confronto e dialogo su quello che provavo ben presto ci si é resi conto che non era la cura adatta a me. Infatti la seconda volta (2010) avendo sintomi di entità minore non mi è stato ridato tale farmaco.
Credo che la sintomatologia debba essere messa in primo piano ed è giusto che lo sia ma deve essere anche un minimo affiancata da quello che è il vissuto emozionale del paziente.
Ho trovato inopportuno dopo una chiamata a due mesi dall'inizio della terapia il non lasciarmi descrivere il mio stato e aggiustare la mia terapia con delle gocce di EN dando per scontato che l'antidepressivo scelto era appropriato. Forse il mio approccio è troppo psicologico visto che ho fatto molti anni di psicoterapia ma chiedo consiglio qui proprio perché posso sbagliare nel giudizio. Detto questo rimane la mia difficoltà a scegliere cosa fare se rivolgermi a qualcun altro o cercare un dialogo con chi mi ha fornito la terapia. A mio avviso non ha senso tamponare con l'En le pecche di una terapia che di fatto non ha funzionato come doveva. Però ripeto magari mi sbaglio.
Grazie per la risposta

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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Ma quindi quando ha sentito il medico gli ha detto che non stava bene, e la terapia è stata confermata solo con l'aggiunta di un po' di en ?
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 543XXX

Si questo è successo a fine giugno a due mesi dall'inizio terapia. Non so se come tempistica andava bene o se una terapia dopo due mesi avrebbe già dovuto fare effetto. Sta di fatto che i mesi passati ora sono cinque e la mia qualità do vita, sebbene non sia drastica, non posso certo dire sia migliorata

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

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Non saprei il perché di questa non modifica nonostante un miglioramento non soddisfacente, in genere dopo 2 mesi si adegua comunque magari la dose, o si cambia medicinale se proprio non c'è risposta.
Dr.Matteo Pacini
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