Come posso accedere ad un consultorio senza l’approvazione della famiglia?
L’ultima volta è stata circa 2 anni fa.
I problemi che mi turbavano non riguardavano mai la sfera familiare, ma da metà dell’anno scorso il comportamento di uno dei miei genitori (diciamo G) ha cominciato ad essere sempre meno tollerante di cose che già facevo da tempo, molte anche da anni (uscire in estate sotto casa il pomeriggio e tornare la sera, acquistare piccoli regali per amici o il mio ragazzo, andare a feste di compleanno, indossare gonne corte).
In febbraio abbiamo subito una grave perdita, si tratta di mio nonno, una persona molto vicina che frequentavamo ogni giorno e faceva quasi parte del nucleo familiare, e G ha reagito molto negativamente alla perdita del padre (non ci sono grandi cambiamenti nel suo comportamento tuttora a distanza di oltre un anno).
G mi nega lo psicologo in quanto dichiara di non credere (più) nella psicologia, e mi accusa di voler andare dallo psicologo solo con l’obiettivo di fare la vittima, crogiolarmi e cercare qualcuno che mi dia ragione.
Il comportamento di G mi turba molto (ora mi ha proibito di chiudere la porta della mia stanza, e si sente in diritto di entrare in bagno mentre ci sono io; spesso non mi saluta per giorni e se ci parlo risponde solo con sarcasmo mentre parla normalmente con gli altri nostri parenti).
In realtà dallo psicologo voglio andarci perché sto male in questa situazione, il nostro rapporto mi manca tanto e soprattutto vorrei un vero modo per aiutare e far sentire meglio G.
La famiglia mi dice che fa così perché ha reagito male alla perdita, altri dicono che è perché non approva come vivo la relazione col mio ragazzo, c’è che dice siano entrambe le cose.
Qualche mese fa, in settembre ho detto a G che in quanto neodiciottenne posso accedere ai consultori familiari gratuiti e che per stare bene ne avevo bisogno.
Dopo l’ennesimo litigio mi ha concesso vabbè fai come ti pare ed ho quindi contattato un consultorio via mail per ottenere informazioni.
G ha accesso (non per causa sua ma per un glitch che ha intaccato entrambi i nostri telefoni anni fa) ad una delle mie caselle mail, ed ha letto la mail di risposta del consultorio.
Arrabbiandosi molto, G mi ha accusata di aver mentito e di voler andare in consultorio a sua insaputa.
I miei amici mi hanno consigliato psicologi online, ma G mi sentirebbe parlare in casa.
Se uscissi, dovrei dire dove vado e con chi.
Da sola o sarebbe sospetto o non potrei proprio uscire perché pericoloso, ed in compagnia, in caso di sospetto G chiama o scrive ai miei amici/le loro famiglie.
Si tratterebbe anche di un’uscita piuttosto lunga in quanto il consultorio più accessibile a me è a Cologno Monzese (circa 40 minuti da qui).
Non ho la patente, né nessuno in grado di accompagnarmi senza che G lo scopra.
Mi sento completamente bloccata, io vorrei solo aiutare ed ho bisogno dello psicologo, c’è un altro modo?
Grazie
se lei ha dichiarato la sua vera età (ma i dati peso/altezza sembrano smentirla), e se sono vere altre cose che scrive (mi riferisco in particolare alle frasi: "Da sola o sarebbe sospetto o non potrei proprio uscire perché pericoloso, ed in compagnia, in caso di sospetto G chiama o scrive ai miei amici/le loro famiglie"; e ancora: "mi ha proibito di chiudere la porta della mia stanza, e si sente in diritto di entrare in bagno mentre ci sono io"), lei subisce un controllo personale e delle restrizioni al di fuori della legalità.
Verrebbe spontaneo suggerirle di rivolgersi, non ad uno psicologo, ma al più vicino comando di polizia.
Tuttavia sappiamo per esperienza che non sempre gli utenti qui, e i pazienti in studio, dicono la verità, o non la dicono intera: lei stessa non dichiara se G è un padre, una madre o il partner di una coppia omosessuale, e questo per noi fa differenza.
Allo stesso modo risulta non credibile che lei sia andata in terapia dagli 11 anni, che abbia cambiato diversi psicologi e che scriva: "I problemi che mi turbavano non riguardavano mai la sfera familiare".
Ritengo inverosimile che un qualunque problema psicologico non abbia in primo piano o sullo sfondo attinenza alla famiglia d'origine, perché è in essa che abbiamo forgiato le prime immagini di noi stessi, degli altri e del mondo, e sempre in essa abbiamo sperimentato le prime forme di relazione. Tutti elementi che poi fanno da guida, o da ostacolo, alle nostre esperienze successive.
Infine anche il suo necessitare di appoggio psicologico dagli undici anni merita qualcosa più che un accenno, perché se le è stato diagnosticato un disturbo che rende problematico il suo inserimento nel mondo del lavoro, delle relazioni e in generale la sua autonomia, l'atteggiamento controllante di G assume un altro significato. Allora anche il "glitch che ha intaccato entrambi i nostri telefoni anni fa", altro elemento di indebito controllo che avrebbe potuto e dovuto essere prontamente corretto, assume il significato di una tutela necessaria.
Può darsi che G abbia subito un sovraccarico dalla perdita del padre, dalle condizioni di lei che ci scrive, e adesso anche dalla difficile gestione della sua tutela nella maggiore età. Una possibile soluzione sta nel parlare direttamente con lui/lei, nel far presente che al primo colloquio con lo psicologo (che G aveva autorizzato) potreste andare insieme e se il professionista lo permette G potrebbe anche restare qualche minuto con lei nella stanza.
Sullo sfondo mi sembra di vedere una sua diagnosi psichiatrica o un problema di dipendenza o un disturbo alimentare; sbaglio?
Ci tenga al corrente, ma ci permetta di aiutarla chiarendo la situazione.
Auguri.
Prof.ssa Anna Potenza
Riceve in presenza e online
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non so se dei suggerimenti contenuti nella mia risposta lei abbia accolto quello di parlare con G (sua madre) e andare insieme dallo psicologo del consultorio, o quello di recarsi alla polizia.
Se accederà, come auspicabile, prima di tutto al consultorio, e questa volta eviterà di abbandonare il terapeuta dopo poche sedute, troverà il supporto e il coraggio per vedere la realtà in maniera finalmente realistica.
Per questa via riuscirà anche ad aiutare sua madre.
Le auguro il meglio.
Prof.ssa Anna Potenza
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si riferisce a tutti e tre i suggerimenti che le avevo forniti?
Prof.ssa Anna Potenza
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per cosa denunciare è semplice: tentativo di riduzione in stato di schiavitù.
Così si chiamano le azioni che mutilano la libertà di una persona, quelle che descrive nella sua prima email.
Il fatto stesso che sua madre voglia proibire ad una maggiorenne l'accesso ad una cura psicologica è una grave illegalità.
Vediamo le cose che lei ha scritto:
1) Sua madre non accetta che lei possa "uscire in estate sotto casa il pomeriggio e tornare la sera, acquistare piccoli regali per amici o il mio ragazzo, andare a feste di compleanno, indossare gonne corte";
2) "mi ha proibito di chiudere la porta della mia stanza, e si sente in diritto di entrare in bagno mentre ci sono io";
3) "mi nega lo psicologo in quanto dichiara di non credere (più) nella psicologia, e mi accusa di voler andare dallo psicologo solo con l’obiettivo di fare la vittima";
4) "ha accesso (non per causa sua ma per un glitch che ha intaccato entrambi i nostri telefoni anni fa) ad una delle mie caselle mail, ed ha letto la mail di risposta del consultorio. Arrabbiandosi molto, mi ha accusata di aver mentito e di voler andare in consultorio a sua insaputa";
5) "Se uscissi, dovrei dire dove vado e con chi. Da sola o sarebbe sospetto o non potrei proprio uscire perché pericoloso, ed in compagnia, in caso di sospetto chiama o scrive ai miei amici/le loro famiglie";
6) "Mi sento completamente bloccata, io vorrei solo aiutare ed ho bisogno dello psicologo". A questa sua richiesta, sua madre risponde: "è convinta che se andrò da uno psicologo gli mentirò e la incastrerò per farla passare per un cattivo genitore".
Ecco qui i fatti che è meglio denunciare, prima che la preclusione della sua libertà diventi totale.
Nella precedente email le chiedevo se malattie o altro l'hanno posta nella condizione di essere dichiarata legalmente incapace, ma perfino in questi casi l'accesso ad uno psicologo, così come all'assistente sociale, è non solo consentito, ma favorito dalla legge. Altrimenti non ci sarebbe alcuna difesa da un tutore impazzito, non crede?
A questo punto le suggerisco di stampare in più copie questa mia, e prima di inviarne una al comando di polizia o dei carabinieri, portarne una direttamente al Consultorio più vicino. Si faccia accompagnare in auto da un amico fidato.
Ma suo padre in tutto questo cosa fa?
Ci tenga al corrente.
Prof.ssa Anna Potenza
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