Utente 651XXX
Gentili Dottori, vi scrivo per esporre i problemi di salute che ho da circa un anno per avere un vostro parere in proposito. L'esordio risale al gennaio 2008 ed è stato improvviso: ho avvertito un senso di instabilità accompagnato da tachicardia, fiato corto, gambe rigide. L'episodio, durato per qualche ora, si è risolto spontaneamente. Due giorni dopo, alzandomi al mattino, ho avvertito sintomi analoghi che, da allora, non mi hanno più abbandonato. La settimana successiva ho avuto un episodio di instabilità ancora più marcato, accompagnato da un forte stato ansioso. Ho così iniziato una serie di accertamneti: un primo otorino che mi ha visitato ha riscontrato un generico deficit a livello labirintico- in quei giorni mi sentivo come in barca e nella marcia sbandavo visibilmente- e prescritto del microser. I sintomi più marcati sono scomparsi dopo alcuni giorni, ma non il senso di continua instabilità nè tantomeno l'ansia. Ho proseguito gli accertamenti con esami del sangue risultai nella norma, compresi quelli relativi alla funzionalità tiroidea, ed una rm all'encefalo con esito negativo. Ho effettuato più visite neurologiche che non hanno rilevato nulla di particolare, se non un lieve nistagmo, ed otorinolaringoiatriche. Uno specialista a maggio 2008 mi ha diagnosticato un'idrope endolinfatica e ho iniziato una cura con fluxarten, moduretic, aspirinetta, dieta iposodica ed iperidrica che non ha dato dopo molti mesi alcun risultato. A gennaio 2009 ho consultato altri specialisti che non hanno riscontrato nulla di significativo a livello vestibolare;uno ha invece confermato la diagnosi di idrope endolinfatica, sottolineando però la modesta entità del disturbo. Consapevole del forte stato ansioso in cui mi sono trovata fin dall'inizio e che ha condizionato in modo decisamente importante la mia vita per affrontarlo mi sono rivolta ad un neurologo prima e ad uno psichiatra poi, intraprendendo da più di sei mesi un percorso di psicoterapia Dal punto di vista farmacologico ho tentato varie terapie, senza successo. La prima prevedeva xanax 0,25 3 volte al giorno e 7 gocce di seropram-interrotta su indicazione dello specialista a causa degli effetti collaterali di quest'ultimo: tremori, ansia estrema, rigità muscolare, nodo in gola così forte da impedire la deglutizione; la II 3 prazene da 10 mg e un limbitryl, interrotta per eccessiva sedazione,; la III 2 praz e 7 gocce di laroxyl interrotta dopo poche settimane causa insonnia costante, la IV 2 praz e 50 mg di noritren, interrotta per aumento significativo dell'ansia dopo alcune settimane. Adesso prendo 2 praz da 10 mg al giorno: nonostante ciò continuo a sentirmi agitata e talora ho delle vere proprie crisi d'ansia, con tachicardia, gambe rigide. Lo psich. mi ha ora proposto di inserire gradualm levopraid e di sostuire prazene con due tavor da 1 mg. La cosa mi ha lasciato perplessa,soprattutto per la sostituzione repentina delle bdz,il cui uso prolungato è sconsigliabile. Cosa dovrei fare? Grazie.

[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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gentile utente,

se sta ancora assumendo fluxarten deve sapere che può avere un effetto depressogeno.
sinceramente limiterei l'uso di benzodiazepine e proporrei un trattamento antidepressivo valido magari titolandolo lentamente.
L'uso continuo di benzodiazepine alla lunga non risolve la questione.
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[#2] dopo  
Utente 651XXX

Gentile Dottor Ruggiero,
grazie mille per la velocissima risposta. Volevo aggiungere di aver sospeso ormai da 6 mesi il fluxarten proprio per il possibile effetto depressiogeno a cui Lei si riferiva.Sono assolutamente consapevole del fatto che l'uso continuo di bdz non sia per nulle risolutivo ed è proprio per questo motivo che la proposta del mio psichiatra mi ha lasciato un pò perplessa, soprattutto perchè pensavo di dover abbandonare lentamente il prazene che assumo da tempo inserendo gradualmente il nuovo farmaco. Riservandomi ovviamente di parlarne con il mio medico, quando Lei si riferisce ad antidepressivi pensa ad una classe di farmaci in particolare? E più nello specifico il fatto che il citalopram mi abbia causato effetti collaterali pesanti ad un dosaggio nemmeno terapeutico significa che tutti i farmaci ssri sono potenzialmente idonei a crearmeli o potrebbe non essere così? Il levopraid può essere una valida alternativa?
Grazie infinite per la disponibilità.

[#3]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

la presenza di determinati effetti per l'uso di antidepressivi, risulta essere un fenomeno piuttosto raro.
In presenza di tali effetti va considerata la diagnosi iniziale.

Per contrastare gli effetti spiacevoli ci sono vari metodi che possono essere alternativamente utilizzati per consentire di raggiungere la dose terapeutica di farmaco.

Lei e' in giovane eta' e potrebbe avere grossi benefici anche da numerosi trattamenti combinati, ma tali trattamenti devono essere validi ed efficaci per la sua persona.

Mi pare inoltre che sia stata sempre trattata con farmaci non appartenenti alla mia prima scelta e che personalmente non appartengono al mio ordine di prescrizioni: in parole povere, non mi sono mai trovato bene con nessuno dei farmaci di cui ha fatto menzione.

I tentativi che il suo curante deve fare sono relativi alla diagnosi che le fa.
Se ha ben chiara la diagnosi puo' scegliere anche il trattamento piu' adeguato.


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[#4] dopo  
Utente 651XXX

Gentile dottore, mi scusi se approfitto ancora della sua disponibilità. Ad avviso del mio curante sono in uno stato ansioso depressivo con episodi di attacchi di panico, innescato probabilmente dal problema fisico di instabilità continua che tuttora non si è risolto. Personalmente ho anche pensato che la stessa instabilità sia un' espressione dell'ansia. E' possibile?
In ogni caso vorrei sapere se può precisare cosa intende per trattamento combinato e, se sì, con che genere di farmaci.
Grazie infinite.

[#5]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Combinato vuol dire farmacoterapia e psicoterapia, meglio se ad orientamento cognitivo-comportamentale.

Gli studi rilevano una maggiore efficacia di questa combinazione rispetto ad altre.
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[#6]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

La diagnosi fatta è di depressione con attacchi di panico. Le terapie effettuate erano tutte o per dose, o per composizione, inefficaci. L'unica potenzialmente efficace era quella con noritren, anche se nelle prime settimane può effettivamente aumentare l'ansia, forse non era stato avvertito di questo. O forse semplicemente tollerava male il farmaco.
Per quanto riguarda l'instabilità, non sarebbe affatto strano che fosse uno dei sintomi di un disturbo di panico. Non una delle manifestazioni dell'ansia, è un sintomo che frequentemente si associa all'ansia, come tanti altri sintomi corporei.
Dr.Matteo Pacini
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[#7] dopo  
Utente 651XXX

Ringrazio i dottori per la tempestività delle risposte. Volevo aggiungere che da più di sei mesi sto seguendo una psicoterapia ad indirizzo cognitivo-comportamentale, senza per ora avere avuto benefici di alcun genere. Dal punto di vista farmacologico, l'ultima terapia che mi è stata proposta-levopraid 15 gocce al giorno, aumentando progressivamente il dosaggio, più 2 tavor da 1 mg-non mi convince più di tanto, anche se, naturalmente, non essendo un medico non sono in grado di fare valutazioni approfondite. A questo punto, però, non so in che direzione orientarmi, cioè non so quale tipo di farmaci può aiutarmi ad uscire da questa difficile situazione. In particolare vorrei chiedere al dottor Ruggiero se può indicarmi a grandi linee che genere di farmaci considera di prima scelta nella cura di disturbi analoghi al mio, onde poterne eventualmente discutere con lo psichiatra che mi segue.
Grazie mille.

[#8]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Mi dispiace,

non ritengo opportuno che lei possa suggerire al collega un trattamento.

Sicuramente, mi sarei orientato su trattamenti differenti, forse anche avendo torto.

Secondo il mio parere, i suoi trattamenti variano un po' troppo spesso e non mi sembra che sia chiara la sua diagnosi a chi le prescrive i trattamenti.
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[#9]  
Dr. Matteo Pacini

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Si tratta di una nuova terapia sintomatica, non specifica per il disturbo di panico o per la depressione.
Le assicuro che i farmaci indicati nelle terapie antipanico sono di uso comune, così come comune è la diagnosi di disturbo di panico, quindi uno psichiatra dovrebbe conoscerla. Di farmaci potenzialmente utili ce ne sono numerosi e di diverse categorie.
Dr.Matteo Pacini
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[#10] dopo  
Utente 651XXX

A quanto ho potuto capire, quindi, trattandosi di una terapia sintomatica sulla distanza non dovrebbe risolvere i miei problemi. Nel trattamento dei disturbi di ansia e panico so- correggetemi se sbaglio-che sono indicati i farmaci ssri: io ho provato ad assumere il citalopram, che ad un dosaggio nemmeno terapeutico-7 gocce-mi ha dato sintomi tali da far ritenere necessaria la sospensione al mio curante. In seguito, ho provato ad assumere antidepressivi triciclici, che per varie ragioni sono risultati inefficaci. Ora vorrei sapere:
1)il fatto di aver mal tollerato il citalopram significa una generale intolleranza agli ssri oppure potrebbero essere opportuni tentativi con altri farmaci della stessa famiglia? (Il mio psichiatra sconsiglia di procedere in questo senso)
2)esistono altri farmaci che non ho ancora provato che potrebbero fare al caso mio. Capisco che non possiate naturalmente indicare nomi specifici di prodotti, ma vorrei sapere, se possibile, in linea di massima di che genere di farmaci si tratta.
Grazie mille.

[#11] dopo  
Utente 651XXX

Volevo inoltre sapere se conoscete validi medici psichiatri specializzati in questo genere di disturbi a Genova o ad Alessandria.
Grazie per i suggerimenti che vorrete darmi.

[#12]  
Dr. Matteo Pacini

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Fondamentalmente non ha provato tutti gli altri farmaci della stessa categoria del citalopram, e tutti quelli della stessa categoria del noritren.
Il fatto di aver tollerato male una dose di 7 gocce probabilmente significa che o non si atteso il tempo sufficiente perché comparisse l'effetto terapeutico, oppure semplicemente che tollera male un farmaco a dosi non terapeutiche ma neanche minime. Non è un criterio per escludere tutti quelli della stessa famiglia.
Dr.Matteo Pacini
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[#13] dopo  
Utente 651XXX

Grazie delle risposte. Volevo inoltre precisare che, nonostante abbia provato diversi tipi di preparati antivertigine-microser, vertiserc, fluxarten, levopraid, ho sempre un senso persistente di disequilibrio, che mi accompagna sia nei momenti di maggiore agitazione sia in quelli di maggiore tranquillità. E' possibile che trattando adeguatamente i miei disturbi di ansia e panico questa fastidiosa sensazione scompaia o comunque si ridimensioni?

[#14]  
Dr. Matteo Pacini

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Mi scusi, ma come vede il disturbo può distogliere da una visione semplice delle cose. Lei si concentra sui singoli sintomi come se venissero ognuno dal punto che segnano, quindi vertigini-testa. Nel panico succede questo perché l'allarme riproduce una condizione in cui il sintomo indica la sede (dolore alla mano = qualcosa che non va alla mano). Ma nel disturbo di panico una reazione centrale produce percezioni anomale. Più che un disturbo d'ansia è un disturbo che include l'ansia come spavento, allarme, angoscia. Poi nel suo sviluppo l'ansia si struttura e porta per esempio a "fissarsi" sull'avere qualcosa in base ai sintomi, perdendo di vista il discorso del panico "centrale".
SI faccia visitare che se è panico è curabilissimo, e con esso i suoi sintomi principali.
Dr.Matteo Pacini
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[#15] dopo  
Utente 651XXX

Gentile dottor Pacini(e gentili dottori), ho consultato oggi un altro specialista psichiatra che, per risolvere i miei problemi di ansia e panico ha proposto di combinare alla psicoterapia un trattamento farmacologico così strutturato: 3 prazene al giorno e paroxetina in gocce, a partire da 5 gocce aumentando ogni giorno di 5 gocce per arrivare ad un dosaggio di 20 mg. A suo avviso, il fatto di aver mal tollerato il citalopram non significa necessariamente che si ripresenteranno analoghi effetti collaterali con una molecola che è sì della stessa famiglia, ma comunque diversa. Inoltre ritiene che aumentando lentamente il dosaggio il rischio di effetti collaterali sia comunque contenuto.
L'incontro mi ha abbastanza rassicurato. Mi piacerebbe comunque conoscere una vostra opinione al riguardo, in particolare se la progressione nell'aumento del dosaggio della paroxetina (dropaxin) è effettivamente graduale.L'esperienza con il seropram mi ha reso abbastanza diffidente.
Un altro motivo di preoccupazione riguarda il prazene:assumendolo da circa un anno riuscirò poi a sospenderlo?
Grazie infinite a tutti coloro che vorranno rispondere.

[#16]  
Dr. Matteo Pacini

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5 gocce in più ogni giorno significa che in circa una settimana arriva a 20 mg. Personalmente se deve essere graduale ci arrivo in 3-4 settimane a 20 mg, con aumenti settimanali della dose giornaliera. Però ognuno deve regolarsi come crede, quindi segua pure le indicazioni del medico.
Dr.Matteo Pacini
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