Problemi di coppia: come posso affrontarli?

Salve dott.
/ Dott.
ssa
Sono una ragazza di 27 anni, convivo con un ragazzo (lui 29 anni) da 3 anni e stiamo insieme da 9 anni.
Prima di decidere di andare a vivere insieme, la nostra relazione era basata sulla distanza motivo per il quale, credo che i problemi che ci portiamo avanti tutt’oggi (scarso dialogo, difficoltà di comunicare in maniera costruttiva) siano dovuti proprio alla distanza.
La convivenza è andata avanti fino ad oggi tra alti e bassi, più bassi che alti, ma abbiamo provato a far funzionare la nostra relazione.
Dopo l’ultima lite, avvenuta di recente ci siamo resi conto che non andiamo d’accordo, in più io da quando vivo con lui, non sono riuscita a trovare lavoro e questo ha influenzato tanto la nostra serenità e stabilità, a tal punto che io mi sento in ritardo (biologico e non) per avere una famiglia (ma non a tal punto da smettere di desiderare una famiglia) e lui dice che si sente grande ormai per avere dei figli e pensa di non volerne più.
Preciso che la mancanza di un occupazione è sempre stato qualcosa che lui ha sofferto tanto quanto me ma ad oggi lui non mi da colpe per questo, perché ovviamente, al giorno d’oggi, capisce che non è una mia negligenza.
Ho una laurea magistrale conseguita un anno fa, e tra esperienze di lavoro negative, sto cercando di fare concorsi e di trovare un lavoro onesto, ma tra le liti, la consapevolezza che tra noi ci sono dei problemi, e il fatto di avermi parlato della sua decisione di non volere più una famiglia non so cosa fare.
Inoltre, dopo tutti questi anni viene difficoltoso dire basta, ma vedo che entrambi anche se fatichino a crederci, siamo consapevoli che è la cosa giusta. Ho provato a farlo ragionare sul fatto che avere dei figli, in un contesto relazionale sano è una gioia, ma pare non sentire ragioni. Sono triste, mi sento a pezzi, come se la vita ci stesse prendendo in qualche modo in giro, perché a noi? Perché a me? Perché non possiamo essere felici e basta?
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Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 18k 587 67
Gentile utente,

Partirò dall'ultima sua domanda:
" perché a noi? Perché a me? Perché non possiamo essere felici e basta?"
Proverò a mostrarle alcuni snodi disfunzionali tra voi.
E' ovvia la impossibilità, attraverso un consulto online, di dare risposte alle sue domande di fondo, e Lei saggiamente non ce lo chiede. Ma si può provare a vedere la situazione da un altro punto di vista, magari più produttivo al fine delle decisioni che si devono prendere.

Ci dice che:
" .. la nostra relazione era basata sulla distanza motivo per il quale, credo che i problemi che ci portiamo avanti tutt’oggi (scarso dialogo, difficoltà di comunicare in maniera costruttiva) siano dovuti proprio alla distanza...".
Non so se i problemi di oggi siano stati causati dalla distanza oppure come più spesso accade, la distanza ha coperto problemi che esistevano fin dall'inizio, e che poi si palesati in presenza.
Per questo motivo diciamo che le relazioni a distanze non sempre sopravvivono alla relazione che diventa vis-à-vis e, ancor meno, alla convivenza.

Il secondo elemento di difficoltà è rappresentato dalla disoccupazione di Lei:
" da quando vivo con lui, non sono riuscita a trovare lavoro.. "
Non ci dice se prima della convivenza Lei un lavoro ce l'aveva, oppure se studiava solo; se aveva accantonato qualche risparmio con cui mantenersi nel corso della convivenza. Ci mancano quindi tantissimi elementi per capire se e come tale situazione abbia pesato sul vostro rapporto dal punto di vista di lui.
Teniamo conto però che oggi sono sempre meno i ragazzi disponibili a "mantenere" la propria compagna che sta a casa.
Riguardo al lavoro, anziché cercare un "lavoretto" per mantenersi, talvolta si temporeggia nell'attesa di un posto consono ai propri studi; in questo caso il tempo (e forse gli anni) passa.

Argomento figli.
".. avere dei figli, in un contesto relazionale sano è una gioia, ma pare non sentire ragioni..."
Da quanto scrive, penso Lei sia consapevole che il contesto relazionale in cui il bambino nascerebbe non è proprio 'sano': "liti, tanti problemi, scarso dialogo, difficoltà di comunicare in maniera costruttiva", tanto da essere arrivati quasi al punto di "dire basta".

Gentile utente, a quanto Lei afferma, entrambi voi sapete che lasciarvi "è la cosa giusta". E dunque consideriamo il Suo consulto più che altro come uno sfogo; una manifestazione del Suo bisogno di parlare con qualcuno della sua tristezza, delle sue domande al momento senza risposta.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/